Che percorso variegato hanno intrapreso gli XCERTS di Aberdeen. Li ricordo bene agli esordi, con un disco decisamente indie, carico e introspettivo come “In The Cold Wind We Smile” (2009), quando ancora dovevano sgomitare per avere un piccolo posto al sole e ora eccoli qui, al quarto disco, con le loro canzoni più melodiche e accattivanti di sempre e un piglio pimpante alla Springsteen anni ’80, alla Tom Petty o alla Rick Springfield. Eppure la stima per questi ragazzi è rimasta intatta, sopratutto dopo averli conosciuti di persona in una serata milanese di supporto ai Twin Atlantic: ragazzi in gamba, con una fortissima etica lavorativa e con una “fame” addosso che non è mai passata, anzi, è andata aumentando.

Forse la cosa che è davvero cambiata in questa band è la sensibilità  di fronte alle avversità . Ci sono sempre sembrati scuri, con lo sguardo basso e con l’idea che l’oscurità  dovesse vincere sulla luce e sulla speranza e invece questa volta è davvero tutto diverso: si potrà  anche perdere una battaglia, si potrà  cadere mille volte, ma la guerra è lunga e dopo una caduta ci si potrà  rialzare ed essere più forti di prima. Questo nuovo spirito pervade tutto il disco e, visto che parliamo di anni ’80, non ci sentiamo tanto fuori strada se diciamo che ci pare proprio di ascoltare la colonna sonora di un film di John Hughes, nel quale, alla fine, il sole spunterà  inevitabile dalle nuvole. Ovvio che, per qualcuno, questo potrebbe voler dire aver perso gli XCERTS che amava, quelli dall’animo più indie e meno immediati, lo capiamo bene, ma noi di fronte a questo piglio e a questa facilità  melodica restiamo favorevolmente colpiti e non rimpiangiamo un passato che, comunque, apprezziamo molto.

“The Dark”, posta in apertura del disco è anche la porta d’accesso migliore per accostarsi alle canzoni che seguiranno. Una canzone piano/voce in cui Murray Macleod racconta il periodo nero in cui era precipitato. Da li si parte, per risalire, per ritrovare l’ossigeno necessario a colpi di guitar-rock anni ’80 e di ritornelli che ti si stampano dritti in testa: mai così immediati gli XCERTS, mai. Un vortice melodico che conquista ed esalta l’ascoltatore e l’entusiamo dei fan (vecchi, si spera, e nuovi) verso le nuove canzoni sta a dimostrare che la strada intrapresa è quella giusta. Ci avreste mai creduto che ottime canzoni pop-rock degli anni ’80 sarebbero potute uscire nel 2018, mantenendo intatto lo spirito del tempo senza però risultare, ai giorni nostri, fuori contesto? Beh, è proprio così e quando poi parte il sax in “Drive Me Blind”, beh, quasi ci commuoviamo!

Che bel disco ragazzi!