Il suono denso di chitarre sferraglianti impregna l’aria che respirano gli statunitensi Weaklung, un quartetto di Chicago pronto a far breccia nei cuori degli amanti del post-punk più duro, grezzo e cupo. “Polmoni deboli” ma cuori forti per questo manipolo di oscuri figuri cresciuti a pane e The Jesus Lizard, autori di un solidissimo album di debutto che – si spera – riuscirà a regalargli quelle attenzioni che meritano (al momento, purtroppo, si contano solo 27 ascoltatori mensili su Spotify).

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Fedele al suo più che deprimente titolo, il disco “All Problems No Solutions” pone l’ascoltatore di fronte alla miriade di dilemmi, orrori e tragedie che attanagliano il mondo moderno. Una forza oscura e viscerale muove i Weaklung che, seguendo l’esempio del compianto maestro Steve Albini, sfruttano a dovere gli aspetti più “spigolosi” del loro stile per dar forma a un sound essenziale ma spesso e potentissimo, di assoluto impatto. Un noise rock estremamente ruvido ma al tempo stesso melodico, caratterizzato dalla voce stramba e malata del frontman Tom U che ricorda assai da vicino Jello Biafra.

Alcuni pezzi, contraddistinti da uno strano tipo di vivacità “tossica”, risultano perversamente orecchiabili, persino ballabili a tratti (“Masculinity Crisis”, “Banned Books”, “Pain Relief”); ma, nel complesso, a dominare sono le sfumature heavy del post-hardcore, del post-metal e dello sludge (ascoltare il riffone doom di “My Only Crime” per credere). I Weaklung si pongono a metà strada tra gli Idles e i Chat Pile e ci regalano la colonna sonora perfetta per quest’epoca di rabbia e inquietudine. Nessuna soluzione ma tanta buona musica.