INDIE DVD


1 Votes | Average: 5 out of 51 Votes | Average: 5 out of 51 Votes | Average: 5 out of 51 Votes | Average: 5 out of 51 Votes | Average: 5 out of 5 (1 votes, average: 5 out of 5)
Loading ... Loading …

Todd Rundgren, Brian Eno, Curtis Mayfield, Haydn, Chopin, Allegri, Sebastian Tellier, Linda Perhacs, Jackson C. Frank. Nemmeno una canzone di Daft Punk. Si potrebbe parlare molto più semplicemente di silenzio, quasi assoluto.

“Electroma” è il viaggio di due robot in un’America spoglia e desolata, sospesa nel limbo di un’eternità da telefilm anni ’70 sul quale si dipana una serie di interminabili pianisequenza visivamente straordinari.
La storia di una ricerca disperata, di un fallimento, di una presa di coscienza nel segno della tensione principe della poetica daftpunkiana, la stessa che apre “Alive 2007” con l’intercalare ROBOT/HUMAN. Forse la storia dello stesso fallimento di Daft Punk nel suo cammino di normalizzazione globale e personale. Una lacrima che spunta a fine documento. Un documento complementare alla musica ma assolutamente necessaria in se stessa, forse l’unico documento possibile di ciò che Daft Punk è e sempre sarà. Il loro Instrument, per certi versi. Un’esperienza lancinante.

L’ennesimo capolavoro di Thomas Bangalter e Guy Manuel de Homem-Christo.

Locandina
Sceneggiatura di: Thomas Bangalter, Guy-Manuel De Homem-Christo
Interpreti: Peter Hurteau, Michael Reich, Ritche Lago Bautista, Daniel Doble, Bradley Schneider, Athena Stamos
Prodotto da: Vice Records
USA, 2008
BUY HERE

TRAILER:

11 Votes | Average: 4.27 out of 511 Votes | Average: 4.27 out of 511 Votes | Average: 4.27 out of 511 Votes | Average: 4.27 out of 511 Votes | Average: 4.27 out of 5 (11 votes, average: 4.27 out of 5)
Loading ... Loading …

La fotografia di un’icona, la storia di una band assurta a mito, il racconto di un’epoca, la tragedia di un uomo: da qualunque angolazione si scelga di analizzarlo, “Control”, il film di Anton Corbjin sul leader dei Joy Division Ian Curtis (finora distribuito solo all’estero che a settembre arriverà anche nelle sale italiane), resta un capolavoro.

Basato sul libro di Deborah Curtis “Touching From A Distance” (edito in Italia da Giunti col titolo “Così Lontano, Così Vicino”), “Control” convince per il lineare rigore della regia, per la splendida fotografia in bianco e nero, per la capacità di raccontare, oggi, un pezzo importante della storia musicale inglese e insieme il disagio di un uomo, senza dare alcuni tipo di giudizio ed evitando di ridursi alla mera celebrazione dell’artista. Attraverso la sua opera, Corbjin (conosciuto come il fotografo delle rockstar, qui all’esordio come regista), sembra quasi voler affrancare i tormenti di Ian da quelli tipici di tanti artisti maudit. Lo Ian Curtis di “Control” (interpretato da uno straordinariamente somigliante Sam Riley) è, prima di tutto, un ragazzo cresciuto troppo in fretta, che si ritrova a vivere drammaticamente problemi molto concreti e ben poco filosofici: una moglie sposata da giovanissimo ed una figlia arrivata troppo presto; un’amante da cui non riesce a staccarsi; l’epilessia; le pressioni del successo. In un certo senso, la pellicola smitizza l’immagine con cui moltissimi fan hanno idealizzato Curtis, quella del classico artista depresso che si toglie la vita perché annoiato dall’ordinaria banalità del mondo.

In tal senso è sufficiente osservare l’inizio del film, nel quale il regista mostra il futuro leader dei Warsaw adolescente nella Manchester dei primi Settanta. Il giovane Curtis non è poi così diverso da molti coetanei della sua epoca: parla poco con i genitori, adora Iggy Pop e David Bowie, si sballa con quello che trova, scrive poesie e lavora sodo come impiegato all’ufficio di collocamento. Appena incontra la ragazza giusta, se ne innamora e la sposa.
Poi, quasi per caso, su richiesta degli amici Bernard Summer e Peter Hook, si ritrova cantare nei Warsaw. Da qui inizia la parabola del “mito” Ian Curtis, che il film riproduce fedelmente: dall’esordio sul palco all’incontro con il boss della Factory Records Tony Wilson, che prima li ospiterà nello storico show di Granada Tv “So It Goes” e poi li metterà sotto contratto con la sua etichetta; dal primo attacco epilettico all’incisione di “Unknown Pleasures” con Martin Hannett (che nei pochi minuti in cui appare viene mostrato “dispotico” come nei racconti del gruppo); dall’incontro con Annek Honore (Alexandra Maria Lara, già co-protagonista de “La Caduta”) alla profonda crisi che questo provocherà nel matrimonio di Ian, fino al tragico epilogo.

In “Control”, la musica e i testi dei Joy Division segnano ogni momento cruciale nella vita di Curtis. Emblematica, in tal senso, è la sequenza in cui a Ian appare per la prima volta chiara la crisi che lo separerà da Deborah (Samantha Morton), sottolineata dai glaciali versi di “She’s Lost Control”. Grazie alle competenze musicali dei protagonisti (Riley è il cantante dei 10.000 Things), nel film tutti i pezzi vengono eseguiti – in modo più che convincente - dagli attori. Oltre ad essere un ottimo cantante, tra l’altro, Riley interpreta in modo stupefacente anche le movenze compulsive con cui Curtis si dimenava durante i concerti, drammatico presagio dei gravi attacchi epilettici che ne mineranno l’equilibrio fisico e psicologico.
Una particolare attenzione, infine, viene data agli oggetti che, anche quando vengono mostrati solo per qualche istante, in “Control” contribuiscono a definire la personalità del leader dei Joy Division. Come nelle prime sequenze, quando il regista mostra la libreria di Curtis, in cui fa bella mostra “Crash” di J.G.Ballard (Simon Reynolds ha notato come, in effetti, la chitarra di Barney Summer evochi il metallo ferito e impenetrabile di “Crash”: contorta, deformata, divaricata, strappata). O come nella scena che anticipa il lugubre suicidio, nella quale Ian guarda alla Tv “La Ballata di Stroszek” di Werner Herzog, il suo regista preferito. Il disagio di Stroszek, al quale nella scena mostrata portano assurdamente via la casa, sembra riflettere il dolore di Ian, che come il protagonista del capolavoro di Herzog, non è in grado di gestire le problematiche che la vita gli pone davanti.

Di incredibile bellezza, infine, il piano sequenza finale, in cui la camera mostra prima la disperazione di Deborah per poi “ascendere” - seguendo la linea perpendicolare di una ciminiera – verso il grigio cielo sereno di Macclesfield.
Nel dvd prodotto dalla Weinstein Company e dalla Genius Products in nostro possesso, molti sono gli extra di rilievo: dalla possibilità di seguire la pellicola con il commento del regista al “making of”; dalle performance “live” comparse nel film ai video originali dei Joy Division; dai trailers ad un video dei Killers che suonano una cover di “Shadowplay” fino ad un’intervista esclusiva al regista. In essa, Corbjin spiega così i motivi lo hanno spinto a realizzare “Control”: “Control” è un film personale e ai miei occhi non è un film musicale. Nel 2004, mi sono preso quattro mesi di pausa per realizzare un libro sugli U2 che avevo fotografato per ben 22 anni. Seduto da solo a casa a guardare i provini delle foto scattate agli inizi degli anni 80, ho ricominciato a “sentire” quel periodo: il vento che soffiava mentre aspettavo l’autobus, la disperazione di non avere un luogo degno di essere chiamato casa, essere senza soldi, e quel magico rito di andare a comprare un disco e ascoltarlo subito. Da allora - prosegue Corbjin - i tempi sono molto cambiati ma quelle sensazioni mi sono tornate subito in mente, compreso il fatidico 1979, anno del mio trasferimento a Londra. All’epoca desideravo fortemente cambiare aria e così quando uscì l’album dei Joy Division “Unknown Pleasures”, capii che dovevo lasciare l’Olanda e trasferirmi nel luogo in cui era nata quella musica.

Due settimane dopo il trasferimento in Inghilterra, scattai la fotografia – oggi famosa – dei Joy Division alla stazione della metropolitana. A ripensarci, è una storia veramente incredibile soprattutto pensando ad un ragazzo che si trasferisce in un altro paese, conosce e fotografa il gruppo musicale che è all’origine del suo trasferimento e qualche decennio dopo dirige un film che parla di loro.
In un certo senso – conclude il regista - è come se avessi chiuso il cerchio e che questa fase della mia vita, dominata dai desideri e dalle emozioni che provavo da adolescente, si fosse conclusa. I Joy Division e Ian Curtis hanno avuto un’importanza fondamentale per me in quel periodo della mia vita e quando me ne sono reso conto, ha capito che avrei dovuto realizzare questo film.

Locandina
Sceneggiatura di: Anton Corbijn
Interpreti: Sam Riley, Samantha Morton, Craig Parkinson, Joe Anderson, Alexandra Maria Lara, Harry Treadaway, Toby Kebbell, Tim Plester
Prodotto da: The Weinstein Production, Genius Products
Durata: 122’
USA, 2007
BUY HERE

TRAILER:

Cosa c’è nel nel cervello di un bambino per anni continuamente tartassato da ore ed ore di tivù e videogiochi, da una sovrabbondanza di input stile Arancia Meccanica?
Nulla di buono? Confusione pura, pura spazzatura. Con l’accento da porre però sui due “pura”. La capacità di raccogliere anche se inconsciamente segni e simboli, elaborarli in logiche, fantasiose quanto volete ma pur sempre logiche, e di generare ed assegnare significati e motivazioni anche a ciò che ad occhi più “adulti” risulta insignificante ed immotivato o semplicemente non importante. Tutta questa “sostanza” negli anni successivi viene progressivamente ordinata, ricollocata e quindi abbandonata, buttata in un gigante cassonetto - Vaso di Pandora.
I Paper Rad scoperchiano questo vaso con risultati a dir poco disturbanti.
Eh sì, perchè nel frattempo a quella purezza si è aggiunta una pesante dose di adulto disincanto, moderno cinismo e tanta tanta noia. Quello che era divertente e stimolante appare ora solo demente, quello che era tenero diventa inquietante.
Eppure estremamente ipnotico ed affascinante nel suo essere stordente.
Il desiderio di un impossibile ritorno all’infanzia si fa psicotico fino all’allucinazione. E’ la vendetta del cassonetto che diventa stile! Dell’immaginario di serie Z, di alienanti saghe fantascientifiche popolate da aberranti e brutali mostruosità horror, del fantasy centrifugato col pop più spietato.
Scindendo la multimedialità dell’opera dei Paper Rad nel tentativo di capirci qualcosa (tentativo destinato al fallimento e comunque, data la natura dell’opera, completamente inutile) o solo per provare a raccontarla si dirà che quel che ne esce è:
A livello visivo: accecanti luci stroboscopiche in multicolor, colori fosforescenti negli accostamenti più improbabili, orrenda grafica digitale della preistoria, macropixel pulsanti. E ancora, in ordine sparso (non potrebbe essere altrimenti), videogiochi vintage, Garfield, Barbie e Ken, animali e mostri di peluches, sorridenti spot televisivi anni 80, stelline a profusione, pixellosi cuoricini parlanti, ortaggi antropomorfi, i muppet babies, dragoni cinesi, trolls ed extraterrestri in quelli che sembrano episodi di una cosa tra un cartone animato ed un videoclip.
A livello sonoro: scorie di suono, sigle da spot o telefilm, spazzatura digitale, loops, drones, inacapacità strumentale, gabber hard-core, voci e suoni saturi di distorsione.
In definitiva: Cacca e scoregge, un calcio nel culo ad ogni concetto di gusto, bello forte! Evidentemente non può essere che una questione di amore o di odio, in entrambi i casi, estremo! Un segno dei nostri tempi che prima o poi (temo) saremo costretti ad affrontare: un’estetica artistico-culturale che presto ci ritroveremo dove meno ce lo si aspetta.
Dimenticavo! Ovviamente i Paper Rad fanno parte di quella ferventissima scena di Providence (anche se nello specifico sono di Northampton - Masschussets) che fa capo alla Load Records. E con questo si è detto tutto (e niente).
Cover Album
Band Site
Trash Talking [ Load Records - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Lightning Bolt, Lesser, i Griffin, South Park, Blob
Rating: or 0
1. Alfe Pilot
2. Paper Rad Guide to DVD-ROM’s
3. Wizardzz video
4. other krazy krap you just have no idea how to describe!
WATCH THE TRAILER
Avete deciso di rompere la schiena all’amore. Avete deciso che non mangerete più pastina e brodo di pollo per un mese e avete deciso anche che da oggi voi non volete più essere quello che gli altri hanno sempre voluto (o creduto) che voi foste. Le alternative per disintegrare i ponti con quel macrocosmo di sterco che si affaccia da fuori all’interno della vostra camera non sono poi molte. Il suicidio è troppo fuori moda e poi volete mettere, dover rinunciare per sempre alle melanzane alla parmigiana di vostra nonna? No, non se ne parla, o almeno finché non sarete stra ricchi/e famosi/e e biondi/e platinati/e. Vietato auto-schiattarsi quando non si è ancora una celebrità. Non è buona educazione. Allora ecco che vi veniamo incontro noi: il suggerimento è un diversivo di parecchi minuti dalle forti tinte violacee e dalla superficie scartavetrata. Mettetevi comodi e per una volta invece di accendere il vostro amato impianto Indie-FI accendete il lettore DVD e il televisore. Questa raccolta di video musicali targata Sub-Pop è ricca di suoni molto poco mainstream generati da componenti discreti (che pur avendo frequentato un istituto tecnico non ho mai capito a fondo cosa volesse dire; il fatto è che mi è sempre piaciuta l’idea che un circuito integrato potesse essere anche discreto…). Molteplici spunti per chi ama il mondo degli audiovisivi (si va dall’animazione curata nei dettagli al puro scazzo a bassa fedeltà con la macchina da presa, alla direzione di fotografia impeccabile fino alle immagini sgranate e riciclate da chissà quale epoca…). Un bell’impasto. Qualche dettaglio curioso? In New Slang degli Shins (presenti anche col video della stupenda Pink Bullets) per un frame si può osservare che cosa c’è in mezzo alle gambe della tizia che suona nella band, nuda dalla vita in giù, oppure si può passare direttamente al racconto in slow motion di Southern Anthem di Iron And Wine, oppure ancora appurare una volta per tutte quanto avete fatto bene in passato a dubitare delle qualità musicali degli Hot Hot Heat. Man mano che scorrono le immagini vi sentite già meno depressi che quasi quasi vi torna la voglia di riprendere la videocamera in mano. Sgranate gli occhi e vi interrogate di fronte alle immagini psichedeliche e fortemente anticommerciali di Nighttime/Anytime, video rosso e allucinato dei Constantines (idea di base molto interessante ma non vorrei svelare di più…). Ovviamente c’è anche il video dell’attuale “most sounding english band” di casa Sub Pop, ovvero i The Thermals, un trio fin troppo Libertines e The Rakes in tutto. Ricordi analogici dei Postal Service (We Will Become Silhouettes) e quelli ancora più datati e surreali, anzi espressionisti oserei dire (avete presente Murnau, Germania 1920 all’incirca?) dei Jennifer Gentle: qualche minuto di orgoglio italiano. Agresti e sudate le emozioni delle Sleater Kinney e assurdo, surreale al massimo nonché totalmente psichedelico il video pieno di molteplici teste volanti dei Wolf Parade (Shine a Light): lo-fi come stile di vita perenne, in pratica. Chiudono le distorsioni dei Mudhoney. Ok, adesso tocca a voi…cominciate col cercare una cassetta mini-DV vuota su cui imprimere la vostra genialità indie rock.
Cover Album
Band Site
AAVV - Acquired Taste DVD [ Sub Pop - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: -
Rating:
1. The Shins – New Slang
2. Ugly Casanova – Things I Don’t Remember
3. Iron and Wine – Southern Anthem
4. The Postal Service – Such Great Heights
5. Hot Hot Heat – No Not Now
6. Constantines – Nighttime/Anytime
7. Iron and Wine – Naked as We Came
8. The Thermals – How We Know
9. The Album Leaf – On Your Way
10. The Postal Service – We Will Become Silhouettes
11. The Shins – Pink Bullets
12. Low - Death of a Salesman
13. Jennifer Gentle – I Do Dream You
14. The Helio Sequence – Don’t Look Away
15. Kinski – Wives of Artie Shaw
16. Sleater-Kinney – Entertain
17. Sleater-Kinney – Jumpers
18. Rosie Thomas – Pretty Dress
19. Chad VanGaalen – Clinically Dead
20. Love as Laughter – Dirty Lives
21. Fruit Bats – Lives of Crime
22. Wolf Parade – Shine A Light
23. The Elected – Not Going Home
24. Rogue Wave – Publish My Love
25. Mudhoney – It Is Us

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.