Credit: Clemente Ruiz

Poche band nel panorama alternative metal hanno saputo lasciare un’impronta tanto forte e personale quanto i Deftones. Da trent’anni Chino Moreno e soci continuano a scrivere capitoli fondamentali della musica pesante, fondendo aggressività e raffinatezza come nessun altro.

Nati agli albori dell’era nu metal, hanno presto infranto le sbarre di quella gabbia sonora per abbracciare shoegaze, post-hardcore, dream pop, elettronica e post-rock, aprendo territori inesplorati e influenzando generazioni di musicisti.

Il loro capolavoro “White Pony”, datato 2000, resta l’emblema di un coraggio creativo che ha saputo innalzare l’alternative metal a nuova forma d’arte, dimostrando che anche dentro riff abrasivi e atmosfere claustrofobiche può celarsi una profondissima carica emotiva. E oggi, con l’uscita della loro decima fatica in studio, “Private Music”, celebriamo una carriera senza uguali con una Top 10 “cronologica” (dagli esordi ai giorni nostri) che attraversa le tappe più significative della loro discografia.

Dalle esplosioni di potenza agli intrecci eterei, dai brani diventati virali su TikTok ai gioielli nascosti che i fan di lunga data custodiscono gelosamente, ecco i dieci pezzi che – secondo il nostro umile parere – raccontano meglio di ogni parola la grandezza dei Deftones.

7 Words
1995, da “Adrenaline”

Un brano violento e aggressivo tratto dall’esordio dei Deftones, che proprio in questo 2025 compie ben trent’anni. Un rap metal ultra-grezzo con un giovane Chino Moreno che urla la sua rabbia contro la tracotanza delle forze dell’ordine.

My Own Summer (Shove It)
1997, da “Around The Fur”

Un riff micidiale, le urla furiose di Chino Moreno nel ritornello, un videoclip clamoroso nel quale i membri della band suonano su delle piattaforme che galleggiano in un mare infestato di squali. C’è bisogno di aggiungere altro? Uno dei classici dei Deftones e dell’alternative metal in generale.

Be Quiet And Drive (Far Away)
1997, da “Around The Fur”

Un brano sognante, melodico, estremamente malinconico, con chiare influenze shoegaze. Eppure, come fosse un miracolo sonoro, è anche potente come riuscivano a esserlo solo i primissimi Deftones. La voce di Chino Moreno, delicata come una carezza, disegna emozioni sul tappeto elettrico che si regge sulla chitarra indiavolata di Stephen Carpenter.

Digital Bath
2000, da “White Pony”

Una delle canzoni più emblematiche della poetica deftonesiana, sospesa tra delicatezza e ferocia, con il metal che si scioglie in atmosfere da dream pop oscuro e sensuale. È una ballad ipnotica che accarezza e allo stesso tempo inquieta, trasudando pathos da ogni nota. Uno dei vertici espressivi dei Deftones costruito su un mix di chitarre liquide, fragili sussurri e improvvise esplosioni.

Change (In The House Of Flies)
2000, da “White Pony”

Forse la canzone più famosa dei Deftones. Sicuramente un brano che ha segnato non solo l’alt metal, ma tutto il rock di inizio millennio. Nelle atmosfere è assai simile a “Digital Bath”: una ballad che cresce d’intensità sul filo di strofe quiete e ritornelli deflagranti, con un’interpretazione da brividi di Chino Moreno.

Minerva
2003, da “Deftones”

Un brano epico, potentissimo, nel quale si avverte in maniera chiara il peso dello shoegaze più heavy nel sound deftonesiano. Una struttura essenziale per una canzone quasi psichedelica, sorretta da un riff ipnotico sommerso sotto quintali di effetti e rumore.

Cherry Waves
2006, da “Saturday Night Wrist”

Atmosfere sognanti e malinconiche per questa semi-ballad che riesce a essere dolcissima e al tempo stesso durissima, come al solito impreziosita dalle dinamiche e dall’alternanza tra quiete e rumore che sono il vero e proprio sale del sound della band californiana. Un pezzo del genere potrebbero scriverlo solo e soltanto i Deftones.

Diamond Eyes
2010, da “Diamond Eyes”

Il brano apripista tratto dal primo album registrato senza il bassista originale Chi Cheng, morto nel 2013 dopo cinque anni di coma. Chino Moreno incanta con melodie raffinatissime che, per incanto, riescono a incastrarsi alla perfezione tra i tempi sincopati dettati dalla batteria di Abe Cunningham e dal basso di Sergio Vega (proveniente dai Quicksand e membro dei Deftones fino al 2022). I synth di Frank Delgado infondono un sapore pop al ritornello, ma il clou del pezzo è il devastante breakdown che chiude le danze.

Entombed
2012, da “Koi No Yokan”

Un brano dalle forti sfumature shoegaze ed elettroniche che, come la già citata “Digital Bath”, rappresenta uno dei picchi emotivi dei Deftones. Chino Moreno porta sulle sue spalle il peso di questa canzone estremamente commovente che si muove in costante equilibrio tra potenza e melodia.

Phantom Bride
2016, da “Gore”

Un’altra ballad potente ed estremamente evocativa, sulla falsariga delle già presentate “Cherry Waves” ed “Entombed”. Una canzone malinconica e amara che parla di rimpianti, di paure, del desiderio di spezzare la routine, impreziosita da un ritornello commovente e, sorprendentemente, da un assolo di chitarra suonato da un ospite importante come Jerry Cantrell degli Alice in Chains.

BONUS TRACK: Ohms
2020, da “Ohms”

La Top 10 è finita, ma non potevamo lasciare fuori dall’elenco un estratto dal penultimo album dei Deftones!