Puntuale come un orologio svizzero (a differenza della nostra recensione, che arriva leggermente in ritardo) torna il livornese trapiantato a Milano Marco Acquaviva con il suo progetto HDADD: al quarto appuntamento discografico in soltanto due anni HDADD è ormai un nome imprescindibile per l’elettronica più psichedelica e trasognante, non solo made in Italy.
Seguendo un percorso più che coerente, come sottolineato nelle analisi precedenti (qui e qui), l’ultimo approdo di Marco è un sound pacificato e avvolgente, talmente fluido e naturale da suggerire un processo di auto-generazione della musica, una sensazione che mi ha molto ricordato il primo Howie B.
Effettivamente ci troviamo sempre dalle parti di un’elettronica ambientale e cinematica, che il producer italiano rilegge con uno sguardo attento a passato e futuro. Ritmi funk e quell’attitudine onnivora tipica del panorama post-dubstep caratterizzano le dodici tracce di questo “Grace”: si viaggia soprattutto su atmosfere morbide, alzando soltanto eccezionalmente il battito, per esempio nel crescendo acido di “Travelin” o nei sentori dub-techno dell’ottima “Saudubby” (in collaborazione con Trouble Minds Cabin Crew, alias del fiorentino Digi G’Alessio, dedicato alla miglior library-music, da Pierre Arvey a Umiliani).
Ancora una volta nella discografia firmata HDADD pare quasi superfluo sottolineare pezzi singoli (sicuramente il virtuosismo digitale di “Mediterraneo” è favoloso, come pure il gusto afrobeat di “Hunting”) perchè l’importante, nell’ottica dell’artista e dunque nell’esperienza del fruitore, è il disegno complessivo dell’opera e questo, nuovamente, conferma il talento e la visione unica del suo autore.
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2. Saudubby
3. The Chrystal Shoal
4. Travelin
5. Desert Shore
6. Mediterraneo
7. Raindancer
8. Hunting
9. Bloom
10. Retina
11. Sailor
12. Grace







