INDIE ALBUM


 Votes | Average: 0 out of 5 Votes | Average: 0 out of 5 Votes | Average: 0 out of 5 Votes | Average: 0 out of 5 Votes | Average: 0 out of 5 (No Ratings Yet)
Loading ... Loading …

Non ho un’opinione precisa su Aren Emirze, ragazzo tedesco di origini armene che si cela dietro il moniker Emirsian. Ascolto e riascolto in cuffia “A gentle Kind Of Disaster”, ma non ne vengo fuoti del tutto, eppure è semplicemente lui dietro una chitarra e poco più.

Prendete l’ultima traccia “Achtschig Sirunag”, interamente in armeno, incomprensibile, scritta dal padre circa venti anni fa nella cucina di casa, è la traccia migliore del lotto per quanto impregnata di malinconica poesia ancestrale. Oppure prendete la coda finale di “Dialogue” che da pop acustico si traforma in folklore armeno, come fosse sbucato dal nulla un Beirut qualunque. Sono piccoli dettagli che mi convincono che tra questi solchi c’è del talento vero, una sincerità a volte malcelata dietro dei punti di riferimento troppo ingombranti, uno fra tutti Elliott Smith.

Ciò che stride con le mie convinzioni è proprio questa sensazione di già sentito in numerosi passaggi che sembrano fare il verso al ragazzo di Portland con troppa sfacciataggine. E allora la mia opinione galleggia, fluttua tra l’apprezzamento sincero e quello più moderato proprio per questa altalena di risultati, talvolta troppo calligrafici, altre volte sorprendenti. Comunque chi si trova a proprio agio con un certo tipo di cantautorato acustico dovrebbero dare ad Aren una possibilità. In primo luogo perché se lo merita e poi semplicemente perché qualcuno di voi potrebbe avere idee più chiare del sottoscritto a riguardo.

Cover Album
Band Site
MySpace
A Gentle Kind Of Disaster [ Nois-O-Lution - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Elliott Smith, Nick Drake, Beirut
Rating:
1. Overcome
2. On The Run
3. Dialogue
4. So Near
5. Pure Aftertaste
6. Alone
7. Satisfied
8. Feel
9. Wide Awake
10. Nameless
11. Cut The Line
12. Achtschig Sirung
3 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 5 (3 votes, average: 4 out of 5)
Loading ... Loading …

Love is a lie tonight…

Hai presente quando rigiri tra le mani il calendario e sei felice per il ‘ponte’ che verrà di lì a due settimane? Quel pensiero pieno di luce del mattino che s’insinua come una biscia silenziosa tra l’erba alta, succhia via l’aria in un apologo d’assenza di gravità. Butti gli occhi a fissare l’angolo sinistro del soffitto e giochi con probabilità infinite di cose da fare, scagionato da insulsi obblighi e doveri. Ma più di tutto sai che non ci sarà alcun ‘tempo’ a legarti da nessuna parte.

Proprio così esplode in cuffia la musica meravigliosa dei Bored Man Overboard: sette ragazzi svedesi che una sera raccolsero lo scintillio cadente della cometa Okkervil River su Stoccolma e da allora ne custodiscono con sacralità deferente i resti come reliquie sante. Sterminati ascolti di tutto il folk-rock americano degli ultimi dieci anni hanno formato la mente, le chitarre e le voci di questi svedesi perdutamente innamorati della provincia a stelle e strisce, di quegli spazi immensi e del sangue che si mescola ad un’indecifrabile leggerezza di spirito. C’è di tutto: la teatralità ed il trasporto di Connor Oberst, il ritmo ed i violini malinconici dei Devotchka, la melodia carnale degli Okkervil; ma a tutto questo va aggiunto qualcosa in più, un desiderio vivido, una voglia fuori del comune di farsi ascoltare e di suonare a costo di lasciarci i polpastrelli su quelle chitarre. David Khan e soci si ritagliano uno spazio tra i solchi ed i sogni di Will Sheff, che aleggia sornione ed illumina canzoni che fanno breccia e riscaldano come poche.

Se dovessi tornare a casa, lì, in mezzo a quella lunga strada da percorrere ancora prima di varcare l’uscio, sceglierei certamente questa musica per farmi compagnia.
Melodie nitide, spesse, stratificate, si caratterizzano per un equilibrio unico tra il senso fisico della realtà, sempre molto concreto, e il senso dell’astrazione. Forse mi sbaglierò, ma in tempi di inondazione di musica ‘carina’ e nulla più, dischi come questo non devono passare inosservati e se ciò accade è davvero un grande peccato; maggiormente se considerate il fatto che l’Ep è completamente scaricabile su Lastfm.

Ognuno ha un segreto da custodire gelosamente: facciamo che il nostro sia questo disco e culliamoci con piacere tra le sue note. Non ve ne pentirete.

Cover Album
MySpace
Why Birds Return North (EP) [ Blacklight - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Okkervil River, Bright Eyes, Beirut, Devotchka
Rating:
1 . As We Stood On The Station and Left Everything Behind
2. A Song for a Bird
3. Three Hours of Sleep
4 . Birds and Trains
5. Love Is a Lie
1 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 5 (1 votes, average: 4 out of 5)
Loading ... Loading …

Ho un cappello davvero strano. Cammino e mi godo l’aria fresca del mattino. C’è anche un po’ di sole. Si, mi godo l’aria fresca. Indosso un cappello strano, ho la barba e una maglietta dei Beatles. La maglia non dice che mi sto godendo l’aria fresca comunque.

Ascolto il vuoto delle persone che incrocio e cerco di allontanare le mie pippe mentali. La musica mi entra nel sangue e l’aria mi ha svegliato i polmoni. La musica mi entra nel sangue. Gli Holler, Wild Rose! Hanno copiato la copertina ad “Employment” dei Kaiser Chiefs e i lamenti dai Radiohead però riescono comunque ad attirare l’attenzione di una parte del mio cervello. Quella voce “sottile” che quasi non riesci a prenderla e le distorsioni e il post rock aggrovigliato tutto intorno a una struttura della canzone tutt’altro che elementare. Sfugge la musica di “Our Little Hymnal” e sfocia in un drammatico nero e blu di emozioni elettriche che non potrà non piacere a voi, misteriose creature conigliesche. Qualcuno li ha definiti come gli Explosions in The Sky con l’aggiunta di un lead singer. Io sinceramente dentro questo disco sento più che altro i Radiohed di “Ok Computer” e quindi non mi sorprendo più di tanto, ma innegabilmente questa è un’ottima produzione.

Il vuoto delle persone continua a passarmi accanto, schivando le intuizioni di una chitarra elettrica mai ferma, mai stanca.
L’aria si è fatta più calda adesso.
Sotto al cappello rimangono un po’ di pensieri e la barba.

Cover Album
Band Site
MySpace
Our Little Hymnal [ Blacklight - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Radiohead, Ghost Of The Russian Empire, Mogwai, Clap Your Hands Say Yeah
Rating:
1. Holler, Wild Rose!
2. First Selah
3. Mary Lawn Hair
4. Mercy Beat
5. Captive Train
6. Poor In Spirit
7. Second Selah
8. Sun Vines
9. Thief In Our Bed
10. Color That Sky
11. Third Selah
12. Promise Braid
2 Votes | Average: 3 out of 52 Votes | Average: 3 out of 52 Votes | Average: 3 out of 52 Votes | Average: 3 out of 52 Votes | Average: 3 out of 5 (2 votes, average: 3 out of 5)
Loading ... Loading …

Sputi sul terreno un bel po’ di saliva.

Il prato non diventa piú verde e anzi l’erba comincia ad annerirsi. La rabbia che viene direttamente dai dotti biliari è originale. Di Origine Protetta. Mentre tu ti stufavi del mondo e continuavi a sputare per terra io nuotavo in piscina. Quando sono entrato in piscina ho visto che era piena di vecchi che nuotavano. Ad alcuni mancavano i denti e mi sembrava di stare dentro qualche strano videoclip a rallentatore dei Sigur Rós. Poi, a un certo punto mentre nuotavo pensavo al nuovo disco degli Ultraviolet Makes Me Sick. Pensavo che è un lavoro difficile, non digeribile facilmente ma interessante. Un intreccio sonoro che sfocia addirittura quasi nel free-jazz, in un territorio in bilico tra post rock e improvvisazione. C’è talmente tanto nella musica ultravioletta di questi italiani che quasi quasi ne esci con le ossa rotte. Insomma nuotavo ancora e non avevo una canzone precisa in mente perché è impossibile averne una con precisione, fatta da un ritornello, una strofa, una mezza ruffianata musicale.

No.

Quello che rimane in bocca dopo aver assaggiato “Stuck In The Room Full Of Mirrors” è la sensazione di un piccolo vortice asimmetrico, fatto di distorsioni e voci malinconiche. Effetti, pedali, un sacco di strumenti che si inseguono ma non si prendono. Appena ho finito di nuotare sono andato a farmi la doccia. A quel punto probabilmente tu avevi finito di sputare per terra la tua frusrazione.

Cover Album
Band Site
MySpace
Stuck In The Room Full Of Mirrors [ Urtovox - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Wilderness, Kinski
Rating:
1. Reflecting Hope
2. Sever
3. Crash (Staring At Cars
Crashing As Pure Musical Attitudes)
4. Blues For S.B.
5. Having A Bee In One’s Bonnet
6. Floodland
7. Like A Weed
8. Can You Pass
The Acid Test?
9. Evening Stops,
Heart Beats, Ghosts Catch Fire
12 Votes | Average: 4.33 out of 512 Votes | Average: 4.33 out of 512 Votes | Average: 4.33 out of 512 Votes | Average: 4.33 out of 512 Votes | Average: 4.33 out of 5 (12 votes, average: 4.33 out of 5)
Loading ... Loading …

..Tu non sei da salvare, sei da innalzare, da rimanere senza fiato per non parlare…

Non c’era alcun dubbio che uno come Paolo Benvegnù venisse trattato con sprezzante indifferenza dal mondo musical-artistico italico, a partire dai giornali di settore fino ad arrivare a ‘’quelli che ne capiscono comunque più di te e che conoscono tanti di quei gruppi che tu mai potrai…'’. Con l’andare del tempo mi sto rendendo conto che in fin dei conti riuscire a crearsi una piccola cerchia di estimatori è l’unica salvezza della qualità e di chi suona diverso.

Alla secondo prova da solista dopo lo splendido esordio, lo Gnù non tradisce e va oltre. Acuto, intelligente, poetico, pazzo a tratti geniale, uomo dal senso melodico innato, fondatore dell’ipersensibilismo, degno apostolo della gloriosa scuola cantautorale italiana, l’ex Scisma, coadiuvato da un’eccellente band (mirabile la sezione ritmica, essenziale il violino di Alessandro Fiori), crea un album dal sapore classico, profondamente leggero e malinconicamente vibrante. Benvegnù non canta mai cose banali, scrive con emozione febbricitante, sta dalla parte dei naviganti, dei poeti, dei matti, di chi si fa un ultimo giro di cognac, di chi sceglie un tramonto immenso per gonfiarsi di contentezza, di chi si ferma per ascoltare, di chi guarda e non vede solamente, di chi decide di esplodere nell’ultima notte bagnata dalla pioggia di quest’anno.

“Le Labbra” ha il respiro dell’album senza tempo, slegato dal flusso sonoro che va per la maggiore e si assesta regalmente nella bacheca dei dischi da ascoltare e riascoltare continuamente senza timore di rimanere impantanati in un determinato periodo storico. Benvegnù è un reporter degli sguardi intimiditi, un indagatore nascosto alle luci serali dei lunghi viali alberati che osserva il passare svogliato della gente e ne fa melodia sulla sua chitarra. Artista a tutto tondo, intrattenitore impareggiabile durante i suoi concerti, che trascendono dall’essere ’solamente’ un evento musicale per diventare spettacoli a tutto tondo, il milanese trapiantato in Toscana è un tesoro da custodire con cura.

Dischi come questo traggono in salvo, sono la mano che copre l’esile fiammella di una candela dalle folate di vento passeggere ed insipide come il vacuo andare di moda, marchio di fabbrica di chi non sceglie e si fa fregare l’ennesima volta.
Per chi ama Riccardo Sinigallia, Filippo Gatti, i 24 Grana, i Perturbazione e perché no anche Andrew Bird, un disco imprescindibile.

Cover Album
MySpace
Le Labbra [ La Pioggia Dischi - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Riccardo Sinigallia, Filippo Gatti, Perturbazione, 24 Grana
Rating:
1. La Schiena
2. Amore Santo E Blasfemo
3. La Peste
4. Il Nemico
5. La Distanza
6. Interno Notte
7. L’Ultimo Assalto
8. Jeremy
9. Sintesi Di Un Modello Matematico
10. Cinque Secondi
11. 1784
 Votes | Average: 0 out of 5 Votes | Average: 0 out of 5 Votes | Average: 0 out of 5 Votes | Average: 0 out of 5 Votes | Average: 0 out of 5 (No Ratings Yet)
Loading ... Loading …

Conti le parole che non hai mai usato per dischi come questo e ti resta un pugno di niente, stringi l’aria impassibile attorno alla tua mano e non potrebbe andare diversamente. Un disco così classico non ha bisogno di essere spiegato, non necessita di analisi approfondite per entrare nelle sfumature dei brani. Parte la prima canzone e ti ritrovi a pensare all’ultimo Ryan Adams, prosegui nell’ascolto e ciondoli allegramente nel bel mezzo di una strada del cuore della provincia americana. Poi varchi la soglia di quel pub un po’ lercio con l’insegna di legno dipinta a mano, alla tua sinistra qualcuno tira senza tropa convinzione delle freccette su un vecchio tiro a segno, intanto il jukebox sputa fuori “Harvest” di Neil Young che gracchia proprio come i vecchi vinile che credevi di aver dimenticato.

Sei in un posto in cui ogni odore pare avere più di cent’anni, in cui l’ultima speranza di quel povero ubriacone al bancone del bar pare essere un vecchio pezzo di fumoso soul blues. Tutto il resto sono squarci di cielo ferito e che non ama piangere il suo dolore, sono le storie che si tramandano da generazioni, che mutano col tempo ma alla fine restano immobili. E tu con le mani impastate di resina segui l’andamento incerto del legno della veranda che bacia la collina, in quella casa che hai sempre sognato.

Dischi così ne avrai sentiti centinaia e lo sai che continuerai a farlo, non sorprendendoti mai ma e allo stesso tempo lo consumi in rigoroso ed assorto silenzio compiaciuto. “Loaded” nasce vecchio qualche secolo ed è questo il bello, perchè non c’è sempre bisogno di novità. Inutile inseguire la chimera dell’innovazione, siediti al bancone, ordina una whisky e se sei astemio come me spendi una piccola fortuna in quel vecchio jukebox arrugginito, alla prima nota capirai che ne sarà valsa la pena.

Cover Album
Band Site
MySpace
Loaded [ Blue Note - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Ryan Adams, Neil Young, Bob Dylan
Rating:
1. Lovin Arms
2. Postcard From Hell
3. Pray Enough
4. Loaded
5. Don’t Look Back
6. Twisted
7. Fall Too Fast
8. Angel
9. Buckets Of Rain
10. Make Me Down A
Palleton Your Floor
11. Still Close
4 Votes | Average: 2 out of 54 Votes | Average: 2 out of 54 Votes | Average: 2 out of 54 Votes | Average: 2 out of 54 Votes | Average: 2 out of 5 (4 votes, average: 2 out of 5)
Loading ... Loading …

Dall’Australia, con amore.
Gli Operator Please qui da noi sono giunti solo nei primi mesi del 2008, anche se il loro disco d’esordio “Yes Yes Vindictive” venne pubblicato l’anno scorso in terra natìa.

Ricordate Karen O? Certo, come dimenticarla.
E Beth Ditto? Ovviamente.
E poi Lovefoxxx?
Di quei personaggi che nel loro piccolo rivoluzionano l’immagine.

Qui, oggi, abbiamo Amandah Wilkinson, cantante degli Operator Please. Che se vogliamo è un po’ l’insieme di questi tre personaggi, con un po’ di cose da dire in meno, ma con altrettanta sfrontatezza. Non cattiveria, ma grinta sì.
NME ha già stravisto per loro, e compaiono più volte nelle charts del mese, specialmente tra i pezzi più ballati dei dancefloor inglesi.
E come dargli torto??
Ascoltate il singolo “Leave It Alone”. Ci sentirete un po’ di Long Blondes e un po’ di Yeah Yeah Yeahs, cassa dritta e giri di basso, assolutamente il-pezzo-riempipista. Con un tocco di violino.
“Get What You Want”, altro pezzo che ti trascina, ha le reminescenze di una Peaches lontana, forse un po’ più strumentale, forse un po’ più rock, anche se i riferimenti alla cantante berlinese si fanno più espliciti in “Just a Song About Ping Pong”, dai ritmi ancora più serrati, quasi una rincorsa all’ultima parola cantata/urlata.

Ma l’album ha anche tracce più propriamente pop, come “Two For My Seconds”, “Other Song” e la traccia di chiusura “Pantomime”, che forse tendono a far perdere un po’ di credibilità al gruppo, o forse sono io che preferisco gli Operator Please più danzerecci e punk/rock.

Il quintetto australiano ha di certo verve da vendere, come dimostrano anche le aperture ai live di Arctic Monkeys, Bloc Party, The Go! Team, Maximo Park, etc. a cui non sono certamente estranee le loro sonorità.
Ma un po’ privi di personalità.

A voi, le danze.

Cover Album
Band Site
MySpace
Yes Yes Vindictive [ Virgin / EMI - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: The Long Blondes, The Gossip, New Young Pony Club, Yeah Yeah Yeahs, Le Tigre, CSS, Peaches
Rating:
1. Zero Zero
2. Get What You Want
3. Just a Song About Ping Pong
4. Cringe
5. Two For My Seconds
6. Terminal Disease
7. 6/8
8. Yes Yes
9. Other Song
10. Ghost
11. Leave It Alone
12. Pantomime
3 Votes | Average: 3.67 out of 53 Votes | Average: 3.67 out of 53 Votes | Average: 3.67 out of 53 Votes | Average: 3.67 out of 53 Votes | Average: 3.67 out of 5 (3 votes, average: 3.67 out of 5)
Loading ... Loading …

Orgoglio eretico. L’orgoglio di riuscire ad essere rimasti in piedi nonostante un pesantissimo cielo plumbeo che si è scordato del Sole. Nonostante il male e la morte. Voglia di gridare, di piangere. Ma poi prevale quel moto interiore di fierezza, quella coscienza di sé, a dispetto degli eventi che voglio ritorcersi contro piccoli, scomodi umani dalle vite misere.

Nessuno stravolgimento, nessuna sorpresa incredibile, eppure anche l’ultimo lavoro di John Darnielle & soci, appare come un necessario tassello di un puzzle sempre più comprensibile, definito.
Ancora una volta, non si può rimanere impassibili di fronte a queste composizioni dalla bellezza delicata, eppure livida, sfregiata, sanguinante.

Le basi su cui si sviluppano le musiche di “Heretic Pride” non differiscono di moltissimo da quelle delle altre opere dei Mountain Goats, eppure qua e là sgorga qualche guizzo “rock” inaspettato, mentre detta il ritmo una batteria mai così “viva”. Ma per trarre un totale godimento da queste canzoni bisogna leggere con grande attenzione le liriche di Darnielle, così da entrare appieno nel suo mondo ai margini della Vita fatto di mostri interiori, angoscianti fughe, omicidi e tristi appuntamenti (ma quanto è dolce capire il significato della propria esistenza dopo gli struggimenti…non sempre, ma, sapete…a volte, può accadere…).

Per chi cade ed è orgoglioso di poter raccontare che è caduto, ed è vivo, nonostante tutto.

Cover Album
Band Site
MySpace
Heretic Pride [ 4AD - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Go-Betweens, Neutral Milk Hotel, Yo La Tengo
Rating:
1. Sax Rohmer #1
2. San Bernardino
3. Heretic Pride
4. Autoclave
5. New Zion
6. So Desperate
7. In The Craters On The Moon
8. Lovecraft In Brooklyn
9. Tianchi Lake
10. How To Embrace
A Swamp Creature
11. Marduk T-Shirt Men’s
Room Incident
12. Sept 15 1983
13. Michael Myers Resplendent

THE MOUNTAIN GOATS su IndieForBunnies:

Recensione “GET LONELY”

6 Votes | Average: 4.17 out of 56 Votes | Average: 4.17 out of 56 Votes | Average: 4.17 out of 56 Votes | Average: 4.17 out of 56 Votes | Average: 4.17 out of 5 (6 votes, average: 4.17 out of 5)
Loading ... Loading …

Il sole, entrando dalla finestra aperta, gli fece venire un brivido che lo scosse nel cuore.

Federigo Tozzi (Il Podere)

Non capita tutti i giorni di rimanere elettrizzati per una nuova uscita discografica. Figuriamoci poi se, come nel caso in questione, si tratta di un disco d’esordio. Davide Combusti, in arte The Niro, riesce nell’impresa di inchiodare l’ascoltatore in uno stato d’estasi incredula per tutta la durata dell’album e anche oltre. Sono cose che capitano solo con i grandi, con quelli che spalancano il cuore facendoci entrare tonnellate di luce rigenerante, oscurando in un batter d’ascolto altrui pomposità. Album completo, romanticamente classico, monoliticamente prorompente, sfaccettato, virtuoso ed ubriaco di sfumature e interstizi d’altissima classe.

The Niro è più di una promessa, va ben al di là di una scommessa e non si può etichettarlo semplicemente come una ’speranza’ della musica italiana: queste sono frasi da palco di Sanremo. Davide Combusti è l’incarnazione dei sogni di ognuno di noi, è uno che ce l’ha fatta solo grazie alla sua bravura. Da Roma a New York per firmare con la Universal: perché è di un talento straripante, perché è l’unico che fa danzare dentro di sè Jeff Buckley ed Elliott Smith senza timore di risultare loro inferiore o di sembrare un semplice emulo. No, Davide viaggia sulla loro stessa lunghezza d’onda e questo disco ne è un’ulteriore dimostrazione dopo un Ep di lancio, che ha lasciato senza fiato chiunque se ne sia nutrito. D’altronde quando ci si ritrova una voce del genere, tutto è permesso. Corde vocali calde, ora melodiose oltre il possibile, ora lucide e condensate in attimi che rivelano un abbraccio fraterno che sembrava perso. Voce ipnotica, intensa come il bianco ossessivo di una porcellana di Capodimonte, voce fatta d’argilla e sospiri divini, s’avviluppa generosa in falsetti stratosferici che rimandano all’Olimpo delle grandi ugole mondiali per confondersi in un suono efebico al di là delle classificazioni di genere.

Ogni canzone ha un suo riff riconoscibilissimo, originale, autentica rivendicazione di dedizione nella composizione, manifesto di notti vissute alla ricerca della magia finale. Diverse anime si mischiano nei tredici pezzi di quest’esordio; dall’irruenza rabbiosamente rock di “Liar” e di “You Think You Are” ad esempio, alla circolarità perfetta del pop sopraffino che s’insinua silenzioso in ogni arrangiamento, alla calda intimità folk di pezzi come “Josèe” o “About Love And Indifference” autentica pietra angolare dell’album tra malinconia e ritmo, tra accenni di flamenco e giri di chitarra pizzicati. Canzone dopo canzone The Niro, che tra l’altro ha suonato ogni strumento del disco, costruisce un piccolo porto sicuro, dove diventa piacere estatico osservare l’ira del mare che si frange sulle rocce. Seguire la voce di Davide è come navigare il corso di un fiume, dall’inizio sussurato, attraverso le rapide irruenti, fino alla quiete dolce dello scorrere per le calme insenature finali.

Il sole è entrato dallo stereo e ha colpito in pieno facendoci trasalire di contentezza. Il vostro prossimo cantante preferito vi aspetta timido, senza fretta, ma fiducioso del vostro buon gusto.

Cover Album
Band Site
MySpace
The Niro [ Universal - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Jeff Buckley, Elliott Smith, Terje Nordgarden, Joseph Arthur
Rating:
1. You think you are
2. Liar
3. About Love And Indifference
4. So Different
5. Cruel
6. Mistake
7. An Ordinary Man
8. Josèe
9. Just For A Bit
10. Baisers Voiès
11. Marriage
12. Hollywood
13. I Wonder

THE NIRO su IndieForBunnies:

Intervista con THE NIRO

12 Votes | Average: 3.67 out of 512 Votes | Average: 3.67 out of 512 Votes | Average: 3.67 out of 512 Votes | Average: 3.67 out of 512 Votes | Average: 3.67 out of 5 (12 votes, average: 3.67 out of 5)
Loading ... Loading …

Parliamo del disco: si chiama “Canzoni da Spiaggia Deturpata” e si basa su canzoni che assommano la sua ben nota perizia nello scrivere (e urlare) le parole ad un lavoro sugli arrangiamenti che non perde l’essenzialità del precedente disco autoprodotto ma guadagna in classe. Tutti dicono Rino Gaetano, e certo è il primo che ti viene in mente. Io aggiungo il primo Luca Carboni, e se a voi fa schifo non so davvero che farci -riascoltatevi i suoi dischi e rileggete le vostre recensioni dei Baustelle. Non parliamo più del disco e diamogli le quattro stellette che merita.

Probabilmente il momento è più propizio per ciarlare del progetto Le Luci Della Centrale Elettrica, uno che se le canta ed una schiera di fan/adoratori/parassiti/detrattori che reagiscono con la precisione di un orologio particolarmente preciso.
Lui si chiama Vasco e di lui se non sapete tutto vi rimando a quello che già su IndieForBunnies è uscito. Strimpella la chitarra, potrebbe essere mio figlio (se avessi iniziato a scopare alle elementari, diciamo) e giocherella con le liriche in un paese delle meraviglie dove pigli le parole da una parte ed il senso da un’altra.

Suppongo questo sia l’ultimo giro in cui possiamo parlarne, ancora per dieci minuti, venendo quasi-quasi ascoltati: tra un paio di mesi l’eco del suono delle lingue che leccano il culo a un disco di cui tutti stan già dicendo “bellissimo” sarà insostenibile -magari tra un paio d’anni sarà necessario riferirsi a Vasco Rossi chiamandolo per cognome. La fondamentale differenza tra Brondi e gli altri che si sono ritrovati nei suoi panni (AKA: la prossima grande “cosa” che succede alla musica italiana e viene dal buco del culo dell’indie) è che la sua roba sembra abbastanza spendibile in termini macro da poter giocarsela davvero in un mondo di gente più grande di noi, cosa che i vari Bugo/Bachi/AmorFou/Perturbazione probabilmente non avevano, eccezion fatta forse per gli ultimi.

Io per parte mia lo saluto con la manina ancor prima d’averlo conosciuto, gli auguro un sacco di cose incredibili e se magari un giorno se ne vuol ripassare di qua a fare un saluto gli offro una birra e gli dico che il suo nuovo disco mi è piaciuto.

Cover Album
Band Site
MySpace
Canzoni Da Spiaggia Deturpata [ La Tempesta - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Rino Gaetano, Luca Carboni
Rating:
1. Lacrimogeni
2. Per Combattere L’Acne
3. Sere feriali
4. Stagnola
5. Piromani
6. La Lotta Armata Al Bar
7. La Gigantesca
Scritta Coop

8. Fare I Camerieri
9. Produzioni Seriali Di Cieli Stellati

LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA su IndieForBunnies:

Recensione “LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA”
Intervista con “LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA”

Next Page »

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.