Non ci si libera mai veramente della propria infanzia e Bartees Strange ha deciso di dedicare a quella tormentata parte della propria vita il nuovo album “Horror”. Nato in Inghilterra, padre nell’esercito, madre cantante d’opera, ha vissuto a lungo tra Germania, Groenlandia, in diverse città americane prima di finire a Mustang (Oklahoma).

Credit: Bao Ngo

I molti traslochi, la dura educazione impartita dai genitori sono il fulcro di un disco che spiega come si diventa forti e temibili senza essere macho. Quarantadue minuti che mettono in mostra il lato più eclettico di Strange, il suo amore per R&B, soul, rap, indie rock generi che mescola spesso fin da “Too Much” in apertura con un ritornello super – pop.

Il funk moderno e contaminato di “Hit It Quit It” ben si sposa con momenti più rock come il singolo “Sober” o riflessivi come la toccante “Baltimore”. La batteria di “Lie 95” e le chitarre esplosive  graffianti di “Wants Needs” fianco a fianco all’elettronica di “Lovers” e “Doomsday Buttercup” sono il biglietto da visita di un  artista che non ha più paura.

Cuore in mano in “17”, dinamico in “Loop Defenders” e “Norf Gun” ai confini con l’hip hop, trascinante nel finale e durante “Backseat Banton”. Canzoni imprevedibili che cambiano, si trasformano di continuo e alla fine somigliano solo a sé stesse quelle di “Horror” che mettono in musica storie di vita difficile senza compromessi.