MONO
Hymn To The Immortal Wind

 
 
13 Aprile 2009
 

Questo è un regalo di un piccolo e distante pianeta, un frammento dei nostri suoni, della nostra scienza, delle nostre immagini, della nostra musica, dei nostri pensieri e sentimenti. Stiamo cercando di sopravvivere ai nostri tempi, affinchè un giorno potremo vivere nei vostri.
Fonogramma di Jimmy Carter – Sonda Spaziale Voyager 1 – 1977

Quando sarai così lontano da dove sei partito, cosa porterai ancora di te? Forse abbiamo sempre sbagliato, quella che chiamiamo memoria è in realtà l’anima. Delle cose, delle persone, dei luoghi che abbiamo conosciuto.
Invece continuiamo a intrappolare tutto, in una fila di scatole etichetta e ordine cronologico, dove ieri copre l’altro ieri, l’altro ieri il giorno prima e continuando così fino a dimenticare. Fino a cancellare quello che siamo.
Nella musica dei Mono tutto avviene adesso, necessario allora eliminare da subito le odiose parole, le definizioni che intrappolano. Le progressioni in crescendo tanto care al post rock diventano solo l’espediente formale per ingannare quella claustrofobica sequenzialità: musica che non ascolti dall’inizio alla fine, ma dall’esterno verso l’interno. Guardare quel cursore che scorre verso destra, significa sbagliare leggendo minuti e secondi. La realtà è sempre semplice, ascolta e basta.
I Mono riescono a raccontare quello che non dicono. Sembra un paradosso ma di nuovo è tutto molto semplice: come nei fumetti, dove l’azione avviene proprio dove non c’è, ovvero in quello spazio bianco tra una vignetta e l’altra. Dentro di noi inventiamo, creiamo quello che sulla carta non si vede.
Il post rock visionario dei Mono riesce a evocare immagini e idee ma mai parole. Forse per questo è così difficile raccontare cosa c’è nei loro dischi o forse sono io che prendo sempre le cose dall’angolazione più difficile.

La concentricità del loro modo di concepire la musica è efficacemente testimoniata da questo primo decennio di attività, con 4 album qualitativamente in costante ascesa, “Hymn To The Immortal Wind” segna un ulteriore avvicinarsi al nucleo centrale ovunque esso sia. Ancora più interiorizzata le composizioni del quartetto nipponico qui in parte abbandonano i crescendo più fragorosi caratteristici di molti loro brani precedenti, allungandosi verso progressioni più orizzontali sostenute dagli arrangiamenti sinfonici arrangiati personalmente da Goto, chitarrista e fondatore della band.
Ma anche in questo aspetto tecnico il sentire emozionale prevale sulla convenzionalità del fare musica e rimaniamo lontanissimi dalle atmosfere patinate che solitamente derivano da questo tipo di commistioni tra rock e orchestre: complice anche Steve Albini e se vogliamo una certa mancanza di rispetto per i dogmi della musica sinfonica si sceglie, coraggiosamente credo, la strada della registrazione in presa diretta a microfoni aperti.
Se volete il mio parere il risultato è assolutamente sorprendente, tanto da riuscire a cancellare in qualche modo lo spazio tra l’austerità dei violini e la ruvidità dei distorsori delle chitarre, trovando un equilibrio e una consistenza alchemica spiazzante. E’ perfino facile scorgere in alcuni passaggi più delicati i scricchiolii dei leggii o qualche rumore infiltrato. Ne risulta un feeling da live rock che prende di pancia. Posso aggiungere solo che sarebbe stato fantastico tecnicamente avere un incisione in 5.1 dove a livello di spazializzazione dei suoni avrebbe sicuramente aggiunto qualcosa di ulteriormente inedito.

Ad un decennio dal debutto il post-rock siderale dei Mono è ancora in viaggio, come quella sonda spaziale oggi a 14 milioni di chilometri dalla terra. Sono due viaggi diversi, ma io credo, stiano portando le stesso messaggio.

Cover Album
Band Site
MySpace
Hymn To The Immortal Wind [ Temporary Residence / Human Highway – 2009 ]
BUY HERE
Similar Artist: Goodspeed You! My Black Emperor, This is Your Captain Speaking, Caspian
Rating:
1. Ashes In The Snow
2. Burial At Sea
3. Silent Flight, Sleeping Dawn
4. Pure As Snow (Trails of the Winter Storm)
5. Follow The Map
6. The Battle to Heaven
7. Everlasting Light
Tracklist
 

8 Comments

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Un disco mastodontico, potente, ancestrale, oltre ogni cosa, ultradivino ma poi così scandalosamente umano: i Mono quasi chiudono il cerchio col loro album più complesso, arioso, spirituale e massiccio.

Credo che al mondo non esista una band che possa avvicinarsi alla grandiosità di questi quattro giapponesi. Compratevi sto disco a occhi chiusi e scegliete poi il posto migliore per ascoltarlo in totale contemplazione.
P.s: onore a Just.

E’ facile dare 5 stelle a questo disco, anzi direi doveroso. Il problema sta poi nello spiegare il perché di tutta questa costellazione…
Ma come si fa a tradurre in parole la musica ultraterrena dei Mono? Impossibile. Le loro note evocano stupore e meraviglia, ogni cosa impallidisce al loro confronto .
Disco maestoso, con l’ultima traccia -Everlasting Light- che ne costituisce il degno suggello.
E poi se è riuscito a far scrivere una recensione così bella persino al Just (ah, quanto mi costa dire questa cosa!), quest’album meriterà pure di essere ascoltato, no? 😉

Alla fine musica così non riesco ad ascoltarla pensando a come viene fatta o suonata, la sento e basta. Per forza di cose sono ascolti che devo dosare e incastrare nel momento giusto, ma più che ascolti sono emozioni che vengono fuori con naturalezza e si impastano col mondo circostante. Sono una splendida gita fuori porta del proprio subconscio

con un disco simile , le parole per descrivere lo stupore e il mistero che le note generano sono solo un’insieme di lettere e vocali senza significato. Ci si lascia solo cullare dalle emozioni.

Sachiel è un figo, yeah.
essì, siamo in vena d’idolatria. 😀

ME-RA-VI-GLIO-SO.

Copertina pure stupenda.

 

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