Indie Faces: Brand New Melodies


Vapnet Discography: Ge Dom Våld Was [EP] (Hybris - 2005), Jag Vet Hur Man Väntar (Hybris - 2006), Nagot Daligt Nytt Har Hant [EP] (Hybris - 2007)
Elias & The Wizzkids Discography: The Dance [EP] (Hybris - 2007)
Hell On Wheels Discography: There Is A Generation Of Handicaped People To Carry On (Nons - 2001), Oh My God! What Have I Done? (Nons - 2003), From Roslagsgatan To Södre Hammarbyhamnen 1994-2004 (Nons - 2005), New Chemicals [EP] (Kirsten Postcards - 2005), The Odd Church (Hybris - 2006)

Il panorama pop svedese è in continua espansione e, sfruttando l’hype di molte band che hanno sfondato nel panorama indie internazionale, sono tantissimi i gruppi che trovano vantaggiosi contratti con etichette blasonate come la Rough Trade o la Sub Pop. La Hybris, invece, è una label svedese che sta accrescendo la propria popolarità oltre i confini scandinavi, ma già da tempo ha consolidato la propria posizione in patria. Merito soprattutto di band come i Vapnet, alfieri di un pop solare in cui le melodie prendono spunto dalla tradizione british con uno sguardo sempre attento alla west coast dei Beach Boys. Il grosso limite qui è senz’altro l’uso della lingua svedese, non proprio il massimo della musicalità e soprattutto molto restrittiva nella comprensione dei testi. L’ultimo EP “Nagot Da Light Nytt Har Hant” (non chiedetemi la pronuncia e il significato di queste parole) è esattamente tutto questo: un ottimo frullato di melodie, strumenti giocattolo e piccole orchestrazioni, cantato in un idioma a noi incomprensibile. Inoltre vanta la collaborazione di Mr. Jens Lekman, ma anche in questo caso l’inglese è lasciato in soffitta, peccato. Se decideranno di cambiare rotta in tal senso sono pronto a scommettere che le copertine e le recensioni a 4 e a 5 stelle fioccheranno anche da noi. Per ora ci resta un assaggio molto piacevole ma che non riusciamo ad apprezzare come si dovrebbe.
Invece la strada del successo potrebbe essere decisamente più breve per Elias & The Wizzkids, che da poco hanno licenziato, sempre per la Hybris il loro Ep di esordio intitolato “The Dance”. Fortunatamente per il cantato si sceglie la lingua albionica, e a giovarne è sicuramente la riuscita di questa manciata di brani, quattro per la precisione, decisamente estivi e coinvolgenti. Pop di prima qualità, ritornelli giocosi atmosfere da summer of love, accenni di country-folk , fanno di questo dischetto una piccola caramella alla frutta da assaporare con gusto almeno una volta al giorno. Non mancano le sorprese, come la cover schizoide di “Wonderwall” degli Oasis, con chitarre acustiche armonica e handclaps in abbondanza. Chiude il quartetto una piacevole ballata non troppo sdolcinata. Io ne vorrei decisamente di più, ma per il momento devo accontentarmi di quello che passa il convento, tanto prima o poi un disco vero lo faranno.
Non proprio di primissimo pelo sono invece gli Hell On Wheels, terzetto di punta dell’etichetta con sede a Stoccolma.
In Svezia sono a ragion veduta considerati gruppo storico e seminale per la recente ondata indie-rock scandinava, e molti altri paesi sembrano essersene accorti. Brasile, Russia, Giappone e Usa, tanto per citarne di più lontani, pubblicano regolarmente i loro album e accolgono da tempo i nostri in tour.
Il Belpaese, notoriamente attento ad osservare il vento musicale che spira dalla fredda Svezia, invece non batte ciglio allorché, quasi sette anni fa, Asa, Johan e Rickard debuttano con “There Is A Generation Of Handicaped People To Carry On”, lavoro dal titolo dissacrante e capace di presentare autentiche perle indie-rock divenute per molti autentici instant classic. Stessa sorte è toccata per i tre dischi successivi, con l’ultimo “The Odd Church” da più parti indicato come il migliore della loro intera discografia e da noi, come i precedenti, nemmeno pubblicato.
In realtà basterebbero le prime note di queste recente fatica per riconoscere meriti e qualità di questo progetto dalla vita più che decennale. “The Odd Church” si apre con “Heard You On The Radio” ballata d’altri tempi che incolla all’ascolto per stile e romanticismo, riportando alla memoria anche se solo per istanti i duetti di Johnny Cash e June Carter, coppia sempre in bilico tra amore e dannazione.
L’America rimane il maggiore modello di riferimento per il sound della band con accennate parentesi country e folk alternate ad un più presente rock chitarristico di scuola Pixies e Pavement.
Molti in Svezia sembrano chiedersi come sia possibile che un gruppo dalle potenzialità degli Hell On The Wheels non abbia ancora ottenuto vendite e attenzioni riservate in passato ad altre realtà di casa quali Cardigans, Mando Diao, Hives, da queste parti invece, ci accontenteremo di molto meno, come per esempio una distribuzione decente e qualche concerto in giro per lo stivale.

Link:
Vapnet Official Site - Vapnet MySpace
Elias & The Wizzkids Official Site - Elias & The Wizzkids MySpace
Hell On Wheels MySpace

Mp3:
Vapnet - Färjemansleden (from the album “Jag Vet Hur Man Väntar”)
Vapnet - Ge Dom Våld (from the EP “Ge Dom Våld”)
Vapnet - Thoméegränd (from the album “Jag Vet Hur Man Väntar”)
Elias & The Wizzkids - Wonderwall (from the EP “The Dance”)
Elias & The Wizzkids - The Dance (from the EP “The Dance”)
Hell On Wheels - Our Sweetness Has Become Our Problem (from the album “From Roslagsgatan to Södra Hammarbyhamnen1994-2004″)
Hell On Wheels - T-Mean Gadget (from the album “From Roslagsgatan to Södra Hammarbyhamnen1994-2004″)
Hell On Wheels - She Was A Milkmaid (from the album “Oh My God! What Have I Done?”)
Hell On Wheels - Power Ubbles By Big Bitch (from the album “There Is A Generation Of Handicapped People To Carry On”)
Hell On Wheels - Alexander (from the album “The Odd Church”)
Hell On Wheels - Come On (from the album “The Odd Church”)

Cloud Cult Discography: Can’t Go On, I’ll Go On (Merge - 2007)
Movies With Heroes Discography: Nothing Here Is Perfect (Rude Records - 2007)
Papercuts Discography: Mockingbird (Antenna Farm - 2004), Can’t Go Back ( Gnomosong - 2007)

Vengono dalla California e la loro musica è baciata dal sole. I Broken West se ne fregano delle mode e di quello che è considerato cool, imbracciano le loro chitarre suonando un indie rock che ruota attorno al sound dei Beach Boys e di certa tradizione americana, che parte dalla Band e dai Byrds fino ad arrivare ai giorni nostri. Niente di nuovo in questo “I Can’t Go On, I’ll Go On” che segue un EP pubblicato sotto una diversa ragione sociale nel 2005: semplici e fresche canzoni dall’impostazione classica con le chitarre in primo piano, armonie vocali molto sixties ed un suono perfettamente attualizzato ai tempi che corrono. Perchè andare a nascondersi in territori complessi e di difficile fruizione quando quello che abbiamo è la semplice, ma non ordinaria capacità di sfornare delle pop-rock songs che brillano alla luce del sole? Perfette per una gita fuori porta o per una giornata con i piedi a mollo nell’acqua. Affrettatevi a caricarli nei vostri voraci lettori affamati di musica.
Ci spostiamo i Pennsylvania, dove sono originari i Movies With Heroes (ogni film ha bisogno del suo eroe/antieroe), e ci troviamo di fronte ancora a suoni piuttosto classici, che guardano agli U2 degli anni 80′ e se vogliamo agli ultimi Snow Patrol, quelli più radiofonici. Già, perchè le canzoni di “Nothing Here Is Perfect” potrebbero girare in heavy rotation in qualunque playlist di college radio americane. L’ impianto sonoro, abbastanza potente, è levigato da una produzione che ne smussa gli angoli e che avvicina i nostri alla corrente emo senza trasformare le canzoni in esperimenti pop-rock poco riusciti . Ascoltarli è di sicuro piacevole ed anche emotivo al punto giusto, e le melodie sono prive di ruffianerie o eccessi caramellosi. Meritano almeno una possibilità.
E’ invece in California che nascono i Papercuts,creatura psycho-dream-folk di Jason Robert Quever che ha da poco pubblicato il secondo disco, “Can’t Go Back”, per la Gnomonsong di Devendra Banhart. La formula,come accennato, attinge alla tradizione folk americana e al movimento psichedelico a stelle e strisce degli anni ‘60. Quello che ne viene fuori è un ottimo dream-pop lievemente obliquo ma sempre orecchiabile che, seppure non aggiunga nulla ad un genere che ha radici ben lontane negli anni, risulta credibile e molto gradevole. Forse la scaletta perde di mordente dopo la prima età, ma canzoni come “Summer Long” e “Unavaiable” valgono sicuramente molto di più che un ascolto distratto. Sicuramente la band più interessante e creativa del trio.

Link:
The Broken West Official Site - The Broken West MySpace
Movies With Heroes Official Site - Movies With Heroes MySpace
Papercuts MySpace

Mp3:
The Broken West - On The Bubble (from the album “Can’t Go On, I’ll Go On “)
Papercuts - Poor And Free (from the album “Mockingbird”)
Papercuts - Pan-American Blues Pt. 2 (from the album “Mockingbird”)
Papercuts - Dear Employee (from the album “Can’t Go Back”)
Papercuts - Just Another Thing To Dust (from the album “Can’t Go Back”) *

* thanx to “Who Needs Radio” blog

Cloud Cult Discography: Who Killed Puk? (Earthology - 2000), Lost Songs From The Lost Year (Earthology - 2002), They Live On The Sun (Earthology - 2003), Aurora Borealis (Earthology - 2004), Advice From Happy Hippopotamus (Earthology - 2005), The Meaning Of 8 (Earthology - 2007)
Crippled Black Phoenix Discography: A Love Of Shared Disaster (Invada - 2007)
Goldrush Discography: Extended Play [EP] (Truck Records - 2002), Don’t Bring Me Down (Truck Records - 2003), Ozona (Better Looking Records - 2005), The Heart Is The Place (City Slang - 2007)

Pare che l’ultimo ritrovato per sentirsi vivi e poco annoiati sia quello della trasgressione. Tutti ci provano, dall’impiegato in banca che si tasforma in un essere orripilante il sabato sera, alla casalinga di Busto Arsizio che il mercoledì, giorno consacrato alla spesa in grande, decide di cambiare marca di maionese. Ora, converrete con me, le loro vite non cambieranno per nulla, anzi si ritroveranno, nel caso della casalinga che è poi anche la moglie dell’impiegato stressato, a mangiare un’orata accompagnata da una crema scadente e dal sapore inacidito. La differenza la fanno le certezze. Come nel caso del disco degli oxfordiani Goldrush. La band, capitanata da Robin Bennet e da suo fratello Joe, prende nome ed attitudine sonica da un album del 1970 di Neil Young, uno dei grandi vecchi della musica d’oltreoceano. I quattro ragazzi inglesi sfornano un disco incredibilmente maturo, (r)affinato in tutti i particolari, fieramente classico nella composizione ma incredibilmente emozionante all’ascolto. Una dopo l’altra snocciolano canzoni superbe, come ‘Every one of us’, quasi perfetta, come ‘Can’t give up the ghost’ introdotta da deliziosi arpeggi di chitarra acustica per crescere tra pianoforte e un po’ d’elettronica, giusto per ricordarci che l’equilibrio è una conquista e che rimanerci è impresa da pochi. Reminescenze di Flaming Lips, Snow Patrol e Coldplay fluttuano discrete tra le note riverberate, ma sono solo punti di partenza, maestri cui guardare per tracciare la propria via. Anche perchè Robin Bennet ha una voce particolare, leggermente arrochita ma tremendamente emozionante quando interpreta le melodie. Degne di nota e di ascolto sono poi ‘Goodbay cruel world’ che in un mondo più giusto sarebbe in testa alle classifiche di mezzo globo (ma noi siamo contenti lo stesso così) e ‘Yours and mine’ che sarebbe sicuramente piaciuta a Mr. Young. Un disco da avere, perchè è una delle cose più belle uscite quest’anno.
Di tutt’altro genere ed atmosfere è l’album d’esordio dei Crippled Black Phoenix, supergruppo formato da ben nove elementi, tra i quali spiccano Dominic Aitchison, bassista dei Mogway, e Justin Greaves, batterista (ma qui anche chitarrista) degli Eletric Wizard. Quello che ne viene fuori è un disco che mescola passione folk con ritmi allo slow motion, profondi, con aperture chitarristiche che portano nello spazio siderale assieme ad un cantato indolente ed efficace. La giusta alchimia tra visioni psichedeliche tempestose e cura folk per arrangiamenti ed intensità emotiva è in bella esposizione in pezzi come ‘Goodbye, Europe’, forse la miglior canzone dell’album, o in ‘When you’re gone’. C’è da dire che in certi frangenti il disco arranca, sbuffa di fatica come un ciclista in calo di zuccheri sul Mortirolo, laddove alcune canzoni come ‘My enemies fear are not, but protect me from my friends’ sembrano essere state inserite di fretta e furia, intaccando così un lavoro eccellente. Sulla distanza però ‘A love of shared disaster’ esce vincitore, attraversando la piccola crisi, come un Savoldelli dei tempi migliori.
Last but no least ecco a voi i Cloud Cult, gruppo americano composto da ben 6 membri di stanza a Minneapolis nel Minnesota. La band capitanata da Craig Minowa anche se giunta ormai al suo sesto album, langue dimenticata presso il grande pubblico e questo è un vero peccato. ‘The Meaning of 8′ è un piccolo compendio di tutta la musica indie-rock statunitense, rimasticato e rielaborato con originalità e sensibiltà. Il che produce una serie di canzoni superbe, specialmente nella prima parte del disco, a partire dall’iniziale ‘Chain reaction’ dal vago sapore Sebadoh, per passare a ‘Please remain calm’ che ammicca a certo rock danzereccio senza cadere però nel clichè del genere. La voce gentile di Minowa trasporta lieve l’ascolto durante tutte le 19 tracce dell’album, per dare il suo meglio in pezzi come ‘Chemicals collide’, deliziosa nella sua semplicità sospesa tra trame alla Modest Mouse (a proposito di topi modesti ascoltate anche ‘Take your medicine’) e certe sonorità sghembe e stratificate degne degli Smashing Pumpkins di Mellon Collie. Più si va avanti, più si rimane sorpresi dalla miscellanea di generi che s’intrecciano tra loro, dal dream pop di ‘Dance for the dead’ infarcito di sogni e leggerezza, all’attitudine lo-fi di ‘The deaf girl’s song’ ballata bucolica che pare essere stata scritta per i Neutral Milk Hotel. Ad ogni ascolto ci si sorprende della facilità con cui l’album gira nello stereo senza stancare mai, regalando gemme dopo gemme, cose che sanno fare solo i grandi gruppi. Un disco meraviglioso da gustare ad occhi chiusi, lasciando tutto il resto fuori dalle cuffie.

Link:
Cloud Cult Official Site - Cloud Cult MySpace
Crippled Black Phoenix Official Site - Crippled Black Phoenix MySpace
Goldrush Official Site - Goldrush MySpace

Mp3:
Cloud Cult- Living on the Outside of Your Skin (from the album “Advice from the Happy Hippopotamus”)
Cloud Cult - Car Crash (from the album “Advice from the Happy Hippopotamus”)
Cloud Cult - Breakfast With My Shadow (from the album “Aurora Borealis”)
Cloud Cult - Fairy Tale (from the album “They Live On The Sun”)
Cloud Cult - 6 Days To Madness (from the album “Who Killed Puck?”)
Cloud Cult - Sane As Can Be (from the album “Who Killed Puck?”)
Crippled Black Phoenix - The Lament Of The Nithered Mercenary (from the album “A Love Of Shared Disaster”)
Goldrush - Jupiter (from the album “Ozona”)
Goldrush - Pioneers (from the album “Don’t Bring Me Down”)

Canadians Discography: The North Side Of Summer [EP] (Hoboken Records - 2005), A Sky With No Stars (Ghost Records - 2007)
Fake P Discography: Zero Crossing (autoprodotto - 2003), Pigeons (autoprodotto - 2004), This Will Be The Past/This Has Been (autoprodotto - 2005)
Volcanoman Discography: Demo 2006 ( autoprodotto - 2006)

Sono passati sei mesi da quando abbiamo steso Max al tappeto in una sala semibuia del Jungle Sound di Milano. Era la nostra prima tazza di tè domenicale, i Canadians avevano da poco terminato il lavoro di missaggio del disco e, mentre si divertivano (ora si può dire, ok) invitando ragazze svedesi a giocare alle “Girls In Milan”, io e il fido Francesco tentavamo di carpire i primi segreti sui risultati delle settimane in studio e su quello che avrebbe atteso la band veronese nei giorni a seguire. Le risposte sono arrivate, nei mesi.
Ora sappiamo per quale etichetta uscirà “A Sky With No Stars”, la varesina Ghost Records, sappiamo che sarà distribuito nei negozi nel mese di settembre, e conosciamo già la copertina. Quello che rimane ancora avvolto dal mistero è la resa finale dei pezzi nuovi e vecchi, riarrangiati e manipolati dal genio fonico di Matteo Cantaluppi. La terza serata di Sporco Impossibile rappresenta, assieme al Miami Festival di venerdi e sabato all’Idroscalo di Milano, un appuntamento ideale in questo senso, una prova del nove per convincere le adoloscenti romane che i Canadians non sono solamente il riferimento esotico e mediterraneo per le ragazzine del Minnesota, che non sono semplicemente la risposta italiana ai Death Cab For Cutie e alla O.C. Generation, ma sanno anche scrivere pop-songs irresistibili, immediate ed appiccicose. Insomma, dietro a quei coretti ingenui, c’è più gavetta e carne al fuoco di quanto non si voglia far credere.
Nonostante gli organizzatori ripetano continuamente che all’interno delle serate di Sporco Impossibile sono tutti headliners, occorre menzionare un personaggio che protagonista lo sarà più degli altri. Parlo di Vittorio Pozzato, a.k.a. Vito, che nei Canadians si occupa delle tastiere, ma che, vista la sua contemporanea militanza nei Fake P, sarà costretto a presentarsi due volte sul palco del Circolo degli Artisti. Un side-project dei Canadians? Sarebbe fuorviante e semplicistico descrivere così i Fake P. Si, entrambi provengono da Verona, insieme hanno calcato il palco del mitico Cavern Club di Liverpool, ma è doveroso sottolineare le differenze stilistiche. La spiccata sensibilità pop è qui privata della spina dorsale, (se ci pensate è quello che succede alla metà dei Death Cab For Cutie quando, liquefatta, si fa chiamare Postal Service) e trattata a suon di tastiere e glitch educati, fino a generare una delle poche, pochissime, realtà italiane valide ed esportabili in quota indietronica ed affini.
Discorso a parte meriterebbero i romani Volcanoman, difficilmente riconducibili agli altri due gruppi menzionati, ma curiosi rappresentanti, insieme a Rodion, della territorialità che contraddistingue l’iniziativa di Sporco Impossibile fin dagli esordi. Costituiscono la frangia armata e magmatica del cast di questa sera, mescolano attributi stoner con sottigliezze elettroniche, reminiscenze heavy-metal e pop ruffiano. Pare diano il meglio nella dimensione live, ed è probabilmente grazie a questo che sono stati selezionati per il cast di Italia Wave.
Insomma, cari amici, tenetevi liberi questa sera, c’è da vulcanizzare un Circolo intero…

Link:
Canadians Official Site
Canadians MySpace
Fake P Official Site
Fake P MySpace
Volcanoman Official Site
Volcanoman MySpace
Sporco Impossibile Official Site
Lazy Sunday #7: a cup of tea with Max Fiorio (Canadians)

Mp3:
Canadians - A Long Lethargy (from the EP “The North Side Of Summer”)
Canadians - Venus (from the EP “The North Side Of Summer”)
Fake P - Qwerty (from the album “Pigeons”)
Fake P - Micro (from the compilation “Indie - Free Compilation”)
Volcanoman - Mr.President (from Demo 2006)
Volcanoman - Walk (from Demo 2006)

Sporcast with Canadians

Sporcast with Fake P

Sporcast with Volcanoman

Mauve Discography: Sweet Noise On The Sofa [EP] (Canebagnato - 2007)
Far From The Madding Crowd Discography: S/T (Onthecamper - 2006)
Just A Usual Day Discography: Heavenly Voices (Onthecamper - 2006)

Poche decine di chilometri. Quelli che separano in linea d’aria Verbania e Agno. I navigatori ci consigliano di non puntare così dritto, di macinare molta più strada ma di rimanere al piano, di sconfinare costeggiando il lato occidentale del Lago Maggiore, fino a Locarno, e poi scendere veloci, una volta doppiata l’estremità nord del Verbano, verso Lugano. Prima o poi dovremmo incontrare Agno. Ma noi siamo sofisticati, si sa, e allora preferiamo prenderci tutto il tempo che vogliamo, salire su un traghetto fino a Laveno e cominciare il saliscendi, tortuoso e circolare, che ci condurrà sulle sponde del Lago di Lugano. Tortuoso e circolare, e anche cinematico, si.
Il primo disco che infiliamo nel lettore è quello dei Mauve, terzetto di Verbania che ha pubblicato un EP d’esordio per la Canebagnato Records, “Sweet Noise On The Sofa”. Apre le danze la strumentale “Miles Davis”. Rumori agresti, chitarre riverberate a rincorrersi per poi aprirsi in danze più rumorose e distorte, un crescendo di intensità e di morbosità, una coda lacustre. E’ il post-rock di scuola Mogwai il punto di riferimento più evidente che attraversa le quattro tracce dell’EP. La voce di Carlo Tosi, morbida e sognante, riporta a talune soluzioni adottate dai nostrani Giardini di Mirò, come in “Keep Me Warm”, probabilmente il pezzo più riuscito del disco. “Mauve Paranoid” mostra il lato più teso della band, mentre “Autumn Sweet” strizza l’occhio a soluzioni più pop.
Come passiamo il confine elvetico si addensa qualche nuvola. I Far From The Madding Crowd sono un quintetto di Lugano, legato alla Onthecamper Records, etichetta gemellata con la Canebagnato. Le coordinate di partenza sono le stesse dei Mauve, ma l’atmosfera che si respira dalle cinque tracce del disco è più cupa e languida. Nel complesso, un tantino meno originali, ma efficaci e suggestivi. Ci dimentichiamo all’istante dei pascoli alpini che ci attendono. Piuttosto vorremmo sdraiarci in una pozzanghera nera, possibilmente nelle periferie di Glasgow.
Ma ecco che comincia la discesa.
Dalle casse zampillano le note di “Heavenly Voices”, ultima fatica dei Just A Usual Day, band in cui oltre a Massimiliano Ruotolo figura anche Yuri Ruspini, che della Onthecamper Records è socio fondatore, insieme ad Aris Bassetti e Barbara Lehnhoff degli El Toco.
Siamo praticamente arrivati a destinazione, ci concediamo un ulteriore giro costeggiando il lago di Lugano, sposando quella pratica diffusa che porta ad allungare i percorsi per ascoltare i dischi fino all’ultima nota.
I Just A Usual Day ci riconducono al punto di partenza: agli arpeggi aperti e circolari, a quella passione che negli anni ci ha costretto a fare la spola tra Chicago e la Scozia e che ora trova in questa strada di confine un rifugio protetto e selettivo.
Da percorrere. Assolutamente.

Link:
Mauve MySpace
Far From The Madding Crowd Official Site
Just A Usual Day Official Site

Mp3:
Mauve - Mauve Paranoid (from the EP “Sweet Noise On The Sofa”)
Just A Usual Day - Milk Man (from the album “Heavenly Voices”)
Far From The Madding Crowd - Report From The Wall, News From The Front (from the album “Far From The Madding Crowd”)

Baptiste Trotignon Discography: Fluide (2000 - Naive), Sightseeing (2003 - Naive), Solo (2003 - Naive), Solo II (2006 - Naive), Flower Pop (2006 - Naive)
Béatrice Ardisson Discography: La Musique de Paris-Dernière (2000 – Naive), La Musique de Paris-Dernière Vol.2 (2002 - Naive), La Musique de Paris-Dernière Vol.3 (2003 - Naive), La Musique de Paris-Dernière Vol.4(2004 - Naive), La Musique de Paris-Dernière Vol.5 (2006 - Naive)
Il Brand New World Melodies Tour fa tappa in Francia, per presentare i nuovi lavori di Baptiste Trotignon, Méderic Collignon e una selezione curata da Béatrice Ardisson.
Iniziamo con “ Flower Power “, albo suonato dal trio Trotignon ( piano ), Vignolo ( contrabbasso ), Romano ( batteria ). Il progetto nasce dall’idea di rivisitare in chiave jazz una manciata di classici della storia del rock e di brani d’autore francesi. Trotignon, pianista di estrazione classica con all’attivo diversi album per la Naive, non è nuovo ad episodi di questo tipo. Già nel precedente fortunato “ Solo II “, il trentaduenne francese si era cimentato nella rilettura per solo piano di “ Julia “ dei Beatles, di “ Love Me Tender “ di Elvis e di un paio di pezzi dal sapore tipicamente cinematografico come “ Que Reste t-il De Nos Amors “ di Charles Trenet ( splendida ed indimenticabile colonna sonora del “ Baisers Volés “ di Truffaut ) e “ Come Tu Mi Vuoi “ di Nino Rota.
Con “ Flower Power “ il pianista allarga la portata delle sue ispirazioni: nelle undici tracce dell’album rilegge un Gainsbourg d’annata ( “ Valse Du Melody – Je T’Aime MoI Non Plus “ ) il Dylan leggendario ( “ Mr. Tambourine Man “ ), fino ai Doors più claustrofobici ( “ The End “ ). Più che in “ Solo II “ – bello, ma inevitabilmente destinato ad annoiare chi non sopporta a lungo opere esclusivamente pianistiche – con “ Flower Power “ Trotignon realizza un album pop dai contorni decisamente eleganti, composto stavolta non più solo attorno ai suoi virtuosismi ma aperto ai contributi di Vignolo e Romano, spesso protagonisti dell’ottima riuscita dei pezzi ( la coralità di “ The End “ ne è l’esempio migliore ).
Ottimo, e non solo per gli amanti del genere.
Il prossimo incontro è con Méderic Collignon, anche egli giovane promessa del jazz d’oltralpe, anch’egli alle prese con un caposaldo musicale del Novecento: il “ Porgy & Bess “ di George Gershwin. Con la composizione gershwiniana – messa in scena per la prima volta nel 1935 - si sono confrontati un po’ tutti i più grandi jazzisti: da Gil Evans e Miles Davis, che nel 1958 resero immortale un brano come “ Summertime “, a Ella & Louis, a Bill Evans, fino al nostro Paolo Fresu, che ne incise una versione nel 2002.
Collignon sceglie di estrapolare l’opera dal contesto orchestrale per strutturarla intorno ai suoi strumenti a fiato, all’elettricità del piano Fender Rhodes, al contrabbasso e alla batteria. L’uso della voce di Marie Menand è dilatato ma efficace, presenti ma sostanzialmente brevi sono le escursioni in ambito free, complesse ma seducenti le ritmiche di alcuni brani ( “ Gone, Gone, Gone “ ), straordinariamente belle e fedeli alle precedenti versioni quelle di altre ( “ Bess, Oh Where’s My Bess “ ). Assente “ Summertime “.
Se non avete mai ascoltato “ Porgy & Bess “, questa rivisitazione contemporanea potrebbe essere un buon punto di partenza.
Lasciamo per ultima la fascinosa e très chic Béatrice Ardisson. Pressoché sconosciuta qui da noi, la Ardisson in Francia è una vera diva. Per diversi motivi. Innanzitutto è la moglie di Thierry Ardisson, il più famoso produttore televisivo nazionale, poi è molto molto bella, conduce a sua volta programmi televisivi e ha il pallino della moda e della musica. E questo è quello che ci interessa in questa sede. Si perché in Italia da questa descrizione si rischia di immaginare una fashion victim di bella presenza tipo Fernanda Lessa, che dopo essere stata eliminata dall’Isola dei famosi si scopre appassionata di musica e inizia a mettere i dischi in giro per l’Italia. Dischi trendy, ovviamente.
Da quello che si ascolta nella compilation da lei curata, “ La Musique di Paris Derniere Volume 5 “, Madame Ardisson sembra proprio una sincera appassionata di sonorità di ogni genere: soul, doo-woop, rock, electro, dance, punk, roba ultrakitch, 80’s, jazz, easy listening, indie, pop.
Nel progetto da lei curato, tutte queste sonorità vengono riproposte da gruppi sconosciuti, meno famosi o celebratissimi attraverso un mix di cover bizzare e divertenti, nella maggior parte dei casi lontanissime dalla versione originale. In quest’ultimo volume ( gli altri hanno venduto in tutto più di 300 mila copie ) non c’è che l’imbarazzo della scelta: “ Take Me Out “ dei FF rifatta da Scissor Sisters, “ Heart Of Glass “ di Blondie filtrata dal doo-woop delle Puppini Sisters, una geniale versione pop per piano e voce di “ Anarchy In The Uk “ firmata Zita & Cyrus, la Madonna di “ Material Girl “ stravolta da Richard Cheese neanche fosse stata scritta da Frank Sinatra. Chiusura con due ghost track gustosissime: una surreale “ You Really Got Me “ acappella dei Los Chicros e “ Strangers In The Night “, che evidentemente il buon Frank non aveva interpretato bene: la versione migliore è questa di tale Mrs Miller, a metà tra l’exotica di Yma Sumac, un soprano sguaiato ed inebetito e degli assurdi fischiettii di usignolo alla fine.
Una compilation unica, da sbellicarsi dalle risate, altro che spocchiose fashion victim!
Assolutamente imperdibile per ravvivare noiose cene con amici, estenuanti viaggi in macchina, pomeriggi tristi, feste poco riuscite.
E per ascoltare un po’ di buona musica, s’intende.

Link:
Baptiste Trotignon Official Site
Béatrice Ardisson Official Site
Naive Records Official Site

Mp3:
Baptiste Trotignon - The End  (from the album “Flower Pop”)
Méderic Collignon - The Buzzard Song  (from the album “Porgy & Bass”)
Zita & Circus - Anarchy In The U.K.  (from the compilation “La Musique de Paris-Dernière Vol.5″)

Jens Lekman Discography: When I Said I Wanted To Be Your Dog (2004 - Secretly Canadian), Oh You’re So Silent Jens (2005 - Secretly Canadian)
Hello Saferide Discography: Introducing…Hello Saferide (2005 - Family tree) Would You Let Me Play This EP 10 Times A Day ? [EP] (2006-Family tree)
Sambassadeur Discography: Sambassadeur (2005 – Labrador), Coastal Affairs [EP] (2006 - Labrador)
Uno dei motivi per cui appena arrivato in Svezia ti rendi conto che li le cose funzionano a dovere è perché tutti parlano correntemente l’inglese, dai ragazzi agli anziani. E non solo, da buon paese nordico, nonostante un clima non proprio favorevole molti optano per girare in bici anche nelle grandi città. Ma non è oro tutto ciò che luccica, e per quanto splendidamente condita da una serie di laghi e foreste da togliere il respiro, la vita non deve essere propriamente facile al di fuori dei grandi centri. Hai aria pura, le caprette che ti fanno ciao, ma rischi davvero di cadere in depressione a causa della solitudine. C’è sempre un rovescio della medaglia in ogni cosa. Tutto questo, se vogliamo rigirarla ancora una volta, è un terreno perfetto per comporre musica e trarre ispirazione dalla meditabonda vita tra la natura o da una passeggiata in bici sui ponti di Stoccolma.
Jens Lekman esprime esattamente queste sensazioni contrastanti, in un clima scanzonato di splendido pop artigianale in salsa agrodolce. Probabilmente su queste pagine già se n’è parlato in passato, ma l’esordio di questo minuto ragazzo fece gridare ad un piccolo miracolo. “When I Said I Wanted To Be Your Dog”, è una specie di carillon antico che sforna melodie senza tempo. I mezzi fino ad oggi sono stati pochi, infatti il buon Jens ha registrato in casa i suoi piccoli gioielli pop servendosi di campionamenti aggiungendovi poi qualche strumento. “Tram Number 7 To Heaven” , “Psychogirl” trascinano l’ascoltatore in una malinconia leggera, fatta di piccoli momenti quotidiani, di particolari che ad un’ osservatore distratto magari non restano impressi nella memoria. Ma non c’è vera tristezza, perché la voce profonda, a dispetto di un’apparenza minuta racconta tutto con fare quasi irriverente, soprattutto quando si prende gioco della realtà che lo circonda (”Sylvia” è una palese presa in giro della regina svedese). C’è anche il piccolo e irresistibile ritornello killer di “You are the light” che ha spopolato in patria a suggellare un disco decisamente riuscito. Dopo la raccolta di inediti Oh you’re so silent Jens , incredibile seppur rappresentata da brani scartati in precedenza, e questo vi faccia pensare al reale valore di questo cantautore, cresce la curiosità di vederlo all’opera con una vera e propria band in studio, ora che se lo può permettere. La Svezia ha trovato il suo piccolo Bacarach del nuovo millennio.
Invece Hello Saferide , il cui vero nome è Annika Norlin, deve aver sofferto per amore, da quello che canta nei suoi dischi, e sorprende ancora una volta il piglio delle canzoni che sono comunque lucenti indiepop songs di stampo acustico. E’ splendido rendersi conto che le amare tematiche trattate non sono espresse a tinte fosche e con l’aiuto semplice di una chitarra pizzicata davanti ad un baratro esistenziale. “Introducing Hello Saferide”, disco d’esordio, mescola Joni Mitchell, Beth Orton e Karenn Ann con una disinvoltura impressionante. Ci sono i ritornelli (”My Best Friend”, “San Francisco”) e la dolcezza da ninnananna di brani come “Get Sick Soon” e “I Don’t Sleep Wel”l. Ha pubblicato poco prima dell’estate un nuovo Ep dal titolo geniale “Would You Let Me Play This EP 10 Time A Days?”, che presuppone una risposta, e nel caso non può che essere affermativa, confermando quanto di buono c’era nel primo disco. Le atmosfere disincantate dipinte dalle melodie cristalline di “The Quiz” e “Last Bitter Song” meriterebbero l’heavy rotation su qualunque radio o tv dotata di buon gusto. L’ho conosciuta personalmente Annika, questa estate in un piccolo concerto a Stoccolma, ed è proprio la ragazza della porta accanto, lo dimostra il fatto che ce ne siamo tornati in metro con lei nello stesso vagone, nell’imbarazzo continuo di voler canticchiare le sue canzoni durante il viaggio. Il pop a volte è un’arma a doppio taglio.
Dopo un cantante ed una ragazza dall’indole romantico mi sembra ovvio parlarvi di una band, così per chiudere questa piccola finestra sul fenomeno pop svedese di cui la Labrador rappresenta il principale tramite verso il successo. L’etichetta scandinava ha licenziato l’esordio omonimo dei Sambassadeur, una band alla ricerca di un sole che non potrà mai essere davvero caldo a quelle latitudini ma riesce comunque a trasmettere una sorta di tepore. Si tratta di canzoni davvero semplici, in cui l’alternanza di voce maschile e femminile contribuisce a regalare sfumature diverse ad una manciata di brani che altrimenti correrebbero il rischio di somigliarsi troppo. Intuizioni melodiche a profusione, giocate su dei suoni di chitarra abbastanza lucenti e lievemente distorti a ricordare da lontano impostazioni shoegaze ,sembrano inseguire qualche raggio di luce tra gli inverni freddi e bui della Svezia. Giochi di contrasti, con quello che vivi e quello che vorresti vivere, sembra questo il filo conduttore di questi artisti diversi tra loro ma accomunati dalla stessa origine: una terra bellissima in cui però sembra essere molto facile immalinconirsi sognando un’estate che per quanto luminosa non potrà mai regalare il calore necessario per lenire le ferite interiori. E quasi come un gioco, forse non resta che prendere in mano una chitarra e strimpellare le melodie sognate ogni giorno e regalarle ad un freddo pomeriggio di febbraio. Il buio svanisce, almeno per un momento, Miracoli del pop, il cui futuro, mai come in questo momento è a Nord.

Link:
Jens Lekman Official Site
Hello Saferide Official Site
Sambassadeur Official Site

Mp3:
Jens Lekman - Black Cab (from the album “Oh You’re So Silent Jens”)
Jens Lekman - You Are The Light (from the album “Oh You’re So Silent Jens”)
Jens Lekman - A Sweet Summersnight On Hammer Hill (from the bootleg “Emmaboda 2003″)
Hello Saferide - San Francisco(from the album “Introducing…Hello Saferide”)
Hello Saferide - High School Stalker (from the album “Introducing…Hello Saferide”)
Hello Saferide - Valentine’s Day (from the single “My Best Friend”)
Hello Saferide - The Quiz (from the EP “Would You Let Me Play This EP Ten Times A Day ?”)
Sambassadeur - Kate (from the album “Coastal Affairs”)
Sambassadeur - Just Because Of You (from the album “Sambassadeur”)

For Those Who Know Discography: For Those Who Know [EP](2005)
The Black Angels Discography: The Black Angels [EP] (Light In The Attic Records - 2005), Passover (Light In The Attic Records - 2006),
Oh No! Oh My! Discography: Oh No! Oh My! (2006)
South By Southwest, meglio conosciuto come SXSW, ovvero uno dei più grandi festival indie dei nostri tempi. Per quattro giorni, solitamente a Marzo, Austin, Texas diventa tappa imperdibile per tutti gli amanti di musica indipendente, ogni piazza, locale o bar della cittadina per ore e per tutta la durata del giorno ospita gruppi provenienti da tutto il mondo.
Regola fondamentale : “ nessuna restrizione di generi, influenze, sonorità”.
Ecco quindi presto spiegato come mai questa cittadina americana, immersa nel profondo sud statunitense e nei decenni passati autentica roccaforte country-blues, sia stata teatro, nel recente passato, di un invidiabile generazione di giovani indie-rocker.
Sono di Austin, tanto per citarne alcuni, gli American Analog Set, The Sword, gli ottimi I Love You But I’ve Chosen The Darkness, e tutt’ora la scena sembra più feconda che mai.
Ancora lontani dall’etichetta di “the next-big thing” i For Those Who Know sono a mio modesto avviso una delle realtà più interessanti provenienti dalla località texana.
Prova più che lampante è l’omonimo EP realizzato nell’ottobre dello scorso anno e colpevolmente passato inosservato agli addetti ai lavori. Queste splendide sette tracce dalle atmosfere malinconiche e al tempo stesso romantiche sono una sublime summa di shoegaze e new wave. My Bloody Valentine e Slowdive come Joy Division e New Order vengono a più riprese citati in composizioni rese affascinanti dalla perfetta simbiosi di voci sospirate (Stephen Hablinski ricorda Thom Yorke) e dilatazioni chitarristiche (per certi versi continua a fare scuola il post-rock più incisivo di Explosions In The Sky e GYBE!).
Diventa a questo punto d’obbligo almeno tastare il polso del quartetto, scaricando gratuitamente dal loro sito ufficiale l’intero EP, in attesa che le buone impressioni fino ad ora suscitate vengano al più presto tradotte in un mirabile album d’esordio.
Ben più affermati sulla scena cittadina e più vicini a sonorità di americana memoria, i Black Angels si dichiarano fieri esponenti del genere “Drone & Roll”. Una forte componente psichedelica unita ad altrettanto evidente influenza rock di chiara discendenza Velvet Underground inserisce di diritto i cinque (3 ragazzi 2 ragazze) nella schiera dei giovani musicisti dalle “inclinazioni chimiche” , leggasi Dead Meadow, Warlocks, Brian Jonestown Massacre, BRMC.
“Passover” realizzato per la Light In The Attic Records, fino ad ora etichetta dedita soprattutto ad elettronica e tribute-album, è un eccellente raccolta di cavalcate acide da consumarsi alla luce del falò in una “scampagnata” nel cuore del deserto texano, sostanze più o meno legali e spiriti di vecchi capi indiani sono ben accetti.
Più decisamente adatti a giornate di sole e road-trip in direzione mare (ok…da Austin all’oceano troppa strada bisogna percorrere….) sono gli Oh No! Oh My!.
Il loro self-titled di debutto (autoprodotto con l’aiuto dell’amico Ryland Bouchard aka “The Robot Ate Me”) non supera i trenta minuti, ma è capace di rendere più che lieto questo pur ristretto lasso di tempo.
“Walk In The Park”, “Jane Is Fat”, “I Have No Sister”, “Party Punch” sono deliziose composizioni di indie-pop, leggere come parentesi di Shins e Maritime e a volte al limite del demenziale come The Boy Least Likely To, mentre dal nulla la timida “Oh Be One” alza i toni malinconici avvicinandosi ad atmosfere acustiche rese indimenticabili da autentici pesi-massimi indie quali Bright Eyes e Page France.
Sul sito ufficiale del SXSW già si parla dell’edizione 2007, il consiglio, per chi volesse conciliare viaggi e musica, è ovviamente quello di cominciare a fare un pensierino ad una trasferta oltre oceano, Austin, oggi come non mai, è una delle capitali mondiali dell’indie-rock.
Link:
For Those Who Know Official Site
The Black Angels Official Site
Oh No! Oh My! Official Site
Mp3:
For Those Who Know - Competition (from the EP “For Those Who Know”)
For Those Who Know - Hello(from the EP “For Those Who Know”)
For Those Who Know - Grow Old Together & Die (from the EP “For Those Who Know”)
The Black Angels - The First Vietnamese War(from the album “Passover”)
Oh No! Oh My! - The Party Punch (from the album “Oh No! Oh My!”)
Oh No! Oh My! - Oh Be One (from the album “Oh No! Oh My!”)
Oh No! Oh My! - Pirate’s Anthem (from the album “Oh No! Oh My!”)
Au Revoir Simone Discography: Verses Of Comfort, Assurance And Salvation (Moshi Moshi - 2006)
Under Electric Light Discography: Never See The Light EP (2005), Blue EP (2006)
Carrie Discography: Honey Blue Star (Static Discos - 2006)
Le foto sparse per il web suggeriscono scenari da cataloghi di moda. Osservando le tre fanciulle in stile “piccole bibliotecare” e “annoiate casalinghe” (basta farsi un giro sul sito ufficiale della band) è infatti più facile pensare all’imminente lancio della stagione primavera-estate di qualche famosa casa di moda che non ad un progetto musicale. Erika, Annie e Heather, le gentil-donzelle così furbescamente ritratte, in realtà sono la nuova scoperta in ambito elettro-pop made in New York. Figlie illegittime della “casiotone-generation”, questo terzetto proveniente da Brooklyn e prontamente messo sotto-contratto dalla londinese Moshi-Moshi, mostra ottime qualità fin dal recente debutto, il mini-album “Verses Of Comfort, Assurance And Salvation”. Synth-pop melodico dalle forte tinte malinconiche ricamato su una struttura sonora ridotta al solo utilizzo di tastiere e batteria elettronica, secchi suoni campionati che incontrando soavi voci femminili disegnano atmosfere calde e avvolgenti. C’è chi chiama in causa addirittura Brian Eno, chi più semplicemente tira in mezzo i nomi di Broadcast e dell’etichetta Morr Music, rimane il fatto che le Au Revoir Simone sono candidate ad essere un entusiasmante “next big thing”.
Più decisamente ancorati agli ottanta digitali i canadesi Under Electric Light. Pochi ep alle spalle forniscono già le coordinate di un sound notturno, infarcito di freddi beat e tastiere dalle chiare reminiscenze new-wave. The Blue EP è in ordine di tempo l’ultima produzione di Danny Provencher e Matthieu Roder, mentre il debutto su lunga distanza è previsto per la fine dell’estate, chi si sentisse in qualche modo orfano dei New Order vecchia maniera è invitato a ripassare. L’ultima indicazione musicale del giorno proveniente dal “Nuovo Continente”, si chiama Carrie. In questo caso la sorpresa non è rappresentata dal fatto che un’altra giovane ragazza abbia imbracciato microfono e drum-machine ma nella presa di coscienza che in Messico esiste un interessante scena elettronica. Scopriamo infatti che nella terra di tequila & mariachi da tempo opera la Static Discos, etichetta specializzata in produzioni di musica digitale realizzata da artisti rigorosamente messicani (Murcof tra i più noti). Laura Becerra aka Carrie da Guadalajara sembra essere la risposta latina a Lali Puna e Tender Forever. “Honey Blue Star”, debutto assoluto, raccoglie piccoli gioielli di folk elettronico, atmosfere musicali realizzate da una buona dose di malinconia ed una spiccata vena melodica sono ancora una volta il tema principale e vincente.
Link:
Au Revoir Simone’s Official Site
Under Electric Light’s Official Site
Carrie’s Official Site
Mp3:
Au Revoir Simone - Hurricanes (from the album “Verses Of Comfort, Assurance And Salvation”)
Au Revoir Simone - Through The Backyards (from the album “Verses Of Comfort, Assurance And Salvation”)
Under Electric Light - Time (from the single “Under Electric Light”)
Under Electric Light - For You (from the single “Under Electric Light”)
Carrie - Cat Power (from the album “Honey Blue Star”)
Carrie - Sounds Like Display (from the album “Honey Blue Star”)

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