Ci piacevano tanto i compianti Joanna Gruesome, deliziosa band noise-pop di Cardiff che negli anni ’10 ha pubblicato due ottimi LP, “Weird Sister” (2013) e “Peanut Butter” (2015): nonostante si siano sciolti nel 2017, i loro componenti hanno portato sul piatto interessanti nuovi progetti come The Tubs formati nel 2018 da Owen Williams e George Nicholls, già autori di un album, “Dead Meat” (2023), e in attesa del secondo, “Cotton Crown“, in uscita il prossimo 7 marzo via Trouble In Mind.

Ancora nel 2018 il sempre brillante Williams ha creato un altro gruppo insieme a un’altra compagna di band, la frontwoman Lan McArdle: anche in questo caso il conto dei lavori sulla lunga distanza è appena arrivato a due, perchè dopo “Bigger Than Before”, che ha visto la luce a maggio 2022, ora segue “In Love Again”, realizzato dalla berlinese Tapete Records.
Nella press-release la band ora di stanza a Londra spiega di prendere spunti da shoegaze, country, indie-rock e da tutta la musica chitarristica per raggiungere il proprio obiettivo, cioè il “perfect pop”.
L’iniziale “Swansea”, dopo una partenza con rumorosi feedback e assoli chitarristici degni di un certo J Mascis, decide subito di fare un tuffo in un incantevole, seppur malinconico mondo indie-pop, determinato, quanto piacevolmente melodico, mentre le voci di Lan e Owen lasciano i sentimenti in primo piano.
Interessante anche la mossa di proporre la loro versione di “Lonely Girls” di Lucinda Williams, una delle eroine di Waxahatchee, con cui la band inglese è andata in tour di recente e che evidentemente li ha, almeno in parte, influenzati in questa scelta: le chitarrine veloci e jangly, la dolcezza, le delizie melodiche e un’atmosfera dolce-amara caratterizzano la canzone che, pur differente dalla sua versione originale tenue, country ed elegante, risulta assolutamente gradevole e attuale.
Rumorosa, intensa e con inarrestabili progressioni shoegaze, invece, “Pinehead” mette i vocals, sempre dai colori malinconici, davanti a tutto, mentre poco più avanti “Sara” presenta influenze alt-rock anni ’90, passando senza problemi dal noise a toni molto più morbidi e sicuri.
La chiusura spetta a “Outline” ed è senza dubbio sorprendente per chi già conosce la band britannica: Lan e Owen infatti qui camminano su delicati terreni folk con gentili arpeggi chitarristici supportati da squisite armonie, che non fanno altro che aumentare l’intimità del brano: solo nell’ultima parte esce un’anima più indie-rock determinata ed esplosiva, che non ne rovina comunque il DNA precedentemente acquisito.
Ancora una volta questi maestri dell’indie-pop inglese hanno dimostrato il loro valore e il loro amore per la ricerca delle soluzioni melodiche perfette: noi non possiamo che ringraziare e gustarci questi meravigliosi trentasei minuti.













