Sven Mandel, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Chissà quante volte gli abitanti di Lucca hanno visto una piazza Napoleone così gremita. Un colpo d’occhio straordinario, con 12.000 spettatori accalcati per un sold out che prometteva scintille. Non è mancata la magia della grande attesa per l’arrivo nella piccola città toscana degli Smashing Pumpkins, ma prima ancora, ad aprire la serata, ci ha pensato un sorprendente Tom Morello.

Ammetto che non mi aspettavo molto dalla performance solista del chitarrista dei Rage Against The Machine, ma sono stato clamorosamente smentito. La sua band ha incendiato la piazza con un paio di medley mozzafiato dei migliori riff dei RATM, una struggente “Like A Stone” dedicata al compianto Chris Cornell e due cover da pelle d’oca: “Kick Out The Jams” degli MC5 e “The Ghost Of Tom Joad” di Bruce Springsteen. Solo una minuscola pecca: la scelta di suonare la pessima “Gossip”, il singolaccio realizzato l’anno scorso con i Måneskin, utile solo a ricordarci quanto possano essere banali certe collaborazioni commerciali.

Poi, con il calare delle tenebre, il palco è stato tutto per gli Smashing Pumpkins. La formazione allargata ha visto Billy Corgan, James Iha e Jimmy Chamberlin affiancati dal bassista Jack Bates (figlio di Peter Hook, ex Joy Division e New Order), la corista Katie Cole e una new entry, la talentuosa chitarrista Kiki Wong. Un ensemble di tutto rispetto per un concerto che ha avuto luci e ombre, complice un’acustica non proprio ottimale nella pur suggestiva location. I volumi erano altissimi, a tratti assordanti, ma la band era in palla e il pubblico ha risposto con entusiasmo.

L’avvio è stato micidiale: una “The Everlasting Gaze” da urlo, seguita da una sorprendente “Doomsday Clock” (tratta dal dimenticatissimo “Zeitgeist”, primo album post-reunion risalente al 2007) e da una cover super-heavy di “Zoo Station” degli U2, impreziosita da un tellurico assolo di batteria di quel gigante delle pelli che è Jimmy Chamberlin. Meno lucido il caro Billy Corgan, che ha faticato non poco al microfono ma è comunque riuscito a gestire le sue frequenti stonature, coinvolgendo il pubblico nelle parti più urlate di “Bullet With Butterfly Wings”. Dispiace scriverlo, ma la sua voce è forse uno dei pochi punti deboli di uno show altrimenti ben costruito ed estremamente emozionante.

L’apice della serata è stato raggiunto con i grandi classici degli anni ’90: “Today”, “Thru The Eyes Of Ruby”, “Tonight, Tonight”, “Disarm”, “Mayonaise” e “1979″ hanno fatto vibrare piazza Napoleone di nostalgia e commozione. Tra le tante scene memorabili spicca quella di un Billy Corgan che, sempre più simile a un incrocio tra Nosferatu e Zio Fester e momentaneamente senza chitarra, si scatena sul palco in una versione da brividi di “Ava Adore”, illuminato dalle luci accecanti e da una marea di schermi di smartphone che “catturano” il tutto in video.

Le tracce pescate dall’ultimo album, il triplo “Atum: A Rock Opera In Three Acts”, hanno raccolto poco interesse, sebbene siano state selezionate le migliori della raccolta: “Spellbinding”, “That Which Animates The Spirit”, “Springtimes” e le più coinvolgenti e pesanti “Empires” e “Beguiled”.

Il rumore e la potenza delle chitarre elettriche restano sempre al centro della visione artistica di Corgan. Il concerto è stato estremamente heavy, con assoli infiniti, distorsioni e feedback che hanno lacerato i timpani dei presenti. Una splendida ordalia rock per una calda serata estiva che si è conclusa in maniera epica con “Rhinoceros” (purtroppo l’unica tratta da “Gish”), “Jellybelly”, la lunghissima ed estenuante “Gossamer” e i cavalli di battaglia “Cherub Rock” e “Zero”. Nessun bis per uno spettacolo terminato puntualmente a mezzanotte.

Sì, forse la scaletta poteva includere più pezzi dagli anni ’90 e l’acustica doveva essere migliore, ma posso dire con certezza di aver assistito a un evento a suo modo storico. Sono tornato a casa stanchissimo, quasi sordo, stranito per lo sciopero dei treni ma estremamente soddisfatto. Un’esperienza indimenticabile al Lucca Summer Festival.