Indie Faces: Electronic Beats


Cobblestone Jazz Discography: 5th Element [EP] ( Itiswhatitis Recodings – 2002), The Live [EP] (Itiswhatitis Recodings – 2005), The Creator [EP] (Itiswhatitis Recodings – 2006), 23 Seconds (K7 – 2007)
Fairmont Discography: Palace Pier [EP] (Traum Schallplatten - 2002), Paper Stars (Traum Schallplatten - 2002), Colored In Memory (Border Community – 2007)
Uusitalo Discography: Vaapa Muurari (Force Inc. Music Works - 2000), Vaapa Muurari Live (Force Inc. Music Works - 2000), Tulenkantaja Vol. 1 [EP] (Huume Recordings - 2006 ), Tulenkantaja (Huume Recordings - 2006 ), Karhunainen (Huume Recordings – 2007), Korpikansa [EP] (Huume Recordings – 2007)

L’ultimo scorcio del 2007 ci regala tre delle migliori release elettroniche dell’anno: l’esordio dei canadesi Cobblestone Jazz, l’ultima creatura di casa Border Community Fairmont ed infine i maestosi 4/4 del finlandese Sasu Ripatti aka Uusitalo.

Partiamo con i Cobblestone Jazz, il combo formato da Danuel Tate, Tiger Dhula e Mathew Jonson. Se tra i tre il più noto è certamente Jonson, produttore quotatissimo a livello globale per via della sua capacità di modellare linfe techno con calore funk e fluidità afro, spesso attraverso strumentazioni esclusivamente analogiche, non da meno, in questo progetto, gli sono i due compagni d’avventura. Tate è un musicista jazz prestato all’elettronica, innamorato del piano Fender Rhodes e abile nell’uso del Vocoder, mentre Dhula è attivo da una quindicina di anni con i suoi Dj Set infarciti di groove di ogni tipo: house, drum & bass, latin, funk, techno e, ovviamente, jazz.
Nato nel 1998, il trio delle meraviglie si rivela alla scena mondiale con la ipnotica hit “India In Me”, finita nelle playlist dei Dj di tutto il pianeta nonché nel volume 34 del Fabric, curato da Ellen Allien.

Il doppio cd “23 Seconds” ( primo lavoro su !K7 ) si muove su territori techno, talvolta minimali, spesso rinvigoriti calorosamente dalla Fender Rhodes e da un inevitabile mood jazzistico. Se l’apertura “Hired Touch” plana su oscure lande ambient, sono i dieci minuti di delirio di “Lime In Da Coconut” il vero biglietto da visita dei Cobblestone: vocoder maligni, ritmiche arricciatissime ed ossessioni minimali à la Villalobos. La successiva “Slap The Back” incrocia fremiti hi tech –jazz di scuola Underground Resistance, con il piano sugli scudi e synth analogici frastagliati, mentre “PDB” dilata il suono di Detroit in anfratti cosmici. “23 Seconds” spinge ancora sul sodalizio tra jazz e techno, modellando frasi analogiche su ebollizioni elettroniche, “Peace Offering” bazzica la house old skool e la conclusiva “W”, tutta basslines acidi e vocoder in loop, manda definitivamente in orbita trance l’ascoltatore.

Il secondo cd riporta fedelmente la performance tenuta al Mondo di Madrid lo scorso maggio, più la già citata “India In Me” e “Dump Truck”. A giudicare da quello che si ascolta nel live, dal vivo i Cobblestone accentuano ulteriormente la dicotomia tech-jazz : l’iniziale “DMT” è puro jazz elettrico, nel quale fluiscono gradualmente basslines e synth fino ad arrivare alle risacche spaziali di “W”.

Jack Farley aka Fairmont debutta su Border Community con “Coloured In Memory”, terzo Lp licenziato dall’etichetta di James Holden. Sostanzialmente l’album si pone a metà tra lo shoegaze elettronico di Nathan Fake e e l’abstract techno, a firma dello stesso Holden, di “The Idiot Are Winnings”, aggiungendo però al concept Border Community un piglio psichedelico più tradizionale ( dalla copertina in stile West Coast era 1967 alla conclusiva ballatona lisergica “Coloured In Memory” ) e, più in generale, una maggior fruibilità pop nell’ascolto, stavolta adatto anche al pubblico meno avvezzo ai disegni musicali dell’etichetta.

Le suggestioni astrali dei Kraftwerk permeano spesso le trame di Farley ( “Bikini Atoll”, “1995″ ), spesso incrociando sentieri minimal techno berlinesi ( “Darling Waltz” ), mentre altrove sono gli wave-ismi in salsa electro a prendere il largo ( il suono à la Colder di “Flight Of The Albatross” ).
Non imprescindibile come i precedenti album Border Community, “Coloured In Memory” è però un disco molto interessante, che tra richiami rock e minimal techno ante litteram potrebbe aprire nuovi orizzonti al suono della label.

Chiusura con uno dei musicisti elettronici più prolifici del globo: Sasu Ripatti.
Finlandese classe 1976, Ripatti detiene a suo nome diversi progetti ( Luomo, Vladislav Delay i più importanti ) destinati ad incarnare ciascuno una direzione del proprio suono. Uusitalo è il “bassdrum project” del finlandese, quello decisamente più vicino alle sonorità dance. “Karhunainen”, terzo album con questo moniker, uscito come gli altri per l’etichetta di Ripatti Huume è, in breve, un album strepitoso. Concentrandosi sui 4/4, supportati da una strumentazione analogica, il finlandese concepisce dieci devastanti tracce dagli sfilacciati contorni techno, dalle distanze siderali e metalliche di “Korpikansa” ( uscito da poco come anche come Ep ) all’incedere disturbato della successiva “Tohtori Kuka”, dagli stop and go della titletrack alle ritmiche deep di “Satumaa” fino alle bolle di synth spezzati “Sikojen Juhla”.

Tra le preferenze del mese della redazione di The Wire e grazie ad un rigore essenziale ed una genialità innata, “Karhunainen” si candida - a mio avviso assieme a The Field - come uno dei dischi elettronici del 2007.

Come IFB ama spesso ricordare, il futuro è a Nord…

Link:
Cobblestone Jazz Official Site - Cobblestone Jazz MySpace
Fairmont Official Site - Fairmont MySpace
Vladislav Delay Official Site - Uusitalo MySpace

Mp3:
Cobblestone Jazz - What You Want (23 Seconds)
Cobblestone Jazz - Live At Club 11 (live at club 11 - Amsterdam, NL, 05-05-07)
Fairmont - Love Note (from the album “Paper Stars”)
Fairmont - Fade And Saturate (from the album “Coloured In Memory”)
Uusitalo - Paskaa Musaa (from the album “Tulenkantaja”)
Uusitalo - Korpikansa (from the album “Karhunainen”)

DIGITALIMS e JUSTICE suoneranno al FREQUENCY FESTIVAL 2008

Digitalism Discography: Idealism (Astralwerks - 2000)
Justice Discography: Waters Of Nazareth [EP] (Ed Banger Records - 2006), Cross (Ed Banger Records - 2007)
Von Sudenfed Discography:Tromatic Reflexxions (Domino - 2007)

Corsi e ricorsi storici.
Anche il 2007 ha i propri alfieri dell’electro-rock, ovvero di coloro che amano tanto la dance quanto il rock e che fanno dischi per chi ama la dance non meno del rock.
Non che sia una cosa rivoluzionaria, intendiamoci. Basti ricordare quelle scorie post-punk di fine ’70 inizi ’80 che fermentarono nella scena mutant disco newyorkese ( le ESG al Paradise Garage, James Chance ce si dà alla disco bianca, i Liquid Liquid, la meteora Cristina ) e quelle piena d’ecstasy della Madchester baggy, la non meno granitica miscela dei Chemical Brothers ( che però, diciamocelo pure, i groove dei Mondays e degli Stone Roses se li sono sempre sognati ) ed il revival P-Funk di Rapture e soci.
Oltre ai Daft Punk, naturalmente.
E sono proprio i suoni ereditati da Guy-Manuel de Homen-Christo e Thomas Bangalter a costituire la spina dorsale di due dei tre gruppi di questa seconda Electronic Beats, i tedeschi Digitalism e i parigini Justice. Discorso ben diverso, come vedremo, quello di Von Sudenfed, il progetto electro punk di Mark E. Smith dei Fall con i Mouse On Mars.
I Digitalism nascono ad Amburgo dall’incontro tra Jens “Jence” Moelle, ai tempi commesso in un negozio di dischi, con Ismail “Isi” Tuefekci, che di quello store era assiduo cliente.
Fin dal primo singolo “Idealistic”, la miscela sonora dei due è alimentata da synth acidi, chitarre wave, ritmiche dance indissolubilmente legate ad un’attitudine “indie ‘n roll”. Il singolo comincia a girare sui piatti dei Dj di tutto il mondo e per il secondo step discografico il duo viene messo sotto contratto dal boss della Kitsuné Gildas Loeac. Il risultato è la ormai celebre ” Zdarlight ” ( tributo all’astro Philippe Zdar? ), la quale spacca più del precedente facendo sì che attorno ai due si crei l’interesse dedicato alle “sicure” next big thing.
Con l’uscita il mese scorso dell’album “Idealism” le aspettative vengono in parte confermate ed in parte rimangono, almeno per chi scrive, quantomeno “in sospeso”. Se è innegabile che il disco sia completamente avvolto da una patina dance spesso esplosiva, è altrettanto vero che onestamente il clichè post – daft punk risulti a volte stucchevole, almeno per chi i dischi dei Daft li abbia a suo tempo avidamente consumati. Ottimi alcuni pezzi “suonati” come “I Want I Want” e “Pogo”, la rilettura del classico dei Cure “Digitalism In Cairo” e i due brani spacca dancefloor già editi “Zdarlight” e “Idealistic”, mentre le cose si fanno un pò troppo derivative e leggere in song come “Moonlight” e “Jupiter Room”, a metà tra il plagio daftpunkiano e certi berlinismi à la page. Se si considera però che dal vivo i Digitalism fanno ballare parecchio e che in sostanza il target a cui si riferiscono è – o dovrebbe – essere poco più che tardo adolescenziale, ” Idealism ” si guadagna la meritata sufficienza, in attesa di una maturazione che speriamo porti a rendere più personale il suono dei tedeschi.
Con Justice ( moniker del duo formato dai francesi Xavier De Rosnay e Gaspard Augè ) le cose si fanno più interessanti, primo perché oltre agli ovvi riferimenti ai connazionali Daft Punk qui il suono si riempie di mille altri beats, secondo perché se Digitalism dal vivo si limitano a far ballare “parecchio”, questi invece spaccano proprio di brutto. Sotto contratto con la mitica Ed Banger di Busy P, i Justice di “†” rimasticano il French Touch tutto ( non solo Daft quindi, ma Cassius, Motorbass e, soprattutto, le prime cose di Etienne De Crecy ) dando vita ad un suono virato funk e disco, rock alla maniera dei Chemical Brothers ed electro house, spesso non privo di una vivace vena pop ( vedi il singolo “D.A.N.C.E.” ). Belli i campionamenti di archi di “Phantom Pt. I ” e il funk digitale di “New Jack”, anfetaminici i beats di “Let There Be Light”, irresistibile la già menzionata “D.A.N.C.E.”, cafonissima e strarock “Waters Of Nazareth”.
“†” dimostra che i parigini non sono solo buoni artigiani dei remix ( loro il rmx – inno di Simian Mobile Disco “Never Be Alone” ) e passeggeri animatori dei dancefloor, ma rappresentano al contrario una delle realtà più stimolanti e promettenti dell’attuale panorama electro dance internazionale.
Abbandoniamo i francesismi di Justice e Digitalism per parlare dei Von Sudenfed, ovvero il marziale moniker scelto dal leader dei Fall Mark E. Smith e dai Mouse On Mars Andi Toma e Jan St. Werner
Dall’unione di un gruppo che ha tracciato i confini dell’elettronica dell’ultimo decennio con un proletario mancuniano ex ( ? ) tossico che ha fatto la storia del post-punk, rivaleggiando con Ian Curtis sui palchi inglesi di fine anni ’70 e regalando album storici come “Grotesque” ed “Hex Enduction Hour”, non poteva che venire fuori un album di molte spanne al di sopra della media.
In “Tromatic Reflexxions” l’elettronica dei tedeschi si rifà tanto agli acidi esperimenti del The Normal di “Worm Leatherette” ( il primo disco pubblicato nel 1978 dalla Mute Records ) e dei Cabaret Voltaire di “Nag Nag Nag” quanto a certi acidi stilemi techno rave anni ’90. Su tutto domina la voce marcia di Smith, che sputa veleno e biascica discorsi malati come ai vecchi tempi.
“Fledermaus Can’t Get Enough” distribuisce sincopi funk e morfina, bassi proto-two step e bleeps disturbati accompagnano le dichiarazioni da dancefloor di Smith in “Flooded”, mentre schegge di rasoii sintetici e declamazioni ipnotiche prendono vita in “Speech Contamination / German Fear Of Osterrich”. Più avanti c’è spazio anche per furiosi episodi electro-country-punk come “Chicken Yamas”, ripetitive maledizioni post-industriali “The Sound Wiped” e perfino per una conclusiva ed incredibile ballata policromatica come “Dearest Friend”.
Nell’attesa che qualcuno ci faccia la grazia di mandarli in tour in Italia, continueremo a divorare ” Tromatic Reflexxions ” per tutta l’estate.

Link:
Digitalism Official Site - Digitalism MySpace
Justice Official Site -
Von Sudenfed MySpace

Mp3:
Justice - Phantom (Thunderous Olympians Lite Ghosts Remix)
Justice - D.A.N.C.E. (MSTRKRFT Remix)
Justice - D.A.N.C.E. (Eli & Diplo Remix)
Justice - D.A.N.C.E. (Doudi Remix)
Justice Vs. Simian - Never Be Alone
Digitalism - Zdarlight (Discodrome Edition)
Digitalism - Pogo (Mentalism Remix)
Digitalism - Idealistic (Rampage Mix)
Digitalism - MixPromo2
Cure - Fire In Cairo (Digitalism Remix)
The Futureheads - Skip To The End (Digitalism Remix)
Von Sudenfed - Flooded

Herbert Discography: 100lbs (1996 - CD Phono), Around The House (1998 - Phonography), Bodily Functions (2001 - K7/Soundslike), Scale (2006 - K7/Accidental)
M.A.N.D.Y. Discography: Get Physical (2004 – Get Physical Music), Body Language Vol.1 (2005 - Get Physical Music), Get Physical Vol.2 (2003 - Get Physical Music), At The Controls (2006 - Resists)
Henrik Schwarz Discography: DJ Kicks (2006 - K7)

Tre nuovi album - di cui due doppi – inaugurano una nuova rubrica di IFB: con Electronic Beats i coniglietti di fiducia intgendono allargare lo spettro sonoro dei vostri ascolti, iniziando a raccontarvi le uscite più interessanti apparse nel multiforme panorama elettronico internazionale.

Cominciamo dalla reissue di “ 100 lbs “, un classico della house più sperimentale che è anche il primo lavoro licenziato da Matthew Herbert a suo nome. Abbandonata l’idea iniziale di dividere la vasta produzione di 12” fin lì realizzata in una trilogia House di Ep dal titolo “ Part One “, Part Two “ e “ Part Three “, nel 1996 Herbert decide più semplicemente di dirottarli tutti su “ 100 lbs “, uscito allora per la sua etichetta Phono.
Il risultato è una sorta di ambiziosa e singolare rivoluzione nell’ambito delle produzione house dell’epoca, una rivisitazione in chiave tipicamente home-made delle debordanti produzione statunitensi, che l’autore di “ Scale “ ( !K7, 2007 ) manipola e centrifuga secondo la propria sensibilità di sperimentatore instancabile, dando vita ad un’opera che a dieci anni di distanza risulta ancora attualissima ed intrigante per l’ascoltatore. Prova ne sono pezzi come la proto hard-house ipnotica alla Deep Dish di “ Deeper “, il jazz sincopato di “ See You On Monday “ e “ Thinking Of You “, l’anfetaminico New York sound di “ Residents “ e le percussioni ossessive della title-track. Come se non bastassero poi le 11 tracce originali, in questa splendida riedizione diffusa dalla !K7 viene aggiunto un cd di inediti e rarità composti tra il 1994 e il 2000 che è forse ancor più interessante del primo; nel bonus troviamo i bizzari esperimenti da videogame 8bit in acido di “ The Puzzle “ ( che suonerebbe all’avanguardia in qualsiasi dj set anche oggi ) e le decostruzioni glitch house della sintetica “ Mistakes “, le marcette lisergiche di “ No More Borders “ e l’ambient jazz di “ Fishcoteque “.
A questo punto l’acquisto diventa proprio inevitabile.
Il prossimo album scelto è il secondo volume della serie “ At The Controls “, affidato a Patrick Bodmer e Philipp Jung, ovvero M.A.N.D.Y ( il primo lo aveva firmato James Holden ). M.A.N.D.Y., ovvero i fondatori, con Dj T., della Get Physical Music, l’etichetta che con la Poker Flat e la Playhouse è stata la principale fonte di diffusione dell’ electro house più minimale. M.A.N.D.Y, ovvero due tra i Dj più richiesti del pianeta.
Quest’albo licenziato dalla Resist Music in sostanza testimonia le due anime che caratterizzano i dj set dei tedeschi: quella più adrenalica e minimale adorata dai clubbers di tutto il mondo e quella, sempre ballabile ma con meno bpm e più ricerca, adatta anche agli ascolti casalinghi.
Il primo cd è un vero delirio disco: 19 tracce riempipista costruite su pezzi di Booka Shade ( “ In White Rooms “ ), propri remix per Rockers Hi-Fi ( “ Push, Push “ ), grandiosi omaggi alla techno di Detroit ( il Kenny Larkin di “ Catatonic Fourth State “ remixato da Stacey Pullen! ) e minimalismi psicotropi ( “ Collage “ di Alex Under ). Ho avuto modo di ascoltarli dal vivo poco tempo fa e mi pare di poter dire tranquillamente che se risulterà sempre assai complesso, per non dire impossibile, restituire l’eccitazione che si vive durante un set live attraverso un cd, il fomento provocatomi da questa prima parte di “ At The Controls “ è andato molto molto vicino all’obbiettivo… Il secondo disco evoca invece per la maggior parte atmosfere electro meno dance, non fosse qualche perla come il Lindstrom robotico di “ I Feel Space “, il Villalobos più cosmico di “ Ichso “ e il remix di “ Assassinator 13 “ dei Chikinki, concentrandosi su un set piuttosto eclettico e di ascolto intrigante anche per chi non è solitamente avvezzo a queste sonorità. Siate clubber incalliti o no, neofiti del dilagante minimalismo o viceversa suoi grandi detrattori, questo “ At The Controls “ merita comunque la vostra attenzione, perché fotografa una scena musicale nel suo momento di maggior diffusione, con un’occhio al passato e l’altro intento a decifrarne le possibili evoluzioni future. Per ultimo, il “ Dj Kicks “ di Henrik Schwarz.
Nato a Ravensburg ma berlinese d’adozione, Schwarz inizia a produrre musica elettronica attraverso alcuni 12” usciti per la Moodmusic parallelamente alla sua attività di grafico ( professione che svolgerà anche all’interno dell !K7, curando in prima persona il sito ufficiale della label ). Dopo una lunga militanza nel sottobosco dei remix e delle collaborazioni, viene individuato da alcuni personaggi di fama mondiale come Gilles Peterson, che incominciano a presentarlo in giro come una delle rivelazioni a livello planetario. Così, dopo un intensissimo anno ricco di dj set ( è ospite fisso alla serata berlinese “ Innercity “ ) e remix per altri artisti, Schwarz arriva alla prestigiosa partecipazione alla serie Dj Kicks, che frutterà un volume tra i più affascinanti che ascoltati negli ultimi anni. L’affresco elettronico di Schwarz pulsa di calore umano e di sonorità black, di groove intriganti e di soul, ovunque, per tutti i 23 brani del disco. Anche quando tra i sapori funk di “ Imagination Limitation “ si inserisce l’esplosiva techno dell’archetipo Drexciya ( “ Black Sea “ ), che infatti non a caso lascia spazio agli africanismi di Amampondo ( “ Giya Kasiamore “ ), al cut’n’paste dei Coldcut più soul-inspired ( “ Walk A Mile With My Shoes “ ) per poi tornare alle acide geometrie minimaliste del Robert Hood dei tempi di “ Internal Empire “ ( “ The Core “, ancora Detroit, ancora dalle parti collettivo Underground Resistance, ancora cultura afroamericana ). E poi James Brown, Pharoah Sanders, la disinvolta blaxploitation di Doug Hammond e “ You’re The Man “ di Marvin Gaye prima dell’outro di chiusura: un tripudio soulful.
Un’altro bianco che rende onore ai maestri della musica nera? Certo, perchè è da loro che è nata l’elettronica contemporanea, tra Detroit e Chicago, vent’anni fa.
E quando un tributo viene assemblato con questa classe e questa sincerità, non può che ricevere il nostro plauso.

Link:
Herbert Official Site
M.A.N.D.Y. on Get Physical Music Web Site
Henirk Schwarz Records Official Site

Mp3:
Herbert - The Puzzle (from the album “10lbs”)
Alex Under - El Encuentro (from the compilation “At The Controls”)
Luther Davis Group - You Can Be A Star (from the compilation “DJ Kicks”)

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