Si affidano a un produttore come Guy Massey (Spiritualized, The Divine Comedy, The Libertines, Manic Street Preachers e molti altri) i Turin Brakes di “Spacehopper” ed è una collaborazione che convince, funziona ed ha evidentemente portato nuovi stimoli a una band sempre gradevole, elegante, in passato diventata forse un po’ troppo prevedibile.

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Questo decimo album li vede come detto tornare al Konk di Londra studio di registrazione fondato dai The Kinks dove avevano già lavorato al fortunato esordio “The Optimist” venticinque anni fa. Tempo di bilanci e forse un po’ di nostalgia nell’indie pop venato di folk di “The Message” che risale proprio al periodo di “Wild – Eyed Nowhere”.

Non è un album malinconico però “Spacehopper” che sa graffiare con l’indie rock di “Pays To Be Paranoid” ed essere solare nella title track con gli archi in sottofondo. Olly Knights conferma ancora una volta di saper scrivere testi e ritornelli di pregevole fattura in chiave più raccolta come “Almost” dalla vocalità quasi gospel o nel pop venato di blues di “Lullaby” che si, ricorda il sound di “The Optimist”. 

Molte belle ballate, “Today” ad esempio e l’arrangiamento orchestrale  ben si sposa con arpeggi acustici in questo caso o una “Old Habits” sincera e intensa. Il lato più ritmato di “Spacehopper” è affidato a “Horizon” che unisce tradizione e un pizzico di modernità mentre l’indie folk di “Lazy Bones” è un piacevole ritorno al passato.

Un altro bel brano indie rock come “Silence And Sirens” e “What’s Underneath” cavalcata grintosa, elettrica, chiudono degnamente un disco ben fatto, decisamente ispirato, solido nelle melodie e nelle orchestrazioni,  prodotto e mixato con gran bravura da Massey. Il futuro dei Turin Brakes è assicurato.