I 25 “BRAND NEW” PIù PREGIATI DEL 2022 (CON LO SGUARDO GIA’ AL 2023)

 
di
3 Gennaio 2023
 

Se c’è una cosa di cui noi di IFB andiamo fieri è la nostra rubrica chiamata “Brand New”. Il nostro impegno nell’andare a scovare ottime band “minori” o con scarsa visibilità spesso viene riconosciuto dai nostri lettori, che ci ringraziano per le segnalazioni e per aver fatto scoprire loro dei nuovi gruppi. Riconoscimento che, ovviamente, ci gratifica e ci spinge a continuare la nostra “ricerca” con ancora più impegno e attenzione.

Tanti sono stati i brani, gli album o gli EP che, nella nostra rubrica, in questo 2022, abbiamo portato alla ribalta. Ne scegliamo, riproponendoli, venticinque, tra i tanti, consapevoli che i nomi indicati potranno ripresentarsi alla ribalta anche nel 2023, magari, questa volta, pure con i favori di critica e pubblico.

Quindi, se volete conoscere oggi gli (si spera) eroi di domani, beh, tenete sempre gli occhi aperti su “Brand New”. Questa selezione targata 2022 (che non è in ordine d’importanza o modello classifica, attenzione) è stata cura da Fabrizio Siliquini, Ricky, Zacky, Alessandro e Antonio.

I 5 BN di Zacky

EP: JOHNNY HUNTER – Endless days
Pescando a piene mani negli anni ottanta, passando dal new romantic goth per incrociare le melanconiche melodie dei Cure, ispirandosi a band della loro terra come i Church o gli Icehouse, impreziosite da una voce possente e imperiosa, i Johnny Hunter da Sidney hanno già pubblicato una buona manciata di singoli ed EP. Nel 2022 hanno pubblicato l’EP “Endless Days” per poi sfoggiare l’ottimo album “Want”. Cinque ragazzi dalle idee chiare, una vena glam che li contraddistingue, un leader, Nick Hutt, capace di magnetizzare e attrarre. Ci siamo, inutile dilungarsi, questa band ha coraggio e quella giusta attitudine per poter ambire a diventare qualcosa d’importante.

EP: NATIVE SUN – Off With Our Heads
Se vi capita, girovagando, d’imbattervi in una locandina che pubblicizza un concerto dei Native Sun dimenticatevi dell’impegno già preso per la serata e catapultatevi senza tentennamenti nel locale dove, senza alcun dubbio, trascorrerete momenti indimenticabili di sano Rock ‘n Roll.
La band di Danny Gomez gioca la carta dell’EP, sei brani che trasmettono tutta la loro sana e sporca energia, sarà per la registrazione “live to tape”, sarà perché quando ci credi, le vibrazioni colpiscono il bersaglio e non troppo dolcemente. Il trio si completa con il batterista Nico Espinosa e il bassista Justin Barry. Chitarre in bella evidenza, sfumature psichedeliche e quel pizzico di carisma e personalità pone la band di New York tra le proposte più interessanti del momento.

ALBUM: COZY SLIPPERS – Cozy Slippers
Giovanissima questa band di Seattle che nel 2022 ha pubblicato il debutto omonimo via Kleine Untergrund Schallplatten. L’incontro tra Barbara Barrilleaux (voce, tastiera e batteria) e Sarah Enge (voce e basso) pone le basi di un’unione artistica che si concretizza con l’arrivo di Steven Skelton alla chitarra. L’album è una raccolta di dodici brani che evidenziano una interessante predisposizione all’approccio melodico, la chitarra jangle che accarezza le voci fresche e soavi di Barbara e Sara in un dreamy-pop davvero accattivante.

ALBUM: PRISM SHORES – Inside My Diving Bell
Prism Shores sono una band di Charlottetown ora di stanza a Montreal (Quebec, Canada). I quattro giovani artisti canadesi sono al loro debutto con questo album carico di sonorità jangle e dream pop che hanno nella voce – spesso in falsetto – di Jack Mckenzie, un abile tessitore di atmosfere nostalgiche e sognanti. Troviamo momenti scoppiettanti in questo loro primo lavoro, come “Departure”, “Vanishing Point” e ovviamente in “Run Like Thieves” mentre “Tennis Shoes” ci regala tonnellate di romanticismo.

ALBUM: JEANINES – Don’t Wait For A Sign
Jeanines sono Alice Jeanine Jed Smith. Hanno iniziato a collaborare nel lontano 2010 e il loro omonimo album di debutto risale al 2019. Sono di Brooklyn anche se ora Alice si è trasferita in Massachussets. Allontanamenti e pandemia hanno messo in dubbio l’uscita di questo “Don’t Wait For A Sign” via Slumberland Records) che invece ha trovato anche nelle difficoltà il modo di nascere e crescere. Alice ha scritto questi tredici brani che si esauriscono in venti minuti. Brani brevi quindi ma che contengono tutto quello che serve per un ascolto piacevole e attento. Folk rock, power pop, jangle, C86. Arrangiati senza troppi ricami, semplici accordi e stacchi che impreziosiscono, la voce di Alice è sempre protagonista. Brani che neppure sfiorano i due minuti, un’esperienza di ascolto che neppure i Ramones riuscivano a proporre!

I 5 BN di Fabrizio Siliquini

ALBUM: BEVERLY KILLS – Kaleido
Arriva l’album d’esordio dei Beverly Kills band svedese di quattro elementi di stanza a Gothenburg che seguiamo da diverso tempo e che nella sua breve storia è già riuscita a crearsi un certo seguito. L’album si muove su un post punk sognante contraddistinto dalla voce malinconica della cantante Alma Westerlund, il tutto viene ravvivato dai sintetizzatori, dalle chitarre e da agganci pop che soprattutto nei ritornelli catturano l’attenzione. Composto nel periodo della pandemia che aveva causato l’annullamento del tour , con questo lavoro i Beverly Kills cercano di trovare nuove vie al loro sound nel quale basso e sintetizzatori sembrano avere sempre più rilevanza.

EP: FIELD SCHOOL – Swainson’s Thrush
Esiste una lunghissima lista che negli anni si è ispirato al sound degli Smiths, rielaborandolo in maniere più o meno diverse, ma che sempre denotava chiari riferimenti a quel jangle-pop a tinte malinconiche dell’epoca. Negli anni parecchie band hanno percorso questa strada sempre accolte con favore dai tanti fan degli eroi di Manchester, spesso regalando grandi sorprese e nuove emozioni, gli amatissimi Gene su tutti ma non lo fate dite a Martin Rossiter che non ama accostamenti, gli inaspettati Northern Portrait , e lo stesso Morrissey che ci ha fatto partecipi di una dignitosissima carriera e diversi buoni album. Ascoltando i brani contenuti in questo EP si fa presto a iscrivere i Field School a questo ormai affollatissimo club, il brano di apertura ” Days When We Had Everything We Wanted” è delizioso e anche il testo sembra essere di scuola Morrissey quando dice ” …and i die without you and the rain falls down on a northern town“, invece “Bombs Away” potevano anche mandargliela direttamente perché ha proprio bisogno di brani così.

TRACK: PALM GHOSTS – World Dissolve
Originari di Nashville, città tempio, almeno un pò di tempo fa, della musica country, i Palm Ghosts hanno un’anima completamente inglese che affonda nella New Wave degli anni ottanta le sue radici. Loro stessi ci fanno sapere che fanno riferimento e prendono spunto da band come Cocteau Twins, Echo and The Bunnymen, New Order, Cure, e cosi via cantando. Un po’ di alternative rock quindi che nel suo andamento malinconico va a pescare da alcune iconiche band del periodo i maggiori riferimenti, finisce così che “World Dissolve” ci fa venire subito in mente i Psychedelic Furs e ancora di più gli Echo & the Bunnymen, perlomeno quelli che abbiamo ascoltato da “Ocean Rain” in poi.

ALBUM: ASTRAGAL –  Pure Cashmere
Interessante questa band di Houston che dopo una serie di Ep esordisce con questo album a forti tinte post punk e shoegaze.Hanno preso il nome dal romanzo “Astragale” della scrittrice franco algerina Albertine Sarrazin morta giovanissima a soli trenta anni. Una scelta davvero interessante che dona quel giusto sapore intellettuale e ci ricorda la figura di una donna che ha vissuto una vita breve ma particolarmente densa di eventi. L’album inizia bene con “Mirrored Writing” un bel brano, con un ritornello cantato a due voci che si appiccica addosso, e che ci fa capire subito che questi ragazzi ci sanno fare raccogliendo da diversigeneri, tra post punk e atmosfere da dream pop a tinte dark grazie alla voce del frontman Jimmy Bent. Promettono bene questi ragazzi che meritano attenzione e una produzione scintillante.

ALBUM:  THE FISHERMAN AND HIS SOUL – Bravado!
Quando chiami la tua band The Fisherman And His Soul citando esplicitamente il breve incantevole racconto di Oscar Wilde catturi subito la mia attenzione. Se poi a questo aggiungi una certa attitudine jangle-pop allora il cerchio inizia quasi a chiudersi, il progetto di questa band tedesca con chiari riferimento al pop di matrice inglese diventa ancora più intrigante. In fondo la mente dietro a questo lavoro, il polistrumentista Sebastian Voss, ha sempre messo in evidenza i suoi riferimenti ed è anche parte del duo Nah… insieme ad Estella Rosa, interessante band un pò alla Belle and Sebastian. The Fisherman and his Soul sono ora diventati una band vera e propria che ci delizia con una serie di brani capaci di far felici tutti gli estimatori del jangle-pop, nei quali la voce a volte profonda e a volte incerta di Sebastian Voss dona sempre spunti interessanti.

I 5 BN di Antonio Paolo Zucchelli

TRACK: SOFTCULT – Drain
Le Softcult provengono dal Canada e hanno all’attivo solo un EP, “Year Of The Snake”, uscito lo scorso febbraio. In attesa della loro seconda prova sulla breve distanza, “See You In The Dark”, prevista per il prossimo 24 marzo via Easy Life Records, le gemelle Mercedes e Phoenix Arn-Horn hanno cominciato a condividere alcuni singoli, tra cui questo “Drain”, che si muove tra potenti melodie shoegaze e la violenza grunge anni ’90, senza dimenticare di strizzare un occhio al pop, regalando momenti di trascinante intensità emotiva.

TRACK: THE TUBS – Dead Meat
The Tubs sono la nuova band di Owen ‘O’ Williams e George ‘GN’ Nicholls, entrambi ex componenti dei compianti Joanna Gruesome: i due gallesi, ora di stanza a Londra, hanno finalmente preparato il loro primo LP, “Dead Meat”, che uscirà il prossimo 13 gennaio per la prestigiosa Trouble In Mind e, stando ai primi estratti, potrebbe essere una delle più gradite sorprese del 2023 nel campo indie-pop. Il loro singolo più recente è proprio la title-track “Dead Meat”: la canzone si divide tra chitarre jangly, ritmi veloci e la morbida e melodica malinconia dei vocals che sembra avere un non so che di smithsiano. Un germoglio prezioso pronto per fiorire.

TRACK: SIV JACOBSEN – Sun, Moon, Stars
Siv Jakobsen la conosciamo già da un po’ di tempo e ha già trovato buoni riscontri in giro per l’Europa, anche al di fuori della sua Norvegia. Il suo terzo LP, “Gardening” è ormai imminente con la sua uscita prevista per il prossimo 20 gennaio via The Nordic Mellow. Nel singolo “Sun, Moon, Stars”, in cui collabora con Ane Brun, troviamo delicati arpeggi a cui si aggiungono piano e incredibili arrangiamenti di archi che vanno a impreziosire il già ottimo lavoro svolto, non celando allo stesso tempo quella malinconia pur confortante e toccante tipica del nord Europa. Siamo davvero curiosi di ascoltare tutto il disco, ma siamo altrettanto sicuri che il suo valore sarà davvero elevato.

TRACK: SOMEBODY’S CHILD – We Could Start A War
Dopo aver pubblicato una manciata di singoli e ben tre EP, Somebody’s Child è pronto per l’atteso omonimo debutto sulla lunga distanza, la cui uscita è prevista per il prossimo 3 febbraio via Frenchkiss Records. Cian Godgfrey, il musicista irlandese di stanza a Londra che si nasconde dietro a questo progetto, lo ha registrato agli Hackney Road Studios insieme al produttore Mikko Gordon (Arcade Fire, The Smile) e “We Could Start A War” è un ottimo assaggio delle sue capacità: dopo un inizio calmo, epico e minimalista con i vocals ricchi di passione, il brano si sviluppa con ritmi decisamente più elevati tra chitarra, percussioni e synth, ottime melodie e tonalità che ricordano l’eccellente intensità emotiva di Sam Fender a cui aggiunge un tocco springsteeniano. Pronto per esplodere, il talento dublinese sembra avere le carte in regola e la qualità per compiere un passo davvero importante.

TRACK: CAMENS – Illustrator
Conosciamo i Camens ormai da un po’ di tempo: la band di Stoke-On-Trent ha guadagnato parecchia visibilità sia a livello locale che nazionale grazie alle sue canzoni incredibilmente catchy e divertenti e recentemente è stata in tour nel Regno Unito. Nel corso dell’anno ha pubblicato alcuni singoli, tra cui questo “Illustrator”, riuscendo sempre a convincerci: se il pezzo ha un’anima fondamentalmente riflessiva, come testimoniano i vocals del frontman Scott Powell, il ritornello trova comunque una grande esplosività chitarristica che sfocia in qualcosa di grande e pop a cui diventa assolutamente impossibile resistere. In attesa di un EP o addirittura di un album, noi crediamo che il 2023 possa diventare l’anno giusto per esplodere definitivamente per il gruppo dello Staffordshire.

I 5 BN di Riccardo Cavrioli

EP: BLEACH LAB – If You Only Feel It Once
Quanto piacere ci fa parlare dei londinesi Bleach Lab, ormai solidissima realtà quando si parla di quel guitar-pop debitore delle magie dei Sundays. In questo nuovo EP mostrano un loro lato più solare e accattivante, come se volessero mettere in luce il fatto che non c’è solo l’animo malinconico, ma anche un aspetto più zuccheroso e immediato. Brani come “Take It Slow” o “Obvioously” sono a presa rapidissima, cristallini e immediati: entrano subito in testa e non si staccano più, per non parlare di “I Could Be Your Safe Place” che ci fa letteralmente impazzire e ballare per la stanza, ma tranquilli se amate i Bleach Lab più introspettivi ecco che “Pale Shade of Blue” soddisferà subito la vostra necessità. 5 brani per far crescere sempre di più l’attesa su un primo disco che, a questo punto, diventa necessario!

EP: BEEN STELLAR – Been Stellar
Giovani, carichi come le molle e incisivi nel loro guitar-rock che si fa tanto nervoso e rabbioso quanto sagacemente melodico. Sanno essere decisamente spigolosi e oscuri, ma nello stesso tempo superbamente epici. “Arthur” non potrebbe essere biglietto da visita migliore. Una chitarra lancinante fa capolino a un certo punto e taglia come un rasoio mentre Sam Slocum canta come fosse l’ultimo brano della sua vita. Che intensità. “Manhattan Youth” ha questa batteria iniziale super e sembra partire sciolta e scanzonata, con questo piglio adolescenziale che emerge prepotente, eppure più si va avanti, più la band accentua l’oscurità, la rabbia sale e tutto si sporca, ma il sorriso scanzonato sembra tornare nella fine. Qualcuno, visto anche questo cantato che diventa quasi in parlato a tratti potrebbe citare anche i Fontaines D. C. e, vi dirò, non mi pare affatto un paragone sbagliato, anche per l’esuberanza stessa della proposta. “My Honesty” mi rimanda più agli Interpol che agli Strokes, con un giro di chitarra epico che fa subito breccia e via con il ritornellone da urlare a gran voce. “Kids 1995” è già un anthem fin dal primo ascolto: indie-rock travolgente con un ritornello da mandare a memoria. Se questo non è uno dei singoli più belli dell’anno, beh, ditemi voi cosa potrebbe essere.

EP: HAZEL ENGLISH – Summer Nights
Ascoltando questo nuovo EP, prodotto da quel Dio in terra che è Jackson Phillip sembra proprio che la voglia della fanciulla sia quella di tornare al passato tracciato dai primissimi brani.
Se in ambito dream-pop abbiamo perso per strada Hatchie, dispersa in una produzione fin troppo ridondante e fuori giri, possiamo, a questo punto dire di aver ritrovato Hazel, che in questi 5 brani da la colonna sonora perfetta alla nostra estate romantica (ma senza esagerare con lo zucchero, dai). La mano di Day Wave si sente ovviamente tantissimo negli arrangiamenti e nelle scelte sonore, ma la voce deliziosa della fanciulla è sempre un valore aggiunto, fondamentale per dare quel tocco in più a canzoni in cui synth e chitarre creano la trama onirica perfetta, con i classici contorni mai aggressivi, ma anzi morbidi e delicati, sopratutto nel brano “All Dressed Up”, in cui il duetto tra Hazel e Day Wave si mostra in tutto il suo splendore, con un bel duetto. Chissà che il 2023 non ci porti un nuovo album.

ALBUM: POSTER PAINTS – Poster Paints
La band di Glasgow, che seguiamo fin dal primissimo brano, non delude chi attendeva un lavoro ricco di magie guitar-pop tanto frizzanti e melodiche quanto ricche di passione e malinconia: quei dischi che ti fanno muovere il piede, ma poi ti ritrovi anche con le lacrime che fanno capolino. Simon Liddell e Carla J Easton hanno unito le forze per realizzare, sicuramente, uno degli album più belli dell’anno e non ho nessun timore ad essere così esplicito e “spavaldo”. Sono le emozioni che un disco simile trasmettere a guidare le mie parole, sono i ritornelli che entrano subito in testa, questi crescendo che diventano epici e un suono che non ha paura di mostrarsi accattivante, certo, ma anche fragile e oscuro quando serve, con una scuola anni ’90 decisamente ben conosciuta. La scrittura del duo scozzese è di quelle importanti, coadiuvata da un gruppo di amici musicisti che hanno assecondato i migliori pensieri di Simon e Carla, per un prodotto finale di altissima qualità. La Scozia in musica è una carta spesso vincente e anche in questo caso la tradizione è rispettata.

EP: HEALEES – Healees
Bravi, bravi, bravissimi questi Healees. Non conoscevo questo variegato quartetto, eterogeneo anche nella composizione geografica dei suoi protagonisti e dopo aver ascoltato questo EP posso tranquillamente definirli come una delle scoperte più belle del 2022 in ambito shoegaze. E’ la Hidden Bay Records che pubblica questo meraviglioso EP, così rigoglioso ed eccitante che solo a scriverne sento le mani che tremano e non potrebbe essere altrimenti. Potremmo dire che i ragazzi partono da una base shoegaze per poi costruire un sound sublime ed emozionante che abbraccia travolgenti pulsioni indie-rock, in un trionfo melodico che lascia senza fiato. Le chitarre disegnano trame superlative che ci trascinano in alto, altissimo e ci fanno battere forte il cuore. C’è euforia in questo sound, c’è un superbo lavoro che prende riverberi shoegaze anni ’90 e li mescola magicamente con una scuola che, a tratti, sembra uscire dal jangle anni ’80: si resta inebriati e spiazzati, come se stessimo assistendo all’unione di mondi perfetti e siamo così, in lacrime e senza fiato. Non c’è bisogno di dire che nel 2023 li aspettiamo al varco!

I 5 BN di Alessandro Tartarino

TRACK: HAPPY SCIENCE – The Last Goodbye
Il nuovo singolo del collettivo londinese degli Happy Science è davvero una bomba e ben potrebbe far
tremare anche i più navigati del genere, tra post-punk e spoken word di incredibile fattura.
Da poco sotto la benedizione della Launderette Records di Margate, gli Happy Science hanno registrato “The Last Goodbye” agli Shrunken Head Studios (King Krule, Ghostpoet) di Londra e fa seguito al loro debutto assoluto di gran pregio “Future Vertigo”.

EP: LAZY QUEEN – A Human Reaction
Diretto, rapido, efficace e divertente questo debutto dei norvegesi Lazy Queen. Partiti dalla scena DIY di Brooklyn, New York, il quartetto scandinavo con questo EP “A Human Reaction” riesce a elettrizzare e coinvolgere in appena diciotto minuti con una ventata di aria fresca, nonostante i complessi temi trattati dalla penna del frontman García Søberg che affrontano salute mentale, perdita di identità e dipendenza. La band di Oslo con un trascinante pop-rock contaminato di leggero punk riesce davvero in maniera egregia a soddisfare l’ascolto dall’iniziale electro-pop di “Bed/Head”, che nasconde in realtà una sorta di slacker punk, ai cori earworm del pop-punk di “Alcohol” nonché ai veloci riff di “Detached, Together”, fino a giungere al tipico inno da stadio “Leech”.

TRACK: SUN PUDDLE – Sunday
Per gli amanti e i nostalgici del grunge ’80/’90 di vecchia scuola, quello proveniente dalle coste della città sullo stretto di Puget, ecco a voi una massiccia dose di rabbiosi riverberi che escono fuori dagli amplificatori di questa nuova band, i Sun Puddle riunita nella famiglia dell’interessante label Grunge Pop Records con il motto “THE SEATTLE GRUNGE SOUND OF TODAY”. “Sunday” è il potente e accattivante singolo di questo power trio di Seattle composto da Trever Rose (chitarra e voce), Leo Quale (basso) ed Evan Hartung (batteria) che, senza indugio, segue le orme tracciate dai Nirvana, Melvins e Sonic Youth!

EP: DANGERFIELDS – Harder
I Dangerfields sono un quintetto di Cape Town, Sud Africa, e propongono un credibile sound post-
punk/alternative di derivazione eighties, sin dal loro debutto nel 2016 che ha successivamente portato la
band a condividere live stage con importanti artisti internazionali tra cui A Place to Bury Strangers, Dead Meadow, The Gluts, YAK, Wolf Alice, giusto per citarne alcuni. Dopo aver pubblicato ben due Ep “Embers and Ashes” ed un album “Echoes & Pulses” pubblicato via Permanent Record nell’ottobre 2019, sono tornati con questo nuovo EP dal titolo “Harder” anticipato dal singolo “Demons”, dalle livree sognanti, scritto durante il primo lockdown e ispirato dalla frustrazione e dall’insicurezza che i membri della band, come tanti altri colleghi d’altronde, hanno provato durante i mesi in cui non potevano incontrarsi e fare musica.

TRACK: COLLECTIVE FEAR – White Gloves
I Collective Fear sono un collettivo proveniente da Los Angeles che propongono un sound che spazia dal synthpop e l’elettronica al post-punk e allo shoegaze di ispirazione eighties. Dopo aver pubblicato in modo indipendente una serie di interessanti singoli, escono con questa nuova traccia, “White Gloves”, di matrice shoegaze e con influenze post-punk che va a completare il loro mini album dal titolo “Foster”.

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