Non è il bel sole della natia California a illuminare la musica dei Self Improvement, ma il fuoco tossico di un cumulo di rifiuti dal quale si innalza una nuvola di fumo nero. Il post-punk della band di Long Beach, pur non essendo particolarmente aggressivo, ha le atmosfere oscure e il passo “pesante” tipici di tutti quegli artisti che hanno modellato il proprio sound andando contro corrente e infischiandosene delle mode.

Fra i punti di riferimento del quartetto capeggiato dalla cantante Jett Witchalls vi sono grandi glorie del passato quali Wire, Television e Crass, tutti gruppi assai diversi fra loro dal punto di vista sonoro ma accomunati da una visione musicale anticonformista quando non addirittura ribelle.
I Self Improvement, che pure non hanno nulla di “nuovo” poiché devono moltissimo al post-punk e alla no-wave del finire degli anni ’70, riescono a dar forma a canzoni fresche e originali puntando forte su linee di basso accattivanti, ritmi nervosi ma ballabili, riff di chitarra taglienti e una dose importante di consapevolezza politica che risalta in maniera chiara dai bei testi scritti da Witchalls.
Tanto basta per farci piacere un album come “Syndrome” – un lavoro di certo non indimenticabile ma ben elaborato e pieno d’amore per un sound che sembra non invecchiare mai. Sempre viva il post-punk.













