I Gentle Spring sono il nuovo gruppo formato da Michael Hiscock. Ok, respiriamo. E ripetiamo. I Gentle Spring sono il nuovo gruppo formato da Michael Hiscock. Non so se mi spiego. Ripetere è doveroso, perché quando si parla di Michael il pensiero va inevitabilmente ai Fild Mice, uno dei simboli della Sarah Records. Hai voglia tu a non avere le mani che tremano di fronte a un simile ritorno. Insieme a lui ci sono Emilie Guillaumot e Jérémie Orsel.

credit: Philippe Dufour

Se dovessi trovare una parola per esprimere i Field Mice non potrei che usare il termine “sensibili”, una parola che racchiude un mondo di emozioni al suo interno. Ecco, quello che “chiedevo” a questi Gentle Spring era di restituirmi un po’ di quella sensibilità, quel calore che l’indie-pop da camera fatto bene mi ha sempre trasmesso. E Michael ci è riuscito. Senza andare poi tanto a seguire le orme dei Field Mice, c’è da dire e di questo dobbiamo dare atto al terzetto. A tratti siamo quasi in zona Go-Betweens, se proprio devo trovare dei riferimenti o, vi confesso che a trtti mi sono venuti in mente di Delgados.

Sta di fatto che qui si respira aria pura, aria melodicamente sugestiva e ricca di fascino, quella che con pochi elementi riesce a trovare subito il bandolo della matassa pop per consegnarci quella magia, qualla suggestione malinconica che ci arriva dritta al cuore.

Le ricche chitarre acustiche s’intrecciano e cercano l’interazione con il piano, così come le voci maschile e femminile sanno dare forza l’una all’altra, in duetti sempre perfetti e spesso dolcissimi.

I Gentle Spring prediligono i toni tranquilli, ma non si fanno mai grevi, cupi o pesanti, anzi, l’ascolto è tutt’altro che difficoltoso. In realtà non mancano anche momenti più briosi, penso a “Untouched” o la stessa title track, che scorre via che è un piacere, però sono i mid-tempo a farla da padrone, elevandosi per grazia, raffinatezza e…sì..sensibilità.

Impossibile non citare almeno 2 perle assolute: la magia bucolica di “Sugartown” e poi “Severed Hearts” che si candida a brano più bello del 2025 con una melodia sublime scandita dal piano, una cosa da pelle d’oca che non ci si crede e che, sopratutto, non si può descrivere.

Bentornato Michael. Che bel disco ci hai regalato!