MySpace Generation


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C’è uno strato sottile di ghiaccio.
E poi tutti sti conigli viola e rosa e neri e blu che un giorno o l’altro li rincorro con la mazza da hockey e li spedisco su un altro pianeta.

Si, c’è uno strato sottile.
Sopra lo strato c’è il mondo e la realtà e le cose in tutte le loro forme e in tutti i loro odori e sapori. Al di sotto di questa fine e gelida linea trasparente ci sono io e tutti i miei pensieri. Ovviamente non ci sono solamente io; ci siete anche voi a volte. Ci sono altre creature viventi che si isolano e che camminano a piedi nudi senza una meta precisa. Ci sono anche dei cinghiali. Tutti al di sotto dello strato di separazione.
Diventa difficile anche respirare… .

Occhiaie.
Sonno.
Stress.
Nuvole.
Pioggia.
Dio.
Musica.
Nuvole.
Ancora la cazzo di pioggia.
Sonno.
Sorrisi.
Sudore.
Muscoli.
Esco fuori e mi ghiaccio anche i peli del culo.

Da qualche parte in me scorre ancora il debut dei Downtown/Union, interessante duo chitarra(elettrica)voce(quasistonatamainteressante)batteria(pestona). Gruppo, ovviamente neanche a dirlo, considerando le ottime recenti proposte, proveniente da Los Angeles. La band prende il nome dalla linea degli autobus che percorre le periferie più pericolose della città degli angeli e la taglia in due fino ad arrivare al cuore della metropoli. Il disco mi scorre da qualche parte, vicino alle arterie più importanti. Tutto è distorsione e viene dal grunge e dal garage-blues e da quello che i Black Keys vanno predicando da anni ormai. Tutto sembra venire da uno scantinato che sta per crollare definitivamente a terra e da due persone che fanno casino, se ne fregano di avere altri musicisti perché così almeno è vera anarchia. Il termine giusto sarebbe Rock’n’Roll (“The Plunge”), un pò ruffiano e colleggiale a volte, leggermente incline alle sonorità targate Weezer, ma buono in definitiva. Guardo l’orologio e mi accorgo che la mia pausa pranzo dal lavoro sta per finire. Meglio mettere a tacere i battiti interni dei Downtown/Union e tornare a rigare dritto per qualche altra ora.

Cover Album
MySpace
Six Songs Superset (EP) [ autoprodotto - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Miniature Tigers, Elf Power, Pavement
Rating:
1. Do What You Do
2. The Plunge
3. Til You’re Home
4. Low Down Dirty Walk
5. Vanward Aye Aye
6. Diamond Skies & Other Flights Of Fancy
2 Votes | Average: 4.5 out of 52 Votes | Average: 4.5 out of 52 Votes | Average: 4.5 out of 52 Votes | Average: 4.5 out of 52 Votes | Average: 4.5 out of 5 (2 votes, average: 4.5 out of 5)
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Se solamente il mio sangue fosse denso come questo disco. Se solo l’ispirazione di questa produzione potesse sommergere tutte le strade di nero. Se anche solo parte della la mia immaginazione potesse attingere a fonti più limpide.

Ecco che tutto si ritrova come dentro una spirale, come all’inizio e quindi alla fine di un ciclo lento. Violini e ombre: io non riesco a immaginare altro ascoltando il tappeto sonoro su cui si appoggia la voce di Paolo Saporiti, artista prodotto dalla Canebagnato, etichetta milanese che piace molto a noi bunnies. Curato da Christian Alati (Don Quibòl) “Just Let it Happen…” è un incontro tra un sogno acustico in bianco e nero (decisamente più nero che bianco), un gusto classico per gli arrangiamenti (il violoncello di Francesca Ruffili è veramente quello che le mie orecchie cercavano da tempo) e una voglia di sperimentare che comincia a farsi sentire, ancora di più rispetto al disco d’esordio di Paolo (“The Last Man On Earth” sembra infatti una canzone figlia di molti ascolti alle migliori intuizioni dei Sigur Rós).

Lasciate solo che accada, lasciate che questo disco riempa il volume della vostra stanza, la sera, quando potrebbe diffondersi meglio, quando una semi-oscurità potrebbe giocare a suo e a vostro favore. Lasciate che accada. Stendetevi da qualche parte, anche sul pavimento e lasciate che succeda.

Cover Album
Band Site
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Just Let It Happen… (EP) [ Canebagnato - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Sigur Rós, Adjágas, Múm
Rating:
1. Mountains Of Broken Guns And Dreams
2. Just Let It happen
3. All Fall Down
4. Like A Dog
5. At Your Feet
6. 100.000 Lies
7. The Last Man On Earth

PAOLO SAPORITI su IndieForBunnies:

Recensione “RESTLESS FALL”

7 Votes | Average: 3 out of 57 Votes | Average: 3 out of 57 Votes | Average: 3 out of 57 Votes | Average: 3 out of 57 Votes | Average: 3 out of 5 (7 votes, average: 3 out of 5)
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Gli O’lovelys sono un gruppo neozelandese che scrive buoni pezzi pop, costruiti sulle melodie delle due tastieriste presenti nella formazione e poi li rompe in modo isterico con raptus elettrici di chitarra punk-new wave e batteria grezza, asciutta e costante. Una sorta di Yeah Yeah Yeahs più docili, dove però non si fatica poi molto a trovare il vero cuore garage. “Black Stitch” è l’esempio calzante di quanto appena detto: un rock tirato e tempi in 4/4 veloci che a volte si avvicinano quasi pericolosamente alla pista da ballo e un età media dei componenti del gruppo che raggiunge appena i vent’anni.

Laura Lee, la cantante, ha una voce interessante, anche se dal vivo non rende bene come in questa autoproduzione, comunque il timbro è particolare e la musica abbastanza isterica, e non troppo classificabile dentro termini precisi (o complicati), da risultare addirittura quasi originale. Non ci sono veri singoli da segnalare: questo è un debut dove tutto si bilancia in modo abbastanza preciso, una canzone come “Heart Attack” che farebbe storcere il muso a chiunque (e inspiegabilmente trova posto nella tracklist) è compensata dal blues allegro “da passeggiata nel verde dopo la pioggia” di “Streets”.

Le distorsioni e gli attacchi isterici sono ammorbiditi dal pianoforte suonato in modo semplice, elementare eppure “redditizio” per un intreccio melodico che rassicura e rende la digestione di questa indie rock band neozelandese con base a Londra ed del suo disco dal titolo omonimo, più piacevole.

Cover Album
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O’lovelys [ autoprodotto - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: The Veils, Mint Chicks, Yeah Yeah Yeahs, The Ruby Suns
Rating:
1. Oh No
2. Stop It
3. Clocks
4. Scatterbrain
5. Streets
6. Heart Attack
7. Black Stitch
8. Where You Go
9. Spacesuits
3 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 5 (3 votes, average: 4 out of 5)
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Quattro trace per metterti di buon umore. Quattro piccole gemme folk pervase da un senso di ottimismo spaventoso. Un pop riempito di natura, uccellini che cinguettano, pianoforti impazziti di gioia e un sacco di campanelli e violini e chitarre che non verranno mai distorte e poi ancora armoniche, ricordi d’amore… . Insomma avete capito che, sebbene venga da vomitare anche un po’ a voi solo leggendo tutto questo buonismo, io non riuscirò mai a parlare male dei Princeton.

Jesse e Matthew Kivel, fratellini “geek” folk, insieme al loro inseparabile amico d’infanzia Ben Usen consegnano al mondo la loro personale vista su prati in fiore e melodie fantastiche, perfette per quando pensate che il mondo non finirà domani e che in fondo forse vale anche un po’ la pena a volte sentirsi felici. “Bloomsbury” mi fa capire ancora di più perchè noi di Indieforbunnies amiamo questa band americana che non si prende mai sul serio e che continua a suonare in piccoli locali vicino casa quando avrebbe tutte le carte in regola per aprire a gruppi ben più famosi e conosciuti nel panorama folk.

Rispetto al loro primo album, i fratelli Kivel, virano decisamente verso un ottimismo fatto di Beatles e Okkervil River (quelli dell’ultimo disco ovviamente…) e preferiscono “uscire a fare due passi sotto al sole” piuttosto che piangersi addosso e rimanere in camera a guardare il mondo dalla finestra. Sarà che il precedente album coincideva col periodo più brutto della mia vita, sarà che oggi c’è il sole anche in Inghilterra, sarà che proprio non riesco ad essere triste, ma questa mini produzione capita proprio al momento giusto. Pop svedese, folk americano, impronta principale nella costruzione dei brani prettamente “McCartneyana”. Ecco a voi l’ep conigliesco della settimana.
Ottimo.
Abbiamo fatto bene a puntare sui Princeton da un po’ di anni, così come abbiamo fatto per altre band che non stanno minimamente tradendo le nostre e le vostre aspettative.
Enjoy life mates!

Cover Album
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Bloomsbury (EP) [ Maple Leaves - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Iron & Wine, Devendra Banhart, Belle And Sebastian
Rating:
1. The Waves
2. Ms.Bentwich
3. Leonard Woolf
4. Eminents Victorians

PRINCETON su IndieForBunnies:

Recensione con “A CASE OF THE EMPERORS CLOTHES”
Intervista con PRINCETON

3 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 5 (3 votes, average: 4 out of 5)
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Comincio ad essere un po’ stanco. Niente è più una sorpresa, niente mi fa ridere davvero, niente mi azzera totalmente e, ultimamente, cosa ben più grave, non c’è troppa musica nuova che mi faccia escludere tutto il resto del mondo dalla mia vista e rimanere con la bocca aperta senza parole. Stavolta il pacco che arriva, almeno quello è si davvero originale: giallo fluorescente con dentro decine di omini che sorridono, disegnati e tagliati a mano. Tutti rossi. Tutti rossi coi sorrisi neri.

La musica dei Camera-Head Shark è davvero bella eppure io sono piuttosto annnientato. La musica dei Camera-Head Shark prende spunto dagli Smiths, poi vira sul folk e addirittura c’è qualche accenno di pop-punk scazzato e senza troppe rigide regole metriche. Un po’ quello che fa Graham Coxon e che in certi episodi hanno proposto anche i Supergrass. Ma porca miseria quanto sono felici i Camera-Head Shark Per loro va tutto bene, per loro il mondo è blu per davvero e non c’è una canzone, dico una, in tutto il disco che non sia allegra e spensierata. Blues ricoperto di melodia al miele e pop inglese (anche se loro sono americani) di ottima fattura, anche se mai originale. “Punched” rimane il miglior esempio di indie pop song da tenere a mente nel corso della settimana e la mia stanchezza comincia a essere il sintomo di una piccola saturazione dei timpani. Forse per un mese mi butto sulla fotografia.

Cover Album
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Oh, You [ autoprodotto - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Belle & Sebastian, Supergrass, Graham Coxon, Pavement
Rating:
1. Punched
2. Help Me Out
3. Kurbana Novain
4. Abeya
5. Fire Drill
6. Face the Day
7. Since the Stone Age
8. Baby Midnight
9. Pack Up Your Suitcase
10. It’s So Evil
11. I Can’t Wait
4 Votes | Average: 4.25 out of 54 Votes | Average: 4.25 out of 54 Votes | Average: 4.25 out of 54 Votes | Average: 4.25 out of 54 Votes | Average: 4.25 out of 5 (4 votes, average: 4.25 out of 5)
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I’ve got dreams that I seem to be stuck with for worse or for better I’ll dream them forever
[Adam Donen – “Five Minute Zeitgeist”]

Adam Donen era morto, o almeno lui credeva così quando si è rinchiuso per due mesi in casa senza uscire mai, lo scorso ottobre. I suoi Alexandria Quartet erano scoppiati sotto la pressione di un mondo stressante e lui si ritrovava a comporre canzoni. Perfette. Canzoni perfette per uno che si crede morto. Un accordo suonato migliaia di volte per capire se deve essere accompagnato da una viola o da una coppia di violini. Una fissazione per tutto che ha portato a un risultato eccellente. Questo disco è poesia fatta polvere e sparsa su un supporto di plastica chiamato disco.

Io arrivo a casa dopo mezza giornata passata in giro per Exeter, sotto al sole, con gli occhi arrossati per la cazzo di allergia al polline. Insomma apro la porta e trovo una busta con dentro un libro e sulla prima pagina scritto “To Giovanni, Best Wishes, Adam”. Cazzo, dico, sta a vedere che ho fatto il grande salto…recensiro’ libri!!! Dietro al libro, attaccato all’ultima pagina c’è invece “As Our Parents Slowly Turn To Clay” il disco di questo strano e bravissimo compositore. Adam Donen per prima cosa è uno scrittore. Prima vegono i testi, le sensazioni, le immagini e poi le distorsioni, i violini (tantissimi violini…un’intera orchestra che vi suona alcune tra le migliori canzoni dell’anno). Prima vengono Georg Buchner, William Burroughs, Samuel Taylor Coleridge, Lawrence Durrell, Milan Kundera poi vengono i vari Antonioni, Kubrick, e Lynch. Poi viene Nick Cave. “As Our Parents Slowly Turn To Clay” è stato curato nei minimi dettagli da Robert Harder (Babyshambles, Kylie Minogue), uno che si è sopportato tutte le ansie e le stranezze di Adam Donen, compresi forse i momenti in cui rientrava spaventato nello studio perché fuori “c’era troppa gente!”. Agorafobia, droga e notti insonni con ritmi sballati. Tutto rccontato nel libro che accompagna il disco. Tutte scorie tossiche che però sono riuscite a dare vita a un suono limpido, puro, un pop celestiale e poetico che potrebbe diventare il culmine e la svolta musicale della vostra estate. Per gli amanti del brit pop, dei violini, delle canzoni degli Smiths e di un romanticismo malinconico ma anche solo per gli amanti della buona musica in generale i conigli vi consigliano questo ascolto.

Un ascolto che si rivelerà intrappolato piacevolmente tra accordi acustici e riverberi sognanti. Questo disco è bellissimo perché “proviene da esperienze vissute in altri campi della vita” e tornate poi alla musica. Sembra di essere in un film.

Stupendo.

Cover Album
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As Our Parents Slowly Turn To Clay [ autoprodotto - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: The Smiths, Pulp, The Arcade Fire
Rating:
1. To Autumn
2. Five Minute Zeitgeist
3. Ketamine
4. Tempest
5. Marlborough Avenue Elegy
6. Shoreditch Shuffle
7. Ganesh Whose
Trunk Wipes Away Trubba
8. Scraps
9. Nostalgia
10. The Bard Of Meatmarket Is
Everywhere And Always Sincere
11. Brodges And Crags
12. Hindsight
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“Arrica Rose e i dot dot dot” (…ma non c’è un gruppo che abbia un nome normale?…) sono un quartetto di Los Angeles e arrivano al loro secondo full lenght battendo una strada già percorsa da milioni di altre persone ma che ogni tanto riesce ancora a far vibrare qualche corda. La musica proposta dal gruppo, si muove lungo i percorsi ormai piuttosto noti di un folk melodico, romantico, acustico e sognante. La voce di Arrica vale da sola almeno un ascolto. Tutto bello, tutto che fila liscio dall’inizio alla fine.

Ciò non significa assolutamente che il prodotto non sia valido, anzi, il fatto è che “si sa già tutto prima ancora di arrivare alla traccia numero cinque”. Arrica Rose ha composto questo “La La Lost” dopo essersi messa in luce con un debut intitolato “People Like Us” coprodotto da Larry Crane (Elliott Smith, The Decemberists, Sleater Kinney). Il risultato di questa nuova produzione è sostanzialmente un Bobdylaniano concentrato di ballads che risulta essere piacevole ma di certo non originale né tantomeno minimamente emozionante. O, almeno, non adesso che ci siamo dovuti sorbire tutta quella gigantesca invasione di artisti folk durante gli ultimi 5 anni. Adesso dischi come questo, sono dischi che una persona ascolta con piacere una volta ma che difficilmente durano nel tempo.

La produzione è buona e curata nei dettagli e quella voce che sussurra le sue storie culla dolcemente e convince. Spero però che progetti musicali come questo siano veramente il canto del cigno di un genere che avrebbe bisogno di qualcosa in più perché ha veramente detto proprio già tutto. E se da una parte è vero che il rock è morto è vero anche che il folk questi ultimi anni è stato ucciso una serie infinita di volte (e sempre più o meno nello stesso modo mi pare).

Cover Album
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La La Lost [ pOprOck - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Sarabeth Tuceck, Elliott Smith, Iron & Wine
Rating:
1. I’d Love To Miss L.A.
2. Uh-Huh
3. Little Wars
4. Borderline
5. Paper Hearts
6. More Rock n’ Roll
7. In Time
8. The Pieces
9. We Could All Be Flawless
10. Porcupine In A Petting Zoo
11. Break-Ups & Commitments
12. I Hope That I Don’t Fall in Love With You
13. All My Metaphors
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Disco adatto per ripulirsi dalle distorsioni, dall’elettricità sghemba dell’indie rock più sporco e veloce. Melodie dolci e belle canzoni d’amore. Un cantautorato dolce, acustico e rilassante.

Produzione perfetta per quando si rientra a casa la sera dal lavoro e si accende lo stereo mentre ci si fa la doccia o si prepara la cena. I Ken Oak Band sono in due e gli strumenti suonati dal duo sono essenzialmente solo una chitarra e un violoncello. In perfetto stile Goo Goo Dolls versione acustica, le dieci tracce del disco si muovono nell’aria lentamente e i pensieri stressanti della giornata vengono cullati fino a che non si sciolgono in un unico movimento ondulatorio. A volte basta un buon disco pop come questo per rimettere in ordine i pensieri e rallentare il ritmo di una vita che spesso non corrisponde proprio a quello desiderato.

Il violoncello è usato sostanzialmente come un basso e dà corpo e oscurità alle composizioni che sono comunque aperte, piuttosto solari e si appoggiano, anzi scivolano sarebbe meglio dire, sul timbro di voce dei due componenti che è semplicemente “limpido”, sincero come la voce di qualcuno che ti sussurra nelle orecchie una notizia piacevole. Bello a volte non dover scrivere di incubi, di storie strane e incasinate, e fatti che ti lasciano lo spirito mozzicato a metà. Bello perché a volte la vita e il mondo sono belli così, perché semplici e puliti. Come questo disco.

Cover Album
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Vienna To Venice [ Cello Rock - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: John Pringle, Rocky Votolato, Iron & Wine, Elliott Smith, Neil Finn
Rating:
1. Summer’s Kiss
2. Analog Girl
3. Hey Andrew
4. We’re Alright
5. Trampoline
6. Cold Of December
7. Annabelle
8. Open Letter
9. Slow Dance
10. Grace Falls
4 Votes | Average: 5 out of 54 Votes | Average: 5 out of 54 Votes | Average: 5 out of 54 Votes | Average: 5 out of 54 Votes | Average: 5 out of 5 (4 votes, average: 5 out of 5)
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Tutto impossibilmente noir.

Mi sembra di nuotare per qualche interminabile e dolcissimo minuto in mezzo ai più oscuri pensieri degli Interpol.

Battiti che vengono dal centro dell’inverno, campionamenti, rumore bianco, arpeggi elettrici e una nostalgia con radici indistruttibili. Dream Pop per dormire meglio. Shoegazer per sorridere in modo più vero. My Bloody Valentine, Slowdive e Death Cab for Cutie impastati con una farina nera.

Danny Provencher viene da Montreal. Lui è uno di quelli che vede una cosa interessante e non telefona ad un amico per racontargliela. Lui continua a camminare ma i suoi occhi sono contenti di aver catturato un’idea che dopo pochi istanti la mente sta già inserendo in un progetto fantastico. Torna a casa e compone brani con dentro tutte le emozioni più vere e toccanti che un uomo possa mai provare. Tutto altamente poetico. Testi incentrati su sogni, aspirazioni e una realtà che fa male più di un coltello affilato. 4 tracce che riprendono gli Stone Roses e i Ride li immergono in un sogno pieno di morfina. Un basso che suona arrogante e che ritorna da dove era partito per diventare infine un loop incessante e oscuro. Voi a un certo punto non avete più parole e non avete molte sensazioni rimaste nelle tasche. Avete solo voglia di recuperare il tempo perduto e improvvisamente avete solo voglia di saperne di più su Danny Provencher e sul suo mondo che rimane fermo sotto la luce elettrica. Non ho mai capito il senso dell’ “etichetta-genere” Art-Pop, ma qualcosa dentro mi dice che questa produzione è ció che in assoluto gli si avvicina di più.

Questo non è l’EP della settimana: per il momento è il disco dell’anno.

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After The Blue (EP)[ autoprodotto - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: New Order, The Notwist, Radio Dept.
Rating:
1. Rainy Days
2. This Moment
3. Summer’s Feelin Cold
4. Wintertime
13 Votes | Average: 4.62 out of 513 Votes | Average: 4.62 out of 513 Votes | Average: 4.62 out of 513 Votes | Average: 4.62 out of 513 Votes | Average: 4.62 out of 5 (13 votes, average: 4.62 out of 5)
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Love is a lie tonight…

Hai presente quando rigiri tra le mani il calendario e sei felice per il ‘ponte’ che verrà di lì a due settimane? Quel pensiero pieno di luce del mattino che s’insinua come una biscia silenziosa tra l’erba alta, succhia via l’aria in un apologo d’assenza di gravità. Butti gli occhi a fissare l’angolo sinistro del soffitto e giochi con probabilità infinite di cose da fare, scagionato da insulsi obblighi e doveri. Ma più di tutto sai che non ci sarà alcun ‘tempo’ a legarti da nessuna parte.

Proprio così esplode in cuffia la musica meravigliosa dei Bored Man Overboard: sette ragazzi svedesi che una sera raccolsero lo scintillio cadente della cometa Okkervil River su Stoccolma e da allora ne custodiscono con sacralità deferente i resti come reliquie sante. Sterminati ascolti di tutto il folk-rock americano degli ultimi dieci anni hanno formato la mente, le chitarre e le voci di questi svedesi perdutamente innamorati della provincia a stelle e strisce, di quegli spazi immensi e del sangue che si mescola ad un’indecifrabile leggerezza di spirito. C’è di tutto: la teatralità ed il trasporto di Connor Oberst, il ritmo ed i violini malinconici dei Devotchka, la melodia carnale degli Okkervil; ma a tutto questo va aggiunto qualcosa in più, un desiderio vivido, una voglia fuori del comune di farsi ascoltare e di suonare a costo di lasciarci i polpastrelli su quelle chitarre. David Khan e soci si ritagliano uno spazio tra i solchi ed i sogni di Will Sheff, che aleggia sornione ed illumina canzoni che fanno breccia e riscaldano come poche.

Se dovessi tornare a casa, lì, in mezzo a quella lunga strada da percorrere ancora prima di varcare l’uscio, sceglierei certamente questa musica per farmi compagnia.
Melodie nitide, spesse, stratificate, si caratterizzano per un equilibrio unico tra il senso fisico della realtà, sempre molto concreto, e il senso dell’astrazione. Forse mi sbaglierò, ma in tempi di inondazione di musica ‘carina’ e nulla più, dischi come questo non devono passare inosservati e se ciò accade è davvero un grande peccato; maggiormente se considerate il fatto che l’Ep è completamente scaricabile su Lastfm.

Ognuno ha un segreto da custodire gelosamente: facciamo che il nostro sia questo disco e culliamoci con piacere tra le sue note. Non ve ne pentirete.

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Why Birds Return North (EP) [ Blacklight - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Okkervil River, Bright Eyes, Beirut, Devotchka
Rating:
1 . As We Stood On The Station and Left Everything Behind
2. A Song for a Bird
3. Three Hours of Sleep
4 . Birds and Trains
5. Love Is a Lie

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