Lorie Shaull, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Atteso passaggio in Italia per Alan Sparhawk, per la prima volta in veste solista, dopo la fine dei Low causata dalla tragica morte di sua moglie, nonché batterista della band di Duluth Mimi Parker.

Il musicista nativo dello stato di Washington, dopo una doverosa e più che comprensibile pausa a causa di questo immenso e incancellabile dolore, è tornato lo scorso settembre con un album solista, “White Roses, My God“, che verteva su territori elettronici. La scorsa settimana poi Alan ha fatto il bis con “With Trampled By Turtles“, un lavoro che invece si muove verso sonorità folk, registrato e costruito insieme alla band di Duluth: a mettere il suo prestigioso marchio di qualità su entrambi i dischi, invece, ci ha pensato la Sub Pop Records di Seattle, che già aveva realizzato numerosi album dei Low.

Sono ben quattro le date in Italia per Sparhawk: dopo Torino e Roma, oggi ci troviamo al Locomotiv Club all’interno del Parco del Dopolavoro Ferroviario di Bologna. Come live band Alan si è portato il figlio Cyrus al basso ed Eric Pollard alla batteria, già con lui nei Retribution Gospel Choir.

Pochi attimi dopo le nove e quaranta Alan sale sul palco della venue felsinea, accompagnato dai due soci anche nella prima parte del set, dedicata interamente a “White Roses, My God” e quindi in una totale dimensione elettronica.

È “Get Still”, presente anche nel nuovo LP in una versione completamente diversa, ad aprire la serata: è un po’ difficile immaginarla in questo modo dopo averla ascoltata ornata di tonalità folk, ma la melodia comunque c’è e, nonostante il vocoder modifichi pesantemente la voce di Sparhawk, come accadrà per tutta la prima parte del set, i sentimenti riescono ad arrivare. I synth aggiungono un’atmosfera dancey ed è proprio lo stesso Alan il primo a non riuscire a stare fermo sul palco, lasciandosi trascinare dal ritmo, ben coadiuvato anche da un prezioso lavoro delle percussioni live da parte di Pollard.

Il discorso prosegue sulla stessa linea anche con la successiva “I Made This Beat”, che anzi si fa ancora più potente e delirante.

La sola “Station”, in questa prima parte elettronica del set, si dimostra più riflessiva e tranquilla anche se non nasconde la sua anima dancey.

Quando è il momento di “Heaven”, presente su entrambi i dischi, non sappiamo quale versione aspettarci, ma alla fine è la delicatezza degli arpeggi a farci capire subito che Alan ha scelto di proporre quella di “With Trampled By Turtles”. La dolcezza infinita di questo brano, pur senza gli arrangiamenti orchestrali presenti sul disco, è comunque emozione pura.

Subito dopo “Screaming Song” ci fa ascoltare il dolore – quello vero e sincero – di Alan ed è difficile per chi scrive riuscire a trattenere le lacrime davanti a questa struggente bellezza: la leggerezza della melodia è semplicemente perfetta e i sentimenti arrivano dritti al cuore. Lo “screaming” fiddle viene sostituito in questo caso dalla potenza delle sei corde di Sparhawk, ma le emozioni rimangono molto forti.

In “Poor Man’s Daughter”, cover dei Retribution Gospel Choir, aumenta decisamente l’intensità e c’è spazio per una lunga jam che si fa sempre più rumorosa sebbene piena di qualità, prima di portare a casa il brano con tranquillità ed eleganza.

Altre emozioni arrivano poco dopo con “Too High”, ricca di eleganti arpeggi e armonie e incredibilmente educata, mentre “Not Broken” ci porta di nuovo su territori folky dai toni malinconici ed estremamente struggenti.

C’è spazio per un paio di canzoni dei Low nell’encore prima che Alan dichiari: “The show is over”, recuperando poi ancora la sua anima elettronica per qualche minuto solo per far ballare ancora una volta il pubblico emiliano, che anche stasera gli aveva saputo dare tanto calore.

Una prestazione davvero bella, intelligente e toccante quella di Alan, un musicista e un essere umano unico e capace di trasformare in poesia anche il suo immenso dolore.