“CON QUESTO DISCO MI SENTO COMPLETAMENTE NELLA MIA PELLE”. JESSE TABISH DEGLI OTHER LIVES CI PRESENTA IL SUO PRIMO ALBUM SOLISTA

 
25 Ottobre 2022
 

Dopo aver pubblicato quattro LP con gli Other Lives, durante la pandemia Jesse Tabish si è ritrovato insieme alla moglie e compagna di band Kim in casa con molto tempo a disposizione: il musicista statunitense, di recente tornato nella natia Oklahoma, ha quindi svillupato insieme a lei quello che è poi diventato “Cowboy Ballads Part I”, il suo primo album solista appena pubblicato da PIAS. Il disco dal suono ricco e affascinate e dalle sensazioni cinematografiche ci ha incuriosito parecchio, così qualche settimana fa abbiamo contattato Jesse via mail per farci raccontare maggiori dettagli in merito. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao Jesse, come stai? Il tuo primo album, “Cowboy Ballads Part I”, uscirà molto presto: quali sono le tue aspettative? Le tue emozioni sono diverse rispetto a quando pubblichi un disco con gli Other Lives?
Sto molto bene, grazie per avermi ospitato! Beh, la mia unica aspettativa è che la gente si faccia un’idea di quello che sto cercando di rappresentare. E sì, un po’! Con questo disco mi sento completamente nella mia pelle e meno nervoso rispetto alle uscite degli Other Lives.

“For Their Love”, il quarto disco degli Other Lives, è uscito nel marzo 2020, proprio quando la pandemia ha iniziato a colpire duramente in tutto il mondo. Ovviamente non avete potuto portarlo in tour: tu e Kim quando avete deciso di iniziare a lavorare al tuo primo disco solista?
Dopo alcuni mesi di broncio, ci siamo resi conto che questo sarebbe stato il momento perfetto per perseguire quella cosa che volevo fare da dieci anni a questa parte. Mi ha dato lo spazio e il tempo per concentrarmi in modo più tranquillo e rilassato.

Puoi dirci come si è svolto il processo creativo con Kim? È stata una scelta naturale per te lavorare con tua moglie?
Certamente. Abbiamo lavorato al disco precedente per gli ultimi due anni e avevamo già sviluppato un rapporto di collaborazione. Kim mi spinge in direzioni liriche che non avrei preso da solo. Non è stata nemmeno una “scelta” naturale, ma un dato di fatto, e così liberatorio visto che non abbiamo potuto vedere nessun altro durante la pandemia.

Ho letto che anche gli altri membri degli Other Lives hanno partecipato al disco: come sono andate le cose con loro?
Per fortuna, grazie alla tecnologia, siamo riusciti a scambiarci i brani avanti e indietro. Danny Reisch, il nostro batterista, è stato fondamentale nel processo di mixing. Alcune canzoni erano già nate durante la realizzazione di “For Their Love”, quindi Josh Onstott e Jonathon Mooney hanno partecipato alla scrittura e alla registrazione di alcuni brani.

“Cowboy Ballads” è un titolo molto interessante, che racchiude in sé sentimenti sia cinematografici che nostalgici: cosa significa per te questo titolo?
Il cowboy per me ha una sostanza mitologica. Ma ad essere sincero, l’ho intitolato su una playlist di iTunes e mi è rimasto impresso. Credo che quando un nome si attacca e sembra giusto, basti seguirlo.

Nelle tue canzoni c’è molta Italia: “Manchini” rende omaggio al compositore italo-americano Henry Mancini, poi c’è una canzone intitolata “Italia Nite I” e inoltre sei un grande fan del Maestro Ennio Morricone e la sua influenza si sente chiaramente nel tuo disco. Secondo te cosa lega maggiormente la tua musica al nostro Paese?
Il grande legame è che nel 2017 io e Kim siamo andati in Sicilia (Castellamare del Golfo) per scrivere musica lontana dal computer. Per tornare a una sorta di idea romantica di un mondo più antico. L’Italia ha un modo di entrarti nelle ossa e lì ho trovato un nuovo senso di me stesso, della scrittura e del canto. È difficile spiegare questa sensazione, ma sento un legame profondo con la sua cultura, i suoi film, la sua musica (e il suo cibo!).

Ho letto che tu e Kim siete tornati in Oklahoma l’anno scorso: come ti senti ora che sei di nuovo a casa? Questo trasferimento ha influenzato in qualche modo il tuo modo di scrivere canzoni?
È così! L’idea di tornare in Oklahoma è sempre stata nella mia mente negli ultimi dieci anni. Tornare alle mie radici e al luogo in cui tutto è cominciato. All’inizio ero un po’ confuso, come ogni trasferimento può essere disorientante. Ma mi piace la sfida di tornare a qualcosa di familiare, anche se tu come persona sei cambiato. Inoltre, per qualche motivo, sento sempre il bisogno di trasferirmi dopo ogni disco che faccio: forse il prossimo mi porterà nella tua terra d’origine?

Una delle mie canzoni preferite del tuo disco è “New Love”: le sue atmosfere cinematografiche mi riportano in mente qualche film degli anni ’50, magari ambientato a Parigi o in qualche altro luogo romantico. Sei d’accordo? Qual è stata la tua influenza per questa canzone?
Beh, mi hai convinto. Penso che chiunque sia stato innamorato o abbia avuto un primo matrimonio/una prima rottura e sia andato avanti per trovare qualcuno che è l’amore della sua vita, possa capire la sensazione di malinconia, la tristezza di qualcosa che è stato, ma anche la speranza del futuro e di ciò che verrà.

La tua musica è davvero molto ricca, anche se nel disco ci siete soprattutto tu e Kim: come siete riusciti a riprodurre quel suono? Pensi che in futuro suonerai il disco con un’orchestra?
Spero di sì! Ma la sua incarnazione è nata dalla pandemia e dall’impossibilità di avere intorno altri musicisti. Così io e Kim abbiamo creato un finto ensemble di 14 musicisti e abbiamo basato il disco su questa strumentazione. Certo, mi piacerebbe vederlo suonato dal vivo un giorno.

Il tuo disco si chiama “Cowboy Ballads Part I”, quindi penso che ci sarà almeno un’altra parte in futuro: quali sono i tuoi piani a riguardo?
Ho le canzoni scritte e un layout per il disco. Al momento stiamo lavorando al prossimo disco degli Other Lives e stiamo aspettando il momento giusto per realizzare la Parte II.

Ho anche letto che state già lavorando al nuovo disco degli Other Lives: cosa ci puoi dire al momento? C’è la possibilità di vedere te o gli Other Lives in Europa / Italia nel 2023?
Mi piacerebbe pensare di sì! Al momento stiamo lavorando a circa 30-40 canzoni per il disco. (Potrebbe essere un disco doppio? Non ne sono sicuro).

Ricordo un’intervista che ti feci anni fa dopo il vostro primo concerto all’Hana-Bi sulla spiaggia di Ravenna. Avete suonato lì due volte: avete qualche ricordo dell’Italia da condividere con i vostri fan?
Mio Dio! L’Hanna-Bi è uno dei miei locali preferiti al mondo. È un posto in cui abbiamo suonato tre o quattro volte e posso solo sognare di tornarci.

Ha qualche nuovo artista interessante da suggerire ai nostri lettori?
Sì! Non è nuovo. Ma credo che BC Camplight sia uno dei più grandi cantautori in circolazione.

Un’ultima domanda: può scegliere una delle sue canzoni come colonna sonora di questa intervista?
Grazie mille. Spero davvero di vederti presto dal vivo qui in Italia

“Manchini”! Grazie mille per avermi ospitato. Come ho detto, potrebbe accadere.

Photo Credit: Christal Angelique

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