Indie Top 10


Indie Top Ten, settima posizione

#10 - Stateless - S/T (K7)

Abbandonarsi a questo omonimo debutto significa compiere un salto indietro nel tempo di almeno una ventina d’anni.
Il trip-hop, la Mo’Wax di James Lavelle, DJ Shadow ed UNKLE, gli Stateless ci ricordano come ancora oggi l’essenza strumentale dell’hip-hop unita ad elementi melodico-malinconici (pianoforte e voce di Chris James) siano un mix del tutto affascinante.
E poi una canzone come “Bloodstream” può straziarti il cuore o stamparti un sorriso ebete sulla faccia a secondo di come sia andato il tuo 2007 sentimentale.

Indie Top Ten, settima posizione

#9 - Windmill - Puddle City Racing Lights (Melodic)

Spillette e frangette modellate ad arte lasciano il passo ad occhialoni da nerd e calvizia incipiente, così come stanchi riff di chitarra vengono soppiantati da pianoforte ed orchestrazioni degne della migliore nidiata di indie-rocker stelle e strisce (buttateci dentro Elliot Smith, Arcade Fire, Mercury Rev e Flaming Lips)
Tutto questo capita sempre più raramente in Inghilterra ma quando accade il risultato è da “standing ovation”.
Matt Dillon in arte Windmill è uno dei cantautori più talentuosi che la terra di Albione possa al momento vantare e se gli chiedete di Clash, post-punk e new-wave probabilmente vi guarderà spaesato. Con i tempi che corrono solo questo basterebbe per meritarsi un ascolto.

“PUDDLE CITY RACING LIGHTS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Tokyo Moon

Indie Top Ten, terza posizione

#8 - M.I.A. - Kala (XL)

Lanci uno sguardo a questa giovane anglo-cingalese e la prima cosa che ti viene in mente è una tamarra anni ‘80 reduce da un frontale con un arcobaleno.
Poi gli affidi un microfono e ti accorgi che l’anima autentica del “combat rock” non è morta con i Clash ma rivive oggi sotto spoglie decisamente più kitsch.
Dalla parti di “Kala” si balla che è un piacere sotto il colpo di rime che se ne fregano del politically correct, MTV la censura noi la incensiamo.

“KALA” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Bamboo Banga

Indie Top Ten, terza posizione

#7 - St.Vincent - Marry Me (Beggars Banquet)

Non ci sono più le cantautrici di una volta così come da anni la scena indie-rock fa fatica ad individuare anche tra le nuove leve un’artista da incoronare come madrina del songwriting “alternativo”.
Con la sua creatura St.Vincent, Anne Clark sembra porre rimedio ad entrambe le questioni.
In continuo bilico tra la Tori Amos più inspirata e la Ani Di Franco più combattiva, “Marry Me” sfoggia liriche taglienti e arrangiamenti degni di un’ artista navigata, questo in realtà è un debutto, senza ombra di dubbio il più entusiasmante dell’anno appena trascorso.

“ST VINCENT - MARRY ME” on INDIEBAR

Mp3:
Bamboo Banga

Indie Top Ten, terza posizione

#6 - Hanne Hukkelberg - Rykestrasse 68 (Nettwerk)

Dal civico 68 di Rykenstrasse, sita in Berlino, la piccola norvegese smentisce coloro i quali si ostinano ad accostare il suo nome a quello di altre nordiche e più note colleghe (Bjork, Torrini, ect…), come se la provenienza geografica sia sempre condizione necessaria e sufficente per determinare somiglianze musicali.
Hanne è semplicemente un passo avanti a tutti, e lo dimostra un album fatto di semplicità, grazia ed immenso talento.
Avete capito bene, un passo avanti a tutti, anche di quelle “prime donne” partite alla “Volta” di una presunta sperimentazione ma finite vittime o complici di eccessivo “hype”.

“RYKESTRASSE 68″ review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
A Cheaters Armoury

Indie Top Ten, ottava posizione

#5 - …Of Montreal - Hissing Fauna: Are You the Destroyer? (Polyvinyl)

Immaginate il carnevale di Rio che invece di essere immerso in un frastuono di samba lascia sfilare i carri a ritmo di dance, psichedelia, funky, electro, il tutto suonato in salsa rigorosamente pop. Questo e molto di più è stato “Hissing Fauna Are You The Destroyer?”.
Travolgente, teatrale, energico, dal vivo come su disco, gli Of Montreal sono stati la vera sorpresa del 2007.

“HISSING FAUNA: ARE YOU THE DESTROYER?” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Heimdalsgate Like A Promethean Curse

Indie Top Ten, settima posizione

#4 - Patrick Wolf - The Magic Position (Loog)

Dopo “Wind The Wires” torna uno dei più talentuosi giovani cantautori del nostro tempo.
Mantenuta intatta la capacità di forgiare splendide ballate dai testi intrisi di toccante malinconia
e romanticismo, Patrick Wolf porta definitivamente alla luce la sua devozione per le icone androgine del passato (Bowie) e del presente (Antony), mostrando un ulteriore maturazione nella cura di musiche e arrangiamenti.
Pop-rock, elettronica, folk, e tutto quanto lo ha cresciuto musicalmente, convivono in “The Magic Position” in assoluta armonia.

“THE MAGIC POSITION” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
The Stars

Indie Top Ten, seconda posizione

#3 - Burial - Untrue (Hyperdub)

Dubstep, hyper-soul, trip-hop del 2000, tutte definizioni esatte ma al tempo stesso così incapaci di inquadrare un disco apparso fin da subito come un classico.
Ascoltando “Untrue” si ha la sensazione di trovarsi al cospetto di un lavoro capace di rappresentare in modo cinico e per nulla distaccato il disagio, la confusione e l’immenso bisogno d’amore dei nostri tempi.
Forse per molti di voi questa suonera’ come una bestemmia ma per quanto mi riguarda solo altri due album hanno “musicato” così bene la nostra generazione : “Ok Computer” e “Protection”.

“UNTRUE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Archangel

Indie Top Ten, settima posizione

#2 - Beirut - The Flying Club Cup (Ba Da Bing)

Come faccia uno ‘yankee’ del profondo sud ad assumere con tale semplicità le sembianze di un menestrello gitano prima e di un’artista di strada parigino ora, resta un mistero.
L’orchestra folk di Beirut trasloca in Francia e il risultato, come sempre stupefacente, evoca per romanticismo ed impatto melodico le migliori composizioni di Yann Tiersen.
Parigi e i suoi amanti, siano essi abbarbicati sui gradoni di Montmatre o illuminati dai Bateaux Mouches che battono la Senna, hanno trovato in Zach Condon il loro più appassionato spettatore.

“THE FLYING CLUB CUP” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
A Sunday Smile

Indie Top Ten, sesta posizione

#1 - Editors - An End Has A Start (Kitchenware)

In testa tornano a farla da padrone le chitarre.
Gli Editors con “An End Has A Start” hanno toccato una maturazione compositiva che nessuno di noi dopo il comunque ottimo debutto osava immaginare.
Trovare una canzone che spicchi su tutte le altre è praticamente impossibile, da “Smokers Outside the Hospital Doors” a “Bones”, passando per “Racing Rats”, ogni parentesi di questo inaspettato successo di critica e pubblico invita ad abbandonarci ad una musica che sprigiona luce ad ogni singola nota.

“AN END HAS A START” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, settima posizione

#10 - SPIDERMAN 3 di Sam Raimi

Esempio lampante di come possano coesistere due film nello stesso momento: il blockbuster e il film d’autore, lo scavo psicologico e gli effetti speciali.
Uno squilibratissimo prodotto da 200 milioni di dollari, che procede tra lampi di genio cristallino e profondi imbarazzi.
Sam Raimi è sempre Sam Raimi, e dirige uno dei più grandi kolossal della storia del cinema con lo stesso gusto del divertimento con cui dirigerebbe un episodio di Xena.
“Spider-Man 3″ è lo specchio più attendibile di cosa è oggi Hollywood.

Indie Top Ten, settima posizione

#9 - 300 di Zack Snyder

Incredibile film-fumetto, dove lo stile veloce e feroce da videoclip e da spot pubblicitario di Zack Snyder ha incontrato la retorica di Frank Miller, a sua volta digestione di un immaginario cinematografico acquisito.
Leonida è uno dei grandi personaggi del cinema del 2007: un eroe come non lo si vedeva da tempo.
Un grande lavoro sull’epica, sulla necessità delle storie edificanti, del sacrificio, degli esempi bigger than life nella nostra società.

Indie Top Ten, prima posizione

#8 - INLAND EMPIRE - L’IMPERO DELLA MENTE di David Lynch

Film esasperatamente lynchiano, oggetto ancora oggi di lunghe e vane discussioni interpretative.
Ipnotico, disturbante viaggio nello spappolamento di una storia possibile in mille rivoli che non combaciano.
Il digitale lo ammanta di film-profetico: è stato girato in gran parte con una handycam.

“INLAND EMPIRE” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, settima posizione

#7 - NELLA VALLE DI ELAH di Paul Haggis

Film che ha diviso: sdegno appassionato o semplice calcolo retorico ?
Paul Haggis si dimostra la grande novità americana del terzo millennio.
Non più una sorpresa (gli sono già piovuti 3 Oscar sulla testa), ma uno il cui talento ancora non è stato ancora messo veramente a fuoco.
Il primo vero film sull’Iraq, pur essendo ambientato nel profondo sud degli Stati Uniti.

“NELLA VALLE DI ELAH” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, settima posizione

#6 - IO NON SONO QUI di Todd Haynes

Ispirato alle vite di Bob Dylan: vagabondo, folk-singer, poeta, egocentrico autore-dio, profeta.
Heath Ledger e Charlotte Gainsbourg che amoreggiano sulle note di “I Want You” sono uno dei più grandi momenti di cinema dell’anno.
Visionario ed eccentrico, scoordinato come i mille volti di Robert Zimmermann.

Indie Top Ten, seconda posizione

#5 - ZODIAC di David Fincher)

Il film del grande ritorno di David Fincher.
Un thriller tutto mentale, un’esplorazione angosciante – senza quasi nessuna goccia di sangue – alla ricerca della radice delle proprie paure, nel disperato tentativo di esorcizzarle, cercando di scoprirne le cause.
Grandi atmosfere anni settanta, uno straordinario Robert Downey Jr.

Indie Top Ten, ottava posizione

#4 - LE VITE DEGLI ALTRI di Florian Henckel von Donnersmarck

Drammatico ma mai patetico, il film tedesco fonde la lezione del cinema d’oltreoceano con lo spirito tutto europeo dell’amore per la psicologia dei personaggi e per una messa in scena che fugga la facile spettacolarità.
Di grande impegno etico, e incredibilmente coinvolgente.

“LE VITE DEGLI ALTRI” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, ottava posizione

#3 - LETTERE DA IWO JIMA di Clint Eastwood

Doveva vincere l’Oscar, ma è stato sacrificato in nome della ritardata consacrazione di Martin Scorsese.
Meno spettacolare del precedente “Flags of Our Fathers”, ma decisamente più virile, (anti)eroico e profondo.
Film di volti, paesaggi umani di soldati giapponesi costretti come topi nelle gallerie, che pensano alla loro famiglia lontana.
Eroi o vigliacchi? Tornare a casa od onorare il Giappone.
Clint Eastwood è davvero uno dei più grandi autori del cinema contemporaneo.

Indie Top Ten, sesta posizione

#2 - RATATOUILLE di Brad Bird

Ci sono momenti in cui la sincerità richiede il suo spazio: il flashback con cui Anton Ego, il più tetro dei critici culinari di Parigi, si ritrova bambino davanti alla sua prima ratatouille (non a caso, un piatto povero) cucinato dalla madre, basterebbe a definire l’ultima fatica della Disney/Pixar come uno dei migliori film dell’anno.
In questo sbalzo temporale, in questa terra del ricordo toccata dal prodigio dell’animazione digitale con una leggerezza disarmante, sta tutto il senso commovente di un film emblematico del cinema americano che si vorrebbe sempre vedere.

“RATATOUILLE” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, seconda posizione

#1 - PARANOID PARK di Gus Van Sant

Viaggio stupendo all’interno della mente di un adolescente di Portland, Oregon. Film a cui si continua a pensare anche dopo giorni e giorni che lo si è visto.

“PARANOID PARK” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, settima posizione

#10 - Spoon - Ga Ga Ga Ga Ga (Merge)

Parlassimo della bruttezza dei titoli, “Ga Ga Ga Ga Ga” si troverebbe al vertice anzichè in coda alla Top 10. Ma di dischi si parla, e senza colpi ad effetto gli Spoon riescono a confezionare un altro bel lavoro solido. Ormai una certezza in fatto di indie rock a stelle e strisce.

“GA GA GA GA GA” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
My Little Japanese Cigatette Case

Indie Top Ten, settima posizione

#9 - Giardini Di Mirò - Dividing Opinions (Homesleep)

Le opinioni divise, che poi attorno a questo disco erano tutte uguali e positive. Il disco “politico” e migliore dei Giardini di Mirò è finito però presto in un angolino poco illuminato, quasi trascurato dopo un’uscita col botto. Io li metto in classifica, perchè se lo meritano, e anche in nome di un’annata di produzioni italiane da non dimenticare.

“DIVIDING OPINIONS” review on INDIE FOR BUNNIES

“GIARDINI DI MIRO’ VIDEO INTERVIEW” on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Broken By

Indie Top Ten, prima posizione

#8 - Jens Lekman - Night Falls Over Kortedala (Secretly Canadian)

Non sempre riesco a prenderlo sul serio, Jens. Ma l’eleganza e la grazia compositiva non si discutono. All’aperitivo sullo yacht resisterà per molti anni, ne sono certo.

“NIGHT FALLS OVER KORTEDALA” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Opposite Of Hallelujah
Friday Night At The Drive-In Bingo

Indie Top Ten, settima posizione

#7 - Beirut - The Flying Club Cup (Ba Da Bing)

E due. Dico, sono due anni di fila che ci ricasco con la tiritera della musica balcanica. Eppure non resisto: mi arrendo. Zach Condon è un genio. E’ giovanissimo, americano, dirige una fanfara del Danubio più lontano e riesce in tutto ciò a profumare di Parigi. Che altro?

“DTHE FLYING CLUB CUP” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
A Sunday Smile

Indie Top Ten, settima posizione

#6 - Blonde Redhead - 23 ( 4ad )

Si presentano in primavera dilatati come non mai, ed è subito amore. La parziale delusione dal vivo non intacca la bellezza di questo disco, che sorpassa il suo precedessore di un paio di lunghezze.

“23″ review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
23

Indie Top Ten, seconda posizione

#5 - Okkervil River - The Stage Names (Jagjaguwar)

Era un disco perfetto per l’estate e per i viaggi grazie ai singoli pop briosi di cui quasi osavamo tenere il tempo con la zampa. Poi ci siamo accorti che sarebbe uscito a settembre, nonostante tutti lo possedessimo da mesi, e per farci perdonare lo abbiamo tenuto nello stereo per l’intero autunnno, innamorandoci gradualmente del suo lato più intimista e folk. Fosse uscito in primavera sarebbe un gran disco comunque, intesi.

“THE STAGE NAMES” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Our Life is Not A Movie or Maybe

Indie Top Ten, ottava posizione

#4 - LCD Soundsystem - Sound Of Silver (DFA)

Non c’è sera del 2007 in cui mi sia capitato di mettere i dischi che “Sound of Silver” non sia uscito dalla valigetta. Travolgente per ritmo, gusto e concretezza e per un’insospettabile dose di introspezione. Tutti lo ballano, e io mi accodo.

“SOUND OF SILVER” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, ottava posizione

#3 - …Of Montreal - Hissing Fauna: Are You the Destroyer? (Polyvinyl)

Se stringo il bicchiere tra i denti per liberare le mani ed applaudire significa che sono proprio bravi. Mi succede ai loro concerti, ma anche quando appoggio i 180 gr di vinile sul piatto. Disco a colori del 2007.

“HISSING FAUNA: ARE YOU THE DESTROYER?” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Heimdalsgate Like A Promethean Curse

Indie Top Ten, sesta posizione

#2 - Shout Out Louds - Our Ill Wills (Merge)

Non vorrebbe, ma in fin dei conti suona esattamente come la fine dell’estate, quando ad asciugare le lacrime e a cancellare le angosce bastava un bagno al tramonto.

“OUR ILL WILLS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Tonight I Have To Leave It

Indie Top Ten, seconda posizione

#1 - The National - Boxer ( Beggars Banquet )

Comincerò a diventare patetico: è da giugno che vado dicendo di aver trovato il mio disco del 2007 e ancora non riesco a cambiare idea. Sta là, una spanna sopra tutti. E non lo dico per orgoglio. E’ semplicemente quello che chiedevo a quest’anno.

“BOXER” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Fake Empire

Indie Top Ten, sesta posizione

#10 - Fiery Furnaces - Widow City (Thrill Jockey)

I fratellini americani per eccellenza. Bravissimi dal vivo, con l’enorme capacità di rinnovarsi ogni volta, stravolgendo i generi musicali, passando dal pop al progressive come se niente fosse.

“WIDOW CITY” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Ex-Guru

Indie Top Ten, sesta posizione

#9 - Shout Out Louds - Our Ill Wills (Merge)

Non sono sicura che questo disco meriti le prime dieci posizioni. Il motivo per cui invece vi compare è che è un album pieno di singoli che hanno accompagnato le indie-piste-pop dei miei locali del 2008. Forse perché ricordano tanto (troppo) i Cure più pop, forse perché dopo il loro primo lavoro del 2003 non ne avevamo abbastanza, forse perché da questi svedesi c’è sempre qualcosa di buono da aspettarsi.

“OUR ILL WILLS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Tonight I Have To Leave It

Indie Top Ten, seconda posizione

#8 - Hauschka - Room To Expand (Fat Cat)

Un disco di cui si è sentito parlare poco, purtroppo, a parte tra gli esperti del settore. E’ sempre la Germania che non delude mai: Hauschka, pianista del tutto particolare, suona le corde del suo pianoforte alle quali sono attaccati diversi oggetti che trasformano il suono normale della nota, aggiungendole valore. Un tocco di eleganza e grazia, davvero bravo anche dal vivo.

Mp3:
One Wish

Indie Top Ten, quinta posizione

#7 - Radiohead - In Rainbows (autoprodotto)

Thom Yorke, tanto di cappello a Thom Yorke. I Radiohead hanno la straordinaria qualità di non risultare mai (dopo anni e anni di attività) ripetitivi, rilanciando sempre un nuovo motivo/melodia su cui riflettere. Arrangiamenti spettacolari, con “Weird Fishes – Arpeggi” amore-al-primo-ascolto. E così via con le altre.

“IN RAINBOWS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Bodysnatchers

Indie Top Ten, terza posizione

#6 - Nina Nastasia & Jim White - You Follow Me (Fat Cat)

La ragazzaccia e suo cavaliere si sfidano a singolare tenzone in dieci brani dolci e cupi. Melodiose armonie mascherate con un velo di misticismo. Sarà amore? Sarà odio? Sarà, in ogni caso, un disco che ti resta in testa, per la potenza delle sue note.

“YOU FOLLOW ME” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Firewheel

Indie Top Ten, settima posizione

#5 - Blonde Redhead - 23 ( 4ad )

I fratelli Pace e Kazu Makino non si smentiscono nemmeno quest’anno, e ci regalano un disco quasi ai livelli del loro capolavoro (“Melody of certain damaged lemon”). Intramontabili, anche dal vivo. L’indie non sarebbe tale senza un loro album.

“23″ review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
23

Indie Top Ten, ottava posizione

#4 - Keren Ann - S/T (Blue Note)

Note dolci e soporifere, che fanno da sottofondo alla bellissima voce di Keren Ann. Un disco da ascoltare prima di addormentarsi.

“KEREN ANN” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Lay Your Head Down

Indie Top Ten, seconda posizione

#3 - Damero - Happy In Grey (Bpitch Control)

Io ho sempre un debole per la Germania. E per la dolcezza dell’elettronica teutonica. Da mero, si avvale di collaborazioni con personaggi come Apparat o AGF e produce un disco di ineguagliabile armonia ed eleganza

“HAPPY IN GREY” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, terza posizione

#2 - Le Luci Della Centrale Elettrica - S/T ( autoprodotto )

Semplicemente la sorpresa più bella della scena italiana di questo 2007: Vasco Brondi e le sue Luci. Un cantautore come si deve, alle soglie degli anni 2000, senza peli sulla lingua e senza sapere cosa farsene del pop. Io lo consiglio a chiunque incontro, ascoltatelo tutto. E poi di nuovo ancora.

“LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
La Gigantesca Scritta COOP
Fare I Camerieri
Stagnola
Piromani Si Muore

Indie Top Ten, nona posizione

#1 - Akron/Family - Love Is Simple (Young God)

Il titolo già la dice lunga: è il disco del viaggio, dell’amore, dell’amicizia, della festa e della solitudine, del ricordo, del presente, del passato. Un folk senza tempo, mescolato a dolci ballate, non poteva che essere Il disco del 2007.

“LOVE IS SIMPLE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Don’t Be Afraid You’re Already Dead

Indie Top Ten, sesta posizione

#10 - Wilco - Sky Blue Sky (Nonesuch)

Riflessivo e schizofrenico, “Sky Blue Sky” ha costrutti musicali che per lo più partono acustici e fortemente folk che poi vanno a concludersi con prolisse e rocciose code di chitarre. I Wilco si confermano i Wilco anche nel 2007.

“SKY BLUE SKY” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Hate It Here

Indie Top Ten, nona posizione

#9 - Liars - S/T (Mute)

I Liars hanno una visione sostanzialmente epicurea della musica, tanto funk e tanto movimento. La loro indole artistica li porta ad esplorare i lati più art-rock della new-wave. In sostanza molto ritmo e qualche colpo ad effetto.

“LIARS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Houseclouds

Indie Top Ten, seconda posizione

#8 - Kieran Hebden And Steve Tongue - Tongues (Domino)

E forse Kieran (aka Four Tet) ha finalmente trovato quello che cercava in campionatori, samples e drum machines: un batterista jazz. Un synth-pop che è un singhiozzo di elettronica, un rutto sintetico e poi una lenta dgestione.

“TONGUES” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
The Sun Never Sets

Indie Top Ten, nona posizione

#7 - The Warlocks - Heavy Deavy Skull Lover (Tee Pee)

“Heavy Deavy Skull Lover” è un disco di neo-psichedelia e di showgaze, affonda le radici nei Black Sabbath e tende i rami alle profondità dense dei Dead Meadows e dei My Bloody Valentine. Da accompagnarsi ad un denso Barolo.

Indie Top Ten, terza posizione

#6 - Washington - Astral Sky (Glitterhouse)

Par di sentire i Travis nati ad Austin o i Wilco emigrati in Norvegia. Da “Firewheel” ad “Astral Sky”, fino alla conclusiva “I Lost My Way”, le canzoni di “Astral Sky” sono una più bella dell’altra. Il trio norvegese, sarà la provenienza, ha inciso il disco più fresco dell’anno.

“ASTRAL SKY” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Firewheel

Indie Top Ten, quinta posizione

#5 - Broken Social Scene - Presents: Kevin Drew Spirit If… (Arts & Crafts)

Spirit If … è probabilmente il miglior disco dell’intera discografia dei BSS. A farsi carico di questa rinascita è Kevin Drew, che con quattro fogli, 2 idee e 3 pentagrammi, chiede ai colleghi d’essere assecondato in un’avventura che porta (quasi esclusivamente) il suo nome.

“PRESENTS: KEVIN DREW SPIRIT IF…” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Big Love

Indie Top Ten, ottava posizione

#4 - The Flaming Lips - U.F.O’s At The Zoo - The Legendary Concert In Oaklahoma (Warner Bros)

Credo che in ambito indie si tratti di un concero paragonabile al Concert In Central Park di Simon & Garfunkel o all’esibizione di Hendrix sul palco di Woodstock, o ad altri eventi live epocali.

Indie Top Ten, seconda posizione

#3 - Burial - Untrue (Hyperdub)

Voci deformate come plastica vinilica sciolta, artificiosità estetiche a rallentatore, nebulose primordiali ambient, scricchioli della puntina sui solchi rovinati di un vecchio vinile. Tutto questo sulla punta delle dita di Burial un compositore dell’era elettronica.

“UNTRUE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Archangel

Indie Top Ten, terza posizione

#2 - The Clientele - God Save The Clientele (Merge )

Il romanticismo dei Clientele, dell’Hampshire (Londra), sa essere sfocato, fumoso e vago. Il lato malinconico spesso è un’intuizione sotto una stratificazione di suoni, dove il muro, un passo oltre quello Spectoriano, è costruito sul trinomio batteria, chitarra e basso. Magnifici.

“GOD SAVE THE CLIENTELE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Here Comes The Phantom

Indie Top Ten, nona posizione

#1 - Zu & Nobukazu Takemura - Identification With The Enemy: “A Key To The Underworld” (Riotmaker)

I martelli pneumatici sordi e stoner di Takemura fraseggiano con un sax baritonale dislessico, in botta-e-risposta degni della musical-grammar di Ornette Coleman. Perfette gli innesti di Massimo Pupillo e Jacopo Battaglia, rispettivamente al basso e alla batteria.

“IDENTIFICATION WITH THE ENEMY: A KEY TO THE UNDERWORLD” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Everyone Gets His Own Nemesis

Prima precisazione: è la classifica di quello che ho comprato personalmente e ascoltato con cura: non è pochissimo, ma nemmeno tantissimo (il budget, e soprattutto il tempo sono quello che sono…)

Seconda precisazione: ho tenuto tre big fuori concorso… come si faceva una volta a Sanremo! Non m’è parso giusto, per rispetto a carriere rimarchevoli–in un caso, stratosferica–e arte prodotta ieri, oggi e spero anche domani, mettere questi personaggi in una competizione. Personaggi simili, per me, si amano a prescindere…

Sono comunque questi dei big tre dischi belli, bellissimi e importanti.

Insomma, ecco qua…

I tre Big fuori concorso

Indie Top Ten, quinta posizione

Radiohead - In Rainbows (autoprodotto)

L’enormità della scelta di mandare a quel paese i discografici e offrire direttamente agli ascoltatori “In Rainbows” via internet e a sottoscrizione libera ha forse messo in secondo piano la valutazione della musica.
I Radiohead ci fanno vedere che sono ancora i Radiohead. Un disco vario, godibilissimo, con tutte le sfumature che giustamente ci si aspettava, e un Thom Yorke che ha messo al servizio del gruppo l’esperienza solista di “The Eraser”, togliendone quel poco di leccato che forse lì c’era…

“IN RAINBOWS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Bodysnatchers

Indie Top Ten, settima posizione

Bjork - Volta ( Polydor )

Dopo la sperimentazione vocale e magnificamente glaciale di “Medúlla”, Björk torna ad una produzione paradossalmente più “easy”, anche se facile non lo è per niente: se “In Rainbow” è vario, “Volta” è decisamente eclettico, nel senso che mischia sperimentazione, suoni rock e sirene di navi, musicisti africani (Konono n. 1) e percussionisiti orgiastici (Brian Chippendale), rappers di grido (Timbaland) e crooners algidi e manierati (Antony Hegarty, che qui riesce quasi a piacermi…).
Un disco emozionale, poderoso e intimo al tempo stesso, con salti di umori e atmosfere che lasciano senza fiato. Praticamente la summa di tutto quello che Björk è capace di fare.

“VOLTA” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, seconda posizione

Rober Wyatt - Comicopera (Domino)

Le tre parti di “Comicopera” sono una meditazione sulla Gran Bretagna di oggi: la prima parte ha risvolti molto personali, si parla di rapporti personali, perdite,sconfitte e riscatti–”Just As You Are”, dove due persone celebrano il proprio amore nonostante tutto, ha in sottotraccia l’uscita di Wyatt dall’alcoolismo…
La seconda parte è centrata sul significato dell’essere inglesi oggi, quando gli inglesi si ritrovano in una guerra che la maggior parte della gente comune non ha voluto. Canzoni con testi durissimi (il pilota inglese che scarica le bombe e poi va a rivedersi l’effetto in TV: It’s a beautiful day/For a daring raid/I can see my prey from afar/So I open the hatch/And drop the first batch/It’s a shame I’ll miss the blaze/But I’ll see the film within Days/And I’ll get to see the replay/Of my beautiful day, ed ecco nella canzone successiva l’effetto del bombardamento su chi lo ha subito: For reasons beyond all understanding/You’ve blown my house apart/You’ve set me free/To let youknow/you’ve planted/everlasting hatred in my heart/You’ve planted your everlasting hatred in my heart.) e musiche stranianti… ?La terza parte vede Wyatt talmente disgustato da rifiutarsi di cantare in inglese…
Insomma, un disco complesso. Forse non aprirà strade nuove nella produzione artistica di Wyatt ma non me ne può fregare di meno… Wyatt ancora una volta mette in gioco tutto se stesso, in estrema vulnerabilità. La musica (per me) è stupenda, e perfettamente sintonizzata con il racconto, dal quale non si può certo prescindere: da sempre le storie che Robert Wyatt canta sono altrettanto importanti e completamente interlacciate con le scelte musicali.
Di fronte ad un tale contributo mi tolgo il cappello e onoro Robert Wyatt in tutta la sua mai-un-compromesso grandezza. Lo amo troppo, per quel che è stato, per quel che è. Forse avrei dovuto metterlo in classifica… al primo posto?

Mp3:

“COMICOPERA” review on INDIE FOR BUNNIES

Just As You Are

La classifica:

Indie Top Ten, nona posizione

#10 - Maximo Park - Our Earthly Pleasures (Warp)

Per il loro secondo disco (a parte i vari EP e singoli) i ragazzi di Newcastle hanno scelto la produzione di Gil Norton (che ha lavorato per i Foo Fighters) ed il suono risulta molto più potente, anche se in certi brani tutta la potenza va un po’ ad appiattire l’effetto finale. Un bel rock, distorto il giusto e scorrevole, assai piacevole e godibile.

“OUR EARTHLY PLEASURES” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, nona posizione

#9 - The White Stripes - Icky Thump (Warner Bros)

Un gran ritorno alla suono duro, secco, valvolare e acido della Chitarra con la C maiuscola per Meg e Jack. Un disco essenziale, che va dritto alla bocca dello stomaco, anche per i brani in cui la Chitarra di cui sopra è al servizio di un folle flamenco alla messicana, o per i pezzi sul folk stralunato con cornamuse e mandolini (!), che transmogrifa in pura psichedelia nel pezzo immediatamente successivo. Dovrei tirarli su di classifica?!?

“ICKY THUMP” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, nona posizione

#8 - CocoRosie - The Adventures Of Ghosthorse And Stillborn (Touch & Go)

Ma che delizia le sorelline Casady! Dolci ma mai smielate, straniate ma mai fuori di testa, elettroniche ma quando meno te l’aspetti con tocchi da opera melodrammatica (courtesy of Sierra), fiabesche e hip-hop, emotive, fragili, erotiche e feroci. Questo è il loro terzo disco, forse il migliore, e sono pochi oggi quelli che possono vantarsi di essere ancora in crescita dopo tre dischi.

“THE ADVENTURES OF GHOSTHORSE AND STILLBORN” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Rainbowarriors

Indie Top Ten, seconda posizione

#7 - The Pyramids - S/T (Domino)

Un suono duro, scabro, abrasivo, quintessenziale, che più lo-fi non si può per Arp (aka Mark Cleveland) e The Bishop (aka Sam Windett) degli Archie Bronson Outfit. Uno schiacciasassi che si abbevera alla sorgente primigenia del rock. Andatevi a leggere la mia recensione di qualche tempo fa…

“THE PYRAMIDS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Hunch Your Body Love Somebody

Indie Top Ten, terza posizione

#6 - Biffy Clyro - Puzzle (14th Floor)

Dopo quasi dieci anni di attività, innumerevoli gigs e al quarto disco, il power trio dei gemelli Ben e James Johnston (batteria e basso) e di Simon Neil (chitarra e voce) da Kilmarnock (Glasgow) esce alla grande dai confini scozzesi (dove sono i beniamini della scena alternativa, ma non solo) e per l’occasione si affranca dai suoni un po’ troppo epigoni del grunge dei primi lavori per raggiungere una mirabile equilibrio tra energia pura e architettura complessa dei brani. Si meritano il successo anche commerciale che hanno raggiunto e che non ha intaccato di un ette la loro forza.

Mp3:
Living’s A Problem Because Everything Dies

Indie Top Ten, seconda posizione

#5 - Burial - Untrue (Hyperdub)

Lo scorso anno, il primo disco di questo anonimo produttore londinese di dubstep fu nominato disco dell’anno nientepopodimeno che da The Wire. Questa sua seconda prova è stata portata in palmo di mano praticamente da tutti. In effetti i complimenti se li merita appieno. Oscurità notturna, atmosfere elettroniche da metropoli cyberpunk e postnucleare, rumori, fruscii, voci destrutturate e fantasmatiche che virano all’angelico… Una meraviglia da ascoltare ballando sinuosi al buio, cercando di evitare quelle ombre paurose che scivolano in minacciosi androni suburbani…
Ma siccome sono sempre uno snob, mi sforzo di trovare un picciol difetto: proprio certi ritmi dubstep da dancefloor, d’altronde inevitabili per definizione, che soffrono di appena accennata banalità…

“UNTRUE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Archangel

Indie Top Ten, settima posizione

#4 - Vibracathedral Orchestra - Wisdom Thunderbolt (Vhf)

Sapete, ho sempre amato la musica ossessiva… Il muro di suono, il magma ribollente, il coacervo indistinguibile in cui perdersi, che ti prende, ti travolge, ti porta lontano.
Una volta poteva essere la Third Ear Band (cfr. “Fire”, da “Elements”), i primi Soft Machine, molti dei tedeschi degli anni settanta, via via fino ad oggi, a certo noise, a certa psichedelia, a certo freak-folk. Per non parlare dei minimalisti alla Charlemagne Palestine.
Vibracathedral Orchestra, un gruppo che iniziò nelle colline dello Yorkshire improvvisando nella cucina di uno dei fondatori, Michael Flower, si inserisce perfettamente in questa corrente (andate a vedere il loro MySpace e vedrete a chi si accompagnano…). “Wisdom Thunderbolt”, mi ricorda molto la Third Ear Band, ma il suono è ovviamente più elettrico, più denso, più stratificato: più attentamente ascoltate più direzioni troverete, fino a perdervi in un cosmo rutilante ed esplosivo.
Vari ospiti d’eccezione: Chris Corsano in primis, poi Matthew Bower e John Godbert dei Sunroof!, Pete Nolan dei Magik Markers… Da ascoltare ad alto volume, al buio e a occhi chiusi.

Mp3:
Wisdom Thunderbolt

Indie Top Ten, settima posizione

#3 - Susanna Wallumrød - Sonata Mix Dwarf Cosmos (Runegrammofon)

La più bella voce femminile del 2007. Svedese, eterea (ricorda molto vagamente Joni Mitchell), note lunghe quasi prive di vibrato, sembra fredda ma è piena di calore ed emozione–un velluto blu.
Dodici brani minimalisti, che si dipanano con calma tra larghi spazi e silenzi vibranti… Una base appena accennata di piano e contrabbasso, un tocco di chitarra, sfumature jazz, una candela alla finestra nel crepuscolo innevato, un fuoco nascosto nella cenere. Da innamorarsi.

Indie Top Ten, settima posizione

#2 - Six Organs Of Admittance - Shelter From The Ash (Drag City)

Ben Chasny (Comets On Fire, Badgerlore, Current 93) è un gran chitarrista, acustico ed elettrico, che si inserisce nella tradizione iniziata da John Fahey e Robbie Basho, un modalismo che pesca allo stesso tempo nelle radici folk americane e nel raga indiano. Ma con questo disco il ragazzo si scopre anche autore di “canzoni”, se proprio vogliamo chiamarle così… Sono racconti in musica e voce (che a volte non hanno bisogno di parole), viaggi messi e mantenuti in moto da una tensione che li pervade dall’inizio alla fine, che anzi cresce e si dilata.
Arpeggi acustici e muri di suoni distorti, una poesia solitaria e malinconica, ma pervasa da una consapevolezza del proprio essere che riempie di forza,che ti fa stare sulle tue gambe a godere dell’esistenza…

Mp3:
Jade Like Wine

Indie Top Ten, settima posizione

#1 - Von Südenfed - Tromatic Reflexxions (Domino)

Non ci posso fare niente… a dispetto di tutta la poesia e la profondità precedenti, questo è il disco che più mi ha esilarato nel 2007! L’ho suonato e risuonato, e ogni volta mi sono trovato con un ghigno stampato in faccia…
Mai come in questo caso il totale è più della somma delle parti: Mark E. Smith innerva con la sua sardonicità abrasiva e spigolosa i Mouse On Mars (che nella loro decennale esplorazione di tantissime forme a volte hanno peccato di “pop-ità” un po’ kitsch) e li conduce a cercare suoni mai sentiti prima; i Mouse On Mars portano il post-punk del frontman dei Fall nel XXI secolo su un tappeto volante di suoni disfunzionali, sui quali il nostro nuota (e “canta”, come sa fare solo lui…) come pesce nell’acqua.
L’accoppiata, da improbabile che sembrava, diventa sinergica: sembrano fatti l’uno per gli altri, carta vetrata foderata di seta.
Il fatto che a dispetto del gap generazionale i tre si intendano a meraviglia esce fuori dalle tracce in modo esemplare: anche nelle parti più taglienti e dure si percepisce un gran divertimento a fare musica insieme.
Una meraviglia!

Mp3:
Flooded

Chi rimane fuori…
Interpol, Editors

E chi non sono riuscito a sentire ma che sarebbe (assai probabilmente) finito in classifica
OM soprattutto, poi Pram, MIA, Panda Bear

P.S.
Sarà un caso che tre dischi su tredici sono della Domino??!

Indie Top Ten, sesta posizione

#10 - You Say Party! We Say Die! - Lose All Time (Paper Bag)

Picchiare e urlare forte per essere sentiti. Come certe combat girl band del passato i canadesi You Say Party! We Say Die! ci dimostrano come le donne possano essere ancora crudeli.

Indie Top Ten, quarta posizione

#9 - Justice - (Ed Banger)

Sembra di vedere Guy Manuel de Homem Christo e Thomas Bangalter, i Daft Punk per intenderci, levarsi il casco del potere e consegnarlo in segno di totale rispetto e approvazione, rispettivamente a Gaspard Augè e Xavier De Rosnay, i Justice per intenderci.
Poi però se lo riprendono, chè le gerarchie sono pur sempre fatte per essere rispettate.

“†” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
D.A.N.C.E.

Indie Top Ten, seconda posizione

#8 - Giorgio Canali - Tutti Contro Tutti (La Tempesta)

Impietosa visione del presente che solo la voce del buon Giorgio, incazzata e spianata come un mitra, sa rendere tanto vicina ad un’apocalisse che suona tremendamente e sinistramente reale.

Indie Top Ten, terza posizione

#7 - Bloc Party - A Weekend In The City (Wichita)

Pur non essendo all’altezza dell’ineguagliabile esordio “Silent Alarm”, nell’era degli Arctic Monkeys, i Bloc Party e “A Weekend In The City” sono giusto quello di cui si ha bisogno.

“A WEEKEND IN THE CITY” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, terza posizione

#6 - …A Toys Orchestra - Technicolor Dreams (Urtovox)

“Cuckoo Bohoo” fu fatale attrazione, “Technicolor Dreams” è vero amore.
Che avessero così tanto talento, lo si sospettava timidamente, ma in fondo non se lo aspettava nessuno.

“TECHNICOLOR DREAMS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Cornice Dance

Indie Top Ten, quinta posizione

#5 - Daft Punk - Alive 2007 (Virgin)

Perchè mi sogno ancora due francesi vestiti da robot in cima ad una piramide a Torino, a spararci negli occhi qualche luce stroboscobica, a premere play su qualche vecchia compilation registrata chissà quando e a dare vita alla più grande festa della mia vita.
Non capisco perchè hai accettato il mio invito ad uscire con me, forse perchè tu non sei quel freddo robot che noi pensavamo tu fossi.

Mp3:
Burnin’

Indie Top Ten, ottava posizione

#4 - Settlefish - Oh Dear! (Unhip)

Baci e chitarre che si fondono in gemme preziose e si riconrrono tra i portici bolognesi.
Tante promesse mantenute e tante da mantenere ancora, e ancora, e ancora.
Annientato una volta per tutte l’invasore straniero, in un impeto di leghismo musicale, non ce ne libereremo facilmente dei Settlefish.

“OH DEAR!” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
I Go Quixotic

Indie Top Ten, quinta posizione

#3 - Radiohead - In Rainbows (autoprodotto)

Al di là del terremoto mediatico più o meno giustificato dai fatti, un disco dei Radiohead deve essere ricordato tra gli avvenimenti principali di un anno che se ne va.
Considerata la qualità, ancora una volta alta, altissima, difficile tenerli fuori da un qualsiasi umile o non umile podio.

“IN RAINBOWS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Bodysnatchers

Indie Top Ten, terza posizione

#2 - Il Teatro Degli Orrori - Dell’Impero Delle Tenebre (La Tempesta)

Direttamente dall’inferno, quando poi l’inferno sono gli altri, e noi, plausibilmente soffocati, possiamo solo decantarne le brutalità sbattute in faccia insieme al vivere.
Comunque sia, abbiamo perso.

Indie Top Ten, nona posizione

#1 - Amari - Scimmie D’Amore (Riotmaker)

Il pop intelligente, italiano e in italiano che dal nord-est si scontra vittorioso con il resto del mondo.
Se non è la rivoluzione da hit parade che sognavi in cameretta, poco ci manca.

“SCIMMIE D’AMORE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Le Gite Fuori Porta

Odio abbastanza le classifiche. Buffo.
I numeri spiegano i fatti almeno quanto i monumenti insegnano la storia.
Quindi ok, dovevo dirlo, ma levatevi dalla testa che questa classifica abbia un senso gerarchico.
E ora facciamo sta cosa.

Indie Top Ten, sesta posizione

#10 - Foo Fighters - Echoes, Silence, Patience & Grace (RCA)

La faccenda è semplicemente questa: un giorno un ragazzino qualsiasi inciamperà in un riff di Dave Grohl. Si arrendetevi all’evidenza, era ’solo’ il batterista dei Nirvana ma oggi è un chitarrista ritmico con i controcazzi. Dicevo, un giorno il ragazzino qualsiasi inciamperà in un riff dei Foos e, così senza sapere ne leggere e ne scrivere come si dice dalle mie parti, guarderà quel tizio con la chitarra mentre grida ‘what if i say i’m not like the others. E l’infante dirà qualcosa tipo - mamma, pure io quella cosa con sei corde.
Punto. E’ così che si farà la storia. Nessuno riceve l’imprinting da un assolo di 25 minuti di Steve Howe nei Yes.

Mp3:
The Pretender

Indie Top Ten, nona posizione

#9 - Neurosis - Given To The Rising (Neurot)

Come pronosticavano i Soundgarden un giorno arriverà sto sole nero. Ma colerà lento dal cielo come rimmel, denso come lava. Farà anche un suono tutto suo e sarà probabilmente quello di “Given To The Raising”. Tatuatevi a sangue tutto quello che ha fatto Tony Yommi con i Black Sabbath quasi 40 anni fà (!!!) e collassate il suono di certi riff su se stessi come una supernova. La morte di un sole nero, appunto. Tutti gli altri che hanno creduto di aver fatto un disco di rock pesante quest’anno, si sono semplicemente sbagliati.

Mp3:
Water Is Not Enough

Indie Top Ten, seconda posizione

#8 - Ulver - Shadows Of The Sun (The End)

Mi prostro davanti al coraggio, alla creatività e l’ecletticismo dell’unica band che potrebbe far sembrare la produzione dell’ultimo decennio dei Radiohead se non banale quantomeno scontata. Dalla Norvegia nel ‘93 con un canonicissimo black metal inappuntabile quanto di genere, gli Ulver trasfigurano nel ‘99 con “Metamorphosis” appunto, spiraleggiando nel decennio successivo praticamente ovunque ma mai in linea retta: noise sperimentale, post-rock sinfonico, elettronica, jazz, drone fino al trip hop rimanendo sempre inquietantemente gelidamente perfetti. Come un cristallo di ghiaccio. Endemici, gli Ulver non hanno parenti o progenitori se non sè stessi. Come Ouroboros il serpente che si morde la coda la band norvegese è l’inizio e la fine di sè stessa. Da ammirare in ogni caso.

Mp3:
Vigil

Indie Top Ten, settima posizione

#7 - Lento - Earthen (Supernatural Cat)

C’è questa spettacolare microetichetta, la Supernaturalcat, naufragata non si sa come sulle musicalmente abbastanza vacue rive italiche. Andatevela a cercare ha un catalogo micidiale. Sulle coordinate di qualcosa che si può alla fine solo catalogare come post-metal gli italianissimi Lento plasmano materia sonora come fosse mercurio, un lavoro pesantissimo per densità eppure fluido per arrangiamenti, drone metal metal di taglio sinfonico. Impeccabile anche a livello sonoro soprattutto in cuffia o al doveroso dannoso volume da un impianto decente. A tratti spettrali come un tramonto invernale, psichedelici, dilatati, colonna sonora ideale per l’ultimo viaggio di un nero veliero fantasma.

Mp3:
Hadrons

Indie Top Ten, quinta posizione

#5 - Radiohead - In Rainbows (autoprodotto)

Di come l’abbiano venduto o non venduto non ce ne frega niente. L’ho detto ha suo tempo e lo ridico a mesi di distanza: il bicchiere di Yorke e soci non è mezzo vuoto ma mezzo pieno, ciò vuol dire si vabbè che se la seconda metà di “In Rainbows” fosse stata come la prima nella fine di questo 2007 avremmo dimenticato di avere avuto una collezione di cd. Il disco più umano, nel senso emotivo del termine, dei Radiohead non può non sedurre chi ha amato “The Bends” e “Ok Computer”. La voce di Yorke guadagna così il centro dello stage e lascia in più occasioni senza parole. Giuro, con tutto l’amore che ho per “Kid A” e compagnia bella ogni volta che ascolto “Nude”, “All I Need” ma anche “Videotape” mi inginocchio e prego. Chè i Radiohead non facciano un disco di elettronica pura, mai più.

“IN RAINBOWS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Bodysnatchers

Indie Top Ten, nona posizione

#5 - Baroness - Red Album (Relapse)

Forse l’unica (mia) vera scoperta del 2007. Vorrei dire che il prog metal mi annoia definitivamente dai tempi di “A Change of Season” dei Dream Theater (loro compresi mi brucino vivo i fans), invece questo calderone prog-stoner-rock dei misteriosissimi americani Baroness mi ha steso. Secco. “Red Album” dà scuola neppure fossimo di nuovo alle elementari, ci sono idee che girano già da un po, ma a quanto pare nessuno da aveva fin qui capito come farle funzionare al 110%. Una specie di Wolfmother iper-dopati e senza limiti compositivi. Monumento per i cambi, di tempo e riff, più geniali, avvincenti e ispirati dell’ultimo decennio. Da qui in poi spaccca di scrive con 3 c.

Mp3:
The Birthing

Indie Top Ten, seconda posizione

#4 - Okkervil River - The Stage Names (Jagjaguwar)

E’ difficile parlare degli Okkervil River. Non fanno assolutamente niente di unico da convincervi inopinabilmente a comprare seduta stante tutta la loro discografia. Sorvolerò pure sul fatto tutt’altro che marginale che Will Sheff, voce e parole dei nostri, riesce a scrivere con taglio letterario eppure svelto di cose e situazioni che mai riuscireste a infilare nella metrica di un canzone folk-rock. Non vi posso neppure costringere ad andare ad un concerto di un gruppo che dal vivo forse riesce a ricreare meglio di chiunque altro la magia atemporale del rock’n roll. Vi potrebbe forse incuriosire il fatto che “The Stage Names”abbraccia le atmosfere più ariose e calde del Rythm’n Blues a dispetto delle fredde penombre dell’illustre predecessore “Black Sheep Boy”. Fatto stà che se alla fine tutto quello che conta è solo la buona musica, “The Stage Names” è uno dei dischi che avreste dovuto assolutamente comprare quest’anno. Tutto qui.

“THE STAGE NAMES” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Our Life is Not A Movie or Maybe

Indie Top Ten, terza posizione

#3 - Nine Inch Nails - Year Zero (Nothing)

Ho quasi sforato il ventennio con il culto dei Nine Inch Nails. Voglio dire ascoltavo hard rock e mi piacevano i Nine Inch Nails, ascolto indie folk e il progetto di Trent Reznor continua a segnare punti. Se musicalmente sono andato da qualche parte negli ultimi 20 anni direi che siamo ad un compasso, e i Nine Inch Nails decisamente non sono dalla parte della matita. In tutti i sensi.
“Year Zero” mantiene le premesse e resetta con tutto, anche con l’altalenante predecessore, e anzi trova Reznor con una grinta lucidamente sovversiva che forse neppure era mai riuscito ad esprimere in maniera così incisiva. Tanto che perfino la recente costola remixata “Y34RZ3R0R3M1X3D” brilla come fosse un disco tutto nuovo. Nel mezzo Reznor tra l’altro produce e riplasma il nuovo lavoro di Saul Williams, se non è stato di grazia questo…sempre rimanendo l’isola che non c’è tra rock, industrial e atmosfere dark i NIN sono l’unica isituzione che in un ventennio fondamentalmente non ha mai fallito. Ironico per un disco dichiaratamente anarchico e sovversivo no?

Indie Top Ten, terza posizione

#2 - Verdena