
I Radio Free Alice prendono forma nel 2020, inizialmente a Sydney, dove Jules Paradiso e Noah Learmonth si incontrano ai tempi della scuola.
Il loro sodalizio artistico nasce quasi per caso, come molte cose importanti, ma è solo il principio di una traiettoria più ampia.
La vera fioritura avviene a Melbourne dove il progetto assume consistenza: la città più colta del continente si rivela terreno ideale per la crescita di qualcosa di più ambiguo, più stratificato, più deviante. Qui entrano in scena Michael Phillips e Lochie Dowd. È lì che la band assume la sua fisionomia definitiva, completata poco dopo dal tocco sintetico di Maayan Barnatan, il cui ingresso aggiunge una dimensione elettronica al suono della band.
È del 2023 l’omonimo EP che, con una disinvoltura quasi impertinente, si guadagna una nomination agli AIR Awards.
Nel frattempo, tra aeroporti, backstage e furgoni, la band continua a scrivere canzoni ovunque: nei camerini, sugli sgabelli vacillanti di un ostello a Londra, o tra le piogge sottili di Parigi. È in questo nomadismo creativo che prende forma un EP capace di raccogliere milioni di stream e, non da ultimo, un posto tra i “Best Australian EPs of 2024″ secondo Rolling Stone.
Il loro suono è un cortocircuito affascinante di influenze: una genealogia improbabile che abbraccia i titani del post punk degli anni ’80 fino ad arrivare alle nevrosi danzanti di Parquet Courts e The Strokes.
Hanno accompagnato The Killers, suonato club dopo club nella scena britannica fino al tutto esaurito, e presentato “Empty Words” tra le luci e la polvere del Reading & Leeds festival.
“Empty Words” è un EP composto da quattro tracce: il brano omonimo, “Toyota Camry” (prodotto da Peter Katis), “Regret” e “Chinese Restaurant” (prodotti da Ali Chant).
I testi e l’estetica musicale di Radio Free Alice combinano “intellettualità” e immediatezza. Riferimenti storici e letterari si intrecciano con un sound pulsante, nervoso e vissuto.













