INDIE INTERVIEW


Discography: THE RUNAWAY FOUND (Sanctuary Records- 2004), NUX VOMICA (Rough Trade - 2006)

03/06/08 “Enterprise”, Camden – Londra

That’s enough to believe in.

Sono le sette di sera e a Londra ha piovuto tutto il santo giorno. Siamo dentro al locale chiamato “Enterprise” a Camden ed è la seconda data di un mini tour londinese per i Veils. Ci sono nuove canzoni da presentare al pubblico in attesa del nuovo album, c’è un nuovo sound da consolidare, dopo la dipartita del tastierista dalla band e c’è Finn Andrews….da qualche parte. Mi guardo in giro: gente, birre, sgabelli di legno. Just e la mia ragazza scherzano, fanno battute idiote e sembrano molto più rilassati di me che nervosamente cerco di ripassare quello che dovrò domandare ad Andrews. Ad un tratto il cantante spunta da dietro uno dei corridoi che portano verso la minuscola sala (60 persone massimo, la capienza) dove si terrà uno dei concerti più sudati ed emozionanti a cui abbia mai assistito. Cappello nero, giacca grigia, barba incolta, alto e magro come al solito, si avvicina sorridendo e io penso che la colpa è tutta di Just, perchè a lui piace Sophia, la bassista del gruppo e l’intervista la sto facendo solo per questo motivo. Sono proprio un amico io. Poi, però, la cruda verità esce fuori: amo il modo di scrivere di Andrews e la passione, il romanticismo, l’ardore bruciante che trasudano dalla sua musica contrastano per uno strano gioco di colori col blu intenso e gelido dei suoi occhi. Ci sediamo e dopo quasi due anni dall’ultima volta che ci siamo visti, cominciamo a raccontarci qualcosa.

Ciao Finn! Come stai? Felice di incontrarti nuovamente…è passato un po’ di tempo.
Hey ciao! Si, è vero…grazie per essere venuti. Bene bene sto bene…sono proprio di buon umore oggi.

Allora iniziamo! L’ultima volta che noi di Indieforbunnies ti abbiamo intervistato eri a Roma col tuo gruppo per la Rough Trade Night e presentavate “Nux Vomica”. Adesso Londra e un nuovo album. Dicci tutto, a partire dal titolo, se c’e’ gia’.
Dunque…abbiamo appena finito di lavorare al nuovo album, dopo 6 mesi in cui ci siamo impegnati veramente molto. Abbiamo dato il nostro meglio per scrivere delle belle canzoni e il prossimo mese entriamo in studio per registrare. Non c’è ancora un titolo comunque.

E per quanto riguarda la produzione? Puoi darci un nome sicuro?
No…neanche quello, mi dispiace giov. A dir la verità vorremmo lavorare con qualcuno, ma non posso dirti niente perché abbiamo in mente tre o quattro nomi e ancora non abbiamo deciso.

Oggi siete a Londra per la seconda di quattro date. Dopo andrete in Italia vero?
Si saremo nel vostro paese per un paio di date, una in Umbria e l’altra in Emilia Romagna e non vediamo l’ora…ogni volta è una bella emozione e sono curioso di vedere Ravenna, tutti me ne hanno parlato bene. Verrete anche per le date italiane a vederci suonare?

Ehm…no Finn…attualmente non sono nelle condizioni di potermi permettere la cosa…comunque sono sicuro che saranno degli ottimi spettacoli.
Si, anch’io…beh a dire la verità sono un po’ stanco vorrei riposarmi e se penso che dovremo andare anche in Italia in furgone… .

Che?!
Si…lo so sembra assurdo…stiamo viaggiando in furgone e abbiamo deciso di andare anche in Italia così… .

Ma chi guida?
Un nostro amico che si è offerto per farci da autista…uno che si droga come pochi…ma fino ad ora è andato tutto bene.

Ah ok…beh…in boca al lupo…senti vorrei chiederti una cosa, è cambiato qualcosa nel corso degli ultimi due anni nei Veils, voglio dire, il modo di comporre insieme agli altri membri del gruppo, l’esperienza nei live, tutte cose che col tempo si modificano. Come state maturando? Verso che direzione vanno i Veils?
Mmmmh…non sono sicuro…voglio dire, un gruppo ci mette un bel po’ a essere solido nel sound e noi siamo in una posizione in cui Liam [il tastierista] ha lasciato la band, quindi siamo in costante sperimentazione e consolidamento. Insomma…diciamo che più riusciamo a suonare e a “cementificare” il nostro sound e più siamo contenti e motivati. Poi veniamo da una storia un po’ travagliata: dopo il primo album la band è cambiata interamente a parte il sottoscritto e adesso è andato via un altro componente importante.

C’e’ una canzone a cui sei particolarmente affezionato del vostro repertorio?
No, è difficile scegliere. Non sono soddisfatto pienamente, nessuno di noi lo è perché nel momento in cui dovessimo raggiungere quella che secondo noi è la perfezione non ci sarebbe più niente da scrivere, sperimentare eccetera. Le canzoni che mi piacciono di più del nostro repertorio sono quelle che più attualmente si avvicinano a quello che stiamo cercando di fare. Vorrei aggiungere che spesso mi capita di capire il vero senso di quello che significa un testo che ho scritto, quello che realmente quella canzone vuole dire per me anche dopo 5 anni dopo che l’ho scritta. Poi ci sono stati esempi anche inquietanti, come nel caso di “Valleys Of New Orleans” [la canzone parla di inondazioni, uragani e fiamme che distruggono New Orleans ed è stata pubblicata due anni prima dell’uragano Katrina N.d.R.]. Scrivo di getto e non sempre rifletto in modo profondo su quello che scrivo. E’ fondamentale per me comunque il legame tra parole e accordo, tutto deve essere legato, deve suonare bene.

Andando in tour in giro per il mondo sicuramente hai conosciuto musicisti interessanti. C’è qualcuno che ti piacerebbe incontrare di nuovo o che ammiri o con cui vorresti collaborare?
Mah, diciamo che abbiamo suonato in parecchi festival e la cosa era un po’ strana. Non mi piace stare insieme a un sacco di gente e di band differenti tutti insieme come se fossimo stati messi dentro una pentola. Non credo che siamo una banda da festival e per quanto riguarda la domanda su chi ammiro maggiormente come musicista non so darti una risposta precisa perché ad essere onesto ascolto sempre la solita roba, Tom Waits, Patti Smith, Bob Dylan…diciamo che ammiro le persone che vivono la loro vita, le ammiro per come vivono la loro vita, non necessariamente per come suonano. Diciamo che il modo che hanno di vedere lecose anche le più semplici me le fa piacere o meno, e questo vale ovviamente anche per gli artisti.

Che mi dici della canzone “Calliope”? Puoi raccontarci come è nata?
Si, è piuttosto semplice…io e Liam vivevamo in Calliope Street e considerando che ti porti sempre dietro dove sei cresciuto, ho voluto inserire quel nome in una canzone. La canzone comunque parla del fatto di riuscire a trovare qualcosa di interessante da fare, qualcosa di stimolante anche dentro di te. E’ importante, soprattutto quando vieni dal “non fare niente”, da un periodo di forte staticità.

Io trovo che sia una canzone eccezionale, la suonerete stasera?
No giov…mi dispiace…. .

Sicuro sicuro sicuro?!
Si, sicuro…veramente mi dispiace, beh, non so…vediamo dai…faremo solo un brano del vecchio repertorio, dobbiamo “testare” i nuovi pezzi e vedere la reazione del pubblico. [suoneranno “Calliope” a metà concerto, con gran sorriso del sottoscritto annesso N.d.R.]

Molti Italiani e in particolare alcuni membri non ben identificati dello staff di Indiforbunnies vorrebbero sapere se Sophia ha un ragazzo.
Mmmmmhh……guarda….mmmh….non lo so…. lei è complicata. Meglio chiedere a lei.

Ci sono altre forme d’arte a cui siete interessati oltre alla musica? Cinema, letteratura? Se si quali sono i vostri scrittori, registi, pittori preferiti, quelli che vi influenzano poi ovviamente nel modo che avete di comporre… .
Dunque, Sophia è un’appassionata di letteratura molto più di me. Io leggo solo se un libro è veramente un capolavoro, a dir la verità leggo molti libri di poesia. Sylvia Plath e in particolar modo le poesie contenute in “Ariel” sono veramente la mia bibbia. Mi piace anche molto Walt Whitman.

Hai una religione in cui credi? Voglio dire, nei tuoi testi ti rivolgi spesso al Signore… .
Se devo essere sincero giov io non mi considero una persona spirituale, però penso molto al fatto che possa esserci qualcosa dopo la morte. Se ascoltando le mie canzoni senti la parola “Dio” o dei riferimenti del genere non significa che mi sto rivolgendo a lui direttamente… .

Beh…ok Finn…io direi che può veramente bastare…wow! grazie mille sei stato molto esauriente…. .
No, grazie a voi…veramente una bella intervista… . Anzi magari se riesci a pubblicarla prima delle date italiane… .

No problem… . Stammi bene e grazie ancora!
Grazie mille a voi ragazzi…buona serata… Ciao!

Il concerto, neanche a dirlo, risulta fenomenale, anche al di sopra delle mie aspettative: si chiude in un mare di sudore e strumenti abbandonati in modo non proprio gentile, per usare un leggero eufemismo, sul palco. Le nuove canzoni, quelle che andranno a comporre il nuovo album della band, risultano avere un tiro decisamente più rock e psichedelico e meno folk rispetto alle precedenti composizioni. Questo grazie “all’uscita di scena” delle tastiere. Da segnalare l’ottima “Turn Blue” e “Larkspur” due perle grezze e scheggiate che presto verranno registrate in studio dal gruppo. Nell’attesa del nuovo disco vorrei consigliare a tutti quelli che hanno la possibilità di andare a vedere questa band dal vivo in Italia. Suoneranno il 13 giugno al Rockin Festival in Umbria e il giorno seguente all’Hana-Bi di Ravenna. E’ un consiglio da amante della buona musica. Perché di questo si tratta. E nel caso dei Veils spesso sembra assumere un valore artistico ancora maggiore.

Link:
The Veils Official Site
The Veils MySpace

Mp3:
Drive (R.E.M. cover)
Advice For Young Mothers To Be (Black session version - 10-30-06)
Calliope (Black session version - 10-30-06)
Jesus For The Jugular (Black session version - 10-30-06)

All the mp3s thanx to Music Is Art

THE VEILS su IndieForBunnies:

Recensione “NUX VOMICA”
Intervista con THE VEILS

Discography:POOR INNOCENT BOYS [EP] (Fighting Records - 2007)

Just one of the most forward thinking British guitar bands today
Hamish MacBain (NME)

I Cazals suonano taglienti, veloci, ruvidi e abbastanza innovativi. Sul loro sito MySpace c’è scritto che il loro genere è Tropical, Metal e Italian Pop, ma inutile dire che la verità sta da tutt’altra parte. Sono una band composta da ragazzi intelligenti, simpatici che non se la tirano ma prima di tutto grandi appassionati di musica. Il gruppo è sotto contratto con una etichetta di musica elettronica francese chiamata Kitsune e i componenti sembra siano anche loro innamorati di beat elettronici pur essendo essenzialmente una rock band. Probabilmente il viso di Phil, il cantante della band lo avete visto per qualche secondo in uno spot pubblicitario di un noto telefono cellulare, o forse la loro “Life Is Boring” vi sarà venuta in mente più volte, essenzialmente perché siete appassionati anche voi di buona musica indipendente e siete sempre alla ricerca di una band per la quale valga la pena di rimanere in ascolto con maggiore attenzione. Beh…eccoci qua….seduti a uno dei tavoli del Cavern al centro di Exeter a fare due chiacchiere con tre quinti della band (Luca, ovviamente da buon italiano è da qualche altra parte…).

Allora ragazzi cominciamo con una domanda classica, noiosa ma di rito…come si è formato il vostro gruppo?
Phil (voce): Dunque, abbiamo cominciato a scrivere canzoni insieme, ovviamente ci conoscevamo già. Il primo bassista che suonava con noi ha lasciato la band e al suo posto è subentrato Martin. Poi abbiamo cercato un batterista e abbiamo trovato Warren e poi infine Ben alle tastiere.

Qual’è l’ispirazione che vi ha portato a scrivere il testo di “Life Is Boring”?
Phil : L’ispirazione è venuta per convincere un nostro amico a lasciare Suburbia, per dire che le cose devono cambiare, bisogna muoversi e non restare a guardare la televisione tutto il giorno.

A che punto siete con l’album? Sono ufficialmente concluse le registrazioni?
Phil : Si…a dire il vero l’abbiamo finito un anno fa, ma poi le cose sono andate per le lunghe. A registrare un disco non ci si mette molto, ma il processo che porta alla pubblicazione finale dell’opera e alla sua distribuzione a volte può essere lungo se non hai molte persone intorno che ti aiutano in maniera costante. Comunque l’abbiamo registrato in due mesi in Francia. Non volevamo andare più via da Parigi, una città eccezionale. Assolutamente fantastica. Siamo stati benissimo.

C’è qualche artista con cui vi piacerebbe collaborare?
Daniel (chitarra): Io direi i Phoenix. Li trovo fantastici, hanno un sound veramente eccellente, fanno cose interessanti e producono dischi che sono veramente curati in ogni dettaglio.

Phil: Io direi che mi piacerebbe collaborare con qualche band che abbia un sound completamente differente dal nostro, una band che potrebbe creare con noi qualcosa di originale.
Martin: Io vorrei collaborare con la cantante dei Moloko e Dizzee Racal. Contemporaneamente!

Quali sono le vostre influenze musicali? Quelle che hanno segnato i vostri ascolti nel corso degli anni? [ok qui la mia ragazza mi sputtanava in modo clamoroso dicendo alla band che da piccolo ascoltavo i Duran Duran e restavo affascinatissimo da “Wild Boys”, videoclip incluso, ma sorpresa delle sorprese anche loro amano i Duran Duran e parte del pop anni ottanta…]
Martin (basso): Io ho anche una felpa dei Duran Duran!

Phil: Ci piace un sacco il pop anni 80!…abbiamo fatto anche una cover degli Spandau Ballet [qui ammetto che non ho potuto fare a meno di ridere come un idiota e dire che vabbé allora stavano messi peggio loro di me, cazzo…]

Che tipo di musica proprio non potete sopportare attualmente in Gran Bretagna?
Daniel: Kid indie music, cioè tutte quelle canzoni troppo pop che fanno band tipo i Fratellis…ecco si, i Fratellis. Io non sopporto i Fratellis.

Martin: …e i Pigeon Detectives. Si si…i Pigeon Detectives…veramente assurdi.

Phil: si…c’è un certo tipo di musica che è pura plastica. Ok, magari noi forse a volte suoniamo un pò troppo cupi ma dai, ci sono dei gruppi che sono veramente troppo felici. In modo innaturale. Accendi la televisione il sabato mattina presto e loro sono lì contentissimi che cantano e ballano. Boh… .

Parliamo del fatto che si è visto il viso di Phil recentemente in televisione?
Phil: Ah si..ahahah lo spot per la compagnia telefonica. L’abbiamo girato in Uruguay. Siamo stati dieci giorni. A quanto pare l’Uruguay e la Romania sono oggi i paesi al mondo in cui si paga di meno per girare filmare video, spot eccetera. Quindi vanno tutti lì perchè non si pagano alcune tasse credo. E’ stato bellissimo, eravamo sul bordo di una piscina, faceva caldo…una bella esperienza.

Ok, adesso per chiudere vorrei spaere i vostri progetti per la rimanente parte del 2008.
Daniel: Semplice: nuovo singolo che esce il 15 maggio, album pubblicato il 26 maggio, poi tour ah…verremo anche in Italia forse a Milano e a Bologna verso la fine di aprile. E questo è tutto… .

L’intervista si conclude con le foto di rito, le strette di mano, altre chiacchiere informali e loro che preparano la strumentazione per il sound check. Curando la parte MySpace di Indieforbunnies devo ammettere che mi trovo sempre più spesso di fronte a gruppi composti da persone giovani, motivate, per niente presuntuose e veramente con i numeri per produrre ottima musica. Cosa che non succedeva fino a qualche tempo fa con artisti ben più celebrati, famosi, che non ridono mai e che sembrano aver perso per strada qualche pezzo importante di sana (anche “auto” direi) ironia. Sono contento. Bello trovare ottimi musicisti quando allo stesso tempo sono persone umili e divertenti.

Mp3:
Tcalls (Xtopher Fiction Mix)
Life Is Boring (Crookers Zuppa del Cazal Remix)
Somebody, Somewhere (NT89 Woarr Mix)
To Cut A Long Story Short (Rafale Ultra Remix)

Links:
Cazals MySpace

Discography: RISE AND FALL OF ACADEMIC DRIFTING (Homesleep - 2001), THE ACADEMIC RISE OF FALLING DRIFTERS [Special Album] (2nd Rec - 2002), PUNK…NOT DIET (2nd Rec - 2003),HITS FOR BROKEN HEARTS AND ASSES [Special Album] (2nd Rec - 2005), NORTH ATLANTIC TREATY OF LOVE [Special Album] (2nd Rec - 2006), DIVIDING OPINIONS (Homesleep - 2007)

E’ passato un po’ da quando sul piatto adagiavo “Rise and Fall of Academic Drifting” e sognavo l’evoluzione della musica italiana, ancora meno da quando canticchiavo seguendo Alessandro Raina in “Punk Not Diet”. Il terzo album in studio, “Dividing Opinions”, usciva, invece, un anno fa e ha convinto in molti del fatto che i Giardini di Mirò rappresentano una roccaforte di sonorità “altre” all’interno del nostro panorama musicale. Al loro disco hanno collaborato artisti della scena internazionale, e a mio avviso di un certo spessore, come Cyne e Glen Johnson dei Piano Magic e Apparat, giusto per fare dei nomi. L’ultimissima uscita (New year’s eve), un Ep con remix e un inedito è datata 31 Dicembre 2007 e si può scaricare, anche gratuitamente, sul loro sito.
In questi mesi stanno girando alcune “sale” italiane con un film del 1916 di Giovanni Pastrone (Il Fuoco), che hanno sonorizzato in chiave moderna e rumorsonica. Proprio di questo e ovviamente delle loro intenzioni a lungo e breve termine si parla nell’intervista a Jukka Reverberi, chitarra e voce del gruppo.

Com’è nata la possibilità di sonorizzare “Il Fuoco”? Le vostre musiche erano già state usate per un film (”Sangue” di De Rienzo), ma scrivere ex-novo per un muto cosa vi ha suscitato? Pensi che vi porterà altrove oppure resterà un’esperienza fine a se stessa?

Siamo stati contattati dal Museo del Cinema di Torino nella persona di Stefano Boni, che e’ colui che si occupa di realizzare questi episodi di sonorizzazione, quindi dovremmo chiedere a lui perché ci ha contatto e fare lo stesso con chi ha deciso di chiamarci per lavorare su “Sangue”. Il cinema offe una buona possibilità di lavorare, con budget decorosi, ed anche di testare aspetti del suono che normalmente rimangono marginali nella composizione di un album. Il lavoro fatto per “Il Fuoco” è stato breve ma molto intenso e ci ha permesso di tirar fuori tutta una serie di qualità ed abilità che avevamo messo da parte negli ultimi tempi. Ci siamo allontanati abbondantemente dalla forma canzone, per ricostruire un lessico musicale adatto alla pellicola. non si e’ trattato di un lavoro per immagini, ma per sensazioni. Parti del film ci hanno ispirato nel loro complesso un tipo di atmosfera che abbiamo provato a trascrivere musicalmente, ma non del tipo “adesso si baciano…devi dare un colpo sul timpano”.
Questo lavoro che ci ha portato a scrivere 50 minuti di musica nuova non può rimanere un’esperienza isolata, già ora è cmq parte del nostro patrimonio di gruppo e credo che ci sia la ferma volontà da parte nostra di promuovere la cosa e di cercare di lavorare nuovamente con le immagini.

L’universo “Giardini di Mirò” è costellato di intuizioni ed idee, non solo musicali, puoi parlarci di “Milano For Zombies” e del progetto “Punk..Not Diet”, che forse in molti non conoscono?
Grazie per le “intuizioni ed idee”, ma io sono un finto modesto e ti dico che di grosse intuizioni noi nonè’ che ne abbiamo avute molte nel corso degli anni.
Detto questo pensiamo che ad oggi sia necessario lavorare su più livelli nella promozione di un gruppo. Lo scenario è cambiato radicalmente rispetto a quando si è iniziato a suonare, dove bastava solamente registrare un disco e trovare un modo per distribuirlo. Oggi le cose sono molto più complicate e quindi bisogna tirar fuori qualche idea per promuoversi. “Milano for Zombies” può sembrare assolutamente lontano del mondo dei giardini come lavoro: non e’ un disco e non si parla di noi in quelle pagine, ma nel promuovere e parlare di quel volume si arriva molto spesso a noi e si arriva anche a gente che non ci prende mai troppo in considerazione. Forse oggi un’operazione del genere è importante tanto quanto un quarto di pubblicità su un giornale specializzato, come mezzo pubblicitario trasversale.
“Punk Not Diet!” è il contenitore di tutte queste attività e lo si chiama così perché siamo solo io e Corrado (altra voce e chitarra del gruppo ndr) a gestire le cose che vengono fatte e promosse. Il nostro desiderio è quello di far parlare del nostro gruppo anche attraverso il lavoro degli altri e soprattutto quando queste cose sembrano non avere rapporto diretto con noi.
Inoltre noi siamo arrivati alla musica da appassionati e promuovere quello che le sta attorno è un grande divertimento e piacere.

Oltre agli Offlaga Disco Pax a cui siete legati per ovvi motivi, riesci ad individuare in Italia altri gruppi o addirittura scene a cui vi sentite vicini?
Dieci anni fa assolutamente sì. Tutto il giro di gruppi che si muovevano attorno a Gamma Pop e la prima Wallace…Gente che aveva genuina voglia di fare ed uscire allo scoperto, oggi forse siamo un po’ tutti “ognuno perso per i cazzi suoi”…dovrebbe cantare cosi Vasco Rossi…più o meno.
C’è un grande senso di competizione in giro, dove ovviamente nessuno vince e ci si guarda troppo allo specchio.
Ne parlavo giusto prima con un amico di un’altra band: il nostro circuito musicale da’ un’immagine di sè davvero immatura e triste. C’è’ un continuo criticismo a priori, un po’ troppo frivolo. Nessuno che in realtà prova a costruire modi di promozione della creatività altra, nel senso che non è indispensabile che a me un gruppo piaccia per doverlo aiutare e condividere delle esperienze.
La materia musicale è sì importante, ma non è l’elemento essenziale perché si lavori assieme sul contesto “scena musicale”, ma anche queste parole, dette così, possono sembrare pugnette.
Rimangono tanti amici in giro per l’Italia ed ognuno di noi, nei giaridni, ha amici differenti dagli altri. E’ bello lo stesso, io mi sento personalmente legato a Johnathan Settlefish/A Classic Education/Glow Kids perché è un’entusiasta della musica oltre che un caro amico e persona deliziosa. Mi piace il lavoro di quel pazzo di Giacomo Spazio, apprezzo, come tutti nel gruppo, Bob Corn perché è stato un vero amico dei Giardini e non ci ha mai chiesto nulla; sono in sintonia con Alessio Disco Drive/Banjo Or Freakout perché abbiamo gusti simili in materia musicale ed anche l’amico Popolus, che però non sento da un pochetto, è una cara persona. I Julie’s Haircut sono tutti qualcosa che va oltre la musica. ovviamente con gli Offlaga ci lega una vecchia amicizia e una visione artistica simile, anche se ci si esprime in modo diverso. My Awesome Mixtape sono giovani e non si monteranno la testa più di quanto la gente vorrebbe che facessero per poi criticarli. Gli altri sono il gruppo! Andrea Pomini è un giornalista competente con una storia fanzinara e musicale di prima qualità… potrei andar avanti ancora, ma è meglio dimenticare qualcuno…così puo’ mandarmi un mail di protesta…un buon modo per rimanere in contatto.

E’ possibile sintetizzare in una risposta i progetti paralleli dei componenti dei GdM ed in particolare di Romantischepunks?
Non è ancora cosa complicata. Corrado ha realizzato un disco solista dove mescola un suono elettronico/elettrico e hip hop. Ha fatto davvero un buon lavoro che lo ha portato a suonare anche in Giappone. Credo stia lavorando ad un nuovo episodio e nel frattempo fa qualche data in solitaria dove l’aspetto hip hop è lasciato nel disco in virtù di una maggiore ricerca pop cantautoriale in salsa elettronico/elettrica. Luca (di Mira, tastiere e computering ndr) ha un progetto chiamato Pillow dedicato ai suoni autunnali classico elettronici, è al lavoro e dopo l’estate dovrebbe arrivare il secondo album. Mirko (Venturelli, basso ndr) è alle prese con un nuovo gruppo che si chiama Sundance Capoeira e potrebbe essere dalle parti dei brani dei giardini con cantato femminile. Burro (Francesco Donadello, batteria ndr) è un produttore/tecnico del suono abbastanza impegnato, spesso gira l’Europa con Dustin dei Devics. Manuele (Reverberi, violino e trombe ndr) è attivo in diversi gruppi folk oltre che un paio di lavori tra improvvisazione e noise, ha un disco pronto con Lorenzo, il nostro primo batterista.
Sollo è il nostro fonico di fiducia e grazie anche alla giovane età suona con My Awesome Mixtape, Gazebo Penguins e Irma Vep, credo anche con altri gruppi, ma non ho così tanta memoria.
Infine ci sono io, che sono come il prezzemolo in molti dischi indipendenti italiani e faccio sempre la solita roba…suoni lunghi. Ho anche un progetto solista, purtroppo minoritario, che si chiama Die Stadt Der Romantische Punks, tratto suoni drone noise come va di moda nell’underground odierno. Vorrei essere il Fuck Buttons dell’underground italiano per la seconda metà del 2008, ma credo che mi accontenterò di girare con Max Collini degli Offlaga in queste letture dronanti emiliane, tutte cose dal sapore vagamente pretenzioso…come piace a me.

Tempo fa si parlava di un DVD live dei GdM, dopo quello del film di Pastrone riprenderete in considerazione l’idea di una video uscita?
Credo di sì, anche se è un progetto a lungo termine che richiede uno sforzo economico e di idee molto importante e noi siamo abbastanza presi nell’operazione di salvare il gruppo dalla crisi del mercato musicale. No a parte gli scherzi è cosa impegnativa realizzare un dvd tempi, idee ed economia debbono essere considerate nel lungo termine. Vedremo.

Nonostante tutto ciò in cui sei/siete coinvolti state pensando già ad un nuovo album, avete composto delle nuove canzoni durante l’ultimo tour?
Stiamo pensando al futuro del gruppo in questo tipo di presente, quindi potremmo sviluppare le nostre uscite in modo differente, un album arriverà certamente, ma nel frattempo potremmo lavorare in modo diverso e presentarci a voi con altre dinamiche. Dai vediamo se riusciamo a dimostrarci all’altezza di un gruppo intelligente oppure no. Una bella sfida vero?

Mp3:
The Comforting of a Transparent Life (from the album “Punk…Not Diet”)
Othello (from the album “North Atlantic Treaty of Love”)
When You Were A Postcard (from the album “Punk…Not Diet”)
Dancemania (from the album “Hits For Broken Hearts And Asses”)
Broken By (from the album “Dividing Opinions”)

Links:
Giardini di Miro’ Official Site
Giardini di Miro’ MySpace
Homesleep Official Site
2nd Rec Official Site


Discography: GIANT WIDE (autoprodotto – 2007)

Ulf Andersson ci aveva scritto per la prima volta qualche mese fa chiedendoci se potevamo essere interessati al primo demo della sua band, i Giant Wide. Non appena il disco di questo gruppo svedese è arrivato in redazione le mie orecchie se ne sono innamorate (vedi rece). Adesso i Giant Wide hanno registrato da capo i pezzi del loro primo EP sporcandoli di distorsioni, fango e allucinazioni shoegazer, aggiungendo altra carne al fuoco con un missaggio più focalizzato sui piccoli particolari che sulla totalità di un sound che comunque anche già all’inizio era abbastanza indirizzato verso una specifica via sonora. Ecco quindi un full lenght di 10 brani chiamato “Solid Dust” che non ha ancora etichetta ma che non avrà difficoltà a traovane una interessata perchè questa musica è oro per le orecchie degli amanti della buona musica rock indipendente. Ecco il resoconto di una breve chiacchierata con Ulf, il cantante dei Giant Wide.

Ciao Ulf…come stai?Come è andato il 2007 per voi?
Ciao Giov, il 2007 è stato un buon anno per la band, abbiamo registrato il nostro ufficiale debut album e siamo andati in giro a suonare e devo dire che abbiamo avuto anche successo, visto il pubblico.

Ho ascoltato “Solid Dust” e devo ammettere che il vostro sound è diventato veramente più maturo e si è evoluto rispetto agli esordi. Adesso sembra proprio che abbiate una precisa direzione sonora a metà strada tra il pop e lo shoegazer. Raccontaci qualcosa riguardo questo disco.
Dunque, volevamo che l’album suonasse ruvido e diventasse un mostro uscito fuori dalle nostre menti. Un mostro a cui guardare e di cui sentirsi soddisfatti. Volevamo un sacco di chitarre e un battito più lento che portasse l’ascoltatore in un altro luogo, in un altro stato mentale dove tutto è un po’ fuori controllo. Le sessioni di registrazione hanno avuto luogo in una grande casa gialla nella campagna svedese, intervallate da lunghi break per il caffé e discussioni sul “perchè” e sul “come”. In effetti a pensarci bene pensiamo che tutto il disco sia un po’ giallo [e io che pensavo di essere quello strano N.d.R.]

Avete già in mente qualche etichetta con cui vi piacerebbe lavorare?
Abbiamo un sacco di etichette in mente ma nessuna di loro ancora ne è a conoscenza. Comunque qualsiasi etichetta con la giusta attitude è benvenuta per aiutarci a licenziare questo mostro.

Tornando al discorso di prima riguardo al suono…avete deciso di rallentare un bel po’ i battiti, insomma “Let Them Follow” e “Come Down To The Water” sono ottime ballads e sembrano una sorta di incrocio tra i primi U2 e i Jesus And Mary Chain. Chi erano i vostri idoli sonori quando eravate più giovani?
Abbiamo deciso sin dall’inizio delle registrazioni di rallentare il ritmo per avvicinarci di più al sound che abbiamo quando suoniamo live e direi proprio che i gruppi che ascoltavamo quando eravamo più giovani erano band locali come Tim Hardon, Children Of the Young and Flaming Henry From Outer Space. Queste bands sono veramente lente in tutto quello che fanno musicalmente parlando e il loro suono è estremamente pieno e riempito di chitarre che urlano letteralmente ed è così anche nei loro live.Ecco, con questo album volevamo andare il più vicino possibile ai nostri “eroi di gioventù” e allo stesso tempo fare qualcosa di nuovo.

Quali sono le vostre band preferite al momento?
Alcuni componenti del gruppo proprio non ascoltano musica per niente, suonano solo i loro strumenti e fanno altre cose nella vita, come guidare i camion e collezionare francobolli rari [ehm…. N.d.R. part 2] anche se i Black Rebel Motorcycle Club hanno fatto un buon album qualche anno fa intitolato “Howl” e posso dire che è stato di ispirazione per la band. Altre band che ci piacciono comunque sono Magnolia Electric Company and The Abandoned Twin Towers Band.

Chi scrive le canzoni nella band?
Scriviamo le canzoni tutti insieme, il più delel volte in un grande abbraccio di eterna felicità.

Quale è la vostra più grande speranza per il 2008?
Quella di pubblicare l’album e venire in tour in Italia con un furgone con dentr otroppi strumenti e senza neanche un soldo.e fare un altro album ancora più sporco e ancora più lento.

Avete letto libri interessanti ultimamente?
Non leggiamo libri, ma scriviamo storie per farle leggere agli altri.

Come avetescoperto il nostro sito?
Da un sogno su Myspace.

Vi piacciono i conigli?
No

Mangiate i conigli?
Ovviamente no. Noi mangiamo solo cose che ci piacciono e a cui teniamo.

Quale è la cosa più strana che vi è capitata negli ultimi 5 mesi?
Abbiamo fatto alcuni shows in Olanda e siamo stati arrestati per NON aver fumato niente oppure quando siamo arrestati in Polonia per aver fumato qualcosa che NON era illegale.

Bene caro, intervista conclusa….stammi bene, grazie mille.

Grazie a te giov…un saluto a Indieforbunnies.

Link:
MUZAK MySpace
“GIANT WIDE - S/T” [EP] review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
I’ll Leave You Here (from the EP “Giant Wide”)
Our Time Is Coming
Got And Get Done (from the EP “Giant Wide”)


Discography: IN CASE OF LOSS, PLEASE RETURN TO: (Lizard – 2006)

“In Case Of Loss, Pelase Return To:” è stato un disco d’esordio da togliere il fiato, ha raccolto buone recensioni un po’ ovunque ma è rimasto nell’ombra penalizzato da una scarsa promozione. A parlare di questo ed altro abbiamo con noi Enrico Russo, piano, sintetizzatori ed altro nella complessa chimica dei Muzak.

Ciao Enrico, per prima cosa complimenti per il magnifico disco d’esordio. Una piccola domanda sul vostro nome: Muzak fu una rivista musicale nata negli anni ‘70, una tra le prime, se non la prima, ad affrontare le tematiche musicali con un approccio critico. Come mai la scelta di questo nome per la band?
Proprio pochi giorni fa ho sfogliato i primi dieci numeri della collezione di mio padre. Molte recensioni erano scarabocchiate da me bambino… “Muzak” era anche la trasmissione radiofonica di papà, bocciata dopo poche puntate perché Gentle Giant, Zappa e Soft Machine risultarono indigesti alle antenne del paesino e dintorni.

Il Salento - e il Sud in senso più ampio - non è tra i posti più “agevoli” per fare musica, in particolare determinati generi. Da parte vostra che difficoltà avete incontrato dalla vostra comparsa sulla scena musicale nel 2000 fino all’esordio con “In Case Of Loss…”? Ovviamente, se ne avete incontrate.
Non sono di questo parere. La nostra Terra è il posto ideale per pensare lucidamente ai problemi, perché è lontana dagli epicentri, è fuori dall’occhio del ciclone. Qui siamo al riparo dai temporali pur avvertendo odore di pioggia. È l’ideale per chi vuole esprimersi “Sinceramente”, prescindendo dalle mode, dai canoni, dalle correnti. Oltre a quelle che abbiamo plasmato da soli (per smania di affrontarne qualcuna, forse) non abbiamo incontrato altre difficoltà.

Ho letto che all’inizio eravate visti nei pub come quelli che facevano “musicaccia”: dopo un album che ha raccolto ottime critiche praticamente ovunque, da internet alle riviste più o meno specializzate, è cambiato qualcosa per voi in ambito musicale?
Quelli che ai nostri primi concerti urlavano dal fondo: - smocondeuoooter! - oppure – rodausbluuuus! - e se ne andavano sconsolati dopo aver raccolto uno straccio di “Sweet Jane” suonata alla meno peggio, non leggono le riviste e le webzine. Perciò per molti versi, dopo “In Case Of Loss…” non è cambiato un bel niente. D’altra parte non abbiamo mica inciso “Sgt Pepper’s”!

Il suono di “In Case Of Loss…” è molto diverso da quello che si è abituati a sentire oggi in giro nel Salento (non mi riferisco solo alla onnipresente pizzica & affini, ma anche alla scena più underground, se così la si può definire); persistono comunque dei “legami” tra la vostra musica e la vostra terra?
Non credo esista una scena underground salentina (forse non esiste nemmeno una di superficie) e se esistesse non vorrei farne parte. Il legame con la nostra terra parte proprio da questo presupposto, il ghetto e le lobbie sono stati l’eredità dei secoli, non c’è da andarne fieri. L’”underground” non ha motivo di essere sul lido di Leuca, all’ombra degli ulivi o a Montesardo, il mio paesino. Bisogna inventarsi qualcosa di nuovo. Dovremmo smettere di vedere “scene” dove non ci sono, di scimmiottare modelli lontani che non possono rappresentarci.

Quale è stato l’impatto con lo studio di registrazione milanese? Come è stato lavorare con Paul de Jong (ndr violinista dei The Books) e Majirelle? Da dove è scaturita l’idea della collaborazione?
Al BIPS abbiamo solo masterizzato il disco. Il resto è stato fatto in aperta campagna con Fabio Magistrali nel basso Salento. La collaborazione con Paul de Jong è nata semplicemente quando lui ha gentilmente risposto alla nostra e-mail (non è da tutti!). Abbiamo lavorato a distanza in momenti separati e abbiamo condiviso il materiale via internet. Valentina invece è venuta giù da Terni per registrare il finale del disco. Giuseppe l’ha conosciuta ad un concerto e ha pensato alla sua voce per quella canzone.

Nel disco si fondono elementi spesso contrastanti: elettronica, archi, fiati, chitarre folk e virate psichedeliche, addirittura una banda che intona una marcia funebre! Una scelta coraggiosa quella di mescolare tanto materiale: avete avuto comunque sempre ben chiara la direzione nella quale si doveva muovere la vostra musica?
La nostra musica nasce da un processo perlopiù caotico e non preordinato. Si sgrezza man mano, ma certe volte il processo è durato anni! Penso che il risultato sia per tutti una prova tangibile di questo modo di fare la musica. Non ci piacciono i dischi monotoni, con quattro suoni tutti uguali, magari tirati fuori dallo stesso laptop. Piuttosto preferiamo correre il rischio di mettere più carne al fuoco e di farla bruciare tutta.

Quali sono quei gruppi che vi fanno esclamare: “Cavolo, questo è il suono che vorrei per la mia band.”?
Nessuno a parte la Banda di Racale o di Francavilla Fontana quando suonano la marcia “A Tubo”.

La moltitudine di strumenti usati, unita alla struttura inusuale dei pezzi, non rende più difficile l’esecuzione dal vivo di quanto inciso sul disco?
Dal vivo non ci possiamo permettere Paul de Jong al violoncello, né Giuseppe De Marco al trombone, ma è molto divertente riarrangiare quei pezzi per quattro non-musicisti. Le cose difficili sono altre! Tenere sempre alto il volume per non sentire il fastidioso chiacchierare di quelli con la pinta in mano. Quello è difficile.

Che approccio avete nei confronti degli strumenti che usate, da quelli più classici all’elettronica e tutto ciò che si sente in “In Case Of Loss…”?
Ne suoniamo molti e non ne sappiamo suonare nessuno. Questo è l’approccio. Può sembrare superficiale ma è l’unico modo di tenere a bada la razionalità e gli schemi e svincolare l’istinto. Non sopporto l’accademia, la spocchia dei jazzisti che si lavano i denti con Miles Davis, quelli che sgranchiscono le dita con Bach e Mozart.

La voce nei vostri pezzi non ha quasi mai un ruolo predominante, ed anzi sono frequenti episodi nei quali essa è del tutto assente.; eppure le parti cantate del disco mostrano un’ottima padronanza dello “strumento vocale”, che si adatta perfettamente alla musica. Da cosa scaturisce quindi la vostra scelta di non ricorrere frequentemente al cantato?
Non abbiamo seguito nessuna ricetta nel fare questo disco. Anche la dose delle parti cantate era “quanto basta”. Non c’è un motivo particolare, né un criterio o una scelta di stile. Avevamo tot minuti strumentali e una manciata di canzoni e li abbiamo messi insieme, in fila, in modo che l’ascolto non fosse noioso. Forse questa era l’unica strategia.

Potrei sbagliarmi, ma nella maggior parte dei versi mi sembra che si scorga un senso di alienazione/impotenza. E’ così? Cosa vuole esprimere Muzak con le sue parole e la sua musica?
Oppure alienazione in-potenza. Muzak non ha chiare molte cose. Però lo ammette. Se ne frega di molte altre. In questo disco ci siamo occupati soprattutto di noi stessi. Con sincerità. Abbiamo pescato nei nostri diari, nei racconti dei nostri padri e nelle vicende della nostra terra.
Per il resto (o la maggior parte) dei casi sono parole che stanno bene insieme e nel contesto. Hanno l’efficacia di un bel suono di chitarra o di un rumore qualsiasi. Non importa cosa significano.

Una curiosità: i titoli delle canzoni sono tutti abbastanza singolari, impossibile non chiedervi qualcosa a proposito di essi:
Con i titoli lunghi abbiamo bilanciato il debito di parole nel disco! Sono riferimenti a letture, incontri casuali, vecchie storie di amici, velate polemiche. Spiegarli tutti potrebbe risultare anche noioso, e alcuni non si possono rivelare! Per fare un esempio, “The Holy Graal Is Buried Under the Football Ground” e il seguente “The Trojan Horse is Buried Under the Football Ground” si riferiscono ad un fatto di cronaca, ignorato e taciuto da molti: un intero sito archeologico appartenente alla civiltà Messapica portato alla luce qualche anno fa, fu prontamente riseppellito dal preticello di turno per fare spazio all’ennesimo impianto sportivo, all’oratorio e alla casa canonica. Amen.

“In Case Of Loss…” è a mio avviso un esordio al fulmicotone; fosse uscito in un altro contesto geografico (e magari con una bella spinta promozionale), avrebbe potuto ottenere un riscontro enorme. Non vi sentite penalizzati da alcune circostanze?
L’etichetta che ha licenziato il disco non lo ha aiutato granché. Questo è un dato di fatto. Molte soddisfazioni ce le siamo tolte da soli. Ottime recensioni, i complimenti della gente che viene ai concerti e soprattutto chi viene a dirti: “Ieri sono stato insieme al tuo disco per tutta la notte”. Questo è quello che mi fa felice.

Domandona finale: che cosa ha in serbo il futuro per Muzak?
La domanda più difficile te la sei tenuta per il finale! Muzak è figlio di quattro persone che vivono lontane. È stato sempre difficile fare progetti. Non ne abbiamo mai fatti a lunga scadenza.
Nel frattempo si potrebbe concludere gli studi e trovare un buon lavoro. Non ho più la faccia per chiedere alla mamma di comprarmi un Moog.

Un saluto ai Muzak e ad Enrico per la sua disponibilità. E voi che leggete correte ad acquistare “In Case Of Loss…”, ché ne vale la pena!

Link:
MUZAK Official Site
MUZAK MySpace
“MUZAK - IN CASE OF LOSS PLEASE RETURN TO:” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Oxygen, Opiates And Other Pale Ideas (from the album “In Case Of Loss Please Return To:”)
If Me You Fly I Am Your Wings (from the album “In Case Of Loss Please Return To:”)


Discography: MUSIC 4 LOSERS (RSVP Records - 2007)

I Trabant sono senza ombra di dubbio da annoverare tra le realtà più interessanti della nostra attuale scena indie. In attesa di gustarceli dal vivo nella capitale Sabato 1 Dicembre, ospiti del Circolo degli Artisti, e di leggere da queste stesse colonne un’attenta recensione del loro ultimo disco “Music 4 Loseres abbiamo scelto di parlare, da veri gentleman quali siamo, con Giulia, nel gruppo friulano ai controlli dei Synth.

Ciao Giulia, grazie per la tua gentilezza innanzitutto! Allora…i Trabant sono nati ai tempi della scuola, ma la formazione attuale esiste da poco più di un anno. Il materialE finito in “ Music 4 Losers “ è nato in quest’ultimo periodo di attività o risale anche alle precedenti incarnazioni trabantiane?

I brani di “Music 4 Losers”, fatta eccezione per “Milky Way” e “Waste of Time”, sono totalmente frutto dell’ultimo anno di attività trabantiana. Da quando Michele Rumiz, nostro ex cantante, ci ha lasciato, abbiamo avuto una grande crescita sia come musicisti in senso strettamente tecnico, sia a livello creativo e “Music 4 Losers” ne è il diretto risultato.

Si può dire che abbiamo acquisito una maggior coscienza riguardo la direzione che ci interessa prendere, coscienza che era sempre stata molto debole nelle precedenti incarnazioni trabantiane, vuoi per inesperienza, vuoi per il numero di componenti della band (in qualche periodo eravamo addirittura in nove!).

Anche se la rinascita dei Trabant in formazione a quattro è stata inizialmente un gioco, uno spensierato desiderio di suonare assieme, nel giro di pochi mesi, grazie ad un intenso e fortunato periodo creativo che ha visto nascere in brevissimo tempo quasi tutto il repertorio del disco, ci ha trasformati in un gruppo più forte, coerente e diretto, cosa che, a mio avviso, è stata di grande giovamento alla nostra musica, soprattutto per quanto riguarda il suo aspetto comunicativo.

Il ruolo dei synth è particolarmente importante nei vostri pezzi, anzi spesso direi fondamentale ( l’intro di “ Girlfriend/Boyfriend “ ad esempio ). Come mai – buon per te, comunque! – avete scelto di porlo così in evidenza? Che rilievo date ai synth in fase compositiva? E una curiosità: perché una ragazza viene affascinata dai sintetizzatori piuttosto che dalle strumentazioni tradizionali?

Ritengo naturale che chiunque impari a suonare uno strumento (sia maschietti che femminucce) si evolva come musicista seguendo i propri gusti musicali. Nel senso, se da piccolo impari a suonare la chitarra classica e poi, crescendo ti scopri un amante dei Sepultura, sicuramente passerai a chitarra elettrica e distorsori. Così come, se suoni il pianoforte e ti scopri amante del jazz o della dance, finirai di certo col passare ad un rhodes, un moog o ad un juno106.

Detto questo, il fatto che una donzella, e in questo caso io, rimanga affascinata da manopole e levette è una semplice e naturale conseguenza dell’avere dei gusti e degli interessi. E poi il clavicembalo era un po’ difficile da inserire nei Trabant, anche se ci ho provato. All’interno invece della band, nel corso del tempo il synth ha ricevuto una promozione da strumento di sottofondo, utile per tappeti e rafforzamento della ritmica (come viene tra l’altro spesso utilizzato in tanti gruppi contemporanei del giro indie, new wave, electro-pop), a vero e proprio strumento da prima linea.

Questo up-grade è stato determinato sia dalla necessità di riempire il buco lasciato dalla scomparsa della seconda chitarra, sia da una questione di gusti (ci piacciono un sacco le cose synthose!) e sia da una mia personale ricerca di utilizzare diversamente il synth in un genere musicale in cui tale strumento sembra avere già un suo ruolo ben definito e delimitato.

Aggiungici “some fucking attitude” e ti viene subito naturale metterlo in evidenza. In fase compositiva gli viene data più o meno importanza a seconda del brano che sta venendo fuori e delle necessità che esso richiede. Insomma, viene trattato come un qualsiasi altro strumento: a volte sta in primo piano, altre volte sta nelle retrovie.

“ Music 4 Losers “ ha generato decine di giudizi positivi quando non entusiastici, dai “ colossi “ dell’informazione indipendente ( Blow Up, Rumore ed Il Mucchio ) fino a realtà come la nostra. Eppure a leggere le vostre considerazioni sul buon momento dei Trabant sembrate volare basso, specie per quanto riguarda una possibile affermazione del gruppo anche al di fuori dei patrii confini…

Sembriamo volare basso… ma sotto sotto ce la tiriamo un casino! Ovviamente scherzo. Beh, che cosa dovremmo fare? Gasarci all’inverosimile per aver ottenuto qualche consenso? Un buon momento non è sempre un qualcosa che dura a lungo. Noi preferiamo restare concentrati su quello che ci piace fare e da cui traiamo piacere. Se poi la cosa piace, bene, ne siamo felicissimi, ma non è sicuramente per far parte di un certo giro o per diventare famosi che suoniamo. Inoltre, non siamo mai stati dei grandi promotori di noi stessi.

Se siamo su così tante riviste, il merito è sicuramente da attribuire alla nostra etichetta, la R!S.V.P. Poi per l’estero si vedrà. Chi è che non sogna tournèe negli States o in Giappone? Intanto vediamo come va sul lungo periodo qua in Italia. Trovo comunque molto interessante suonare in questo paese, quanto meno per provare a proporre, così come stanno facendo in tanti negli ultimi anni, un tipo di musica italiana diversa dal solito modo italiano di fare musica, da quel cantautorato che è sempre stato il re indiscusso della scena e che viene incarnato dai vari Pausini, Ramazzotti, Nek e chi più ne ha più ne metta.

Le liriche del disco mi sembrano improntate ad una sorta di disillusa e cinica critica nei confronti delle nuove generazioni ( “ Your Art Culture Based On Tv Sellings “, verso riportato anche nel bel booklet del cd ), di cui fate anagraficamente parte anche voi. Personalmente come vedi i tuoi coetanei? A mio avviso se è vero che sono moltissimi i giovani che mitizzano calciatori, veline e costantiniani di turno è altresì innegabile che in Italia, da un bel po’ ormai, la scena indiependente ha sempre più seguaci, in parte anche grazie alle tendenze modaiole in stile MTV ( c’è chi magari conoscendo poco e niente di musica si avvicina ai Libertines di turno per poi approfondire anche musicisti di qualità ).

Se vogliamo vederla in maniera positiva, sì, ci sono sempre più giovani che si stanno avvicinando ad una cultura qualitativamente migliore. Ma in realtà la struttura di fondo, che è poi l’oggetto dei nostri testi, non cambia molto. Nel senso che, anche se l’oggetto dell’adulazione giovanile fosse Steven O’ Malley, i fondamenti su cui si basa la nostra società continuano ad essere quelli di sempre: successo, competizione, soldi, bellezza.

Io voglio sperare che questa situazione, che per altro piace tanto in Italia vistosì che abbiamo avuto cinque anni di Berlusconi, prima o poi cambi, ma purtroppo non è quello che vedo intorno a me. E quando dico intorno a me mi riferisco alla mia fascia d’età.

Ok, se mi rinchiudo nella stretta cerchia di outsiders che bazzicano la scena indipendente/underground italiana mi può sembrare di vedere tra i giovani qualcosa di migliore o perlomeno diverso, ma la verità è che tuttora la stragrande maggioranza delle persone (di cui tanti fanno pure parte degli outsiders sopra citati) non va oltre certe concezioni. Speriam bene…

Marcello ha dichiarato che le sue influenze musicali affondano sostanzialmente le radici nella scena post punk e no wave. Tu invece cosa ascolti o hai ascoltato per filar d’amore e d’accordo col suono Trabant? Comprate ancora molti cd e siete anche voi fan del download selvaggio?

Personalmente ho sempre apprezzato molto il formato cd e ancora di più il vinile. Ultimamente, per questioni fondamentalmente finanziarie, mi sono ritrovata a comprare meno dischi di un tempo e anche a scaricare più o meno selvaggiamente da internet. Rimango però sempre dell’idea che un bel disco va acquistato.

Magari scaricare è un buon metodo per farsi un’idea di quale sarà il bel disco da acquistare, vista la quantità di musica che esce al giorno d’oggi. Fortunatamente (o sfortunatamente) tante delle cose che mi piacciono escono solo in vinile e sono alquanto difficili da reperire sul web, tipo la minimal tec. I miei ascolti sono sempre stati molto ampi: c’era un periodo della mia infanzia in cui credevo che i Beatles fossero l’unico gruppo esistente al mondo, ma presto mi sono ricreduta, pur tenendoli ancora nel cuore.

Ora ascolto molta house (Daft Punk, Justice, Boyz Noise), molta minimal tec (Aguayo, Maurizio) ma i miei preferiti del momento sono sicuramente gli Apparat. Anch’io, come il Marcello ho ascoltato e amato The Contortions, Suicide, D.N.A. , Teenage Jesus, The Jerks ma se dovessi stare a elencare tutti i musicisti e le band che mi hanno influenzata non finirei più. E poi per suonare con i Trabant basta essere dei ragazzi de borgata e non ascoltare i Gemelli Diversi.

Pur se citate Contortions, D.N.A., Can e Arthur Russel, i vostri pezzi suonano molto popular, nel senso che a differenza di queste icone del passato, una “ Milky Way “ te la canticchi di brutto anche mentre sei in macchina…In tal senso, forse, credo siano da valutare le influenze che vi hanno appiccicato addosso: Editors e Maximo Park son molto diversi da voi, ma in comune avete forse un background di influenze simili e un’innata carica pop. Tra l’altro l’unica band inglese a cui secondo me potreste forse un po’ somigliare – The Departure – non viene mai nominata…

“Milky Way” è un pezzo che risale ad un periodo in cui il principale autore dei brani era Michele Rumiz, che ha sempre avuto un animo più pop. E’ comunque vero che i nostri pezzi hanno qualcosa di appiccicoso e orecchiabile proprio del genere e, personalmente, lo ritengo uno dei pro, se non il vero e proprio cavallo di battaglia della nostra musica, assieme alla spontaneità.

A fare paragoni non sono molto brava e tanti di quelli che ci affibbiano spesso non li capisco anche perché non ascolto né EditorsMaximo Park. La nostra musica in realtà non nasce da delle influenze ben precise perché ognuno di noi ascolta generi diversi e non sempre li riporta nei brani.

In questo senso posso parlare di spontaneità della nostra musica: nessuno di noi arriva in sala prove con l’idea di fare un pezzo “alla Editors” o chi per loro, però vengono comunque fuori canzoni da canticchiare. Che ci vuoi fare, siamo fatti così! Se poi qualcuno vuole o deve fare paragoni, li faccia pure, noi non ci offendiamo, ma personalmente non mi ci soffermo neanche più di tanto.

Nelle vostre interviste citate frequentemente le attività del Gruppo Tetris di Trieste…tu che rapporto hai con questa realtà?

Io sono una semplice utente del Tetris e in quanto tale mi ritengo molto fortunata. E’ stata dura per loro creare una realtà musicale alternativa in una città vecchia come Trieste, ma ci sono riusciti. Noi fruitori e amanti di un certo modo di fare e proporre musica non possiamo che ringraziare. Put your hands in the air for Tetris Collective!
Grazie stragrazie!

Cosa si devono aspettare coloro che vengono a vedere i Trabant? Considerando che il disco gira per appena 35 minuti, suppongo facciate anche materiale più o vecchio o cover…

Cover non ne facciamo. Abbiamo però molti pezzi nuovi e non vediamo l’ora di registrare un altro album. Se venite a vedere i Trabant aspettatevi simpatici sproloqui dal Marcello, urla in faccia da chuk (the pleasure from the bass) e cassa dritta dritta in faccia dal frenetico piedino di jack (the drum). Almeno, l’intento è quello di far muovere i culi… dipende poi da quanto il vostro culo è disponibile a muoversi!

Scorrendo la sezione “ dates “ del vostro blogsite, ho notato due cose: la prima è che suonate raramente nel centro e nel sud Italia, la seconda è, se ho ben capito, a giugno avete aperto per i Devo!

Piano! Non abbiamo aperto per i Devo, anche se penso sarebbe stato il coronamento di un sogno per il nostro bassista. E’ semplicemente capitato che suonassimo nella stessa location, ovvero Azzano Decimo, Fiera della Musica. C’era un concorso per gruppi emergenti a cui abbiamo partecipato e, all’interno della manifestazione c’era in scaletta pure il concerto dei Devo. Noi in realtà abbiamo suonato dopo di loro, perché il concorso era stato suddiviso in due fasi e noi rientravamo nella seconda.

Per i nostri (anche futuri) fans e non del sud Italia, stiamo organizzando una mega tournèe ma le date non sono ancora definite. Dovete considerare che per noi abitanti delle lande desolate dell’est andare a Bologna è già come fare una transiberiana! Ma non vi preoccupate: a costo di prendere Dersu Uzala come guida e muoverci rotolando su tappeti di ceci, arriveremo. Abbiate fiducia!

Cosa si aspettano i Trabant per il futuro?

Ci aspettiamo di suonare con i Ministri e qualcosa mi dice che presto accadrà.
Ci aspettiamo che qualcuno ci dica come hanno ucciso lo zio di Mondo Marcio.
Ci aspettiamo delle avances.
Ci aspettiamo che al posto dei Finley vengano a suonare a Trieste i Justice.
Ci aspettiamo che il Marcello vada a suonare con i Sun 0))) .
Ci aspettiamo un invito ufficiale a “uomini e donne”.
Ci aspettiamo un “miao” senza apparente motivo.

Link:
TRABANT Official Site
TRABANT MySpace
RSVP Records Official Site
RSVP Records MySpace
GRUPPO TETRIS MySpace

Mp3:
Milky Way (from the album “Music 4 Losers”)

Video:

WASTE OF TIME (LIVE)

ALL YOUR FRIENDS ARE AFFICIONADOS… (LIVE)

187 PC (LIVE)


Discography: LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA (autoprodotto - 2007)


Le Luci Della Centrale Elettrica suoneranno dal vivo, il prossimo 29 Novembre a Roma, al Circolo degli Artisti, all’interno della Sporco Impossibile Live Nite .

Questo che segue è quello che è fuoriuscito da un incontro tra Vasco aka Le Luci Della Centrale Elettrica, me, Tommy e Dhinus, in un pomeriggio di mezz’autunno, a Milano, in un quartiere che si è rivelato stranamente indie.

Ciao Vasco…Per presentarti un po’, volevamo fare il punto della tua storia personale come musicista e nello specifico delle “Luci della centrale elettrica”, com’è nata questa tua idea? Cosa facevi prima? Suonavi prima di questo progetto?
Un po’ come tutti ho cominciato a suonare il basso in un gruppetto punk, quando avevo 15 anni. Poi, per vari motivi e come tutti i gruppi, si è sciolto e ho continuato così, da solo, suonando la chitarra. Allora facevo già alcuni tra i pezzi del demo delle Luci Della Centrale Elettrica, alcuni me li porto dietro da un bel po’ di anni, ma li suonavo solamente in camera mia, fine a se stessi. Un giorno, un mio amico che lavora in uno studio di registrazione mi ha suggerito di registrarli che erano “buoni”, e, tra una cosa e l’altra, la gente ha incoraggiato il progetto ed è uscito il disco.

“Milano era veleno” cantava un tuo brano. Tu, ferrarese di nascita, hai deciso da poco di trasferirti proprio a Milano. E di conseguenza cambiare le parole della canzone. Spiegami un po’…
Bè, intanto non è che le mie canzoni siano così autobiografiche…E poi per varie questioni personali, avevo voglia di allontanarmi da Ferrara, Milano è un po’ un antidoto per me. Poi è una scelta reversibile, non so quanto resterò qui…

Com’è nato questo tuo album/demo?
E’ stata una cosa registrata in due giorni, un po’ così, che oggi mi sembra davvero incredibile che la gente lo ascolti, perché è stato realizzato in un container da terremotati in due giorni, dove registrano i gruppetti metal dei quindicenni di Ferrara, bevendo del Lambrusco, per 130 euro e con un mio amico che suonava la chitarra. Ed è strano che alla fine io ne abbia venduti 500-600 copie tra un concerto e l’altro, masterizzate in casa da me. E dire che non ne ero nemmeno tanto convinto del risultato finale, sono stato un periodo senza ascoltarlo e stavo già pensando di fare altre cose. La svolta è stata quando ho incontrato Moltheni a Bologna per caso alla Feltrinelli, gli ho propinato un cd e dopo due giorni mi ha detto che gli era piaciuto. Il primo concerto che ho fatto nella mia vita da solo è stato appunto di spalla a Moltheni, quindi mi è andata di lusso. Da lì ho preso anche più coraggio sulle mie stesse canzoni, perché in realtà non c’era molta gente che approvava o dissentiva, rimanevano solo tutti un po’ straniti…

E l’origine del nome? “Le luci della centrale elettrica” fa pensare di più ad un gruppo e non ad un solista, è un ambiguità voluta?
Non me la sentivo assolutamente di dare il mio nome ad un progetto, mi sembra una cosa fuori tempo. Ho sempre suonato in gruppo, con un certo tipo di mentalità, e soprattutto il mio nome non rivendica niente. Invece “Le luci della centrale elettrica” dà già uno sfondo al progetto, non sono la mia autobiografia ambulante per cui non mi interessava dargli il mio nome, e, appunto, parlo anche di altre cose, rubo dai paesaggi che vedo, dalle conversazioni dei miei amici, dai libri che leggo, dalle persone che incontro che sono queste “luci della centrale elettrica”, è una cosa corale, io non esisto, tanto che in ogni concerto vorrei essere in un angolo al buio, con qualcuno che mi proietta immagini dietro..

Esiste veramente una centrale elettrica in particolare?
A Ferrara ne esiste una, che però non è proprio una centrale, è una raffineria di non si sa cosa, una presenza monumentale che non fa vedere le stelle in tutta la periferia. Una delle cose più belle che ci sia da vedere a Ferrara.

Hai ri-registrato da poco con un personaggio quale Giorgio Canali. Come vi siete conosciuti? Cosa ha aggiunto al tuo lavoro?
Ho avuto questa possibilità indispensabile per l’uscita del disco. Ho incontrato Giorgio Canali per caso, sapevo che abitava a Ferrara ma non lo conoscevo di persona, ho sempre ascoltato i suoi dischi. Gli ho dato il mio album e quando ci siamo rincontrati dopo tre mesi ad un live degli Zen Circus a cui io suonavo di spalla, mi ha detto che gli era piaciuto molto e che avrebbe voluto fare con me la registrazione del disco. Ed è stata una fortuna perché altrimenti io non avrei trovato nessuno disposto a mettere dei finanziamenti in questo mio progetto, per quanto ci sia stata comunque molta attenzione intorno, poiché le etichette indipendenti vogliono al 99% dei casi un disco già registrato con il master fatto…Il disco comprende metà pezzi del demo e metà nuovi, si mantiene sempre abbastanza “grezzo”, chitarra acustica, chitarra elettrica, senza batteria, rimangono canzoni da spiaggia deturpate. Giorgio Canali ha messo qualche chitarra, in modo che suoni di più la parte strumentale, ma non è intervenuto sulla voce.

Si sa già una data di uscita del disco? Hai già contatti con delle etichette?
Spero esca tra febbraio/marzo/aprile. Le etichette in realtà si sono fatte sentire nell’ultimo mese. Penso troverò quella con cui voglio uscire, e in caso contrario io sono tutt’ora dell’idea di far uscire il disco con un’etichetta mia, tanto basta aprire un Myspace ed è fatta…Penso che l’album verrà pubblicato come un libro, in cui raccolgo gli scritti, magari un po’ rielaborati, pubblicati per ora solamente solo sul mio blog (http://lelucidellacentraleelettrica.blogspot.com/) che è comunque parte integrante del mio progetto.

Parliamo di tutte queste influenze che si leggono nella tua pagina myspace…Fabrizio De Andrè, i fumi della Montedison, “Fiducia nel nulla migliore” di Moltheni, i CCCP, Rino Gaetano, i Baustelle, i fluxus, le straordinarie avventure di Penthotal e Andrea Pazienza, De Gregori, Enrico Grezzi, Tondelli, tua mamma che canta Battisti…
Battisti è importante…E poi tutte le altre (anche se tengo di più ai fumi della Montedison). Mi dispiace vedere che diversi gruppi sembra parlino solo delle influenze musicali che hanno, perché l’unica cosa che penso ascoltandoli è che si sono ispirati a questa band piuttosto che ad un altra. A me ispira molto di più una persona che incontro o un fatto che accade; le mie canzoni saranno molto più ispirate dal fatto che adesso stanno “cadendo dai cieli fogli di via” più che in qualsiasi altro periodo, come ai bei vecchi tempi italiani. Mi dispiace quando le conversazioni musicali vertono solo sui gruppi musicali, perché stiamo creando una nicchia che con la cosiddetta realtà ha niente a che fare, cioè la musica per la musica non mi interessa per niente.
I Fluxus, ad esempio, sono un gruppo che stimo tantissimo, assolutamente sottovalutato nel panorama contemporaneo. Penso che abbiano descritto gli anni 90 come nessun altro, io li metto davanti a tutti quelli che poi sono diventati i gruppi più importanti del rock italiano.

Nei tuoi testi ci sono spesso dei riferimenti a luoghi (città molto diverse come New York e Belgrado, ma anche la stazione Termini, i garage di Milano nord, etc.) Quasi come se la storia che un luogo può raccontare fosse altrettanto forte di quella che può raccontare una persona. Quanto conta la fascinazione dei luoghi nella scrittura dei tuoi pezzi? Sono sempre luoghi vissuti in prima persona che hai voluto fissare in una canzone, o anche luoghi immaginati?
I luoghi contano tantissimo, sono sempre luoghi vissuti da me o da altri, perché sono comunque memorie che ci sono state comunicate. Poi sicuramente i posti in cui vivi cambiano l’approccio a come scrivi e a come vedi le cose.

Ho avuto la fortuna di vederti un paio di volte live insieme a Dente, cantautore pop nato a Fidenza e trasferito anche lui a Milano. Esperienze comuni, insomma. Avete un’affinità assolutamente molto divertente, ce ne parli un po’?
Dente l’ho conosciuto tramite Myspace, ho sentito i suoi pezzi che mi piacevano tantissimo e ci siamo scritti. Poi ero a Milano un giorno che lui suonava in un locale, e gli ho chiesto “Ma se vengo a suonare prima del tuo concerto?” lui ne è stato entusiasta, alla fine da lì è nato il primo concerto, da allora ci siamo proposti noi qualche volta insieme, altre volte ci chiamano solo in coppia, e ci troviamo benissimo.

Cosa ascolti in camera tua e cosa canti sotto la doccia?
La cosa più “allegra” che ascolto e che mi mette più di buon umore sono assolutamente i Diaframma, però da quando ha cominciato a cantare Federico Fiumani. Adesso ho registrato un pezzo suo per una compilation che sta facendo proprio Fiumani di suoi pezzi rifatti, tra cui, oltre a me, ci sono anche Dente e i Baustelle, che uscirà l’anno prossimo.

Le luci della centrale elettrica si esibirà live giovedì 29 novembre al Circolo degli Artisti a Roma, per la serata di Sporco Impossibile.
Invito chi non l’avesse mai visto dal vivo ad accorrere subitamente all’evento.
L’intervista si può ascoltare nella versione integrale sul poadcast di Lazysundays di domenica 18 novembre.
Ringrazio Vasco, Tommy e Dhinus, per la pazienza, le tazze di thè, la collaborazione.

Link:
Le Luci Della Centrale Elettrica Official Site
Le Luci Della Centrale Elettrica MySpace
“LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA - S/T” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
La Gigantesca Scritta COOP (from the album “Le Luci Della Centrale Elettrica”)
Fare I Camerieri (from the album “Le Luci Della Centrale Elettrica”)
Stagnola (from the album “Le Luci Della Centrale Elettrica”)
Piromani Si Muore (from the album “Le Luci Della Centrale Elettrica”)

LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA Live @ Lazysundays




Discography: GOOD OLD DAYS [EP] ( autoprodotto - 2006), CLOUD CUCKOO LAND (Pippola Music - 2007)

Annie Hall suoneranno dal vivo, il prossimo 29 Novembre a Roma, al Circolo degli Artisti, all’interno della Sporco Impossibile Live Nite.

Finisco per ascoltare molto spesso “Cloud Cuckoo Land”, disco dei bresciani Annie Hall, più di quanto immaginassi. E come ormai dovreste sapere, Indieforbunnies promuove e supporta il progetto Sporco Impossibile nel suo appuntamento live trimestrale al Circolo degli Artisti, che il 29 di novembre vedrà esibirsi sul palco Le Luci Della Centrale Elettrica, Nohaybandatrio e proprio gli Annie Hall. E’ stato quindi un piacere per il sottoscritto sottoporre qualche domanda tra il serio e il faceto a Fabio Dondelli, chitarra e voce della band. Ne è uscita fuori un botta e risposta sicuramente piacevole da leggere, in cui ho scoperto di avere delle “tristi” affinità infortunistiche alla spalla con l’intervistato. E come lui, eviterò di spiegarvi le vicende che hanno portato più volte alla lussazione delle mie articolazioni scapolo-omerali. Buona lettura.

Partiamo dal nome della band, ispirato ad una commedia di Woody Allen. C’è un legame particolare con quella pellicola?
Non direttamente…nel senso che adoriamo quel film e adoriamo Woody Allen….abbiamo voluto tributarlo optando per un nome che suonasse bene prima di tutto….il caso vuole che “Annie Hall” sia anche una delle nostre pellicole preferite.

Ora che il disco è uscito da circa un mese, e a quanto pare è stato accolto bene anche dalla critica, come vanno le cose? Siete soddisfatti del prodotto finale?
Direi di si, abbiamo sempre lavorato con costanza e determinazione e fortunatamente qualche piccola soddisfazione ce la stiamo regalando. noi siamo contenti e l’entusiasmo non manca…. e abbiamo tanta tanta voglia di fare.

Sul vostro sito consigliate durante l’ascolto una tazza di tè e un divano, ma anche un’autostrada in prima corsia a ‘90 all’ora. Io direi che è perfetta per viaggiare mentre si guarda dal finestrino e si mescolano i pensieri di una giornata uggiosa. Che ne pensate?
Beh è un’immagine molto carina…ti ringrazio. Ci piace pensare che al di là dei gusti possa essere un disco da ascoltare con calma e in una situazione di relax…le atmosfere sono comuqnue abbastanza autunnali quindi ci sta pure una bella copertina della nonna sulle ginocchia…. :)

Insieme ai Canadians, anche se con un approccio molto diverso, il vostro è un disco molto legato a sonorità americane, in questo caso direi di stampo indie folk. E’ stato un processo naturale arrivare a questa formula oppure ci avete studiato un po’ sopra?
E’ stato un processo assolutamente naturale…e non lo dico per fare il figo. E’ solo che siamo 4 teste molto diverse fra loro e ognuno di noi vive la musica in maniera abbastanza diversa (chi più chi meno ovviamente). Il fatto di avere dato vita ad un qualcosa che possa essere incasellato nel genere indie folk o pop che sia ci piace, siamo d’accordo, ma non ci avevamo mai pensato…è solo il frutto di un mix di ascolti che, indirettamente, ci ha portato a Cloud Cuckoo Land.

Trovo che la scena cosiddetta “indie” nostrana stia vivendo un ottimo periodo di forma, seppur sempre troppo di nicchia. Non trovate sia un grande peccato non riuscire a trovare un minimo di visibilità in più a livello nazionale?
Sono d’accordo. Mi capita spesso di parlare con gente che snobba la musica indie perchè la associa all’ incapacità di suonare. E’ un peccato…beh, direi che le cose più belle che ho sentito negli ultimi anni vengono proprio dal sottobosco invece…e ci riteniamo fieri di farne parte, se così si può dire. Ovviamente il discorso di una maggior visibilità a livello nazionale è una cosa importantissima e a cui teniamo molto. Per capirsi, non siamo gli indiefolkers da cameretta che chiudono le porte all’esterno…anzi. Amiamo la convivilità, fare nuovi amici, scambiarci le ricette tipiche, fare i dementi…essere noi stessi in sostanza. Se un giorno qualcuno ci chiedesse “volete partecipare al Festivalbar?” risponderemmo “si sole se ci fate duettare con Tina Turner”.

Dove svolazzano i vostri ascolti in questo periodo?
Ops…io sono risprofondato nei Beach Boys, ogni tanto fa bene riascoltarli. Andrea mi pare sia in fissa sui Pixies e i Byrds, Budo Jens Lekman e Okkervill River, Giorgio Moloko, Kraftwerk, Paolo Conte.

Giocate ancora a tennis sui “nebbiosi campi padani” come si legge dalla vostra biografia?
Aahahah. Da quando mi sono lussato la spalla non più. Evito di spiegare come (vedi intervista su rockit) … A
parte gli scherzi, abbiamo chiuso con lo sport….è stata dura ma ce l’abbiamo fatta.

Vi siete mai riascoltati su disco comodamente seduti a casa vostra sorseggiando un buon tè?
mmm….no. E’ ancora troppo presto !

Ora parliamo della vostra attività live, siete liberi di pubblicizzare i vostri prossimi concerti, a partire dalla prossima serata di Sporco Impossibile. E poi, ancora in tour?
Beh qui ci sta la menzione speciale per Organetta, la nostra Agezia di Booking (che ha appena vinto il primo premio al MEI di Faenza).Torniamo a noi: 22/11 Locomotiv a Bologna, 24/11 Arci Joe’s Fidenza (Pippola Night), 29/11 Sporco Impossibile al Circolo degli Artisti di Roma, 30/11 Officine Sonore di Vercelli, 8/12 torniamo a Brescia alla Latteria Molloy, 14/12 al Circolo Eternit di San Matteo (BO), poi c’è il Xmas Tour per presentare l’EP di Natale in uscita a breve sempre per Pippola Music e in condivisione con i Gonzo 48K: 20/12 Lego (Cesena), 21/12 Morgana (Benevento) e 22/12 Melos (Pistoia). Poi altre e altre nel 2008. Evviva le ferie!!!

Prima di salutarvi, un’ultima illuminante domanda: cosa volete fare da grandi?
Io vorrei fare il presentatore, Giorgio il lampione, Andrea il Fante di Bastoni, Budo il Can per l’Aia.

Link:
Annie Hall Official Site
Annie Hall MySpace
Pippola Music Official Site
“ANNIE HALL - THE GOOD OLD DAYS [EP]” review on INDIE FOR BUNNIES
“ANNIE HALL - CLOUD CUCKOO LAND” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Ghostlegs (from the album “Cloud Cuckoo Land”)
Open 24 Hours (from the album “Cloud Cuckoo Land”)
Uncle Pig (from the album “Cloud Cuckoo Land”)


Discography: LES HEURES DES RAISON ( Matamore Recordings - 2007)

Nome ispanico e zucchero pop a non finire per il duo belga Soy Un Caballo, al secolo Thomas Van Cottom e Aurelié Muller. “Les Heures Des Raison” è il frutto di una visione estremamente romantica e sognante, spesso cinematografica del pop d’autore internazionale, un gita bucolicamente cantautoriale in una terra in cui la luce del sole filtra gentilmente attraverso le fronde degli alberi per riscaldare i cuori. Delicati arpeggi di chitarra, piano rhodes , vibrafono e strumenti a fiato sostengono l’ingenua e bellissima fragilità delle storie di amore dei belgi, che nel disco si affidano alla produzione di Mister Sean ‘O Hagan ( mente dei già citati High Llamas ) per rendere il loro suono ancor più pieno di impalpabile leggerezza pop. Non bastasse, in “Le Chambre” Aurelié Muller duetta in francese con Sua Maestà Will Oldham ( Palace Brothers e un’infinita di altri progetti ), il quale smette i panni del songwriter depresso per regalare un gioiello di chiaroscurale bellezza.
Un esordio di grande valore per un band da tenere d’occhio.
Di entrambe abbiamo parlato coi diretti interessati.

Ciao ad entrambi, benvenuti su IFB! Mi piacerebbe che innanzitutto vi presentaste ai nostri lettori: come e quando avete iniziato a far musica e cosa vi ha portato a dar vita ai Soy Un Caballo?
Ciao, siamo Aurélie e Thomas,facciamo parte di un duo chiamato “Soy Un Caballo”.
Abbiamo entrambi iniziato a fare musica all’età di 15 anni. Soy Un Caballo è il nostro ultimo e più importante progetto, con il quale ci occupiamo sia di musica che di video.
Iniziammo a lavorare su canzoni e film quando mi ruppi una gamba (giocando a bandminton) , non mi sono potuto muovere per un mese e così ero costretto a rimanere casa.

Aureliè suona anche in altre 2 band : Raymondo e V.O (nei quali suono anche io).
Sono gruppi che fanno parte dell’etichetta Matamore Recordings.
Come vedete entrambi facciamo parte di band con il nome che finiscono con la lettera “O” (Raymondo V.O.Soy Un Caballo).

Per il primo album abbiamo avuto la possibilità di lavorare con molti nostri amici che sono anche ottimi musicisti come Boris Gronemberger (cantante dei V.O. e batterista dei Raymondo), Cédric Catus (chitarrista dei V.O. e Raymondo), Jesse D. Vernon (Morning Star, John Parish), Kate Stables (This Is The Kit), Delphine Bouhy (Parrondo), Sean O’Hagan (The High Llamas), Charlie Francis e Will Oldham meglio conosciuto come Bonnie ‘Prince’ Billy.
Significa molto per noi che questi musicisti si siano adoperati per le nostre canzoni.

Oltre a voi, ci sono diversi cantautori francofoni che negli ultimi anni sono riusciti a varcare i confini nazionali grazie alla propria musica. Penso soprattutto a Benjamin Biolay o ad una Coralie Clement…Quali motivi vi hanno portato a sceglier di cantare – come loro - praticamente solo in francese ?
Il francese è la nostra lingua madre, ecco perché abbiamo deciso di utilizzarla.
Vogliamo essere vicini alla nostra personalità e non immaginare come saremmo stati se fossimo nati dall’altra parte dell’oceano.
Ma le nostre canzoni sono difficili da comprendere anche per chi parla francese.
Non proviamo a raccontare storie, ci piace semplicemente giocare con le parole e proviamo a curare più la poesia del senso.

“Les Heures Des Raison” , uscito qualche mese fa per la belga Matamore, è un album di delicata e chiaroscurale bellezza, un lavoro che a mio parere ha moltissime sfumature cinematografiche. Com’è nato? Da quanto tempo ci lavoravate? Immagino siate più che orgogliosi del risultato…
Non mi piace la parola “orgogliosi”, mi suona come un qualcosa di forte, politico.
Siamo molto contenti di aver avuto la possibilità di creare, realizzare, registrare, queste canzoni.
Sono più contento di aver pubblicato queste canzoni e di non averle lasciate solo sul mio computer, e di aver lavorato con ottimi musicisti.

Inoltre non passiamo molto tempo a riascoltare le nostre canzoni una volta che l’album è pronto.
Preferiamo pensare al futuro e non ritornare su quanto già fatto per dire :”oh sono un genio” ….(scherzo…)

Nel pop zuccherino di pezzi come “Au Ralenti” ( il miglior pezzo del disco ) come in ballate umorali quali “Sous Les Papieres” è evidente l’amore sconfinato per la genialità di Sean ‘O Hagan, deus ex machina dei gloriosi High Llamas che ha suonato diversi strumenti nel disco ed è l’autore del miraggio. Come siete venuti in contatto col mitico Sean?
Abbiamo mandato a Sean i nostri demo e gli abbiamo chiesto se voleva produrre le nostre canzoni. Gli sono piaciute molto, così abbiamo speso molto tempo per trovare un posto libero nella sua agenda fitta di impegni.
Finalmente abbiamo avuto la possibilità di passare 10 giorni a Londra con Charlie e Sean.

Quello che abbiamo apprezzato è stato che lavorando su queste canzoni non abbiamo mai dovuto affrontare problemi ma ci siamo limitati a cercare soluzioni.
Le sessions erano sempre positive e mai del tipo : “…questo non funziona, come possiamo fare per evitare che questa traccia suoni..”

Sean ascoltava le canzoni due volte e poi riferendosi a me e Aurélie diceva cose del tipo : “ miei cari Caballo questa è ottima, dobbiamo solo aggiungere qualche wurlitzer e forse qualche vecchia drum machine e sarà perfetta”
oppure “va bene se tagliamo questa sezione ? E’ troppo lunga, dovremmo modificarla!”
niente più di questo….
Charlie e Sean sono ottimi ragazzi, lavorare con loro è stata una grande esperienza.
Spero di avere questa possibilità ancora in futuro.

Altra gemma presente in “Les Heures Des Raison” è “Le Chambre”, un duetto - sempre in francese - con Will Oldham. Pur se appare singolare una collaborazione tra autori tanto diversi, il risultato è più che eccellente.
Grazie per i complimenti su “Le Chambre”.
Hai ragione Will ha una voce meravigliosa. Ci piace quando inglesi o americani cantano in francese : lo troviamo sexy.
Inoltre ci piace mantenere la tipica fragilità che ha chiunque deve cantare in un’altra lingua.
L’idea di chiedere a Will e Jesse ti cantare in inglese è nata con l’idea di due persone che nonostante parlino la stessa lingua e abitino insieme trovano spesso difficile comunicare.
Quanto ognuno di noi vuole dire spesso risulta essere diverso da quanto alla fine riesce realmente ad esprimere. E spesso questo accade anche per quello che ognuno di noi dice e quanto le altre persone poi finiscono per capire.

Come si promuove a livello internazionale un gruppo come il vostro, ben distante dall’avere le disponibilità delle Major e altrettanto lontano dalle luci della ribalta modaiola?
E’ un gran lavoro anche il semplice promuovere la band in Belgio!
Ma non è un problema. Facciamo musica e film, il meglio che possiamo fare è prendere le buone notizie come tali.
Sappiamo che la nostra musica non è molto popolare e che solo poche radio trasmettono le nostre canzoni.
E’ semplicemente un dato di fatto.

Siamo felici del nostro sito MySpace attraverso il quale abbiamo conosciuto ottime persone. Con MySpace, inoltre, abbiamo avuto la possibilità di lavorare con la cantautrice Stephanie Dosen per la quale abbiamo fatto un video.

Speriamo solo di pubblicare il nostro disco anche in pochi altri paesi e guadagnare i soldi necessari per registrare il prossimo.
Inoltre, quest’anno, dovremmo registrare un DVD, al suo interno troverete un nostro corto-metraggio.

I vostri ascolti, presenti e passati. Presumo che High Llamas e Stereolab siano ai primissimi posti…
Siamo entrambi grandi appassionati di High Llamas e Stereolab. In passato comunque abbiamo ascoltato un po’ di tutto : Tortoise, Berg Sans Nipple, Iron & Wine, Vladimir Cosma, Belle & Sebastian, Anthony Colman, John Zorn Massada, Bright Eyes, Electralane, Yo La Tengo, Song Of Baliey, This Is The Kit ….

Scorrendo le sezioni del vostro sito mi ha colpito particolarmente quella dedicata ai video ( “Regardez” ). Ci sono diversi filmati di una stessa storia, girati in modo oniricamente fragile e delicato, alla maniera di Michael Gondry e J.P.Jeunet tanto per capirci. Vorrei che ce ne parlaste più a fondo perché, come dicevo prima, a mio avviso il legame tra l’immagine e la musica è molto stretto nei Soy Un Caballo.
Si, in passato abbiamo diretto video (anche promozionali, abbiamo curato il promo TV per il Dour Festival in Belgio). E’ una nostra passione. Come già anticipato vorremmo realizzare un DVD con un cortometraggio che stiamo ultimando.

Avete in programma un tour europeo? Verrete anche in Italia?
Ci piacerebbe molto suonare in Italia. In passato ho fatto diversi shows nel vostro paese, ed è stato fantastico. Ma il nostro album per il momento non verrà realizzato in Italia, così ci sono fievoli speranze perché questo possa accadere. Ma non si sa ma…

Da ultimo: perché un nome come Soy Un Caballo?
Troppo personale.
No, scherzi a parte, è la storia di un principe che vuole salvare la sua principessa dalle tenebre e per trovarla nel miglior tempo possibile decide di trasformarsi in un essere metà uomo metà cavallo.

La figura del cavallo e’ stata usata molte volte nel “mondo del rock” e abbiamo pensato che unirla alla fragilità della nostra musica sarebbe stato divertente.
Ma per essere onesti io e Aureliè non siamo grandi amanti dei cavalli!

Link:
Soy Un Caballo Official Site
Soy Un Caballo MySpace
Matamore Recordings Official Site

Mp3:
But Will Our Tears (from the album “Les Heures De Raison”)
Au Ralenti (from the album “Les Heures De Raison”)
La Biblioteque (from the album “Les Heures De Raison”)


Discography: MONDO NAIF (Tempesta Record - 1994), ALLEGRO POGO MORTO (Tempesta Record - 1995), SI PARTE ( Tempesta Record - 1996), PICCOLO INTERVENTO A VIVO ( Tempesta Record - 1997), MOSTRI E NORMALI ( Tempesta Record - 1999), EP ( Tempesta Record - 2000), LA TESTA INDIPENDENTE ( Tempesta Record - 2001), LE ORIGINI ( Tempesta Record - 2002), IL SOGNO DEL GORILLA BIANCO ( Tempesta Record - 2004), LA SECONDA RIVOLUZIONE SESSUALE ( Tempesta Record - 2007)

Mi hanno sempre fatto schifo i profumi troppo forti. Il profumo dei fiori poi, lo odio. Qui mi sembra tutto un sogno e quello che pizzica l’interno del mio naso è incenso e il fumo che confonde la mia vista è la solitudine. Amerò sempre con tutto me stesso chiunque, ma probabilmente già so che morirò da solo. Scrivo con un pennarello verde e spero che il mio sangue possa scaldare le pareti di questa stanza che in questi giorni sembrano ancora più bianche e ancora meno comunicative del solito. Tutti i cumuli nembi che hanno scaricato rabbia sull’asfalto, oggi hanno deciso di entrare in me dalla bocca e depositarsi dentro lo stomaco. Questo non vuol dire che cagherò fulmini ma che quando uscirà il sole, forse, sarò contento il doppio.

Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti non credo che sia molto interessato a cosa racconta il mio stomaco ma sembra piuttosto soddisfatto della sua esistenza musicale. Ed ha ragione di esserlo.

Partiamo subito da una domanda diretta: perchè il rosa, perchè la
seconda rivoluzione sessuale? Insomma…….perchè questo disco?

Il titolo, le canzoni, ogni aspetto di questo disco si abbina bene al
rosa, quindi… perché no?

E’ sicuramente un disco più maturo per certi versi rispetto ai lavori
iniziali dei tre allegri ragazzi morti. Questa completa e acquisiti maturità si era già compresa appieno con il vostro ultimo disco….quali sono gli episodi (di vita? musicali?) che secondo voi hanno completato il vostro lavoro?

Non credo ci siano elementi precisi che ci hanno fatto fare un disco più “maturo”. A mio avviso avevamo voglia di fare delle belle canzoni, registrarle al meglio, prenderci il nostro tempo, tutto ciò ha portato ad un lavoro più sereno dei precedenti. E poi, forse abbiamo ormai una certa età!

A mio parere le tracce migliori del disco sono in sequenza “Il Mondo Prima”, “L’Impegno”, “Lorenzo Piedi Grandi” e “In Amore Con Tutti”. I testi rispecchiano sempre una realtà piuttosto amara. La musica invece in contrasto risulta sempre molto varia, graffiante e con un piglio rock mai banale. Potete raccontarci da quali episodi o pensieri è nata una tra le
canzoni sopra elencate?

“Il Mondo Prima” è nata da una frase inglese di Chris Leo, “I was fine before you came”, che ha nel tempo influenzato molti musicisti italiani. Volevamo semplicemente aggiungere il nostro spunto al topos. Tutti dovrebbero farlo, è un tema stimolante.

Quali sono le band che avete ascoltato di più in assoluto e quali quelle a cui vorreste a tutti i costi produrre un disco?
Mmmmh, in ordine sparso: Stones, Devo, Clash, Cure, Police, Hanoi Rocks, Velvet Underground, Smiths, Jesus and Mary Chain, Pavement, Pixies, CCCP, vari cantautori italiani. Io credo che ognuno di questi gruppi se la sia sempre cavata molto bene anche senza di noi. Però personalmente produrrei un futuro disco di The Pastels.

A proposito di Tempesta Records….”Toilette Memoria” di Moltheni è
stato uno dei dischi che indieforbunnies ha consigliato di più la scorsa stagione musicale. il risultato è stato eccellente. Raccontateci qualcosa riguardo questa unione artistica tra voi e Umberto Giardini.

Ho conosciuto Umberto anni fa ad un Beach Bum Festival proprio perché il suo nome d’arte è il mio cognome vero. Da lì in poi è nata ed è cresciuta La Tempesta Dischi. Quando l’ho visto al concerto dei Tortoise a Ferrara, desideroso di pubblicare nuovo materiale, gli ho detto che La Tempesta era lì anche per lui. Più semplice del previsto, eh?

Come mai avete deciso di inserire una cover degli Art Brut nel disco?
Perché sono fighi da morire e perché il testo sembrava già nostro.

Qual è stata l’esperienza live più gratificante come band artisticamente parlando per voi negli ultimi anni?
Ce ne sono state alcune. Forse la più curiosa deve ancora avvenire, e sara’ un live a Londra, il 5 ottobre 2007 al Bar Fly.

Capitolo disegni. Che fine fanno i personaggi di Davide? “Il Gorilla Bianco” dov’è adesso? Ma soprattutto quali sono i progetti futuri di Toffolo riguardo quest’altra parte artistica personale?
Davide sta per ultimare un nuovo libro che si chiamerà Tres.

Secondo voi i conigli sono meglio liberi per i campi o al forno con le
patate?

Ah ah ah, ma che domanda è? Mmmh, considerato che siamo ‘cintura nera’ di ‘gambe sotto il tavolo’ dovrei rispondere al forno, ma alla
fine sono più belli quando scorrazzano per i campi.

Link:
Tre Allegri Ragazzi Morti Official Site
Tre Allegri Ragazzi MySpace
Tempesta Record Official Site
“TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI - LA SECONDA RIVOLUZIONE SESSUALE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Candida L’Ottimista (from the album “Le Origini”)
1994 (from the album “Le Origini”)
Tutto Nuovo (from the album “Le Origini”)
Come Ti Chiami ? (from the album “La Seconda Rivoluzione Sessuale”)

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