La notizia del giorno è che gli Editors dal vivo spaccano, e parecchio. Al concerto di Ferrara ho addirittura sentito qualcuno domandarsi perchè non si siano spinti talmente oltre da suonare una cover dei Joy Division per la gioia del (folto) pubblico pagante, ma una cosa del genere sarebbe stata davvero troppo. Una band del genere è grasso che cola, accontentiamoci e non arriviamo a scomodare i mostri sacri.

Non avrei scommesso nemmeno un centesimo su di loro, ed invece si sono rivelati un signor gruppo, quadrato e con le palle. Partivo prevenuto ed invece mi hanno convinto, e non è poco. è ovvio che non tutto è rose e fiori: diciamo che, mentre i brani del disco d’esordio sembrano fatti apposta per essere suonati dal vivo ed infiammare le arene di mezza Europa ed i brani del suo seguito riescono a difendere la rendita di posizione acquisita col debutto, i brani inediti che costituiscono l’ossatura del prossimo terzo (e difficile) album sono parsi a tratti imbarazzanti. Magari è solo questione di rodarli suonandoli dal vivo e/o godere dei servigi di un ottimo produttore in sala di registrazione, però (tanto per rendere l’idea) le mie orecchie stanno ancora chiedendo vendetta dopo aver sentito il falsetto Thom Yorke driven di un brano-che-non-so-come-si-chiama-ma-che-sarà -sicuramente-contenuto-nel-prossimo-album. Ma chi se ne frega delle mie orecchie quando, visto il grigiore del panorama indie odierno, puoi sentirti dal vivo un gruppo come gli Editors? Battono (e non di poco) quei freddi automi che salgono sul palco come se dovessero timbrare il cartellino chiamati Interpol perchè sanno suonare (e bene) ma ci mettono grinta e passione, e ti fanno tornare a casa inaspettatamente soddisfatto.

La potente voce di Tom Smith è stata una assoluta sorpresa, e i picchi che è riuscito a raggiungere in cosucce come in “Munich”, “Blood”, “Bullets” e “Smokers Outside the Hospital Doors” hanno fatto quasi passare in secondo piano i suoi insopportabili atteggiamenti piacioni da uomo che non deve chiedere mai. Dunque: bene, bravi, bis, spero di rivedervi al più presto ““ magari mentre suonate in un palazzetto dello sport, e soprattutto senza gli imbarazzanti Klimt 1918 come spalla (a Ferrara facevano quasi tenerezza, catapultati in una dimensione molto più grande di loro e della loro non-capacità  di scrivere un brano senza plagiare musica scritta da altri. Se telefonando potessi dirti basta te lo direi, non te lo dico perchè sono un signore ma sottolineo che chi ha orecchie per intendere intenda).

A questo punto sarà  possibile vedere i dischi degli Editors da una prospettiva diversa: non più dischi di una band sopravvalutata/paraculata/clone dei cloni dei Joy Division, ma dischi di assoluto valore di una band che, se in vista del terzo album aggiusterà  un po’ il tiro riguardo a quando di inedito ha fatto sentire a Ferrara, potrebbe anche finire in heavy rotation su Mtv e nei diari delle ragazzine più coraggiose ed alternative. Del doman non v’è certezza, però gli Editors sono in rampa di lancio e se divenissero popstars di massa non ci sarebbe nulla di cui vergognarsi.

Photo: Arne Mà¼seler / www.arne-mueseler.com / CC BY-SA 3.0 DE