THE MARS VOLTA
The Mars Volta

[ Clouds Hill - 2022 ]
6.5
 
Genere: progressive pop
 
5 Ottobre 2022
 

Lo scioglimento all’inizio del 2013, l’effimera ma produttiva reunion con gli At The Drive-In tra il 2016 e il 2018 e, infine, il ritorno in grande stile della premiata ditta Cedric Bixler-Zavala / Omar Rodríguez-López. La coppia resuscita il moniker The Mars Volta per dare alle stampe un album spiazzante ma tutto sommato apprezzabile, destinato sicuramente a far discutere – e forse imbestialire – gli amanti di classici come “De-Loused In The Comatorium” e “Frances The Mute”.

Dimenticatevi il rock frenetico, visionario e pazzoide degli esordi, perché i Mars Volta del 2022 non hanno alcuna intenzione di riaprire quella parentesi. Il nuovo corso della band è all’insegna di un progressive raffinato e maturo, ancora sperimentale ma molto meno imprevedibile ed eccitante rispetto al passato perché addolcito da sonorità pop e R&B ultramoderne (se non addirittura futuristiche).

A molti potrebbe sembrare una bestemmia accostare questi due generi a un gruppo che, ancora una quindicina di anni fa, flirtava col krautrock, il post-hardcore e la fusion e produceva pezzi praticamente interminabili (ricordo la mezz’ora abbondante di “Cassandra Gemini” sul grandioso “Frances The Mute”). Ma tutti gli artisti hanno il diritto di cambiare, non credete? E poi, non è che la prima fase della carriera dei Mars Volta sia stata monodimensionale.

Bixler-Zavala e Rodríguez-López, da buon esploratori musicali quali sono, non amano ripetersi. In questo caso hanno preferito reinventarsi e stupire con un comeback album che oserei definire scioccante nella sua normalità. Perché il vero problema del lavoro in questione non sta nella sua difformità con la produzione passata; il difetto principale ha a che vedere con una prevedibilità che, alla lunga, tende a trasformarsi in noia.

Le caratteristiche intrinseche del sound dei Mars Volta, a dirla tutta, non sono poi cambiate troppo: la musica continua a essere densa, elastica e contaminata, con le consuete influenze latine a far la parte da leone. Il livello tecnico degli artisti coinvolti nelle registrazioni è stellare: Cedric Bixler-Zavala non è più la tigre di una volta (anzi, c’è un abuso del falsetto da parte sua), la chitarra di Omar Rodríguez-López raramente riesce a strapparsi un ruolo da protagonista, ma il groove assicurato da una sezione ritmica impeccabile qual è quella composta da Eva Gardner (basso), Willy Rodriguez Quiñones (batteria) e Daniel Diaz Rivera (percussioni) è così incisivo da riuscire a mantenere a galla il tutto.

Peccato non sia sufficiente a far spiccare il volo a un album di molta forma e poca sostanza; estremamente gradevole in alcuni passaggi (“Shore Story”, “Vigil” e “No Case Gain” non sono affatto male) ma incapace di lasciare segni profondi. Un disco di una superficialità disarmante i cui brani, nella maggior parte dei casi, potrebbero benissimo funzionare come sottofondo in un locale chic e minimalista, di quelli dove ricchi uomini eleganti e lampadati vanno a fare l’aperitivo vegano, discutendo magari di sostenibilità ambientale e transizione digitale.

Non preoccupatevi: non siamo al cospetto dell’“Invisible Touch” del nuovo millennio. Però sarebbe bello capire perché – nonostante gli anni che passano e gli stili che evolvono – tutte le band progressive rock, a un certo punto della loro carriera, si lasciano incantare dalle sirene del pop. Qui almeno si tratta di pop di alto livello e lontano mille miglia dal mainstream, quindi non lamentiamoci troppo e accontentiamoci di quel che passa il convento.

Tracklist
1. Blacklight Shine
2. Graveyard Love
3. Shore Story
4. Blank Condolences
5. Vigil
6. Qué Dios Te Maldiga Mí Corazón
7. Cerulea
8. Flash Burns From Flashbacks
9. Palm Full Of Crux
10. No Case Gain
11. Tourmaline
12. Equus 3
13. Collapsible Shoulders
14. The Requisition
 

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