AMOR FOU
Cento Giorni Da Oggi

 
 
25 Maggio 2012
 

‘Cambio rotta, cambio stile’, cambio parrucchiere, scopro le t-shirt di American Apparel. Che luogo meraviglioso l’Italia, un posto in cui le svolte estetiche coincidono con un nuovo guardaroba e un nuovo taglio di capelli. I più avveduti danno una rinfrescata al sito internet, ma quasi sempre si fermano qui.

Gli Amor Fou sono stati sempre dei campioni nella promozione di loro stessi, diciamo che meglio di altri hanno saputo annusare l’aria nel Paese, un’aria che nella seconda parte del decennio scorso sapeva di teste vuote uscite da pessime università, di letture e soprattutto visioni sommarie delle opere d’arte che l’Italia seppe sfornare tra i Sessanta e i Settanta. Una generazione che aveva passato i pomeriggi a rivedere spezzoni di Monica Vitti o dei sermoni di Pier Paolo Pasolini su YouTube piuttosto che sulle dispense di estetica o semiotica, ché tanto sarebbe bastato ripetere le solite frasi per far contento il docente e beccare 28. Quella porzione sempre più grande di giovani, uomini ma soprattutto donne, che cercavano la via più facile per sentirsi intellettuali, quella del citazionismo, del “il libro non l’ho letto tanto ho visto il film”, gente della mia stessa età per lo più, principale motivazione del mio restare in casa sempre più spesso la sera e del bestemmiare amaro e sommesso. Insomma gli Amor Fou “facevano i dandy” per loro stessa ammissioni e facevano canzoni sommarie, sommatorie, calcolate, di quelle che faceva figo (poi mi schiaffeggerò per questa espressione) citare su Facebook, magari dimenticando le virgolette così che qualche tuo/a conoscente meno sveglio/a ti potesse fare pure i complimenti o addirittura concedere le proprie grazie.

Due dischi fin qui all’attivo: “La Stagione del Cannibale” (Homesleep, dolce cara) del 2007 e “I Moralisti” (all’ultimo secondo EMI) nel 2010, il primo decisamente migliore del secondo anche se vi diranno il contrario perché meno pretenzioso e pure di minor successo. Meno offensivo. Quanta grazia nelle parole di “Venti giorni di vita di una donna famosa” o nel “Periodo ipotetico” (miglior titolo degli ultimi 10 anni), quella stessa grazia che mancò al secondo perché voleva dire, spiegare, imporsi essendo solo banale. Allo stesso modo non vi è grazia nei 13 brani che compongono “100 giorni da oggi”, operazione di paracoolaggine senza precedenti, nel quale è facile contare i rimandi musicali come le vertebre della schiena di Stefano Cucchi. Là dove c’era il prato intimista e flautato oggi c’è il sintetico strappato agli M83 per fare da tappeto alla voce mono-tona di Raina (“Alì” e “Gli zombie nel video di Thriller”), ma non mancano richiami al pop canadese (“Vero”), a titolazioni da sussidiario Merenghetti (“Una vita violenta”, “I quattrocento colpi”, “Goodbye Lenin”) e la politicanza all’acqua di rose fatta di slanci emotivi (“La primavera araba” e “Le guerre umanitarie”) sordi all’inverno dello scontento che stiamo imboccando. Non mancano le dita puntate contro l’Italia e Milano ma quasi per celia, senza nerbo, per il gusto di avere buon gusto. In generale ci troviamo di fronte ad una band che si fa prendere e viene travolta dalle proprie passioni (quelle musicali sia chiaro), che quando vuole “suonare come” risulta essere “esattamente come” (non è una qualità), che si tratti di Talking Heads, Local Natives, Arcade Fire (già decotti di loro), MGMT e M83. O gli Altro, che sul disco interpretano “Radiante”, scritta per loro ma che è esattamente identica ad un loro pezzo, che senso ha tutto questo? Nella cavalcata infinita dell’ascolto si ritrovano i Beatles, i Flaming Lips, un po’ di Agnelli e un altro di Ivan Graziani (gloria al maestro) senza dimenticare il fantasma di Bianconi che aleggia sempre ma dove sono Raina, Rescigno, Dottori e Perego? Ma soprattutto, dov’è la vittoria? “Cento Giorni Da Oggi” vuole essere tante cose, troppe e inevitabilmente non rimane niente.

  • Website
100 Giorni Da Oggi
EMI – 2012 ]
Similar Artist: M83, Arcade Fire, Baustelle
Rating:
1. Gli zombie nel video di Thriller
2. Alì
3. Goodbye Lenin
4. Vero
5. Una vita violenta
6. I 400 colpi
7. La primavera araba
8. Padre davvero
9. Le guerre umanitarie
10. I volantini di Scientology
11. Forse Italia
12. Radiante
13. Tigri (the song)
Tracklist
 

22 Comments

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Che cattiveria! Ok il troppo citazionismo, ok il brusco cambio di stile che spiazza, passi anche la paraculaggine, ma non si può dare un giudizio così negativo agli Amor Fou.
Boh, io dico solo che forse serve tempo per assimilare questo album nuovo, senza preconcetti soprattutto. A me non dispiace, tre stelline piene.

Non c’è proprio nulla di spiazzante in questo disco ed è uno dei concetti che volevo evidenziare. Non c’è nemmeno un preconcetto in me, questo voglio che sia chiaro. Poi ad ognuno i propri gusti.

Disco imbarazzante, una schifezza totale su tutti i fronti.

Per la cronaca, Gianluca è uno di quelli con meno preconcetti che abbia incrociato sul web.

Perchè una scelta come quella degli Amor Fou di suonare più “alla moda”, più “commerciale” dev’essere per forza visto come una cosa negativa? Sarò stupido io, e non capirò una mazza di musica, ma questo non è un disco imbarazzante, e ancor meno una schifezza. Lasciamo questi aggettivi per gli album dei tipi che vincono i talent.

è piu imbarazzante una recensione dove per 4\5 si vaneggia contro un gruppo e per il restante quinto si parla delle canzoni, con descrizioni molto,molto sommarie.
Disco non pessino,non imbarazzante, non all’altezza degli altri due certo… però piacevole d’ascoltare…
e la scrittura di raina ha il suo perchè.

Raramente ho letto tanta arroganza condita di errori, superficialità e luoghi comuni in una recensione.

Merenghetti ? Almeno controllate i nomi prima di buttarvi anche voi nelle citazioni. La recensione riesce ad essere piú snob di quanto fossero gli amor fou agli esordi, oltre a non dire niente sul disco a parte lanciare delle frecciate a caso.il riferimento a Stefano Cucchi é di un cattivo gusto indefinibile. Capisco la smania del recensore di fare il fenomeno ma potrebbe almeno impegnarsi un pó di piú.

vorrei smettere di vaneggiare per ringraziare Maolo Garancini, è giusto che chi vuole fare le pulci agli altri subisca lo stesso trattamento. In effetti si tratta del critico cinematografico, nonché intestatario del famoso dizionario del cinema, Paolo Mereghetti. Allo stesso tempo vorrei ricordare che po’ va scritto con l’apostrofo, come ci insegnano in prima elementare.

Bravo Ciucci da bravo permaloso/frustrato rispondi pure a tono. Sei la versione sfigata di quelli di rockit anche in questo. Le pulci ? Tu sei il ‘giornalista’ non io, coglione. Almeno controlla la sintassi e i nomi prima di pubblicare. Adesso prenditi l’ultima parola e poi vai a scrivere un altra perla. Stavolta chi citerai, Aldrovandi ?

per me “I Moralisti” rimarrà una delle più alte pagine di musica italiota di ogni tempo…

Che io sia uno sfigato è certo, sul giornalista ho molti dubbi. Permaloso e frustrato no grazie. Ero sincero sul fatto di Mereghetti: si tratta di un grosso errore, ancor più perché fatto coscientemente. Sul cattivo gusto ti do di nuovo ragione, avrei potuto trattenermi, non serviva. Questo te lo devo chiedere però: quando scrivi “un altra” lo fai per prendermi in giro vero? Maestro.

Maolo, il fatto che tu voglia evidenziare qualche errore di Gianluca è imbarazzate, vista la tua totale lontananza dalla lingua italiana. “un altra”, “un pó”… Ma che cazzo è? A me sembra una bellissima recensione, anche troppo buona per questo gruppo a cavallo tra la scabbia e la vergogna.

Super boy, io digito in fretta e non sono un giornalista, che ha il dovere di rileggere e verificare le cose che scrive. Penso che fra un forum e una recensione ci sia ancora differenza. Ovviamente non nel caso di webzine come questa dove scrivono cani e porci gratis, non veri giornalisti e la tecnica resta quella della diffamazione di chi ti sta sul culo, del famolo strano (vedi il pateico riferimento a Cucchi) o dell’esaltazione delle band che in genere conoscono in dieci se va bene. Se per te una recensione che per tre quarti parla di cliché, di sociologia spicciola, sfotte la gente che scrive su facebook e inizia parlando di magliette é eccellente buon per te. Del resto di argomenti ne hai molti anche tu.

quoto maolo al cento per cento

non ho ascoltato il cd ma letta la recensione e trovata superficiale e piena di preconcetti,e chi scrive commenti e diverso da chi recensisce.

stupidissimo citare cucchi

Carissimo Maolo, mi parli di “argomentazioni”, ma credo che tu non abbia capito che qui non siamo sulla bacheca di “Cioè”. Qui si parla del disco degli A.F. che, oggettivamente, è una cagata micidiale. Ora, se tu vuoi difenderlo, ok… resta il fatto che il disco permane nella sua mediocrità. Ripeto, la recensione è fin troppo buona

Tornando al disco. Io entrerei nel merito, che un’artista o pseudo tale affronti cambiamenti o provi ad affrontare pseudo cambiamenti fa parte della normalità delle cose. Il disco funziona o no?
Per me funziona, è un bel disco. Dal punto di vista dei contenuti forse c’è troppa carne al fuoco per i miei gusti, ma è una mia opinione non per forza un difetto.

Sono contento che qualcuno si sia ricordato del disco. Degli insulti ricevuti non mi interesso ma invito tutti a leggere l’intervista rilasciata dal gruppo a Rockit, laddove molte questioni (chiamiamole di calcolo) vengono messe sul tavolo dai diretti interessati.

rimane idiota citare cucchi.

L’intervista a rockit é una grande prova di onestà intellettuale, pochi artisti si mettono in discussione e ammettono i propri limiti. E non ci trovo alcun riferimento a ‘calcoli’ al massimo ad un’evoluzione del proprio modo di fare musica, piú consapevole e spontaneo degli esordi, comunque ben sopra la media. Il problema degli amor fou, lo ammetti anche tu, é che non sono mai stati paraculi e scrausoni come i vari ex otago…stato sociale….dente…ecc ecc in questo a molti indie snob come te son risultati distanti se non antipatici, ma han fatto bene a fottersene. I dischi restano e voglio vedere fra cinque anni quale sarà il reale apporto che ognuno di questi artisti ha dato alla musica italiana.

 

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