Ritrovata produttività  per Paul Banks e soci che solo dopo un anno dall’uscita di “Marauder” piazzano anche questo EP di 5 tracce, “A Fine Mess”.

La titletrack, già  diffusa dallo scorso Gennaio, aveva messo in mostra chitarre e basso abbastanza accattivanti, ed in generale un tessuto sonoro che parte disturbato e magnetico per poi fare il paio con un ritornello piuttosto diretto: niente di eccezionale, certo, ma tutto molto Interpol dei giorni nostri.

Caratteristiche che contraddistinguono anche la successiva, più sorniona “No Big Deal”, adornata dalle tastiere di Roger Joseph Manning Jr., mentre “Real Life”, già  proposta in versione live in alcuni concerti, ha il giusto innesco e un buon riff ma poco più (probabilmente, motivo per cui è stata scartata dalla tracklist di “Marauder”).

La voce di Banks vibra in “The Weekend” per poi chiudere, inquieta, i giochi in “Thrones”, tracce che mettono sul piatto un canovaccio strutturale dei più sperimentati tra chitarre che si intersecano  e il solito, meccanico, meticoloso,  Fogarino alla batteria.

Personalmente sono del partito per cui la dipartita –  ormai nemmeno  più  recente-  del bassista Carlos Dengler abbia influito e non poco a livello  nel peso specifico qualitativo  della band newyorkese, ciononostante questo “A Fine Mess” vede gli Interpol confermarsi in buono stato di forma creativa, condizione già  messa in mostra in “Marauder”, e nuovo materiale di questo tipo (che a conti fatti, pare quasi un’estensione del richiamato ultimo LP),  senza poter spostare di un centimetro il giudizio generale su Banks e compagnia, risulta sicuramente da accogliere in maniera positiva.