Florist è il progetto di Emily Sprague, musicista dello stato di New York: dopo essere tornata a casa dopo alcuni anni vissuti in California, la statunitense ha registrato insieme alla sua band il suo omonimo quarto album, uscito lo scorso luglio via Double Double Whammy.

Emily, accompagnata dai suoi compagni, viene a presentarlo anche in Europa proprio all’inizio del 2023 e stasera fa tappa all’Hare & Hounds, storico pub e venue della periferia sud di Birmingham.

La pur non enorme sala 2, situata al piano superiore del locale delle Midlands, è piuttosto piena questa sera, segno che gli ottimi riscontri ottenuti dalla critica musicale per il suo lavoro più recente sono stati condivisi anche dai fan.

Proprio come il suo nuovo lavoro la serata si apre, verso le nove e dieci, con “June 9tth Nighttime”: pochi attimi strumentali tra chitarra ed effetti, che iniziano a creare un’atmosfera rilassata, deliziando sin da subito i numerosi presenti.

La successiva “Red Bird Pt. 2 (Morning)” vede invece la voce di Emily protagonista: il calore che riesce a emettere ci tempra dal freddo di questa nuovolosa serata inglese di inizio gennaio e bastano la sua chitarra acustica, qualche leggero effetto e delle quasi impercettibili percussioni per riempire la sala di un’intimità  pressochè totale.

Davvero difficile descrivere le sensazioni che si provano ascoltando dal vivo un brano come “Organ’s Drone” perchè la sua leggerezza sembra farci fluttuare nella stanza, regalando emozioni vere e ai vocals di Emily si aggiungono anche quelli dei suoi compagni di band, che armonizzano alla perfezione.

Dopo un lungo intro con delicati arpeggi, la voce della Sprague ci delizia con la sua gentilezza in “Sci-fi Silence”, mentre Felix Walworth tocca con un’incredibile morbidezza i suoi piatti, dimostrando ottime capacità  tecniche e creando suoni davvero magici: la parte conclusiva della canzone si fa più energica grazie proprio all’aumento di intensità  delle percussioni, senza perdere quella sua grande sensazione di intimità  che la caratterizza.

“43”, la nostra preferita del nuovo disco, non ci delude nemmeno nella sua versione live con la sua eleganza e la sua intimità , mentre alle chitarre si aggiungono anche alcuni piacevoli effetti disegnati con le pedaliere: il brano si chiude poi con una lunga jam che cambia più volte la sua intensità  strumentale.

Non possiamo evitare di citare anche la successiva “Dandelion” che porta altri attimi di magia e soprattutto nuovi momenti in cui Walworth mostra tutto il suo talento sfiorando appena i suoi piatti con grandissima raffinatezza e riuscendo a costruire suoni incredibili che accompagnano i dolcissimi arpeggi della Sprague.

“Feathers” poi ci regala gli ultimi attimi di eleganza indie-folk pieni di gentilezza ed eleganza da brividi.

Poco più di cinquanta minuti per una serata piena di calore in cui la Sprague, accompagnata dalla sua band, ha saputo riempire il cuore dei numerosi presenti con le sue poetiche composizioni ricche di intimità , di bellezza, di qualità  e di sentimenti.