Post-punk sbilenco e sognante. Un frastuono lo-fi, intricato e aggrovigliato. Delle linee di basso che accompagnano in maniera sublime dei gustosissimi refrain old-school. E poi c’è lei, Angie Willcutt, cantante e leader della band proveniente dall’Ohio, che con la sua iconica vocalità riesce a disegnare dei passaggi sonori tutt’altro che scontati. Sì, perché “Musical Chairs” (successore del già ottimo “Hopscotch Fver”) degli Artificial Go è uno di quei dischi che sorprendono alla distanza, come un lampo in un cielo primaverile che non si era ancora annunciato. Dieci brani che spaziano su più fronti e che mettono in evidenza tutta l’urgenza compositiva di un gruppo che – siamo pronti a scommetterci – regalerà altre sorprese da qui al prossimo lustro.

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Del resto, basta ascoltare l’iniziale “Lasso” o la stessa “Circles” per rendersi conto di trovarsi al cospetto di una formazione che sa decisamente il fatto suo. Suoni densi e concentrati, certo, ma anche dei richiami vintage che vanno a condire con estrema sapienza un campionario di tracce decisamente interessanti. “Yaya”, per esempio, è un vortice indie-pop che ben descrive l’impronta artistica dei Nostri; mentre la successiva “The World Is My Runway” è un esercizio di stile brillante e psichedelico in cui gli Artificial Go provano ad affacciarsi dalle parti dei 70’s statunitensi e di tutti quei gruppi che prima di perdersi tra le luci glitterate del famigerato “Studio 54” avevano provato a fare una capatina nei jazz-club newyorkesi. E lo stesso discorso, se vogliamo, potremmo estenderlo pure alla splendida “Late To The Party”. Ballabile e toomuchspoken, anche “Red Convertible” si candida a diventare uno dei pezzi più rappresentativi di un progetto che nella sua semplicità ci convince oltremodo. 

Già, perché nel vastissimo (nonché intricato) universo musicale, non è sempre cosa buona e giusta affidarsi (solamente) agli effetti speciali. A volte, un po’ di sana genialità può prospettare degli scenari quasi insperati. Detto questo, “Sky Burial” va a concludere in maniera sussurrata – ma oscura e cinematografica – un album che va ascoltato più volte per apprezzare appieno tutte quelle sfumature che lo rendono uno dei progetti più interessanti di quest’annata. Hanno stoffa gli Artificial Go e “Musical Chairs” ne è pura testimonianza.