INDIE INTERVIEW


Discography: THE NORTH SIDE OF SUMMER [EP] (Hoboken Records - 2005), A SKY WITH NO STARS (Ghost Records - 2007)

Una delle band di cui si è parlato di più nell’ambito della musica indie italiana negli ultimi mesi. Noi non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di farci una bella chiacchierata con loro. Ladies and gentleman direttamente dalle parole del chitarrista cantante Duccio Simbeni ecco a voi i Canadians.

Come ho anche scritto nella recensione del disco, pare che la vostra fama vi abbia preceduti, visto che si faceva un gran parlare, almeno negli ambienti della musica cosiddetta “alternativa” italiana, dei Canadians ben prima della pubblicazione del vostro primo lavoro. La cosa in qualche modo vi ha condizionati durante la lavorazione dell’album?
Sicuramente ci ha dato ulteriori stimoli, ma parlare di condizionamento, forse non è il termine esatto. Semplicemente l’album è uscito come è uscito perché ci piaceva così e avremmo fatto così in ogni caso, con o senza il borbottio di sottofondo. Ripeto il fatto che se ne stesse già parlando e in parte il pubblico ci apprezzasse già non ha fatto altro che riempirci di gioia.

Almeno dai commenti sul nostro sito, il pubblico pare essere diviso sull’esito finale del vostro disco. Io personalmente credo che sia un gran bel lavoro nel suo genere, poi certo, se il genere a cui fate riferimento non piace a qualcuno, beh questo qualcuno ovviamente non apprezzerà. Ma mi sembra una cosa piuttosto ovvia e comune alla maggior parte dei dischi. Forse molti vi accostano ad una corrente emo che sembrava molto andare di moda tra i telespettatori di seri tv come O.C. Cosa vi sentite di rispondere ai vostri detrattori?
E’ naturale che i Canadians possano piacere a coloro che ascoltano un certo tipo di musica. Mentre altri invece, che non amano questo genere, possono storcere il naso e sono liberissimi farlo. Ma questo è scontato. Trovo altresì naturale e scontato il fatto che all’interno di coloro che ascoltano il nostro genere di musica abbiano pareri diversi e contrastanti sulla qualità dell’album, album bello/album brutto, troppo Hi-Fi/troppo poco Low-Fi. Ma anche questa mi sembra una cosa normale. Noi stessi ce lo siamo chiesti. Non vedo perché non possa accadere anche tra il pubblico e gli addetti ai lavori. Per quanto riguarda l’accostamento alla corrente emo guarda. Ad oggi faccio fatica a capire cosa e’ emo e cosa non lo e’. Molti mi dicono che l’emo che si sente in O.C. (specifico che non ho mai visto una puntata di questo telefilm) non e’ emo. Altri dicono che emo e’ quello che suonano i Good Charlotte e quei gruppi li’. Non ci si capisce niente. Non va bene se i Canadians suonano e cantanto come i Canadians?.

Domanda banale scontata e ovvia: cosa state ascoltando in questo momento?
Io sto macinando nel lettore Gone dei Mono e l’ultimo album degli Unwed Sailor. Massimo, aspetta che guardo sul blog, sta ascoltando a quanto scrive Rogue Wave, Band Of Horses e A Toys Orchestra, Michele l’ho sentito alle prese con Gregor Samsa e Battles, il Chri con gli ultimi lavori di Bad Brains e Bad Religion, il Vito meglio non indagare va.

Ritengo che il vostro disco goda di una fantastica produzione, soprattutto nei suoni di chitarra e nel bilanciamento perfetto di tutti i volumi soprattutto nelle esplosioni sonore più fragorose. Quanto è stato importante per voi il lavoro di Matteo Cantaluppi in questo senso?
Per noi è Matteo e’ stato quanto di meglio non potessimo pescare. Eravamo, e lo siamo tuttora, in piena sintonia di idee per quanto riguarda generi musicali, e non solo musicali, quindi non e’ stato difficile partire con il piede giusto. Sapeva sempre interpretare al meglio le nostre richieste. Sapeva cosa poteva andare e cosa era di troppo. Durante tutto l’arco di tempo passato in studio si è consolidato un feeling particolare tra i Canadians e Matteo tant’e’ che oggi più che parlare di lui come un professionista con la P maiuscola peferisco parlarne come amico.

Forse una produzione così accurata può essere un’arma a doppio taglio, visto che dal vivo credo sia molto difficile riproporre certi suoni del disco. Siete pienamente soddisfatti della resa dal vivo dei vostri brani?
Per come la vedo io trovo più affascinante l’idea che un concerto abbia una sua personalità, viva di anima propria e per questo abbia una propria sonorità peculiare rispetto al lavoro in studio. Sono un po’ titubante rispetto ai concerti che suonano identici all’album. La nostra resa dal vivo certamente non rispecchia le stesse sonorità dell’album, questo è indubbio, perchè comunque sarebbe impossibile ora come ora ma del resto non rientra certo nei nostri piani. Se siamo soddisfatti? Diciamo che a volte lo siamo e a volte no, come e’ normale che sia, di certo e’ che ci impegnamo ogni giorno a migliorare la resa live intesa proprio come “spettacolo dal vivo”, che rimane una cosa per quanto mi riguarda totalmente differente dal lavoro in studio.

E’ facile associare le vostre canzoni all’estate, non tanto pensando alle donne in topless e ai party in riva al mare, piuttosto alle piccole storie che una stagione particolare come questa può offrire. E certo, un cielo senza stelle non è proprio una immagine estiva. Perchè un titolo malinconico come questo?
Perché in realtà in tutto l’album, a guardare bene, si cela un velo di tristezza e di malinconia. Più che di stagione estiva trovo più corretto parlare di fine estate, quando la spiaggia si svuota e rimane solo il mare e gli ombrelloni chiusi. I testi poi non sono così positivi come uno può pensare. “A Sky With No Stars” stessa è una canzone che è anche una dichiarazione d’amore verso l’inverno gelido, il sogno, la speranza di un mondo incontaminato. Ma in generale tutto l’album e velato da questo senso di nostalgia e malinconia. Non ci sentiamo poi così estivi ecco.

La scelta del cantato in inglese per la vostra musica sembra quasi una scelta obbligata, avete in progetto di scrivere qualcosa anche in italiano per il futuro?
Personalmente ho sempre dato molta importanza alla voce come componente strumentale e funzionale alla canzone. Ed è altrettanto vero che non nasco certamente come cantautore. La lingua inglese ha tutta una sua peculiarità sonora e da questo punto di vista è molto affascinante. E con questo non voglio dire che un testo per me rappresenta una melodia di suoni vocali fine a se stessa. Non è che non ponga la giusta attenzione ai contenuti. Cerco di fare molta attenzione sia all’aspetto poetico e narrativo che all’uso e alla scelta di determinati termini anglosassoni che hanno tutta una loro caratteristica sonora che secondo me manca all’italiano. Tutto qua.

Ora, quando vi alzate dal letto la mattina sentite che qualcosa è cambiata definitivamente nella vostra vita oppure tutto procede come prima?
Diciamo che abbiamo la possibilità, grazie al nostro booking (la Cyc promotions) di suonare molto di più, di bere molta più birra e di girare un pò per l’Italia con il nostro furgoncino nuovo (nuovo, nel senso che l’abbiamo comprato da pochissimo). Per il resto lavoricchiamo e siamo disoccupati piu’ o meno come tutti gli altri. Siamo gente con i piedi inchiodati al pavimento.

La sensazione è che il vostro disco possa essere accolto molto bene anche oltre i confini italici, avete progetti in tal senso?
Il disco uscirà prossimamente anche in mezza Europa e negli Stati Uniti. Vedremo come lo accoglieranno e speriamo ci sia la possibilità di poter fare un tour con delle date sparse qua e la per il mondo. Sarebbe fantastico. Comunque siamo fiduciosi.

Bene ragazzi siamo alla fine, prima di salutarci ricordateci qualche data in cui possiamo vedervi dal vivo prossimamente
Allora, il 13 a Sesto (Mi) al Garage, il 20 a Bari al Cube e il 26 a Bologna al Covo. Speriamo di vedervi la’.

Link:
Canadians Official Site
Canadians MySpace
BUY “A SKY WITH NO STARS” album
“A SKY WITH NO STARS” review on INDIE FOR BUNNIES
“A SKY WITH NO STARS” review on INDIE RIVIERA BLOG
Lazy Sunday #7: a cup of tea with Max Fiorio (Canadians)
CANADIANS on INDIE FACES

Mp3:
Venus (from the album “A Sky With No Stars”)
Like Dylan In The Movie (Belle & Sebastian cover from the compilation “AA. VV. A Century Of Covers - Belle And Sebastian Tribute“)
Summer Teenage Girl (from the album “A Sky With No Stars”)

Discography: THE CHESTNUTS TIME (Vurt - 2007), TANTI SALUTI (Riotmaker - 2007)

“Tanti Saluti”, il secondo lavoro degli Ex-Otago, è l’album dell’estate: pop italico coloratissimo, scanzonatissimo, terribilmente appiccoso.
Dopo aver giustamente glorificato l’album in sede di recensione, ci siamo affrettati ad intervistare la band di Genova prima che diventi troppo famosa per darci retta…

Ciao grandi! Innanzitutto complimenti sterminati per averci regalato un’estate migliore grazie a “ Tanti Saluti “. La prima cosa che vorrei chiedervi è una curiosità: perché avete scelto questo nome?? Perché Ex-Otago con tanto di trattino?? Ha qualche significato particolare?
Grazie mille! speriamo che Tanti Saluti riesca a renderti migliori anche le altre tre stagioni restanti. Otago è il nome di una squadra di rugby della Nuova Zelanda protagonista di un film orrendo di serie C2 (nemmeno B!) intitolato Scarfies. Fatto stà che questi Otago vincono il campionato contro ogni pronostico. Fantastico! suona bene e ci piace pure il concetto! bene… dopo 5 minuti non ci piaceva più. Ci siamo sciolti e riformati come Ex-OTAGO. Tutto questo in 10 minuti. Il trattino? ci piaceva.

Da osservatore esterno mi pare che Genova quest’anno abbia lavorato alla grande musicalmente: oltre al vostro splendido disco, qualche mese fa siamo stati i primi sostenitori del secondo album dei Port Royal, una band che amiamo particolarmente. Cosa mi dite della vostra città? Conoscete i PR? A sentir loro la situazione musicale è piuttosto piatta, specie per quel che riguarda i live, ma fatto sta che i due migliori dischi italiani di questa stagione vengono proprio dalla vostra città…
A Genova c’è parecchio fermento come da tradizione, certo, in quest’ultimo periodo se ne parla spesso, non a caso al Miami avevamo 5 rappresentanti della Superba. Nonostante gravitino in circuiti differenti dai nostri conosciamo personalmente i PR e ci piacciono molto.

–”The Chestnuts Time” è uscito quasi quattro anni fa. In questo arco di tempo, se la memoria non mi inganna, prima di “ Tanti Saluti “ ricordo solo “ Giorni Vacanzieri “per la compilation della riotmaker. Come mai tutto questo tempo da un disco all’altro?
In effetti è stato un parto cesario plurigemellare. Da “The Chestnuts Time” è passato talmente tanto tempo che da tre siamo diventati quattro, i pantaloni a zampa non sono più di moda e la Fiat 500 è ritornata sul mercato.

Il remix di “Giorni Vacanzieri” ha portato ad un video meravigliosamente divertente…l’idea è vostra o vi siete affidati in toto al regista?
L’idea è nata durante la notte di capodanno ‘06/’07 mentre mangiavamo stuzzichini insieme ai IRDP i quali hanno interpretato alla grande lo spirito Otago ed hanno realizzato un video degno della migliore cultura trash italiana. “hanno 35 anni ma son mica vecchi sti ragazzi!”

E cosa mi dite del contest su QOOB per la realizzazione del video di “ Amato “? Come mai questa scelta?
Un canale come Qoob non esiste! L’idea di dare l’opportunità a “comuni mortali” di creare il video di Amato ci ha subito colpito positivamente. Siamo ansiosi di vedere i primi lavori, specialmente per questa canzone al quale teniamo particolarmente e soprattutto sarà il primo singolo di Tanti Saluti.

Non so se dico una cazzata, ma mi pare che in alcuni vostri pezzi, come la citata “ Giorni Vacanzieri “ad esempio, ci sia la possibilità di una “ lettura “ duplice. Mi spiego meglio. In “ Giorni Vacanzieri “ il testo ( e il video ) è chiaramente divertente, ma poi io ci sento un velo di “ malinconia “ quando alla fine il ritornello ripete sempre “ Ma tu non sei qui “..questa “ ambivalenza “ la percepisco anche in vostri altri pezzi, tipo l’apparentemente ironica “ Song For Sasha “…
La malinconia è l’asse portante degli ex-otago: è come il morso di un pagliaccio o come una vecchietta che mette il cappotto al cagnolino Ginger in piena estate… chiaro no?

Ultima su “Giorni Vacanzieri” a nome di tutti gli “youtubers”: ma nel ritornello le parole sono “ Rimmel a Manetta “ o “ Libertà a Manetta “???
una volta per tutte: “Twister a manetta”… oppure no?! ai “poster” l’ardua sentenza!

Tempo fa intervistammo gli Amari prima di un concerto al Covo. Quando gli chiedemmo cos’era per loro la Riotmaker – se un’etichetta, un collettivo, una valvola di sfogo o altro – loro ci risposero che più che una label rappresentava “ tutte le altre cose “ che avevamo nominato. Per voi invece cos’è la Riotmaker?
Siamo tutti un collettivo di frikkettoni che abbatte a colpi di motosega i clichè del pop in Italia.

“Tanti Saluti”, ovvero il miglior disco indie pop italiano uscito nel 2007. Rispetto al precedente colpisce soprattutto l’estrema facilità di creare pop song pressoché perfette, buone sia per i palati più fini che per gli ascoltatori più distratti. Viste le potenzialità del lavoro, onestamente vi aspettate un riscontro anche al di fuori della cosiddetta scena “ indie “ nazionale? Come ho scritto nella recensione all’album, a mio avviso i presupposti ci sono tutti…
Hai colto nel segno! Vorremmo che anche la casalinga di Voghera avesse la possibilità di canticchiare Coocking Ovation, perchè se per indie si intende non uscire dai soliti canali questa classificazione non ci si addice.

Come nascono solitamente le canzoni degli Ex-Otago?
Dipende dal mood nostro. a volte parte da un giro di chitarra, a volte da un ritornello inventato sotto la doccia, da note scartate da altre canzoni oppure da cori improvvisati durante gli spostamenti in macchina per le date fuori genova…

“Radio Scapolo D’Oro” rispecchia alla perfezione il way of life di una grossa fetta di “ giovani “: divertimento e bella vita in pieno stile Lucignolo. Posto che l’intermezzo mi ha fatto morire dalle risate e che il “ pezzo della madonna “ è il più tamarro che abbia mai ascoltato, come vi è venuta l’idea di incidere un pezzo così?
Radio Scapolo d’Oro è il frutto di svariate sagre della birra e innumerevoli limonate sotto le stelle durante l’adolescenza. Il gioco sta nel trasformare tutto questo in qualcosa di “culturale”.

Un’altra caratteristica delle vostre canzoni sono a mio avviso il contesto ordinariamente quotidiano delle liriche ( dal fruttivendolo Amato a “ Nonna “ Luisa ). Quanta importanza date ai testi che, sovente, sembrano essere all’insegna del non sense ( vedi Pertini Is A Genius…o Robilante ) ?
Il nostri testi partono dalla quotidianità e da esperienze di vita vissuta arricchiti a volte con un pizzico di ironia e surrealismo che tanto ci piace.

Almeno tre sono i pezzi destinati a restare a lungo: i malinconici colori di “ Song For Sasha “, la fisarmonica pop di “ Waiting For The Stars “ e la conclusiva “Going To Panama”. In particolare mi interesserebbe sapere come nasce quest’ultima, che per suoni e testo forse si distacca leggermente dalla graffiante ironia del resto dell’album.
Serate passate seduti a un tavolo con una tisana bollente in mano, fantasticando su quanto sarebbe bello portare via le balle per breve periodo hanno dato vita a Going to Panama. Ma alla fine qualcuno c’è mai stato a Panama? mah…

A che punto sono le “trattative” per la ristampa del disco precedente?
Stiamo studiando la soluzione migliore, presto avrete delle news.

Prossime date in giro per l’Italia?
Tutte le date-otago si possono trovare sulla nostra pagina di myspace (www.myspace.com/exotago) sempre aggiornata e sempre funzionale.

Grazie di tutto e in bocca al lupo!!!
grazie a voi ragazzi! crepi il lupo!
Tanti Saluti

Link:
Ex-Otago Official Site
Ex-Otago MySpace
“TANTI SALUTI” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Seven AM (from the album “The Chestnuts Time”)
The Chesnuts Time (from the album “The Chestnuts Time”)
Amato The Greengrocer (from the album “Tanti Saluti”)
Seven AM (Polaroid Radio Session) *
Giorni Vacanzieri (Polaroid Radio Session) *
Amato The Greengrocer (Polaroid Radio Session) *
Giorni Vacanzieri (Fare Soldi Ccvaalihh RMX)

* thanks to Polaroid Blog. Here Ex-Otago live at Polaroid Radio.

3 Votes | Average: 5 out of 53 Votes | Average: 5 out of 53 Votes | Average: 5 out of 53 Votes | Average: 5 out of 53 Votes | Average: 5 out of 5 (3 votes, average: 5 out of 5)
Loading ... Loading …

Discography: MICAH P. HINSON & THE GOSPEL OF PROGRESS (Overcoat - 2005), MICAH P. HINSON & THE OPERA CIRCUIT (Jade Tree - 2006)

Gli hard-disk di IndieForBunnies come gli archivi Luce. O poco ci manca.
Abbiamo aperto i nostri cassetti e sotto due dita di polvere abbiamo trovato svariati filmati lasciati a decantare da tempo immemore.
E’ ora giunto il momento, finalmente dira’ qualcuno di voi, di condividere con voi illustri lettori quanto la telecamera dell’irreprensibile Gianluca e il microfono del sempre-presente Axelmoloko hanno raccolto.
Micah P. Hinson finisce nella rete di IFB parecchi mesi fa, allorchè il cantautore texano passò a Roma per presentare un set totalmente acustico.
Musica, hype, cicloni e FBI, mettere i freni a Micah è semplicemente impossibile, se non ci fosse stato l’imminente concerto avremmo sicuramente protratto la chiacchierata fino a notte inoltrata …

A discapito di una maggiore cura dei particolari (leggasi sottotitoli, inserti filmati…) abbiamo deciso di dare fondo ai nostri archivi con costanza, rimanete quindi sintonizzati, questo è solo l’inizio di una lunga serie di video-interviste….

Interview PART II :


Interview PART III :


Intervista: Axelmoloko
Riprese e Montaggio: Gianluca

Mp3:
Jackeyed (from the album “Micah P. Hinson And The Opera Circuit”)
The Leading Guy (from the album “Micah P. Hinson And The Gospel Of Progress”)

Links:
Micah P. Hinson Official Site
Micah P. Hinson MySpace

Video Interview on IndieForBunnies :

Video Interview with GIARDNI DI MIRO’
Video Interview with THE DEARS
Video Interview with I LOVE YOU BUT I’VE CHOSEN THE DARKNESS
Video Interview with MIDLAKE

Discography: I AM YOU ARE (Silly Boy - 2001), FUNNY CREATURES LANE (Silly Boy - 2002), VALENDE (SubPop - 2005), SACRAMENTO SESSION 3 OF 5 (A Silent Place - 2006), A NEW ASTRONOMY (A Silent Place - 2007), THE MIDNIGHT ROOM (SubPop - 2007)

L’uscita di The Midnight Room, il nuovo disco dei Jennifer Gentle, è l’occasione giusta per scambiare qualche battuta con Marco Fasolo, il titolare del gruppo. I Jennifer Gentle sono da anni un orgoglio nostrano esportato con successo in tutto il mondo, come il miglior vino toscano. Mi piacerebbe cominciare l’intervista con una breve descrizione del luogo, ma Marco sta promuovendo il nuovo disco in Cina e io sono ancora a Rimini. Non tolgo altro spazio alle risposte, ma se volete qualche notizia in più sul gruppo qui c’è la recensione di A New Astronomy dei Jennifer Gentle.

Ciao Marco, prima di tutto, complimenti per questo periodo davvero prolifico che state vivendo. Cosa si prova ad essere in Cina mentre in Italia sta uscendo il vostro nuovo album? Riesci/ti interessa, avere ugualmente dei feedback o sei completamente assorto dal tour ?
Marco: Il disco e’ uscito negli Stati Uniti il 19 giugno, per cui ormai i giochi sono fatti - è inutile starci a pensare troppo. Preferisco concentrarmi sui concerti che stiamo suonando qui, è più salutare. Comunque so che dovrebbero uscire recensioni molto buone su Mojo e All Music Guide, tra gli altri, e questo non può che far piacere.

Si fa un gran parlare della Cina, personalmente stimo particolarmente quella cultura millenaria, ma vorrei mi parlassi un po’ della loro cultura musicale. Che idea ti sei fatto? Esiste una scena indie o comunque underground cinese ?
Marco: Credo che esista una scena underground molto vivace: il pubblico è folto e molto appassionato, con tutto quell’entusiasmo e quell’ingenuità che noi abbiamo un po’ perso. Però non ti so dire niente a proposito della qualità dei gruppi cinesi.

Come vi hanno accolto, avevate già uno zoccolo di fans o li avete conquistati uno dopo l’altro ?
Marco: Direi che c’è soprattutto molto interesse nei confronti dei gruppi occidentali, e noi ne abbiamo beneficiato. I concerti stanno andando molto bene, la reazione del pubblico è sempre molto calda.

Per cambiare argomento, scommetto che tutti ti chiederanno della Sub Pop, gran bella storia, ma credo si sia detto già molto (tutto?). Credo interessi di più sapere qualcosa sul vostro rapporto con la A Silent Place. Dei 2 dischi usciti a marchio “A Silent Place”, A New Astronomy e Sacramento Session, il secondo è stato pubblicato solo in vinile. A prescindere dal fatto che so che sei un amante dell’analogico (siamo in due sigh!), perchè questa scelta che comunque vi ha portato, fin da subito, a rinunciare ad una certa fetta di pubblico ?
L’idea del vinile è stata avanzata proprio dai ragazzi di A Silent Place. Ci piaceva la possibilità di far uscire qualcosa che avesse anche un valore collezionistico, una piccola rarità. Per il resto, il rapporto con Silent Place è ottimo, magari ci sarà la possibilità di lavorare ancora in futuro con loro.

Ho trovato Sacramento Session un disco molto lunare, a tratti paragonabile ai primi lavori totalmente elettronici degli Animal Collective, sono molto lontano? Per cosa ricordi con piacere quel disco e che cosa ti fa storcere il naso pensando a quel live?
Marco: Non conosco gli Animal Collective, però ti posso dire che SacramentoSession era nata come improvvisazione da suonare appena un giorno prima della registrazione alla KDVS. Tenuto conto di questo è andato tutto bene, non ricordo intoppi particolari.

Non ho ancora avuto il piacere di ascoltare Midnight Room, cosa dobbiamo aspettarci? Un sequel, una rottura o una crescita rispetto all’ottimo Valende?
E’ diverso. Valende funzionava più come una raccolta di canzoni, Midnight Room l’ho pensato invece come un tutto omogeneo, costruito attorno ad una precisa idea di composizione e suono. E’ un disco più oscuro, forse anche più rock, però non nel senso in cui il termine rock viene usato abitualmente. E’ senz’altro il disco che sento più mio, tra tutti quelli che hanno fatto i Jennifer Gentle.

Com’è nato il disco, solito isolamento nella tua casa/studio nelle campagne Padovane? Quali sono state le tue influenze in fase compositiva (libri, cinema, dischi…)?
E’ stato scritto e registrato in una vecchia casa perduta da qualche parte in Polesine. Sono rimasto lì quasi un anno, scrivendo il disco e venendo fortemente influenzato dall’atmosfera del posto. Ho cercato di essere il più possibile personale, tenendo presenti le cose che amo ma più in termini di attitudine che di vera e propria influenza.

L’avere una distribuzione in Australia (più o meno indirettamente, se non sbaglio) ti ha portato in un modo o nell’altro ad essere contattato da Poneman (pezzo grosso di Sub Pop). Ti occupi tu di collocquiare/contrattare con le distribuzione e/o le labels straniere? Qual’è stato il tuo primo approccio con l’estero ? Com’è andata ?
Marco: I primi nostri due album sono stati ristampati da un’etichetta australiana chiamata Lexicon Devil: è stato questo doppio cd a finire nelle mani di Sub Pop. I contatti con l’estero poi li ha sempre curati il nostro manager, è lui che segue queste cose, ma ti posso dire che lavorare con altri paesi è stata più che altro una necessità, in Italia non saremmo mai andati da nessuna parte.

Che canali suggeriresti di battere a chi non trova spazio in Italia o a chi semplicemente vovvrebbe allargare il bacino di utenti ?
Marco: Io direi che bisogna semplicemente essere se stessi e sperare che quello che si sta facendo interessi qualcuno. A noi è andata così: non abbiamo mai avuto un progetto a lungo respiro, le cose sono accadute un passo alla volta.

Come avrai notato ti ho evitato domande sul vostro nome e sulle primordiali influenze Barrettiane, sulla sub pop e sulla scena italiana, ma a questa non scappi. Noto con piacere che moltissimi ragazzi fanno musica (poi la qualità non è sempre eccelsa), una prolificità così non si vedeva dai ‘’70, molti ascoltano musica e quasi tutti hanno un iPod (poi che ci ascoltino Tiziano Ferro è un’altra storia). Eppure i negozi chiudono e la parola d’ordine è “crisi della musica”. Io penso il supporto cd sia in crisi e il modello di copyright applicato alla musica obsoleto, per questo le major non guadagnano più come prima (e parlano di crisi). Il loro è un modello che non può reggere, internet è un mezzo in più, non un nemico. Tu che ne pensi ? Immagino che potresti scriverci un libro, eh??!?!?! Anche io mi sono contenuto.
Maco: Non so se sono d’accordo. Le major sono sicuramente responsabili di aver progressivamente avvelenato il mercato con musica sempre meno significativa, ma allo stesso tempo non trovo consolante sapere che ci sono un sacco di persone che provano a fare i musicisti. Come ascoltatore, più che la quantità mi interessa la qualità. Inoltre, mi sembra che iPod e Internet promuovano il consumo di musica, e non il suo ascolto - che è tutta un’altra cosa. Infine, musica gratis vuol dire semplicemente musica senza valore commerciale, e dove non ci sono i soldi non ci sono più tutte quelle opportunità che aiutano i musicisti a vivere del loro lavoro: il rischio è che la figura del musicista torni quella di due secoli fa, poco più di un guitto da strada - o un pupazzo in mano al mecenate di turno. Questo vale anche per la questione del copywright, che è stata una grande conquista per l’indipendenza artistica ed economica dei musicisti.

Grazie a Marco per la disponibilità, in bocca al lupo e, ovviamente, comprate i dischi dei Jennifer Gentle, fino a The Midnight Room (che non ho ancora ascoltato e quindi non posso sapere) garantisco io!

Link:
Intervista ai Jennifer Gentle precedentemente pubblicata su Indie Riviera
Jennnifer Gentle Official Site
Jennnifer Gentle MySpace
“A NEW ASTRONOMY” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
How Many Hiss From Nowhere (from the album “A New Astronomy”)
Do I Dream You (from the album “Valende”)
Universal Daughter (from the album “Valende”)
Electric Princess (from the album “The Midnight Room”)

Discography: ILLUMINATION [EP] (autoprodotto - 2006), WHEN I WAS A SOLDIER [EP] (autoprodotto - 2007)

I Weather Underground piacciono a noi conigli. Ci piacciono proprio un casino ma c’e’ da chiarire prima una cosa importante. Questa intervista non l’ho scritta io. L’ ha messa giu’ nero su bianco la mia ragazza che, essendo dello Yorkshire, ha una conoscenza grammaticale leggermente (!) superiore per non dire lontana anni luce dalla spesso macchiettistica italo avventuriera reinterpretazione di alcune frasi in inglese del sottoscritto.
Ringrazio dunque Polly e i Weather sperando che in futuro Indieforbunnies possa farsi ancora di piu’ portavoce di band come questa fatte da ragazzi con i piedi ben piantati per terra in cerca di un etichetta decente che valorizzi appieno il buon rock che scorre nelle loro vene.

What was the first music you remember getting into? Any particular
favourites at the moment?

Diego : First music: the Beatles. As of recent Cold War Kids, Delta Spirit, The Beatles — and I saw this band last night amazing, they were called White Rabbits– shit name great band!
Ryan: The first music that I remember affecting me was “You Can’t Hurry Love” by the Supremes. I was five years old and it made me feel warm all over. I was driving in my Aunt Mary’s big ‘old Chevy. That was my first introduction to James Jamerson. Sgt. Pepper came soon after. I’m listening to: The Good, The Bad and the Queen, Funkadelic (Maggot Brain), CCR, George Mustaki, Vetiver, Electric Prunes, Stephen Stills, George Harrison (living in a material world), Cold War Kids
Sho: I grew up almost the same as Harley (as cousins we shared a lot of music). Lately, I’ve been listening to a lot of Beach Boys, Os Mutantes, Los Panchos, Franz Liszt and Jan and Dean. Oh yeah and a lot of Soul music of course.
Harley: I grew up listening to Bossanova, Mariachi, Gospel, and Marimba music from my grandfather and family’s record collection. But the first music that I remember getting into that made me want to play music was stuff like The Smiths, U2, Public Enemy, The Clash, and later chuck Berry and the Ramones–my much older cousins’ music collection had a big influence on me. Right now I’m listening to a lot of Tom Waits, Sam Cooke, Nina Simone, Gene Vincent, Buddy Holly, Good the Bad and the Queen, The National (‘Boxer’ is great, though I LOVE ‘Alligator’), Leonard Cohen, Blonde Redhead, Cat Power (Greatest), Nick Cave, the Clash, and Son House (listen to ‘john the revelator’– fantastic)

Do you have a rider, and if so, what’s on it?
Diego: trail mix and whiskey
Ryan: We have no rider. I can think of so many things that I can’t think of a thing.

What are your favourite and least favourite aspects of touring?
Ryan: Being on an open road delivering your songs with your best friends.
Entertaining your selves and in the process, everyone else. My least favorite is going to a small town that doesn’t take kindly to eccentric artists and visitors and feeling like a sitting duck..
SHO: My favorite thing is going to new towns, new scenery, and new people.
My least favorite would be the lack of hot food and not having my ‘domain’.
Diego: I love playing in front of different people in different cities. I like traveling. So there’s no shitty part for me.
Harley: I’ve lived in a lot places growing up. From Los Angeles to NYC. I lived in Guatemala and spent a summer in Brazil. So to me traveling with your best friends, telling your stories & poems, and expressing your art to different people in different towns is a blessing. It’s hard here in the
States because bands are not really taken care of (generally) but we’d love to do it for the rest of our lives really. I think everyone in this band has a bit of a nomadic quality to them. Even the worst parts we’ll turn into songs — so no real down side really…

Ok, quickfire round:
Ryan: Brunettes
Sho: Brunettes
Diego: doesn’t matter
Harley: Strawberry Blonde with the attitude of a brunette (tongue in cheek) — my friends know why

Favourite guilty-pleasure music?
Ryan: Elton John, he had a great backing band early on.
Sho: LL Cool J (I need love) though I don’t feel guilty listening to it.
Harley: I was raised catholic as a child, so I always feel VERY guilty: Too Short, Ned’s Atomic Dustbin, I listen to Sinead O’Connor (‘Nothing Compares To You’) a lot but don’t feel too guilty about it….
Diego: tears for fears “head over heels” ha-ha.

60’s or 70’s?
Harley: 70’s for its ethos and attitude / 60’s for the music and longitude
Ryan: 60’s. But like Joe Boyd said: “the 60’s last from ‘56 to ‘72″…that’s how I like to look at it.
Sho: 60’s
Diego: 60’s

Who’s the filthiest member of the band? NB: To be interpreted in whichever you see fit…
Harley: Filthy is a colloquial term with us, though more often than not it is used to describe Diego—but I’ll be diplomatic and say we all are.
Ryan: We are all filthy in our own special ways.
Sho: Hmm…hands down ‘the trailer hawk’ (nickname for Diego)
Diego: Me, I sleep with everyone! Ha-ha just kidding! I’d say Sho—guy’s got a gas problem, ha-ha..

Ok, let’s get serious now. Can we ask what or who influenced the EP?
Ryan: The ep was influenced heavily by the time we spent together writing those songs. I think we were all listening to very different things at the time and going through different things…but how we put it all together was more important in the sound of the ep.
Harley: This EP is officially our first. We had a bunch of great songs and were (and still are) becoming increasingly more inspired and prolific and we just decided to hole ourselves up and record these tunes in a quick but delicate way. We used a lot of VERY old guitars and amps and recorded and mixed on tape. We are a very nostalgic band. The title “ When I was a
Soldier” came from an old poem I wrote about a friend of mine who used to sell drugs to touring bands that would pass through town. The whole EP is based on a small fraction of all these things we see here in Los Angeles that rarely gets conveyed. We’re going to start recording our next EP next month.
Diego: Life. Everything. Can’t pinpoint it. It just comes out of us.

And more specifically, how you came to be inspired to write the first
track?

Ryan: Lyrically, only Harley could answer that. Musically, a sense of seizing the immediate moment inspired it, in my opinion.
Diego: The music in the first track was inspired by Buddy Rich–kind of reminiscent of his drum solos. We wrote around that. Harley’s words and vocal melody rounded it off
Sho: About my Uncle Danny (Harley’s Step Dad). R.I.P.
Harley: ‘HowManyOperations’ was originally a poem I wrote in August (last summer) when my Step dad was dying of cancer. I finished it after he passed away with a lot of anger and sadness in me. Originally I thought about turning it into a song of sadness and contemplation; some sort of soft ballad. But that’s done far too often and can sometimes be manipulative, so when Diego came up with the ‘Buddy Rich’ intro and we all wrote around that, I thought it to be more appropriate—mainly because it was more urgent and expressed my frustrations more freely. The acronym for How Many Operations is H.M.O. which here in the U.S. is short for health insurance (health maintenance organization). My Step dad worked for over 30 years at his company– the insurance he got was shit and the hospital care was horrible and bureaucratic. The song is written in first person about a man who would like to die without much pain and some dignity–and also about a frustration at our health care system in the U.S. The original poem was much longer and described the horrific VIP process practiced at some hospitals that a family friend relayed to me (treating those with money and status with special
treatment). Anyhow in short it’s about Daniel Hammontree –a great man who became a working class hero. The rest of the EP has this essence in a sense.
I think (or feel) there is a certain sadness (and ultimately hope) in every song on this EP.

Finally, what do you hope to achieve as a band? What would be the dream?
Sho: As a band playing in front of as many people as possible who love the music. Even if it’s in front of 20 people who dig our music, it would be more satisfying than playing in front of 5000 people who don’t really like you, but watch you because your the next big thing. I want people to hear what is in our heads.
Ryan: For our music/art to inspire hope and love in people…and for our live show to see all edges of the globe. The rest will take care of itself
Diego: To keep making great music– keep creating.
Harley: I suppose what every aspiring, self-respecting band wants: the ability to create without the sacrifice of integrity. We want to do this as long as we possibly can. Together.

Link:
Weather Underground Official Site
Weather Underground MySpace
“ILLUMINATION [EP]” review on INDIE FOR BUNNIES
“WHEN I WAS A SOLDIER [EP]” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
How Many Operations (from the EP “When I Was A Soldier”)
Nickel And Dime (from the EP “When I Was A Soldier”)
A Leap Into The Void (from the EP “Illumination”)
Illumination (from the EP “Illumination”)

Fin dalla prima edizione del novembre 2006, Indieforbunnies supporta e promuove il progetto Sporco Impossibile, appuntamento live trimestrale nato per promuovere i migliori artisti emergenti del panorama romano e nazionale.
Se nelle precedenti date ci eravamo goduti i live di gente come The Niro e Amycanbe, per la serata del 7 giugno il programma è più che mai interessante: l’electro pop di Rodion e FakeP, le melodie dei veronesi Canadians e la folle miscela rock dei Volcanoman. E poi i soliti, mitici, gadget ( la spugna di Sporco Impossibile come cover per il cd della precedente serata fa ancora bella mostra in casa del sottoscritto… ) ed un’atmosfera che riflette in pieno la vivace spontaneità di un progetto in continua crescita.
Per i pochi che ancora non lo conoscessero, abbiamo scelto di fare due chiacchiere con Edoardo Cianfanelli aka Rodion, ovvero uno dei nomi più interessanti della scena electro internazionale. Moniker letterario ( Rodion Raskolnikov era il protagonista del “ Delitto e Castigo “ dostojevskijano ), progetti innovativi ( radiodd ), influenze disparate, live più “ indie rock “ che elettronici ed un contratto con la teutonica Gomma Records ( Munk, WhomadeWho, Tomboy ) che ha portato all’incredibile Ep “ Atala Ride “, all’imminente ( 11 giugno ) nuovo episodio “ Fisico/Love “ e ad un album che uscirà a settembre.


Allora Edoardo, mi sembra che le cose per te stiano andando più che bene: stai suonando moltissimo in giro per l’Europa ( a proposito, com’è andata la serata Gomma a Londra di qualche giorno fa? ), “ Atala Ride “ è stato recensito un po’ ovunque positivamente ( da Blow Up alle e-zine ), sta per uscire un nuovo Ep e Radiodd è più che attiva mai…Viene da chiedersi come riesca ad impegnarti in tutti questi progetti contemporaneamente!

La serata a Londra è andata bene, atmosfera migliore rispetto alla prima volta, anche se ironia della sorte con tutti i club che ci sono a Londra,abbiamo suonato 2 volte in pochi mesi sempre nello stesso locale ma con organizzazioni diverse…
Le cose per Rodion pare vadano nel verso giusto. il nuovo ‘Fisico / Love EP’ è in uscita a giorni, si tratta di due pezzi un po’ da colonna sonora per gli amori estivi :)
E poi attendo con ansia settembre, quando dovrebbe uscire l’album che abbiamo chiuso in questi giorni ed un singolo di remix per Tomboy fatti da Rodion e Trentemoeller.
Chiaramente tutto insieme nella vita non si può fare, per cui i progetti radiodd.com, roccodisco e pigneto quartet riesco a curarli meno di quanto vorrei. Però fortunatamente posso contare sull’aiuto di molte persone valide al riguardo :)


In particolare mi interessava conoscere le news su Radiodd ( radio ed insieme etichetta online promotrice di gruppi ed artisti dell’universo elettronico romano e non ). Mi piace molto il piglio deciso e costruttivo che è alla base del progetto e che fa si che non ci si limiti a constatare le difficoltà di produrre musica per chi non dispone di grandi capitali ma propone dei sistemi alternativi ed inediti per aggirare l’ostacolo economico.

Diciamo che si è fatta di necessità virtù, un po’ la stessa cosa che sta accadendo col nostro nuovo progetto discografico ‘roccodisco’: se uno dovesse soffermarsi su tutti gli ostacoli che esistono nel voler mettere su un’etichetta, la gente passerebbe il tempo a casa col mal di testa piuttosto che a produrre e diffondere musica. Ci vuole sempre un po’ di fantasia, di realismo e una certa dose di fortuna…

Fin dal nome che hai scelto mi sembra evidente il tuo interesse per la letteratura. Questo rapporto influenza la tua composizione? Ed un’altra curiosità: il pezzo di “ Atala Ride “ intitolato “ J_Bunker “ è dedicato al Bunker di “ Animal Factory “?
Centrato in pieno. Ho passato l’adolescenza a leggere Dostoevskij e attualmente mi dedico a Bunker e Fante (anche se non tanto quanto vorrei…).

– Si è appena tenuto a Roma il festival Dissonanze, al quale hai partecipato anche tu nel 2005 se non sbaglio. Oltre che essere felicissimo perché a Roma fino a qualche anno un festival di questo tipo ce lo saremmo sognato, volevo sapere se sei riuscito ad andarci e quali sono stati gli artisti che ti hanno colpito di più. Io voto per Nathan Fake…
A Dissonanze abbiamo fatto uno showcase psichedelico e condensato di Radiodd nel 2005, al tramonto in terrazza. quest’anno però ad essere sinceri ho preferito un paio di giorni in campagna: troppa nightlife mi stressa :)
Nathan Fake l’ho sentito più di una volta e concordo in un giudizio entusiastico nei suoi confronti, piace davvero a grandi e piccini…

Oltre all’annuale Dissonanze, negli ultimi tempi Roma offre diverse serate di qualità per chi ama certe sonorità: il martedì L-Ektrica all’Akab, il Rialto, il sabato al Rashomon senza contare gli storici Ultrabeat del Goa ed i weekend al Brancaleone. Insomma alla faccia degli esterofili a tutti i costi la Capitale sta velocemente allineandosi agli standard musicali del resto d’Europa…
Ai ragazzi di l-ektrica e a quelli di Loaded ( la serata di sabato al Rashomon, n.d.r. ) mi lega un rapporto di amicizia e pure di riconoscenza, perchè hanno sempre creduto e supportato i nostri progetti indipendentemente dalla loro risonanza internazionale o meno. Come ti dicevo prima, quando si unisce la passione, la determinazione e un po’ di leggerezza e incoscienza, tutto diventa possibile…
Girando per l’Europa mi sembra che a livello di proposte per il pubblico Roma non abbia poi molto da invidiare ad altre capitali più ‘blasonate’…

In diverse occasioni hai affermato che sei piuttosto legato a sonorità tradizionali, anche italiane ( Battisti, Battiato ), mentre dal vivo hai detto che i tuoi concerti sono più vicini all’indie che ad un dj set.
Posto che ascoltando la tua musica a mio avviso si percepisce un’attitudine creativa molto ampia e – per fortuna! – ben distante dagli stereotipi minimal che personalmente iniziano ad annoiarmi non poco, vorrei sapere che importanza ha avuto, se ne ha avuta, l’indie rock nella tua vita.

Musicalmente parlando sono legato a tutto ciò che ho ascoltato e suonato fin da bambino: molta musica classica, molta musica italiana (che negli anni 80 era spesso incantevole), molti videogiochi…L ‘indie rock non ha mai avuto per me un ruolo fondamentale, semplicemente perchè non mi è capitato spesso di averci a che fare. Ammiro l’approccio indie alla musica, che mescolato all’elettronica può dare risultati sorpendenti. o almeno è quello che spero :) l’elettronica, arrivata più tardi ma è stata una folgorazione: oltre alle proprie melodie e armonie, con l’elettronica è possibile creare i propri timbri. E questa è semplicemente una delle più grandi innovazioni musicali degli ultimi 1000 anni. Anche a livello formale sono più legato alla canzone che non alle regole della dance, dove sento di avere ancora moltissimo da imparare.

Il connubio dance indie-electro di cui sopra oggi sta spopolando, persino su MTV, grazie a gente come Justice e Digitalism ed all’hype che si è creato intorno a questo genere di cose. Personalmente mi fa molto piacere che il pubblico non sia più diviso rigidamente tra amanti del rock e adepti dell’elettronica e che spesso si incontrino le stesse persone sia a ballare un set electro che al concerto rock di turno…
Serve semplicemente tempo al pubblico per abituarsi. Uno che fa elettronica non sente solo elettronica, così come uno che fa indie, classica o folk. A volte ascoltare un genere più che un altro è una forma di tendenza, purtroppo inevitabile. Siamo fortunati perchè l’attuale tendenza è quella di mescolare e rifrullare (che personalmente abbiamo sempre avuto al di la dei trend). Speriamo duri…

Come nascono i pezzi di Rodion? Che percorso seguono le tue idee?
Dipende dai pezzi. A volte cerco di esercitarmi in uno stile particolare, un po’ alla Queneau, altre volte mi vengono in mente delle melodie al mattino o quando sono in giro. Forse deriva dagli studi classici, ma il modo migliore per scrivere musica è quello di pensarla, di visualizzarla e poi di mettersi al computer. Anche per quanto riguarda i suoni che si vogliono ottenere. Cerco però di
coltivare anche la componente psichedelica, quella del girare manopole inebetiti finchè il caso non ti porta oltre i confini di quello che hai in programma :)

Tre dischi del passato e tre dischi del momento.
Daft Punk - Discovery
Plaid - Rest Proof Clockwork
Mat101 - Goodbye Mum
e per oggi:
Booka Shade - In White Rooms
Bangkok Impact - Traveller
Kerrier District – 2
anche se riconosco che si tratta di 6 dischi in ordine casuale :)

Del precedente Ep mi piace soprattutto il groove di “ Ms Dildo “, giocoso come gran parte della tua produzione fatta di italo disco e atmosfere arcade. Mi sembra invece che per il nuovo “ Fisico/Love “, in uscita l’undici di giugno, si respiri un’aria più cosmica e sintetica…
Credo che la musica, specie la mia, vada sempre presa con leggerezza. A volte uno si rende conto di apprezzare della musica oggettivamente ignobile, o per molti ridicola. A me capita abbastanza spesso.
Con i ragazzi di Gomma ci sono sempre lunghe disquisizioni riguardo a cosa mettere nell’ep, nell’ album etc etc… Loro sono estremamente meticolosi, forse le uniche persone più meticolose di me che abbia mai incontrato, ed hanno una visione ‘discografica’ molto chiara.
Quindi ho deciso di fidarmi di loro per quanto riguarda certe cose.
La musica di Rodion ha molte sfaccettature, dal giocoso al romantico al tamarro e via discorrendo…in questo ‘Fisico / Love EP’ abbiamo messo molto di estivo, di italiano, di malinconico e romantico, mentre quest’inverno arriveranno cose più sfacciate….

Nuovi progetti all’orizzonte?
Si, l’etichetta di teenage dance altomedievale ‘Roccodisco’, che stiamo mettendo su io ed Hugo Sanchez El Tremendizmo, col quale lavoro in simbiosi totale da anni, su radiodd.com, sul
Pigneto quartet e su mille altri progetti.
L’amico Giosuè Impellizzieri ne ha fatto un’ottima recensione qui, cogliendo appieno lo spirito dell’iniziativa http://www.disc-jockey.it/2/page.php?id=2097 e questo il nostro myspace: myspace.com/roccodiscodisco

Cosa diresti a chi non ti ha mai ascoltato per convincerlo a venire giovedì al Circolo?
Che i ragazzi di Sporco Impossibile sono molto appassionati, professionali e tenaci, il che merita sicuramente un supporto.
E poi che di “indie disco casiocore bands” non ne girano molte :)

Come dargli torto?

Link:
Radiodd Official Site
Rodion MySpace
Sporco Impossibile Official Site
Sporco Impossibile MySpace
Circolo Degli Artisti Official Site

Mp3:
Sporcast with Rodion

Video:
Fisico


Rodion live @ l-ektrica Roma - part one


Rodion live @ l-ektrica Roma - part two

8 Votes | Average: 4.13 out of 58 Votes | Average: 4.13 out of 58 Votes | Average: 4.13 out of 58 Votes | Average: 4.13 out of 58 Votes | Average: 4.13 out of 5 (8 votes, average: 4.13 out of 5)
Loading ... Loading …

Discography: RISE AND FALL OF ACADEMIC DRIFTING (Homesleep - 2001), THE ACADEMIC RISE OF FALLING DRIFTERS [Special Album] (2nd Rec - 2002), PUNK…NOT DIET (2nd Rec - 2003),HITS FOR BROKEN HEARTS AND ASSES [Special Album] (2nd Rec - 2005), NORTH ATLANTIC TREATY OF LOVE [Special Album] (2nd Rec - 2006), DIVIDING OPINIONS (Homesleep - 2007)

Il divanetto alla Brand New c’è, così come una telecamera ed una perfetta regia.
Se proprio volessi strafare potrei dire che per reggere il confronto con ben più equipaggiati video-intervistatori mancano solo tatuaggi e l’immancabile pennarello per griffare l’arredamento.
Su gli ospiti almeno tutti d’accordo, non falliscono mai.
Questa volta tocca ai GIARDINI DI MIRO’, giunti a Roma per regalare versioni live delle molte perle contenute nel recente, “Dividing Opinions”.
Con Corrado Nuccini e Jukka Riverberi salta fuori una chiacchierata di quasi mezz’ora, la più lunga mai registrata da queste parti.
Parliamo di un’avventura giunta ormai al decimo anno di attivita’ , di una band pronta da tempo a misurarsi con la scena internazionale, di un ultimo album accolto come il migliore della loro discografia e non solo.
In attesa di rivederli dal vivo nella capitale al prossimo Dissonanze Festival quindi eccovi servita la video-intervista ai GDM.
E se mai capiterà di incontrarli ancora vi promettiamo di impegnarci per colmare il gap.
Un bell’autografo indelebile sul braccio sarebbe il massimo, in un colpo solo tatuaggi e griffe.

Interview PART II :


Interview PART III :


Intervista: Axelmoloko
Riprese e Montaggio: Gianluca

Mp3:
The Comforting of a Transparent Life (from the album “Punk…Not Diet”)
Othello (from the album “North Atlantic Treaty of Love”)
When You Were A Postcard (from the album “Punk…Not Diet”)
Dancemania (from the album “Hits For Broken Hearts And Asses”)
Broken By (from the album “Dividing Opinions”)

Links:
Giardini di Miro’ Official Site
Giardini di Miro’ MySpace
Homesleep Official Site
2nd Rec Official Site

The Niro suonerà dal vivo, oggi 22 Marzo a Roma, al Circolo degli Artisti, all’interno della Sporco Impossibile Live Nite.


The Niro nasce artisticamente come band e solo successivamente diventa il progetto solista di Davide Combusti. Come mai hai scelto questa strada? Certo le tue capacità di polistrumentista ti avranno dato una mano non indifferente, ma immagino che tu non abbia intrapreso questo percorso solo per questo motivo…

C’è stata una sorta di diaspora: era un periodo in cui i musicisti nel gruppo andavano e venivano. Già dall’inizio portavo sia musica che testi; poi della formazione originale eravamo rimasti in due: appunto io e Guido, che ora suona il basso nei Cat Claws. La decisione di proseguire da solo è stata vissuta tranquillamente da entrambi.


Hai 26 anni eppure il tuo curriculum è maledettamente colmo di esperienze, concerti e collaborazioni che hanno dell’incredibile, visto che ancora non hai pubblicata neanche un album. Come vivi questa tua situazione di artista fondamentalmente underground che pure collabora e suona con i gruppi più importanti di tutto il globo? Anche dall’esterno fa veramente piacere vedere che un ragazzo romano, senza grandi major alle spalle, riesce a farsi spazio nella scena indie internazionale solo grazie al proprio talento…

Ti ringrazio! Alcune di queste esperienze sono state davvero emozionanti, ma ti confesso che interiormente le vivo tutte come semplici episodi, e non ci ripenso molto. Poi vengo da una famiglia in cui non ci si culla troppo sugli allori. Mi ricordo quando dissi a mio padre che stavo andando ad aprire il concerto dei Deep Purple. Lui mi guardò e mi disse “E allora? Io ho suonato con Orietta Berti!”. :-)

Hai suonato negli States (a Tucson) e a Londra (aprendo per Carmen Consoli), hai stretto contatti con artisti e addetti ai lavori stranieri (di recente il manager dei Radiohead Chris Hufford), quale opinione hanno all’estero dell’attuale, aggiungerei florida, scena indie del nostro paese ? Etichette, produttori, musicisti, guardano alle produzioni di casa nostra con particolare interesse o ci reputano ancora solo onesti autori di musica nazional popolare ?
So di gruppi che conosco bene, e di cui non posso fare nomi nomi, che sono oggetto di interesse da parte di label straniere. Non ho dubbi al riguardo: l’Italia è già entrata nell’Europa che suona.

Personalmente se penso a The Niro ma anche a band come FakeP, Canadians, Turnpike Glow, Amycanbe, ect … ho l’impressione che questi siano anni d’oro per la scena indie nostrana che canta in lingua inglese. Sei d’accordo ?
In linea generale sono d’accordo con te, e spero che anche le grandi labels italiane se ne accorgano.

Girando su internet ho trovato notizie piuttosto vaghe in merito al tuo primo album ufficiale. Dal blog del tuo MySpace leggo per esempio che la fine delle registrazioni erano previste per i primi di Febbraio, mentre per quanto riguarda l’etichetta si vociferavano interessamenti da parte di label straniere. Ad oggi puoi darci informazioni più precise sul tuo atteso debutto?
Il disco è concluso: in questo momento sono in corso trattative sul fronte estero… diciamo che c’è ottimismo, ma non posso dire altro!

Molti ti hanno conosciuto grazie alla cover di “I Fought In A War “ per la compilation tributo ai Belle & Sebastien ideata dalla Kirsten Records. Posto che la tua interpretazione è una delle più riuscite, cosa ti ha portato a questa partecipazione?
Giuseppe e Filippo, i fondatori di questa bellissima net label, un giorno mi scrivono e mi chiedono se avessi avuto voglia di partecipare al tributo con una cover. Subito ho pensato a “I fought in a war”, uno dei brani più malinconici dei B&S, e dopo un paio di giorni gliel’ho mandata, nella versione più lo-fi possibile. Sul famoso blog americano Little Radio addirittura mi hanno dedicato un intero articolo in cui si parla di questa mia cover. Cosa che mi ha fatto molto piacere!

Attuando il processo inverso invece quale band o artista troveresti perfetto per realizzare una cover di una delle tue canzoni ? Quale brano si presterebbe bene al progetto e perché ?
Uhm, domanda difficile: proprio in questi giorni pensavo a un brano, Baisers Volés, che fa parte del disco appena terminato. Ha la cassa dritta per quasi tutto il pezzo: non sarebbe male farne una versione stile Justice. Preferisco sulle cover che si cambi totalmente scenario, piuttosto che farle troppo simili all’originale. Ho molto apprezzato per esempio, quel disco di reinterpretazioni reggae di brani dei Radiohead.

Ascoltando i tuoi pezzi, non si può dar torto a chi ti accosta a Tim Buckley ed Elliot Smith, ma onestamente nella tua musica credo si percepisce anche un certo piglio pop, romantico solare, talvolta disperato ma pur sempre pop. Che mi dici in proposito?
Beh, sì, la componente pop è presente, e la cosa mi fa piacere: amo creare cose astruse, ma anche scrivere la semplice canzone senza troppi fronzoli.

Parlando invece di ispirazioni, sono dell’idea che la tua musica si avvicini più a certo cantautorato e sonorità americane che non a recenti modelli inglesi (per esempio Smiths, The Coral, Badly Drawn Boy citati come tuoi ascolti frequenti), come ho letto da qualche parte . Per esempio qualche anno fa vedendoti suonare per la prima volta dal vivo al Circolo degli Artisti , ho accostato la tua musica a due nomi in particolare : Jeff Buckley ma soprattutto Calexico.
Adoro i Calexico, mi fa davvero piacere l’accostamento. Per quanto riguarda le influenze, ad essere onesti nessuna delle band citate sopra – gruppi che adoro, per carità - rientrano veramente nelle mie ispirazioni. Mi ispira più la cinematografia. Succede sempre: guardo un film e durante la visione prendo la chitarra. E anche il quotidiano: una giornata grigia, un episodio più o meno piacevole, uno stato d’animo passeggero. Per quanto riguarda Jeff Buckley, mi ricordo quando lessi la sua biografia: era nero di rabbia perché dicevano che era una copia di Micheal Bolton. Ci puoi credere? Oppure Elliott Smith che veniva accusato di copiare i Beatles. Non. E’ strano, ma non mi sento proprio vicino a Jeff Buckley. Avendolo conosciuto dopo aver iniziato a suonare e, soprattutto a cantare, mi fa uno strano effetto: un po’ come se mi dicessero che ho tre piedi. Poi c’è gente che lo dice per farti piacere, e li ringrazio – per me è grandissimo - altri invece pensano che lo voglia imitare. Per queste persone dico solo che mi sento decisamente più un musicista che un cantante, e che avranno modo di essere smentiti quanto prima.

Hai aperto concerti per moltissimi artisti di caratura internazionale. Dai Deep Purple ad Isobel Campbell, da Sondre Lerche a Lou Barlow. Cosa mi racconti di queste esperienze ? Sai benissimo che in piena “vallettopoli” e d’obbligo farsi i cazzi di tutti. Raccontaci qualche aneddoto interessante sull’incontro con i gruppi con cui hai condiviso il palco.
In piena vallettopoli giustamente non posso esimermi! Ti racconto questo episodio di Lou Barlow, durante la data al Circolo degli Artisti. Dovevo aprire il suo concerto, era una delle prime volte che suonavo voce e chitarra. Scendo dal palco, e mentre mi dirigo al bancone lo incrocio. Lui mi ferma e per 5 minuti buoni mi riempie di complimenti, tanto che ero diventato tutto rosso per l’imbarazzo. Finito il suo concerto gli porto il mio demo. Lui lo prende e fa “Se mi mettessi a vendere la tua musica, farei davvero i soldi”. Spero proprio che abbia ragione!

Nel caso non bastasse il moniker che ti sei scelto, sul tuo myspace scorrono le foto di alcuni film che hanno fatto la storia del cinema, tra cui quella dell’Antoine Doinel truffautiano, che è il mio film preferito tra l’altro…Inevitabile chiederti del tuo rapporto col cinema e – perché no? – di stilarci una breve classifica delle pellicole che ti hanno cambiato la vita…
Con il cinema ho una bellissima storia d’amore! Per Truffaut ho una sorta di venerazione: poi amo Antonioni, Linch, Leone, Fellini, Chabrol. Ti dico solo che a casa ho più film che cd.

Faccio una top five, sul modello di Hornby:
1)Baci rubati - Truffaut (direi tutte le sue opere a parimerito)
2) Il grande dittatore - Chaplin
3)C’era una volta in America – Leone
4)Casablanca - Curtiz
5)Lo spaccone - Rossen

In pochi mesi la serata romana di Sporco Impossibile sta diventando un punto di riferimento della “ scena “ romana: gruppi emergenti, ottima promozione e tanta buona musica. Come sei entrato in contatto con i ragazzi dell’organizzazione e come giudichi eventi di questo tipo? A mio parere negli ultimi anni Roma sta crescendo parecchio dal punto di vista musicale, tra concerti ormai numerosissimi ( cosa che nemmeno una decina di anni fa era impensabile ) e “ istituzionalizzati “ ( le molte manifestazioni legate alle nuove espressioni della musica elettronica che si tengono all’Auditorium ) e la crescita di artisti locali ( penso a te o agli stessi Tunrpike Glow ).
I ragazzi di Sporco Impossibile mi hanno contattato qualche mese fa, e quando mi hanno chiesto di far parte del cast di Sporco Impossibile ho accettato con entusiasmo. Per quanto riguarda Roma sono d’accordo: negli ultimi anni sta crescendo benissimo. Fino a qualche anno fa più che i gruppi mancavano i locali, ora invece ne aprono costantemente di nuovi, ed è bello vedere che anche luoghi storici come il Piper stiano tornando alla musica dal vivo. Sulla crescita degli artisti locali, ce ne sono di bravissimi: spero in senso ampio che la scena romana tutta diventi un modello da esportazione. Su questo sono ottimista.

Link:
The Niro Official Site
Amycanbe MySpace
Sporco Impossibile Official Site
Sporco Impossibile MySpace
Circolo Degli Artisti Official Site

Mp3:
I Fough In A War (Belle & Sebastian cover from the compilation “A Century Of Covers [Belle And Sebastian Tribute]” - Kirsten Records)
When Your Father (from the compilation “Indies” - Peterean Records)

Discography: I’ VE TRIED WITH SPORT BUT IT’ S NOT MY CUP OF TEA [EP] (autoprodotto - 2006)

e-mail February 2007


Allora cominciamo parlando della vostra musica: pochi cazzi, voi siete malinconici, punto. La maggior parte dice “emo” io direi più che altro perennemente autunnali. Perché? Cosa vi angoscia benedetti ragazzi?

FRANCESCO: Credo sia per via degli accordi “aperti”, più facili da suonare con la chitarra e notoriamente dalle armonie più drammatiche! A parte gli scherzi: siamo maggiormente inclini all’esigenza di suscitare un’ emozione, piuttosto che “caricare” il pubblico con l’energia di un rock più duro. Ci sono ovviamente anche dei pezzi con maggior tiro: Untitled, specie dal vivo, ed alcune nuove canzoni che stiamo proponendo nei live; non di meno, abbiamo riscontrato che la gente rimane comunque sempre colpita dall’ aspetto melodico. Per quanto riguarda l’emo: vero, è presente qualche - dovuto peraltro - richiamo al primo Emocore degli anni Novanta, ma sono perlopiù brevi sfumature. La nostra ossatura è decisamente di natura Folk rock.


Ascolti che hanno influenzato il vostro sound, la vostra vita:

F: Una mediazione sull’asse classico-moderno: da Neil Young ai Weezer, dai Led Zeppelin ai Gomez ecc. Insomma, credo che sia basilare conoscere le radici (in questo caso, facendo rock) della musica contemporanea, per poter poi cimentarsi in un ascolto cosciente del suo sviluppo e, infine, del rock stesso. Anche per evitare inutili entusiasmi, come a dire: ok, i Radiohead, ma ci sono stati anche i King Crimson…

GIOVANNI: Diciamo che i nostri ascolti vanno dai Sonic Youth ad Aphex Twin passando per Wilco, L’altra, Okkervil River, Sufjan Stevens, Flaming Lips, Autechre, Telefon Tel Aviv, Boards Of Canada, Tortoise, Mice Parade, Air, Depeche Mode, Calexico, Tindersticks, Cure, Arab Strap, dEUS, Motorpsycho, Calla, Grandaddy, Dinosaur Jr, Pavement, Paolo Conte, Nick Cave, Tom Waits, Dylan…. (sembra quel remix dei Soulwax: ..Zz Top is in da house!..)

Sulla tastiera del computer avete in successione le lettere qwerty oppure qzerty?
F: Sono per il “qwerty layout” dai tempi di LOAD”*”,8,1 per caricare Giana Sister sul Commodore 64.

Domanda ego: cosa vi piace di più del nostro sito? [e giocatevela bene che altrimenti col cavolo che vi pubblichiamo …].
F: Beh, una qualità è senz’altro la frequenza con cui aggiornate. Poi sono molto teneri i conigli con l’ iPod…

Domanda auto-ego: cosa vi piace di più del vostro sound o comunque qual è la cosa di cui andate più fieri del vostro gruppo?
F: Riguardo il sound non saprei, è un buon livello; o meglio: a noi piace, però, almeno per quanto riguarda la resa su disco, sappiamo di poter far meglio e tenteremo di farlo.

G: Quelli che ci piace di più del nostro sound sono la semplicità degli arrangiamenti, delle melodie e l’ambiente sognante.

Completate la frase: “Noi Karin, anche se un po’ ci vergogniamo come ermellini, ammettiamo oggi pubblicamente su Indieforbunnies che il vero motivo per cui abbiamo formato un gruppo che suona sta roba è…”
F: Per mascherare il fatto di saper fare solo questo e dar la parvenza di averlo scelto spontaneamente!!

Avete dei progetti con qualche etichetta per il prossimo futuro?
F: In questo momento abbiamo il nostro primo Ep autoprodotto nel mailorder della MyHoney Records: ragazzi in gamba, cui dobbiamo sicuramente qualcosa. Inoltre, in Marzo, usciremo con un nostro pezzo per una compilation mp3 della Peteran Records: sarà gratuita, scaricabile on line, e vi faranno parte 15/16 band. Per Aprile/Maggio, pensiamo infine di registrare bene un’altra mezza dozzina di canzoni (o forse anche più), soprattutto con un buon suono di batteria; e continuare a suonare in giro il più possibile.

Qual è stata fino ad ora l’esperienza più gratificante come band?
F: In senso generale: quella di aver raggiunto un punto in cui le canzoni create non assecondassero solo la volontà del momento, ma che a distanza di tempo - relativamente breve, essendoci formati nella seconda metà del 2005 - ci continuassero a piacere. Una sorta di minimo comune denominatore, ormai sodato per la nostra creazione.
Del 2007: aver ripreso a fare dei buoni live, più che altro dovuto al periodo di “blocco” per la registrazione dell’Ep che ha portato all’arrugginimento dell’intesa fra noi (finito il cd abbiamo ripreso a suonare assieme dopo oltre tre mesi dall’ ultima prova).

G: Questa intervista!

Quale invece quella peggiore con una donna?
F: Questa l’ hai presa da un bulletin di Myspace!

Chi è il vostro idolo in assoluto nel fantastico mondo dello spettacolo in Italia e perché?
F: Tutti quegli onesti “disgraziati” come noi che si sbattono, nel limite delle proprie capacità, a sensibilizzarsi vicendevolmente nell’ ambito musicale tramite organizzazione di concerti, eventi, blog, flog, radio, podcast, promozioni d’ ogni tipo; il tutto nel rispetto reciproco e senza mai lasciarsi vincere da invidie o antipatie. Insomma, di sicuro non quei maledetti che passano su Rete 8 Solo musica italiana…

Rivelateci in anteprima un possibile titolo per il vostro prossimo disco.
F: “I do lo-fi cuz i’m not major”. Così abbattiamo anche in Italia il dogma del Lo-fi volontario!

G: Oppure: “If I Could Only Remember My name… Karin”. No, si scherza: ancora non ci abbiamo pensato o meglio, ne stiamo valutando alcuni per il prossimo Ep che intendiamo registrare a breve.

Adesso che avete finito di rispondere a questa fantastica intervista e avrete spento il computer cosa farete per il resto della giornata?
F: Io sono anche al telefono e mi sa che lascio il pc acceso perché è su Skype.

Grazie.

F: A Indieforbunnies!

Link:
Karin Official Site
Karin MySpace
“I’ VE TRIED WITH SPORT BUT IT’ S NOT MY CUP OF TEA [EP]” review on IndieForBunnies
MyHoney
Peteran Records

Mp3:
Start By Crash (from the EP “I’ve Tried With Sport But It’s Not My Cup Of Tea”)
Untitled (from the EP “I’ve Tried With Sport But It’s Not My Cup Of Tea”)
Fancee (from the EP “I’ve Tried With Sport But It’s Not My Cup Of Tea”)
From A Wire (from the EP “I’ve Tried With Sport But It’s Not My Cup Of Tea”)

4 Votes | Average: 3 out of 54 Votes | Average: 3 out of 54 Votes | Average: 3 out of 54 Votes | Average: 3 out of 54 Votes | Average: 3 out of 5 (4 votes, average: 3 out of 5)
Loading ... Loading …


Discography: END OF A HOLLYWOOD BEDTIME STORY (Grenadine - 2000), NOR THE DAHLIAS: THE DEARS 1995-1998 (Grenadine - 2001), NO CITIES LEFT (SpinArt - 2004), THANK YOU GOOD NIGHT SOLD OUT [live] (MapleMusic - 2004), GANG OF LOSERS (Arts & Crafts - 2006)

Siamo sinceri, ci aspettavamo di intervistare Murray Lightburn.
Non solo perchè front-man dei THE DEARS ma soprattutto perchè del gruppo canadese Murray è a tutti gli effetti autentico deus-ex-machina.
Trovare ad attenderci il solo bassista Martin Pelland mi ha costretto, come prima cosa, a stracciare un buon 80% delle domande già pronte. Vi assicuro handicap non da poco.
L’intervista si rivelerà comunque piacevole e senza dubbio utile per conoscere meglio questa band che con il recente “Gang Of Losers” sembra aver conquistato molti più appassionati ascoltatori di quanto avesse già fatto l’ottimo, precedente, “No Cities Left”.
Martin ha una gran voglia di parlare, e complice anche svariati bicchieri di vino bianco oltre a confessarci di non amare troppo blog e webzine ci tiene a sconfessare una leggenda metropolitana che proprio su web circolava tempo fa. Se vi vengono a raccontare che i THE DEARS sono stati delusi dall’aver incontrato il loro idolo Morrissey, beh come dice qualcuno “Questa è proprio una grande gigantesca strepitosa cazzata!”.
Purtroppo questo come altri argomenti (…ci ha parlato, con nostro sommo stupore, in termini entusiastici della biografia dei Red Hot Chili Peppers) rimangono fuori dalla video-intervista in oggetto, la nostra conversazione alla fine si aggirerà ben oltre i 30 minuti, ridotti a 10 per ovvi motivi di tempo e utilizzo del prezioso YouTube.
Alla parte finale dell’intervista, appena sotto il palco, assiste anche la tastierista Valérie Jodoin-Keaton, non possiamo non accorgerci della sua presenza e cambiamo velocemente opinione, forse più che Murray avremmo voluto far sedere lei davanti alle telecamere.

Intervista: Axelmoloko
Riprese e Montaggio: Gianluca

Mp3:
Who Are You, Defenders Of The Universe (from the album “No Cities Left”)
Bandwagoneers (from the album “Gang Of Losers”)
Whites Only Party (live performance at AJs Alehouse, Kingston, 15 November 2006)
22: The Death Of All The Romance (live performance at AJs Alehouse, Kingston, 15 November 2006)
Lost In The Plot (live performance at Morning Becomes Eclectic, KCRW, 29 November 2004)

Links:
The Dears Official Site
The Dears MySpace

« Previous PageNext Page »

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.