Mi sono preso parecchio tempo per ascoltare il nuovo disco dei Zen Circus, autori nel 2009, con “Andate Tutti Affanculo”, di uno dei migliori lavori di quell’anno se non della decade italica. L’attesa però non è stata imposta dalla riverenza, piuttosto da qualche dubbio sorto immediatamente dopo il primo ascolto. Questo: la produzione artistica dei brani mi sembra eccessiva e inappropriata (per la prima volta totalmente in mano al trio), le scelte musicali non mi convincono. Dubbi che non si sono sciolti con il tempo e gli ascolti che si susseguivano ma che sono diventati opinioni solide (le certezze non fanno per me). Quell’intro di “Nel Paese che sembra una scarpa” così simile ai Baustelle mi si è messo subito di traverso (opera dell’onnipresente Enrico Gabrielli), diventando paradigma dello iato (enorme alle mie orecchie) tra musica e testo. Una musica eccessivamente “pettinata”, con la batteria di Karim addomesticata quando due anni fa era tigre e il ricorrente accantonamento della chitarra acustica a favore di un’elettrica che incredibilmente normalizza ciò che la prima, in passato,  rendeva spiazzante; a fare da contrappunto parole pulsanti e grondanti sangue, punto sulla situazione dell’Italia e dei suoi abitanti, band pisana compresa.

La scrittura dei testi è di alto livello, forse il più alto mai raggiunto da Appino, le parole così taglienti e capaci di fotografare la realtà  di un paese amato e odiato senza mezzi termini rimangono impresse da subito. Colpisce la volontà  di non risparmiare nulla all’ascoltatore, di avere un proprio punto di vista su morale, religione, lavoro e società  e sbatterlo in faccia a tutti senza che esso appaia posa ruffiana nei confronti di un seguito che ormai è assodato e discretamente numeroso. Un brano come “L’amorale” condensa tutto il mondo Zen Circus, una filastrocca cattiva di altissima moralità  che straccia tutte le idee sballate e vagamente folli che sono alla base della società  occidentale. “Atto secondo” riprende il discorso iniziato nella title-track di due anni fa e chiude il cerchio degli sfanculati e lo fa come si conviene, con educazione. “I Qualunquisti” è un brano intriso di ironia ma non del tutto riuscito perchè un poco raggomitolato nelle strofe, che non vengono salvate dal ritornello in pieno MTV-style e con qualche caduta nel testo. Di lì si susseguono altri brani certamente non brutti ma che lasciano freddi: “La Democrazia Semplicemente Non Funziona”, confessione in blues con ospitata di Giorgio Canali, “Il mattino ha l’oro in bocca” con tanto di archi e il riproporsi dello spettro di Bianconi e soci, che non è colpa in sè ma fa uno strano effetto a queste latitudini. “Franco” ricorda Jannacci e la presenza di Alessandro Fiori aiuta a stemperare la scara dinamicità  di un pezzo che non decolla.

Per fortuna arriva la sferzata di “Milanesi al mare”, la sua verve iconoclasta, l’eco dei padri Violent Femmes, lo sberleffo bonario verso le nuove frontiere delle ferie d’agosto, checchè ne dica il premier. Senza dubbio è un finale in crescendo,  finalmente libero di presentare pezzi più grezzi e fracassoni (come piace a noi), che annovera  “Ragazzo eroe”, nel quale vengono rovesciati persino il totem De Andrè e l’ecumenica via Del Campo. Chiude i giochi la spietata “Cattivo pagatore”, degno epitaffio di un anno difficile e che fa dire pure al cattivo recensore: è andata così. Un disco riuscito al 75% (se amate le percentuali) ma che lascia felici perchè questo vuol dire che il capolavoro Zen Circus ancora deve arrivare.

Nati Per Subire
[  La Tempesta – 2011 ]
Similar Artist:  Violent Femmes, Pixies, Ministri, Amore
Rating:
1. Nel Paese Che Sembra Una Scarpa
2. L’Amorale
3. Nati Per Subire
4. Atto Secondo
5. I Qualunquisti
6. La Democrazia Semplicemente Non Funziona
7. Il Mattino Ha l’Oro In Bocca
8. Franco
9. Milanesi Al Mare
10. Ragazzo Eroe
11. Cattivo Pagatore

Ascolta “L’Amorale”