“VOLEVO CHE CI FOSSE DENTRO TUTTO QUELLO CHE AVEVO.” TIM BURGESS CI PARLA DEL SUO NUOVO LP “TYPICAL MUSIC”

 
25 Settembre 2022
 

Tim Burgess non ha certo bisogno di presentazioni: cantante dei Charlatans e fondatore della O’Genesis, il musicista mancuniano ha anche pubblicato sei album solisti, l’ultimo dei quali, “Typical Music”, è uscito proprio lo scorso weekend via Bella Union. Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa release per contattarlo via Zoom nel mese di luglio e farci raccontare qualche dettaglio sul nuovo disco. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao Tim, come stai? Il tuo nuovo disco uscirà a settembre: quali sono le tue aspettative per questo lavoro?
Non lo so, lo diranno le persone. A qualcuno piacerà, magari altri invece rimarranno disgustati. (ridiamo)

E’ un disco piuttosto lungo – 88 minuti, se non mi ricordo male. E’ un doppio album. Credo che non sia sempre facile fare ascoltare alla gente tanta musica nuova in uno stesso momento. Ci puoi raccontare qualche dettaglio sul tuo processo creativo per questo tuo nuovo LP?
Capisco che è difficile chiedere alla gente di ascoltare un doppio album in una sola volta. La gente ascolta qualsiasi cosa. Volevo fare un filone completo che fosse una dichiarazione artistica. Volevo che ci fosse dentro tutto quello che avevo. Inizialmente avevo pronte sedici canzoni, ma poi ho continuato ad andare avanti. Volevo essere sicuro che la gente avesse tutto da me.

E’ molto interessante e ha tantissime variazioni di stili e generi. E’ fresco e personalmente non ho avuto alcun problema ad ascoltare quasi un’ora e mezzo della tua musica. Se devo essere sincero, quando ho ricevuto il promo digitale dalla tua label e ho visto che l’album era lungo quasi novanta minuti, non sapevo cosa avrei dovuto aspettarmi, invece quando l’ho sentito mi è piaciuto appunto perché ci sono numerosi cambiamenti che tengono alta l’atternzione. Era tua intenzione muoverti tra diversi generi musicali?
Quando scrivi qualcosa su un pezzo di carta, sono solo parole e quindi bisogna cercare che una cosa sia diversa dall’altra. Quando scrivo una canzone, voglio che diventi il più piacevole possibile. Magari ce n’è una con la chitarra acustica, poi una prog e un’altra che suona come i Miami Sound Machine. (ridiamo) Mi piacciono tutte queste cose. Magari inizia in un modo e poi all’improvviso si trasforma in qualcosa completamente diverso. Sono piuttosto libero per lasciare andare una canzone come deve andare.

Mentre stavi scrivendo le tue nuove canzoni, fuori stavano succedendo tutte quelle cose terribili che sono accadute negli ultimi due anni e mezzo: quanto pensi che tutto ciò possa avere influenzato il tuo processo creativo?
Sicuramente sono stato influenzato da quello che succedeva fuori. Ogni giorno era sempre uguale, c’erano sempre più cattive notizie e ogni cosa continuava a ripetersi ancora e ancora. Volevo sognare così ho deciso di fare un disco. Sono andato in studio insieme a un gruppo piuttosto limitato di persone. Avevamo un grande progetto nelle nostre menti. Non potevamo invitare nessuno in studio, ma abbiamo trasformato i nostri sogni in realtà con quello che avevamo e con le nostre risorse. Abbiamo creato il nostro mondo.

Forse il fatto che potevate essere solo tre in studio, vi ha fatti essere più creativi pur utilizzando solo quello che avevate a disposizione, magari cercando di fare qualcosa di diverso e di dare il meglio di voi stessi?
Alla fine in realtà siamo riusciti a invitare qualcuno in studio. Anche Dave Fridmann che si è occupato di mixare l’album. Essenzialmente eravamo noi tre (insieme a lui c’erano
Thighpaulsandra e Daniel O’Sullivan, ndr) che creavamo le canzoni al Rockfield Studio in Galles. Abbiamo lavorato dalle dieci alle due tutti i giorni per trenta giorni. Scrivevamo un paio di canzoni al giorno. E’ stato veramente fantastico. Mi piace come è stato creato nei tempi in cui è stato creato. Non sai mai come sarà, ma sono davvero orgoglioso di quello che è diventato. Vedremo. Penso che sia divertente.

Hai registrato il tuo nuovo disco al Rockfield in Galles, uno studio leggendario, ma è anche un posto molto importante per te e per i Charlatans. Pensi che possa aver influenzato in qualche modo il tuo processo di registrazione? Magari essere lì a registrarlo ti ha fatto sentire bene proprio perché hai un legame speciale con questo studio?
Con i Charlatans abbiamo registrato lì ben quattro album durante gli anni ’90. E ovviamente è anche il luogo dove Rob (Collins, il tastierista originale della band inglese, ndr) è morto, non dentro allo studio, ma in un incidente d’auto lì vicino. Da allora non ci siamo più andati. Se entri nello studio non sembra molto hi-tech, ma sai che così tante persone hanno registrato lì, i Black Sabbath, gli Stone Roses, gli Oasis,i Coldplay. Tutti hanno registrato lì. E’ bello poter registrare in uno studio con una storia.

Poco fa hai citato Dave Fridmann, che si è occupato di mixare il tuo nuovo disco. Ci puoi dire come è nata la vostra collaborazione? Cosa ha aggiunto alla tua musica?
Ha portato tanto. E’ molto veloce e molto musicale.

Il tuo nuovo disco si chiama “Typical Music”: da dove proviene questo titolo? Ha un significato particolare per te?
Ho comprato una copia di Typical Girls per la mia fidanzata e mi sono detto che typical era una parola fantastica e ho deciso che l’avrei usata. Poi Charles Haydard dei This Heat ha ascoltato le mie nuove canzoni e gli ho chiesto come avrebbe descritto il mio album e ha risposto: “E’ typical music”. (ridiamo) E allora ho deciso che quello dovesse essere il titolo dell’album. E’ successo abbastanza presto. E’ musica molto contrastante e deliberatamente colorata. Non so se sia typical music, ma era un bellissimo nome da usare come titolo dell’album.

Abbiamo parlato molto della musica, ma non dei testi: posso chiederti quali sono state le cose che ti hanno ispirato maggiormente, mentre stavi scrivendo i testi delle tue canzoni?
Ovviamente sono state influenzate da ciò che stava accadendo in tutto il mondo. Poi sono stato influenzato anche da mio figlio e dai miei amici. Inoltre, mentre stavo scrivendo le nuove canzoni, mio padre è venuto a mancare. Sono riuscito ad andare a visitarlo negli ultimi tre giorni della sua vita, anche se non so se fosse ancora con noi oppure no perché stava prendendo molte medicine. Credo che il disco sia stato influenzato anche dalla morte di mio padre. Inoltre ora ho una nuova relazione sentimentale. Ho letto tantissimi libri. E poi ero molto preso con i listening party su Twitter. Tutti ne volevano fare uno. Credo che l’ispirazione sia stata tutto quello che mi stava succedendo. E’ stato bello parlare con altri musicisti.

Era un’occasione per avere relazioni con altri musicisti e magari anche per farsi ispirare in qualche modo anche dalla loro musica?
Sì, assolutamente e a volte anche quello che c’è dietro la loro musica. Per esempio non ero fan degli Spandau Ballett, ma ho ascoltato la storia di Gary (Kemp) su uno degli album più venduti di sempre, “True” e sono diventato loro fan.

Posso chiederti dei Charlatans? State preparando qualcosa in questo momento o vi aspettate di registrare qualcosa di nuovo in futuro?
Stiamo lavorando su nuovo materiale, ma il processo è molto lento. E’ difficile ritrovarsi tutti insieme. Abbiamo suonato molti show insieme e mi piace uscire con loro. Sono sicuro che ci sarà qualcosa un giorno, magari non presto, ma di sicuro succederà.

Andrai in tour in Europa con il tuo disco solista?
Spero proprio di sì, ma non sono ancora come perché siamo in sette persone nella mia band: tre di loro hanno il passaporto europeo ed è un’ottima cosa, uno è greco e due sono irlandesi. Quando l’Inghilterra ha deciso di non fare più parte della comunità europea è stato un vero disastro. Vorrei suonare in Italia, in Francia, in Germania, mi piacerebbe suonare dappertutto.

Hai qualche nuova band o musicista interessante da suggerire ai nostri lettori?
Direi le Wet Leg. Poi Tex Crick, che pubblica per la label di Mac DeMarco. Il suo disco si chiama “Live In New York City”, ma non è un disco live. Inoltre mi piace molto il nuovo album dei Metronomy.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una tua canzone, vecchia o nuova, da utilizzare come colonna sonora di questa nostra intervista?
Direi “Typical Music”, la title-track del mio nuovo album.

Grazie mille Tim e in bocca al lupo per il nuovo disco.
Grazie a te.

Photo Credit: Cat Stevens

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