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Quanti sbadigli in questo pigro 2008.
Già la primavera comincia a fare capolino, con qualche ripensamento, e siamo ancora alla ricerca di un grande disco da proporvi con la convinzione che sarà qualcosa di indimenticabile.
Allora ci tuffiamo su Myspace alla ricerca di qualcosa di diverso da proporvi e fortunatamente, troviamo cose interessanti e mai banali.

Dopo le News stile “Yellow Pages” dedicate all’elenco delle band presenti ai festival, in particolare il SXSW ed il “T in The Park” ed una rapida occhiata agli Shockwave NME Awards, cediamo come di consuetudine la palla da un ispirato Axelmoloko di Indie For Bunnies che ci presenta The Mohawk Lodge e gli School Of Languages.
Tommy di Lazy Sundays prosegue nel suo viaggio esplorativo della musica underground italiana e ci presenta i Tiger Tiger di Bologna.

Nel nostro viaggio su Myspace ritroviamo i Violent Jokes di Hong Kong, già apparsi sulla prima puntata News And Loose, con un nuovo brano. Scopriamo anche che Costanza Francavilla, l’ultima musa di Tricky, sta preparando l’uscita del suo primo album da solista.
Inoltre ritroviamo Bob Mould con un nuovo disco da solista, dal quale vi proponiamo un pezzo.
Lo stesso vale per Goldfrapp, che abbiamo recensito per voi.

Tracklist:
1.The Mohawk Lodge, “Hard Times”
2.Tiger Tiger, “Premarin”
3.Violent Jokes, “S.U.N.”
4.School Of Languages, “Disappointment 99”
5.Bob Mould, “Who Needs To Dream”
6.Costanza, “I’ve Been Waiting For You”
7.Goldfrapp, “A&E”

Mp3:
la puntata in podcast (58:03min, 53MB)

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Axelmoloko presenta :

Indie Top Ten, decima posizione

The Mohawk Lodge - Wildfires ( White Whale )

Tra le prime cose che saltano all’orecchio ascoltando i The Mohawk Lodge è molto più di una semplice somiglianza con Chris Martin e i suoi Coldplay.
Sarà la voce di Ryder Havdale così vicina alle corde vocali di Martin, sarà l’intessitura chitarristica così simile a certi giri melodici di singoli come “Yellow” o “Troubles”, ma non è difficile immaginare fragili ballate quali “Hard Times”, “Timber” o “Calm Down” appartenere ad un lotto di unreleased-track appartenenti ai primi Coldplay.
Semplice, malinconico, a suo modo personale nonostante le evidenti influenze sopracitate, “Wildfires” è l’ennesimo piccolo gioiello nascosto della scena indie d’oltreoceano, canadese per l’esattezza.

Indie Top Ten, decima posizione

School Of Languages - Sea From Shore ( Phantom Sound & Vision )

Già cantante degli inglesi Field Music, David Brewis intrapende ora una carriera solista con questo “Sea From Shore” disco senza dubbio etereogeneo, ricco di continui cambi di ritmo. Parentesi chitarristice decisamente energiche, come “Disappointment”, incursioni in ambienti pop più sognanti, dove gli XTC sono tra i rimandi più forti, arrangiamenti mai banali e comunque ricercati, inquadrano quest’album come una delle piacevoli
sorprese di inizio 2008.
Brewis stando ad alcune sui dichiarazione non sembra intenzionato a dare lunga vita a questo suo progetto solista, sostiene di trovare troppo stressante la carriera in solitario ecco servito un ulteriore motivo per recuperare un ottimo lavoro che a meno di clamorosi ripensamenti non avrà degni successori.

Che fatica mettere insieme una puntata con quest’anno pigro! Potrebbe essere chiamato Lazy Year, parafrasando il nostro amico di merende Tommy. A proposito, ci siamo dimenticati di ricordargli di non dimenticarsi di ricordarsi di mandarci la sua pillola ed allora ne sentiremo la sua mancanza.
Insomma non ne abbiamo combinata una di giusta. Che dobbiamo fare?

Vabbè, consoliamoci con le poche certezze che abbiamo. Una su tutte svetta sovrana: Axel di IndieForBunnies che con la grazia e competenza che lo ha reso celebre in ogni angolo del pianeta apre la finestra sul cortile e ci fa sentire a tutto volume i gallesi Los Campesinos e, nella seconda frazione, i Mahjongg.

Noi invece vi proponiamo le news con gli immancabili Portishead, il Glastonbury Festival, i R.E.M., Jemie Hewlett creatore dei Gorillaz e la fine dei Godspeed You! Black Emperor (sigh!).

Vi abbiamo recensito uno scialbo Alec Empire, un ottimo Duke Spirit, uno stralunato Vampire Weekend, un deludente Hot Chip e vi abbiamo fatto risentire gli ottimi The Do.

Nel rivisitare il 2007 del quale sentiamo la mancanza ascolteremo un remix dei Nine Inch Nails a cura di Steven Morris & Gillian Gilbert dei New Order.

Tracklist:
1. Los Campesinos, “Death to Los Campesinos”
2. The Do, “At Last”
3. Alec Empire, “If You Live or Die”
4. Nine Inch Nails, “God Given (Steven Morris & Gillian Gilbert remix)
5. Mahjongg, “Problems”
6. The Duke Spirit, “The Step And The Walk”
7. Vampire Weekend, “Mansard Roof”
8. Hot Chip, “Shake a Fist”

Mp3:
la puntata in podcast (57:51min, 53MB)

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Indie Top Ten, decima posizione

Los Campesinos - Hold On Now, Youngster ( Arts & Crafts )

Indicati da più parti come l’autentica rivelazione indie-rock del 2008 debuttano con “Hold On Now, Youngster”, i Los Campesinos, collettivo gallese di sede a Cardiff.
Sfacciati e autoironici ( pensate al loro primo singolo “Death To Los Campesinos” ), giovani e dotati di uno spiccato senso melodico che gli ha permesso di collezionare già diversi “brani-tormentone”, solo il tempo saprà dirci se questa band, così chiacchierata oggi da blog e web-zine, saprà resistere al tempo e alla dura legge dell’hype.

Indie Top Ten, decima posizione

Mahjongg - Kontpab ( K )

No-wave che incontra la musica etno, il funk mutuato in danza tribale, art-rock trattato a dosi massicce di electro, questo e molto più confluisce in “Kontpab” secondo lavoro dei Mahjongg, band che prima di approdare alla corte della K Records, è stata per anni protagonista della scena underground di Chicago.
Ora che il gruppo ha avuto la possibilità di allargare il numero dei suoi estimatori si sprecano i confronti con autentiche leggende e non del rock formato dance club. Gli accostamenti vanno da ESG, A Certain Ratio, Contortions fino ai meno impegnativi El Guapo, Supersystem e Out Hud.

L’anno che è arrivato si è rivelato estremente pigro. Forse l’opulenza del suo predecessore lo ha scoraggiato nell’invio di nuove proposte.
Però noi cercheremo di proporvi alcune novità egualmente, aggiungendo qualcosa che forse l’anno scorso ci è sfuggito.
Axelmoloko di Indie For Bunnies ci regala due perle musicalmente agli antipodi: dalla Norvegia che già ci ha regalato Hanne Hukkelberg ecco una nuova fanciulla di nome Silje Nes. Nella seconda parte della puntata il nostro ci riporta in Canada per presentarci una band il cui nome sembra un’esclamazione di stupore nell’ascoltarla: Holy Fuck.

La pillola pigra di Tommy di Lazy Sundays ci porta a Brescia con i rumorosissimi Donturbolento.

Noi vi abbiamo recensito alcuni dischi nuovi quali The Dø, Magnetic Fields e Hot Chip. Siamo ritornati indietro nel tempo presentandovi ciò che ci eravamo scordati quali Francis Black (davvero gran disco) e John Frusciante sotto lo pseudonimo Ataxia.

Tracklist:
1. Silje Nes, “Over All”
2. Donturbolento, “Spend The Night On the Foor”
3. The Dø, “On My Shoulder”
4. Holy Fuck, “Lovely Allen”
5. The Magnetic Fields, “California Girls”
6. Black Francis, “Threshold Apprehension”
7. Hot Chip, “Out Of The Pictures”
8. Ataxia, “Attention”

Mp3:
la puntata in podcast (58:32min, 55MB)

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Indie Top Ten, decima posizione

Siljie Nes - Ames Room ( Fat Cat )

Hanne Hukkelberg e Silje Nes hanno molte cose in comune. Entrambe sono norvegesi la prima di Oslo la seconda di Bergen, entrambe si sono trasferite ormai da tempo a Berlino, e tutte due sembrano condividere la stessa spiccata abilità nel comporre affascinanti composizioni casalinghe ricche di essenziali venature elettroniche.
Immerso come “Rykestrasse ‘68″ tra le strumentazioni low-fi più disparate carillion,campanelli, vibrafoni, questo “Ames Room” non disdegna però di fare il verso, anche ad altre cantautrici dal background decisamente più folk-rock come PJ Harvey, Cat Power, Emiliana Torrini.

Indie Top Ten, decima posizione

Holy Fuck - LP ( XL )

Registrato totalmente in tour, in presa diretta e senza nessun tipo di post produzione, “LP” è un tripudio di beat sintetici, batterie incalzanti, un incrocio più che riuscito tra rock improvvisato e dance, anime analogiche e digitali.
Gli Holy Fuck realizzano uno stupefacente noise melodico, capace di catturarti con una manciata di canzoni dirette, travolgenti, senza x questo mai cedere al caos o al rumore assordante.

L’anno che verrà sarà all’altezza di quello che ci ha appena lasciato? Per la legge dei grandi numeri direi di no ma per la legge di Murphy?

Prima però di cercare con il lanternino le risposte a queste domande, abbiamo voluto ripercorrere il 2007 a ritroso, insieme ai nostri compagni di viaggio ed alla musica che ci ha fatto compagnia l’anno scorso.

Cominciamo con Axel di Indie For Bunnies che ci propone la sua Top Ten in formato Countdown.

Tommy di Lazy Sundays, invece, ripercorre l’anno che è passato seguendo le quattro stagioni, come Vivaldi. Scoprendone però inaspettatamente una quinta…
Ci propone i Giardini di Mirò (inverno), Giuseppe Peveri, (primavera), My Awsome Mixtape (estate), Amari (autunno) ed infine Peter Kernel (inverno).

Nella seconda parte infine il nostro conto alla rovescia delle dieci pubblicazioni che più ci hanna affascinato, con il commento di Tzunami e di Rivo.

Mp3:
la puntata in podcast (57:38min, 57MB)

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Le novità discografiche nel periodo prenatalizio lasciano il tempo che trovano: chi aveva qualcosa da dire l’ha già fatto, chi raschia il fondo del barile lo fa per vendere qualcosa approfittando delle strenne dell’imminente festività.
Anche noi abbiamo fatto fatica a presentarvi qualcosa di davvero interessante e ci siamo accorti, una volta messa insieme la puntata, di avere voglia di un pò di rock pane_e_salame, dopo tanta soffisticazione.
Già, proprio i suoni sofisticati e ricercati vi terranno compagnia nella giornata odierna.

Se cercate vento di novità non perdetevi le incursioni di Axelmoloko di Indie For Bunnies, un portale che non finisce mai di stupire, specie da quando ha anche una sezione dedicata al cinema. Con il suo doppio intervento, Axel ci presenta Darren Hayman & the Secondary Modern e gli Heliocentrics.

Tommy ci porta con la consueta pigrizia in giro per l’altra Italia, quella fatta di buona musica da scantinato: oggi la pillola di Lazy Sundays ci fa conoscere i romani Catclaws.

News: Led Zeppelin, Radiohead, Manic Street Preachers, Magnetic Fields, Portishead

Recensioni: Eddie Vedder, Swayzak, Cobblestone Jazz.

Tracklist:
1. Elizabeth Duke – Darren Hayman & the Secondary Modern
2. Bob – Catclaws
3. Dirty Harry (Schtung Chinese New Year Remix) – Gorillaz
4. Joyride – Heliocentrics
5. Setting Forth – Eddie Vedder
6. Hard Sun – Eddie Vedder
7. Smile And Receive (Apparat Remix) – Swayzak
8. Slap The Black – Cobblestone Jazz

Mp3:
la puntata in podcast (60:14min, 24MB)

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Indie Top Ten, decima posizione

Darren Hayman & The Secondary Modern - S/T ( Phantom Sound & Vision )

E’ da quasi un decennio che Darren Hayman che confeziona autentiche perle pop. Prima formando e capitanando gli Hefner, band
inglese a torto tra le più sottovalutate di fine anni ‘90,e poi imbarcandosi in diversi progetti solisti.
La sua nuova creatura si nasconde sotto l’insegna di Darren Hayman & The Secondary Modern, band titolare di questo omonimo album.
Forte è la presenza della matrice pop-folk così come ritroviamo una scrittura nuovamente brillante ed ispirata, i tempi di “Breaking God’Heart” e “Fidelity Wars”, autentiche meraviglie pop firmate Hefner, non sembrano poi così lontani.

Indie Top Ten, decima posizione

The Heliocentrics - Out There ( Now Again )

Indentificare con una sola etichetta suoni e ritmi degli Heliocentrics non è certo impresa facile.
Space Funk, jazz cinematico, hip-hop incrociato con il soul, elettronica insomma quanto di meglio l’ottima etichetta Stone Throw di LA possa al momento offrire è contenuto in questo “Out There”.
Diretti da Malcom Catto, già collaboratore di Dj Shadow ora turnista del talentuoso Madlib, gli Heliocentrics sono una big band di circa 10 elementi messa sotto contratto dalla piccola label Now Again, ma fin subito entrata nelle grazie della nuova scena losangelina da molti ribattezzata “funk retro-nuevo” e dei suoi più importanti protagonisti.
Tutti gli artisti della celeberrima Stone Throw, dal boss Peanut Butter Wolf alle stelle Madlib e Egon stravedono per questa band.

Si accendono le prime lucine di Natale e l’umidità entra violentemente dentro le nostre ossa. Non c’è cura migliore di una bella puntatona di Indiebar densa di novità e una buona tazzona di caffe da gustare sul divano, sotto la trapunta.

Le news ci raccontano storie di My Bloody Valentine, Goldfrapp, Radiohead, Hot Chip, Gold Standard Laboratories, Sigur Ros e Beastie Boys.

Axel ci illumina con due interessantissime novità: si tratta di Frightened Rabbit e di Tender Forever.

Tommy di Lazy Sundays ci porta ancora nelle Marche con i pesaresi Altro ed il loro “Kaos Rock”.

Tzunami ci conduce nella provincia di Bolzano, a Bressanone, da dove provvengono, malgrado il nome ed il cantato in inglese, i New RedeMption.

Nella puntata abbiamo recensito per voi Serj Tankian, Burial e Einstuerzende Neubauten.

Tracklist:
1. Frightened Rabbit – The Grease
2. Altro – Passato
3. Serj Tankian – Lie Lie Lie
4. My Bloody Valentine – Soon
5. Tender Forever – Heartbroken Forever
6. New RedeMption – Go Out Of My Way
7. Burial – Hetched Headplate
8. Einstuerzende Neubauten – Alles Wieder Offen

Mp3:
la puntata in podcast (58:15min, 54MB)

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Frightened Rabbit - Sing The Greys ( Fat Cat )

“Sing The Greys” già uscito autoprodotto la scorsa primavera e’ il debutto dell’ennesima band appartenente alla florida scena indie di Glasgow.
Prodotto da Peter Katis, già a lavoro con Interpol e Mercury Rev, questi Frightened Rabbit in questo debutto, ora rilasciato dalla Fat Cat, passano in rassegna molte delle influenze musicali che hanno condizionato la recente ondata indie rock.
Post punk inglese anni ‘80 ma anche Pixies e Sebadoh a cui si aggiunge una somiglianza molto marcata con i Wedding Present.

Indie Top Ten, decima posizione

Tender Forever - Wider ( K )

Nata a Bodeaux ma a tutti gli effetti trapianta oltre oceano dove è stata adottata dalla storica etichetta di Olympia
la K Records Tender Forever con “Wider” bissa decisamente l’ottimo debutto di qualche anno fa.
Infatti così come il precedente “The Soft and the Hardcore”, questo nuovo lavoro è sensuale indie-tronica dalla forte natura lo-fi.
Tastiere Casio e Korg, drum machine, melodie e testi malinconici ma al tempo stesso romantici, giustificano l’etichetta di “Postal Service al femminile” che viene affibbiata a Melanie da più parti.
Così come il duo Gibbard/Tamborello appunto i Postal Service, Tender Forever è infatti
è in possesso di un abilità non comune di confezionare piccoli gioielli elettro-pop.

Le nostre monografie si chiamano trasversali per un motivo molto semplice: non sono un “The Best Of” di Tizio Caio e Sempronio. A volte sono null’altro che dei viaggi nella cultura musicale di un’area geografica o di una nazione.

L’Islanda è un caso a parte che volevamo farvi conoscere e giace proprio su quella strada trasversale che vogliamo esplorare insieme a voi.

Un’isola sperduta nell’oceano atlantico, famosa per vulcani, geiser e per quello strano modo di assegnare i cognomi ai figli.
Ma anche per la sua bassissima età media, per i movimenti giovanili e l’altissima percentuale di gruppi e band che si cimentano con ogni tipo di suono.

La puntata offrirà una poliedricità che nemmeno il Regno Unito può vantare.

In questo viaggio ci accompagna Axel di Indie For Bunnies che, alla sua maniera, ci presenta dei gruppi fuori dal mainstream islandese.
Per chi vuole ascoltare qualcosa di diverso non c’è occasione migliore.

Playlist:
1. Sugarcubes – Hit
2. Bjork (feat. Skunk Anansie) – Army Of Me
3. Sigur Ros – Svefn G Englar
4. Slowblow – Aim For A Smile (Noi Albinoi OST)
5. Quarashi – Mr Jinx
6. Mum – Green Grass Of Tunnel
7. Gus Gus – Polyesterday
8. Emiliana Torrini – Heartstopper

Mp3:
la puntata in podcast (67:00min, 62MB)

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L’autunno è la stagione dei paradossi. La natura esplode di colori proprio nel periodo più triste dell’anno. Non è più caldo e non fa freddo, ma le tenebre arrivano già a metà pomeriggio.
E alla fine un pò di pioggerellina è tollerata più che in ogni altra stagione, perchè si sa, d’autunno piove.
Con questa consapevolezza ci mettiamo ai microfoni ed allora qualche brano con questo sapore autunnale non potevamo che proporvelo.

La puntata comincia con le news che ci parlano di Stephen Malkmus and The Jicks, dei tornemti degli Smashing Pumpkins, degli European Video Music Awards 2007 e delle uscite discografiche recenti.

Axelmoloko, nel suo contributo raddoppiato, ci illumina facendoci conoscere St. Vincent ed i Celebration.

Tommy di Lazysundays prosegue con le proposte musicali indie italiane e ci fa sentire i Settlefish.

Nel corso della puntata vi presentiamo anche i nuovi dischi di PJ Harvey, Adam Franklin e Stereophonics.
Celebreremo inoltre insieme i 20 anni di Trinity Session dei Cowboy Junkies.

Tracklist:
1. St. Vincent – Paris Is Burning
2. Babyshambles – Crumb Begging Baghead
3. Cowboy Junkies – Sweet Jane
4. Settlefish – Summer Drops
5. Celebration – Pressure
6. PJ Harvey – The Devil
7. Adam Franklin – Shining Somewhere
8. Stereophonics – Soldiers Make Good Targets

Mp3:
la puntata in podcast (60:02min, 57MB)

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St. Vincent - Marry Me ( Beggars Banquet )

“Marry Me” è il disco che ci svela l’enorme talento di ST.Vincent, al secolo Annie Clark, imponendola come una delle artiste americane più ispirate, originali e complete in circolazione. Sappiamo che spesso si grida al miracolo, ma stavolta la stella è nata davvero.
Difficile da definire la musica dell’eclettica polistrumentista St. Vincent: pop cinematico ed epico, ironico e raffinato al tempo stesso, che a tratti rimanda ad atmosfere da Parigi anni ’20 ; o ancora un’orchestra di pura modernità, una nuova musica americana, formatasi sul jazz, sul blues, sul gospel e sul southern folk ma basata su una solidissima composizione classica. Il risultato è assolutamente geniale.

Indie Top Ten, decima posizione

Celebration - Modern Tribe ( 4ad )

Prodotto da David Sitek, produttore tra i più richiesti al momento nonchè leader dei newyorchesi TV On The Radio, “Modern Tribe” segna il ritorno sulle scene dei Celebration.
Post-punk, no wave, reminiscenze dub e progressive, i ritmi tribali del terzetto guidato dalla voce demoniaca di Katrina Ford sono il migliore biglietto da visita per una delle realtà più in forma dell’attuale scena indipendente americana.

“Quanto dista? Quanto tempo?”

Un quesito esistenziale ci accompagna in questa puntata speciale dedicata a Greg Dulli, la sua vita negli Afghan Whigs, la rinascita nei Twilight Singers e solitaria.
Ripercorriamo insieme la storia di questa straordinaria band e del suo leader, dagli esordi ad oggi.
Non necessariamente un “The Best Of” ma comunque un viaggio trasversale nelle varie reincarnazioni di Dulli, un uomo che sembra uscito da un romanzo decadente di Mordecai Richler o da un film noir di David Linch.
Una vita tormentata tra sesso, alcool, droghe ed eccessi vari, raccontata con la sua musica dal suono blues rock, con la batteria siconpata e la voce sbiascicata.

Poi l’amore per l’Italia e la sua lingua, usata nelle canzoni, nei testi, nei booklet dei cd. E l’amicizia con la band milanese di Manuel Agnelli, gli Afterhours.

Tracklist:
1. Afghan Whigs, Hated
2. Afghan Whigs, Milez Is Dead
3. Summerskiss, Debonair
4. Afghan Whigs, Gentlemen
5. Afghan Whigs, Crazy
6. The Twilight Singers, Esta Noche
7. The Twilight Singers, Hyper-ballad
8. Afterhours, Ballata per la mia piccola iena
9. The Twilight Singers, Domani
10. Greg Dulli, So Tight

Mp3:
la puntata in podcast (60:05min, 55MB)

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E adesso facciamo sul serio.
Dobbiamo smetterla di tirare lungo e prendere tempo. Rimbocchiamoci le maniche.
Chi ci ascolta ha fame di novità e non può aspettare che noi si smetta di tirarcela…
La puntata di oggi, prima della nuova stagione e della serie “News And Loose” ci porterà in giro per il mondo alla scoperta di varie novità.
Le news parlano di Bob Mould, Deborah Harry e l’imminente film biografico sui Blondie, Einstuerzende Nuebauten e Morrissey.
Tzunami ci presenta un approfondimento sui Radiohead e la loro curiosa iniziativa “Pay What You Can” legata al nuovo album.
Axelmoloko di Indie For Bunnies ci presenta due novità, Adrian Orange e gli italianissimi Muzak.
Tommy di Lazysundays, nel suo peregrinare alla scoperta della musica indie italiana, ci fa conoscere i ravennati Amycanbe.
La vera chicca però arriva, in maniera rocambolesca, da Hong Kong. Ma noi non vi vogliamo rovinare la sorpresa e vi invitiamo ad ascoltare la puntata alla ricerca dei Violent Jokes ed il modo bizzarro con il quale vengono presentati.

Impedibile!

Come novità discografiche avremo i Foo Fighters e Ian Brown.
A proposito dell’ex leader degli Stone Roses nella prima strofa della canzone che proponiamo, Illegal Attack, quando dice “So what the fuck (detto proprio foock) is that UK….”

Tracklist:
1.Radiohead, Reckoner
2.Adrian Orange, You’re My Home
3.Muzak, If Me You Fly, I Am Your Wings
4.Amycanbe, Down Under
5.Violent Jokes, Past
6.Foo Fighters, Let It Die
7.Ian Brown (feat. Sinead O’Connor), Illegal Attacks

Mp3:
la puntata in podcast (58:01min, 54MB)

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Adrian Orange & Her Band - S/T ( K )

Indie folk incrociato con afro-beat alla Fela Kuti, e’ questo il nuovo pastiche sonoro realizzato dal fresco enfant pordige dell’attuale scena indipendente americana. Adrian Orange nasce a Portland poco più di vent’anni fa, ma vanta già un curriculum di tutto rispetto,. Dischi sotto il moniker Thansgiving, collaborazioni con Microphones e Calvin Johnson, la creazione dell’etichetta Marriage Records (YACHT, Dirty Projectors) ed ora il secondo album firmato Adrian Orange & Her Band. Ricco di intuizioni musicali ed elementi orchestrali , questo omonimo lavoro è senza dubbio l’esempio più chiaro del suo enorme, giovane, talento.

Indie Top Ten, decima posizione

Muzak - In Case Of Loss, Please Return To: ( Lizard )

Band nata nel Salento circa sette anni fa, i Muzak debuttano con “In Case Of Loss, Please Return To:” disco nel quale convergono le più disparate influenze musicali : dal post-rock al folk, dall’elettronica alla musica orchestrale. Tra le migliori realtà della nostra scena indipendente i Muzak meriterebbero almeno le stesse attenzioni riservate a giovani band straniere decisamente meno dotate. Presto su IFB un ‘intervista ed una recensione dettagliata di questo ottimo disco.

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