“International” è il tredicesimo e ultimo album in studio dei Saint Etienne, ponendo fine a oltre trent’anni di onorato servizio. Il trio britannico formato da Bob Stanley, Pete Wiggs e Sarah Cracknell si congeda con un festoso addio. Un party tra amici, brillante, luminoso e inevitabilmente nostalgico ma mai mieloso.

Credit: Rob Baker Ashton

Si tratta di un vero e proprio disco corale, ricco di collaborazioni. Tra gli altri troviamo Chemical Brothers, Orbital, Doves e Vince Clarke.

Le danze si aprono con “Glad”. Un’apertura fulminea firmata insieme a Tom Rowlands dei Chemical Brothers e con il contributo di Jez Williams dei Doves. Un inno pop contagioso e trascinante. In “Dancing Heart” troviamo la ricetta perfetta dei Saint Etienne.Bassi che pompano, voce dolce come lo zucchero, melodia solare con un pizzico di malinconia e il (bel) gioco è fatto.

“The Go Betweens” è pop classico, delicato, con un gradevole retrogusto anni ‘80 mai esagerato.

“Sweet Melodies” rispecchia pienamente il titolo. Canzone dolce, raffinata con suoni caldi e avvolgenti. Arriviamo a “Fade”, ballata in punta di synth. Qui la malinconia si fa sentire e ci porta alla fine dell’estate in un locale sul mare dove si consumano gli ultimi drink e si fa il giro dei saluti pensando a quel qualcosa che ci sfugge da sempre. Niente di meglio per scacciare la nostalgia di “Brand New Me”, pezzone dancefloor che ci shakera come si deve. Poi è il mometo migliore del disco. “Take Me to the Pilot” è il mio pezzo preferito. Acid house davvero di classe. Non a caso prodotto con Paul Hartnoll degli Orbital. Sognante, sofisticato, con picchi d’energia ipnotica.

Continuiamo con “Two Lovers”. Scritta con Vince Clarke, un’icona del mondo synth-pop. Anche qui melodia e ritmo vanno a braccetto ed è un piacere passeggiare con loro.

Ci avviciniamo alla fine e i Saint Etienne piazzano un altro gran colpo: “Why Are You Calling, con bassi e synth che ci scuotono, accompagnati da scariche e vortici electro. “He’s Gone” continua l’atmosfera del brano precedente virando poi sul dance-pop.
Eccoci al finale, “The Last Time”, brano da chiusura del sipario. Sarah canta “now I’m really glad we made the trip…30 odd years later…”. Un commiato delicato e gioioso, come tutto l’album.

Se cercate un bel disco di elettropop, brillante, luminoso, con malinconie eighties e nineties, che vi faccia ballare e sognare, lo avete trovato.