I Cure di Robert Smith chiusero l’epopea degli anni ’80 con il fragoroso botto di “Disintegration”, album che seppe miracolosamente incontrare allo stesso tempo i favori della critica e copiosi riscontri di una vasta fetta di pubblico sparso in tutto il globo, assecondando in toto le varie istanze creative in seno al gruppo (e al suo leader in particolare).

Gli anni novanta si aprirono seguendo l’onda lunga del relativo fortunatissimo tour di quel disco, dando a tutti la sensazione netta che si fosse giunti al capolino di una determinata fase artistica, con i Nostri diventati sorta di paradigma per altre band folgorate dal loro fascinoso ed evocativo immaginario.

I tempi erano insomma maturi per voltare pagina, sia da un punto di vista musicale che, almeno in parte, semantico e narrativo.

Il tutto si tradusse nelle dodici tracce che compongono “Wish”, pubblicato il 21 aprile di trent’anni fa, dove fu evidente uno stacco col passato, anche recente, visto che si respirano atmosfere diverse rispetto al suo predecessore.

Non che tutto un tratto Smith sia diventato un allegrone, ma balza alle orecchie una positività  e una serenità  di fondo che vanno a permeare il mood generale dell’opera, decisamente improntato su un sound pop-rock vivace e a tratti impetuoso.

In tal senso l’uno-due posto in apertura di scaletta è emblematico, tra il vigore trascinante dell’iniziale “Open” e l’ammaliante melodia di “High”. Certo, rimane impressa a fuoco la personalità  dei ragazzi emersa nei dischi della consacrazione, cosicchè un brano dai versi desolati e affranti come “Apart” ci suona assai familiare, anche se in genere prevalgono come detto, i momenti in cui Smith e soci (preponderante in questo disco è soprattutto l’apporto di Porl Thompson, che però lascerà  la band quello stesso anno al termine del tour) si lasciano andare come non mai alla spensieratezza e a una ritrovata energia viva, vedi la pulsante e coinvolgente “From the Edge of the Green Sea”, l’orecchiabile e ironica “Doing the Unstuck” e, soprattutto, la solare e incalzante “Friday I’m in Love”, decisamente tra i singoli più noti e di successo della loro intera carriera.

A onor del vero l’album potrebbe peccare di una certa disomogeneità  a livello stilistico – pensiamo alla differenza che intercorre tra la struggente “Trust” e la rabbiosa “Cut” – e qualitativo, se si considera un brano come”Wendy Time”, che con i suoi giocosi toni funky, appare qui giocoforza fuori contesto.

Tuttavia, “Wish” sa ben riallinearsi su standard assolutamente soddisfacenti grazie all’inserimento di autentiche perle del repertorio come la dolce ballata “A Letter to Elise” e la malinconica “To Wish Impossibile Things”, che fanno emergere l’anima dark e crepuscolare del gruppo.

Molto probabilmente questo lavoro non occuperà  un posto di particolare rilievo nella storia del rock (e a dirla tutta, nemmeno nel cuore dei fans), ma personalmente lo ritengo assai godibile e dignitoso, oltre che, nel suo insieme, riuscito, per come ha saputo dare una sterzata al percorso di un gruppo che rischiava di assestarsi su un (pur pregevole) clichè.

Ho sempre pensato che la volontà  di Smith fosse quella di stare un po’ al passo coi tempi, in un periodo in cui le chitarre robuste e una certa attitudine la stavano facendo da padrone: agendo così però una certa parte di critica specializzata storse il naso e, per quanto nell’immediato i risultati siano stati eclatanti sul piano commerciale, i Cure entrarono in seguito in un vortice di crisi che coinvolse non solo il partente Porl Thompson ma anche il batterista Boris Williams e Simon Gallup, lasciando nello sconforto Robert Smith.

L’iconico frontman sarà  in grado poi di ripartire (per l’ennesima volta ancora con il talentuoso bassista al suo fianco), spiazzando però tutti all’altezza del successivo “Wild Mood Swings”, pubblicato quattro anni più tardi… ok, questa è un’altra storia, ma che fortifica la tesi, da me condivisa, secondo la quale l’ultimo grande album pubblicato dalla gloriosa band sia proprio “Wish”.

Data di pubblicazione:  21 aprile 1992
Tracce: 12
Lunghezza:  66:21
Etichetta: Fiction Records
Produttore: Robert Smith, David M. Allen

Tracklist
1. Open
2. High
3. Apart
4. From the Edge of the Deep Green Sea
5. Wendy Time
6. Doing the Unstuck
7. Friday I’m in Love
8. Trust
9. A Letter to Elise
10. Cut
11. To Wish Impossibile Things
12. End