Credit: Madeira Scauri

Transumare Fest 2025 si staglia sul mare Adriatico, ribollente di energie. Pronto per la sua seconda edizione di concerti dal tramonto fino a notte fonda, il festival di Roseto degli Abruzzi è un movimento d’intenti che esprime l’idea di andare oltre, ricercando “le radici mobili delle cose”. Per me è anche un tuffo nel passato, che mi riporta alle estati d’infanzia trascorse a raccogliere conchiglie bucate sul litorale. Musica elettronica, pop e rock si fondono in un’unica poliedrica line-up che fa da sottofondo al mio strampalato ritorno alle origini. Un viaggio di scoperta musicale e di riscoperta dei luoghi: sono carichissima.

Day 1

La prima serata al Transumare Fest inizia con un parcheggio tattico alla Conad ed una breve passeggiata in amicizia per raggiungere la location del festival sul lungomare. All’arrivo ci accolgono tante lucine e belle vibes, che ci spingono verso il palco modulare “l’Origine”. Facciamo in tempo a beccare la fine dell’interessante live post punk elettronico delle C.A.R. e ad accaparrarci una pin lanciata a fine esibizione dalla frontwoman Chloé Raunet. Quel poco che sono riuscita ad ascoltare mi coinvolge e mi lascia senz’altro la voglia di approfondire la conoscenza della band.

Poi è la volta di Emma Nolde e per quest’esibizione ci spostiamo verso il palco principale, “il Vulcano”. Emma, definita nuovo baluardo del pop rock d’autore, fa capolino col suo completo di jeans dal sapore anni ’90 ed accompagnata da violoncello e sax, si lancia in un’esibizione che è un saliscendi di musica e di parole in libertà. La fame, però, inizia a farsi sentire e la fine del live diventa quasi un’experience, quando ci rechiamo presso l’area food per procacciarci degli arrosticini e placare il nostro stomaco. In sottofondo, Emma a tratti canta e suona la chitarra e a tratti si lancia in monologhi, il tutto mentre i nostri compagni di tavolata parlano in maniera fin troppo colorita della giornata trascorsa a mare, l’omino degli arrosticini chiama ritmicamente gli ordini tipo numeri della posta dei tempi che furono ed io provo a non incastrare il mio badge stampa ovunque andando a recuperare una porzione di patatine fritte, manco fosse una prova di Ninja Warrior.

Credit: Madeira Scauri

Con lo stomaco finalmente pieno ci ridirigiamo verso “il Vulcano”. È la volta dell’orgoglio funk partenopeo di Pellegrino & Zodyaco, che porta il nuovo, travolgente album “Koiné” sul palco. Si susseguono brani iconici come “Palepoli” e “Mario” e il groove sprigionato, esaltato da un’ammaliante luce blu elettrica, non lascia indifferente proprio nessuno. Ci lanciamo in un balletto dopo l’altro e penso che nella vita vorrei avere un decimo della fiducia sfoggiata dalla mia amica, che non si fa alcun problema a saltellare pericolosamente tra la gente al ritmo di “Malìa”, indossando sandali simil Birkenstock (incredibile, ma vero, nessun arto è stato compromesso. In compenso tanta sabbia mista a terriccio e prato le hanno fatto ammettere che forse i sandali non erano stati un’idea vincente vista la location – MA DAI?!).

È ormai notte ed il primo giorno si chiude con la bolla techno del dj set di Zak Khutoretsky, aka DVS1. Fumo rosso e un rimando di luci e suoni si espandono dai pannelli che avvolgono i limiti del palco “l’Origine”. La giusta carica per ritrovare la via del parcheggio e proiettarsi già al giorno successivo.

Day 2

Passeggiata lenta sul lungomare, cenetta rapida e pronte per il secondo round. A questo giro purtroppo c’è molta gente all’ingresso ed i controlli vanno un pochino a rilento, quindi ci godiamo i DELICATONI a distanza, mentre chiacchieriamo coi nostri vicini di fila. Una volta entrate recuperiamo una birretta al volo e facciamo un giro dei banchetti presenti al festival, notando con piacere la presenza di lavori di artigianato affiancati a spazi dedicati ad Emergency e SOS Mediterranee. Davvero un approccio di tutto rispetto per un festival della taglia di Transumare.

Dopo poco sul palco “il Vulcano” appare Venerus e qua, lo premetto, sarò polemica, perchè il live dell’artista mi ha lasciato abbastanza interdetta. Sarà che non è per niente il mio target musicale, sarà che quando ho sentito partire la base di “Obsesión” degli Aventura e visto la gente lanciarsi in balli da villaggio turistico stava per venirmi una sincope, sarà che Venerus ha poi rincarato la dose con un pezzo cantato sulla base di “Empire State of Mind” di Jay-Z e Alicia Keys e chiuso con una cover pseudo pop di “Luce (Tramonti a nord est)” di Elisa come ciliegina sulla torta…insomma ad un certo punto non sapevo davvero più a che appigliarmi. Sinceramente per me questa esibizione è stata un no (l’esecuzione di “Love Anthem, No. 1” è forse l’unico salvagente che posso lanciare nel mezzo del naufragio Venerus), ma visto il quantitativo di giovane pubblico spuntato appositamente per il cantante, direi che invece è stato un grande si per la scommessa della programmazione di Transumare.

Credit: Madeira Scauri

okgiorgio è quindi il vulcano che arriva giusto in tempo per risollevarmi l’animo. Il set è talmente coinvolgente, fluido e potente da farmi addirittura dimenticare che la fine delle ferie è praticamente dietro l’angolo e con questo penso di aver detto tutto. okgiorgio non si risparmia neanche per un momento e rimbalza ovunque come una molla piena d’entusiasmo. La performance si fonde armoniosamente con la risposta esaltata del pubblico, generando un perfetto mix di stage diving (con annesso pulsantone rosso), sorrisoni e saltelli scatenati. Ottima performance che ci lascia davvero le “scintille negli occhi”, chapeau.

Day 3

La giornata inizia con un tuffo al mare, prosegue con un ottimo souté di cozze e con le fashion tips alla vicina di ombrellone, fan del mio costume. Poi, a guastare la festa, arriva un acquazzone, ma col cavolo che ci facciamo rovinare l’ultimo giorno di festival dall’imprevedibilità del meteo di fine estate. Un cambio al volo in cabina, make-up nel bagno del lido come solo le vere rockstars da campeggio sanno fare e un bel bicchiere di rosato al tramonto come trampolino di lancio per l’ultima serata del Transumare, mentre cadono le ultime gocce di pioggia.

Il purtroppo sospeso live di COCA PUMA, causa meteo avverso, apre l’ultima sera di concerti su una nota dolente. Un gran peccato, ma mentre il pubblico si arma di k-ways e ombrelli vari, gli organizzatori reagiscono rapidi ed efficienti per assicurare il resto delle esibizioni, mettendo in sicurezza il palco col buonumore stampato in faccia, nonostante la nuvola di Fantozzi venuta a rovinare la festa.

Credit: Madeira Scauri

La situazione pare calmarsi, soffia un bel vento e il cielo si pulisce in tempo per accogliere i 99 Posse. Bandiera della Palestina in bella vista ed un sentito saluto a distanza agli amici del Leoncavallo: ‘O Zulù, Simona Boo e compagni calcano il palco infilando uno dopo l’altro brani storici come “Curre curre guagliò”, “El Pueblo Unido”, “S’addà appiccià” e “Stop That Train”. Tutti cantano con trasporto ed anche il cane color stracciatella del ragazzo che balla dietro di me si unisce alle danze, scodinzolando allegro e disegnando grandi cerchi sul prato.

Neanche il tempo di reidratarmi alla fontana di acqua potabile messa a disposizione del pubblico, che Omar Souleyman appare sul palco “L’Origine”, sospinto alteramente dai suoi mitici battimani a suon di “hey, hey, hey”. La gente si accalca come ipnotizzata, facendo oscillare sempre di più le braccia in aria sulle note della hit “Warni Warni”. Da questo momento in poi è un crescendo e zio Omar si mette lo show in tasca più che facilmente. Il sipario di Trasumare cala quindi su una nota che, al primo impatto, può sembrare insensata, ma che invece è emblematica della scommessa di commistione celebrata dal festival.

Trasumare Fest è un festival giovane, local, un puzzle volutamente composto da variegate realtà musicali. È un azzardo che vuole abbracciare una fetta di pubblico quanto più trasversale, con una programmazione fuori dagli schemi. Una scelta rischiosa, ma a mio avviso intelligente, che permette di esplorare sentieri meno battuti e di solennizzare le connessioni attraverso la musica. Sapere che in Italia continuano ad esistere realtà simili è non solo confortante, ma anche necessario. Lo è ancor di più in un tempo storico in cui la cultura viene sistematicamente svalutata, marginalizzata e svuotata da chi sta al potere. Riappropriarsi dei luoghi, ritrovarsi, sorridere, ballare (anche sotto la pioggia), condividere uno spazio di aggregazione sociale e di musica diventano, quindi, tutti atti al contempo celebrativi e di resistenza.

Transumare continua così, non vedo l’ora di scoprire cosa hai in serbo per la terza edizione!