“CREDO CHE LIBRI E FILM ABBIANO INFLUENZATO IL NOSTRO SONGWRITING”. AISHA LORENZ CI PARLA DEL NUOVO LP DEI SORRY

 
7 Ottobre 2022
 

Precedentemente chiamati Fish, i Sorry sono una band indie-rock del nord di Londra. Originariamente composto dai soli Asha Lorenz e Louis O’Bryen, ormai da qualche tempo il gruppo si è allargato a cinque elementi: dopo il successo ottenuto in tutto il mondo con il loro debutto full-length “925”, uscito a marzo 2020 in piena pandemia, ora gli inglesi sono tornati con un nuovo LP, “Anywhere But Here”, uscito proprio oggi per Domino Recording Company. I Sorry presenteranno il loro sophomore a febbraio anche in Italia con due date previste per mercoledì 22 all’Arci Bellezza di Milano e per giovedì 23 al Covo Club di Bologna. Qualche settimana fa noi di Indieforbunnies.com abbiamo contattato via WhatsApp Asha per farci raccontare qualche dettaglio in più sul loro nuovo disco. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao Asha, grazie per il tempo che ci stai dedicando. Il vostro secondo LP, “Anywhere But Here”, vedrà la luce tra un paio di settimane: quali sono le vostre aspettative? Siete contenti di realizzarlo e di poter finalmente condividere la vostra nuova musica con i vostri fan?
Sì, assolutamente. Siamo veramente molto contenti. Gli ultimi anni sono stati anni davvero strani. Non abbiamo dei paragoni da fare perché il nostro primo album, “925”, è uscito durante il lockdown. E’ veramente bello poter condividere la nostra musica con le persone e avere finalmente la possibilità di suonarla dal vivo.

E’ qualcosa di nuovo per voi.
Sì, credo che sia così. E ne siamo molto contenti.

Avete avuto la possibilità di andare in tour almeno un po’ durante gli ultimi due anni?
Siamo stati in tour a marzo di quest’anno nel Regno Unito e negli Stati Uniti ed è stato molto bello. Non ero mai stata in America in passato. La scorsa estate abbiamo fatto qualche concerto, ma negli ultimi due anni non siamo mai stati in tour.

Certo, sono stati anni difficili per tutti i musicisti. Il vostro primo LP, “925”, nonostante sia uscito durante il lockdown è andato davvero molto bene ovunque: prima di pubblicarlo vi aspettavate che avrebbe potuto ricevere recensioni così positive e tanti complimenti?
No, sicuramente no. Non sapevamo cosa aspettarci. Tutto è capitato in questo mondo virtuale. Anche se le recensioni positive fanno piacere, credo che il migliore giudizio dipenda da quante persone si presentano ai concerti e cantano le nostre canzoni e comprano i dischi.

E’ qualcosa di nuovo e un processo differente per questo nuovo disco. Per prima cosa ti chiedo se puoi fare una piccola introduzione della vostra band per i nostri lettori. Quando è nata? Come vi siete incontrati?
Io e Louis (O’Bryen) ci conosciamo dai tempi della scuola e postavamo le nostre canzoni su Soundcloud. Abbiamo iniziato a suonare insieme sei anni fa. Abbiamo avuto alcune fasi differenti: ci chiamavamo Fish, ma c’era già un’altra band con questo nome e abbiamo cambiato il nostro in Sorry e ora siamo in una formazione a cinque già da tre anni.

Il vostro nuovo album si chiama “Anywhere But Here”: cosa ci puoi dire riguardo a questo titolo? Da dove proviene? Quale è il suo significato?
E’ il titolo della prima canzone che abbiamo scritto per questo nuovo lavoro, ma sentiamo che non è ancora finita o perfezionata, così non l’abbiamo inserita su questo disco. Uscirà prossimamente. Parla di quando vuoi mettere un’esperienza o un desiderio fuori da te stesso, ma in realtà non esiste. E’ escapismo.

Il disco è stato prodotto da voi stessi con l’aiuto anche di Ali Chant e di Adrian Utley dei Portishead a Bristol. Posso chiederti cosa ha portato Adrian al vostro sound e se vi ha aiutato a trovare nuove visioni o nuovi stili per la vostra musica?
Credo che Adrian sia stato bravo a mantenere il suono del nostro album più coeso rispetto al precedente. C’è un maggior numero di piccoli dettagli nella produzione. Lui ci ha aiutato a integrare tutto ciò nelle canzoni. Ci sono spazi più larghi ora.

Secondo la tua opinione quali sono stati i principali cambiamenti tra i vostri due dischi?
Credo che questo nuovo album sia molto più live. Le canzoni del primo disco, invece, provenivano da tanti posti differenti. Come dicevo poco fa, credo che ora ci sia più spazio nelle nostre canzoni.

Ci sono comunque parecchi stili anche nel nuovo disco: posso chiederti quali sono state le vostre principali influenze per il nuovo disco? C’è qualche band che vi ha ispirato?
Credo che siamo stati influenzati dalla musica degli anni ’70 e dal songwriting classico, gente tipo Randy Newman, Carly Simon, ma ascoltavamo anche cose come Micachu & The Shape. E’ un mix di tante cose. Non mi piace citare persone in particolare perché ogni volta prendiamo l’ispirazione da luoghi differenti.

Parlando, invece, dei vostri testi, quali sono state le vostre principali ispirazioni questa volta? Pensi che la pandemia e tutte le cose che purtroppo sono accadute in tutto il mondo negli ultimi due anni e mezzo possano avere influenzato il vostro songwriting in qualche modo?
Credo che libri e film abbiano influenzato il nostro songwriting: penso che cerchiamo sempre di trovare il migliore flusso tra le cose. Credo che questo album sia solitario siccome è stato un periodo solitario per tutti, ma non credo che parli in particolare del Coronavirus.

Ci puoi raccontare come ha funzionato il vostro processo creativo questa volta? Avevate pubblicato un album, ma non potevate portarlo in giro e farlo sentire dal vivo ai vostri fan: immagino sia stata una cosa piuttosto strana. In compenso avete avuto più possibilità per lavorare su materiale nuovo: quali sono state le vostre sensazioni? Vi sentivate più liberi di provare qualcosa di nuovo o per sperimentare, visto il maggiore tempo libero a vostra disposizione?
E’ stato strano. Abbiamo temporeggiato, io ho letto molti libri e probabilmente ho guardato più TV di quanto avrei dovuto. (ridiamo) Comunque sì, è stato più facile creare nuova musica avendo più tempo a disposizione.

Lo scorso anno avete anche pubblicato un live album, “A Night At The Windmill”, per supportare la storica venue di Brixton. Penso che sia un locale importante nella scena londinese. Che cosa ne pensi?
Credo che se si ha un posto dove poter suonare, si possa diventare più creativi e crescere. Non parlo solo di questo locale, ma in generale è importante che esistano luoghi che diano spazio alla creatività dei giovani e che li facciano sperimentare.

A febbraio del prossimo anno sarete in tour in Europa e suonerete anche a Milano e a Bologna.
Siamo molto contenti di venire a suonare in Italia. E’ la nostra prima volta e non vediamo l’ora di suonare da voi.

Un’ultima domanda, puoi scegliere una vostra canzone, vecchia o nuova, da usare come soundtrack di questa nostra intervista?
Direi “Tell Me”.

Grazie mille. Ci vediamo a febbraio in Italia.
Grazie a te.

Photo Credit: Felix Bayley Higgins

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