OGGI “BLIND MELON” DEI BLIND MELON COMPIE 30 ANNI

 
22 Settembre 2022
 

All’interno dell’irrefrenabile vortice del “Seattle sound” avuto origine alla fine degli anni ottanta per poi trovare lustro come sappiamo nei successivi cinque/sei anni dei novanta, si innestavano band che nulla avevano a che fare con la città dello Stretto di Puget ancorché le storie degli artisti/gruppi all’interno del “grunge movement” finiva sempre per trovare linfa dallo stesso cordone ombelicale.

Il 1992, in particolare, fu un anno d’oro nel quale vennero pubblicati alcuni lavori incredibili, uno su tutti la milestone “Dirt” degli Alice In Chains nonché altri sensazionali album come “Incesticide” dei Nirvana, “Sweet Oblivion” dei Screaming Trees come pure, uscendo dai confini dello Stato di Washington, “Bricks Are Heavy” delle L7, “Fontanelle” delle Babes in Toyland, “Congregation” degli Afghan Whigs e l’esordio dei Stone Temple Pilots (“Core”).

Nello stesso anno, dopo un avvio timido e in sordina, il singolo “No Rain” diventò ben presto un successo commerciale soprattutto perché accompagnato dal celebre (e bruttino) video con l’attrice Heather DeLoach che interpreta la “Bee Girl” ballando il tip tap (i Pearl Jam fecero un tributo alla DeLoach con la canzone “Bee Girl” contenuta nell’album “Lost Dogs”).

Al mood country-folk trascinante di “No Rain” dal suo caratteristico stampo earworm fece seguito il funky-folk di “Tones Of Home” ed ecco che l’eponimo debutto dei Blind Melon diventava una realtà difficilmente, se non impossibile, da trascurare nel quale si respirava un’aria differente rispetto alle altre citate uscite del periodo. L’atmosfera giocosa dava vita a briose armonie che sfociavano in scattanti note di chitarra (gli assoli nell’opener “Soak My Sin” sono elettrizzanti) supportate da una sezione ritmica poderosa e soprattutto dalla straordinaria voce di Shannon Hoon.

I Blind Melon si formarono a Los Angeles nel 1990 per mano del chitarrista Rogers Stevens e del bassista Brad Smith – originari del Mississipi – ai quali si aggiunse Hoon che invece proveniva da Lafayette, nell’Indiana. Successivamente il chitarrista Christopher Thorn, originario della Pennsylvania, si aggiunse alla band e di lì a poco il batterista Glen Graham il quale propose il trasferimento a Durham, nella Carolina del Nord, per iniziare le incisioni del loro album del debutto.

L’esordio della band per la Capitol Records fu registrato nel London Bridge Studio di Seattle alla corte del noto e compianto producer Rick Parashar (Alice In Chains, Pearl Jam, Temple of the Dog…) che decise di dare un’impronta live al disco, registrandolo dunque quasi in presa diretta e comunque con pochissime sovra incisioni in fase di post produzione.

Il risultato fu a dir poco strabiliante perché con la celebrazione odierna parliamo, a mio modesto avviso, di un disco contenente almeno dieci hit, un album nel quale ogni singolo brano, nella sua natura ruvida e primordiale, ha dimostrato che il progetto Blind Melon poteva reggere all’ondata del grunge di Seattle.

Nascosti da una sorta di alone da neo-hippie, la band losangelina ha messo a segno alcune perle grunge-folk come la focosa “Paper Scratcher” o la successiva spettacolare “Dead Ol’ Dad” o come pure “Deserted” dal piglio folk-rock frizzante e con il suo intro psichedelico. L’intero full-length è caratterizzato da un approccio diretto, spumeggiante e soprattutto travolgente al cui nucleo si erge l’ugola di Hoon, un singer dalle doti incredibili strappato alla vita troppo presto.

Per molti il capolavoro della band fu il successivo “Soup” anche se per il sottoscritto questo debutto lo surclassa, proprio per la novità alternative rock proposta all’epoca e che ancora oggi suona con freschezza e leggiadria. Ai cambi di ritmo dell’irrequieta “I Wonder” fanno eco gli arrangiamenti spiccatamente folk classico della ballata “Change” o di “Sleepyhouse” con l’indimenticabile Ustad Sabri Khan al sarangi.

Quest’esordio dei Blind Melon è un lavoro senza tempo che partendo dall’improvvisazione è divenuto poi una solida pietra miliare inserita nel panorama nineties.

Blind Melon – “Blind Melon”
Pubblicazione: 22 settembre 1992
Durata: 55:18
Tracce: 13
Registrazione: London Bridge Studio, Seattle, Washington
Etichetta: Capitol Records
Produttori: Rick Parashar, Blind Melon

Tracklist:
1. Soak the Sin
2.Tones of Home
3.I Wonder
4.Paper Scratcher
5.Dear Ol’ Dad
6.Change
7.No Rain
8.Deserted
9.Sleepyhouse
10.Holyman
11.Seed to a Tree
12.Drive
13.Time

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