OGGI “CONGREGATION” DEI THE AFGHAN WHIGS COMPIE 30 ANNI

 
31 Gennaio 2022
 

Se c’è un album che è passato in sordina in piena era grunge, malgrado fosse pubblicato dalla Sub Pop, etichetta di Seattle che de facto ha acceso la miccia che ha poi fatto esplodere il movimento, beh quello è “Congregation” degli Afghan Whigs.
Eppure, già dalla copertina esprimeva l’intento della band, votata ai forti contrasti, come la modella nera con in braccio un bambino bianco, adagiata su un lenzuolo rosso.

Greg Dulli e Rick McCollum cominciano a dare una forma compiuta al loro progetto, nato in un carcere di Cincinnati, Ohio, nella notte di Hallowen, dove erano stati entrambi reclusi. Il terzo album, infatti, meno rude e scomposto del precedente “Up In It”, comincia a spostare la sonorità della band verso il soul, che esploderà nel successivo “Gentleman”.

I testi di Dulli scendono nei meandri della sofferenza dei rapporti umani conflittuali, dove il ruolo hunter / hunted (cacciatore / preda) come in “Tonight” e “I’m Her Slave” appare molto evidente. Il primo brano che segna il passaggio definitivo all’”Afghan Sound” è “Turn On The Water”, con quella chitarra Wah Wah che poi si contorce nel ritornello e la voce profonda e stiracchiata del cantante della penombra, come si farà chiamare in periodo di pause dalle parrucche afgane. Le improvvise accelerazioni ed i successivi rallentamenti caratterizzano questo album fino al rallentamento conclusivo, la struggente “Tonight”. E così passa quasi in sordina la cover di “The Temple”, contenuta originariamente in “Jesus Christ Superstar”.

Sorprendente è la crescita musicale dei Whigs che sono ancora inequivocabilmente parte integrante della scuderia Sub Pop, c’è tuttavia una maggiore maturità e profondità nel loro suono sinuoso.
Quando ormai il disco si avvia lentamente alla fine ecco il colpo di coda, nonché di genio: sì perché c’è una hidden track, forse la migliore della storia della musica. Una batteria sincopata, che si tira dietro, uno alla volta tutti gli strumenti. Si intitola “Milez Iz Ded”, dedicata al celebre jazzista scomparso durante le registrazioni proprio di questo disco, il 28 settembre del 1991: “Don’t forget the Alcohool, baby”.
Un brano che offre il primo assaggio delle ambizioni funk che seguiranno. Non fu certo una sorpresa quando i Whigs passarono alla Elektra poco dopo: “Congregation” era chiaramente il loro biglietto d’ingresso nella musica indie che conta.

Pubblicazione: 31 gennaio 1992
Durata: 44:45
Dischi: 2 (vinili)
Tracce: 12
Etichetta: Sub Pop
Produttore: Ross Ian Stein, Greg Dulli

Tracklist:
1. Her Against Me
2. I’m Her Slave
3. Turn On The Water
4. Conjure Me
5. Kiss The Floor
6. Congregation
7. This Is My Confession
8. Dedicate It
9. The Temple (originally on Jesus Christ Superstar by Andrew Lloyd
Webber)
10. Let Me Lie To You
11. Tonight
12. Milez Iz Ded (hidden track)

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