Barbara Lehnhoff ha ormai dimostrato di essere un’artista a tutto campo, sia nel progetto Peter Kernel che quando si esibisce in chiave solista come Camilla Sparksss. La parte estetica, visuale e video, ha sempre avuto un ruolo importante negli spettacoli della musicista svizzera – canadese che non rinuncia mai a sperimentare con un’indole punk e DIY.

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Il quarto album “ICU Run” realizzato con il supporto e la produzione di Aris Bassetti (chitarrista nei Peter Kernel) è il più sofferto e personale, nato per affrontare la morte del padre dopo una lunga malattia. Un sound imprevedibile che s’inoltra liberamente in territori inesplorati fondendo spoken word, hip hop, elettronica, dark wave e industrial con melodie taglienti e viscerali.

Tutto sembra portato all’estremo, le parti vocali e quelle strumentali, ritmi fuori dagli schemi che cambiano di continuo, collassano su se stessi come in “Holy Shit”, diventano inquietanti durante “I Like The Noise” tra dark wave, electro trash e Peaches,  abrasivi e martellanti in “Stranger” tra techno e industrial.

Elettronica, noise e dance s’incontrano in “Damage”, mentre l’elettro – pop di “Stormseeker” non perde mai la voglia di osare, ancora più evidente in “Backflip” che spinge sull’acceleratore con un crescendo ritmato e dissoluto. Il momento più stranamente pop dell’album è “Amami Tu” trasgressivo  duetto con Francesco Bianconi , mentre “Fatherless” decostruisce melodie e armonie in un finale dolente e acuminato.

Un’esperienza a trecentosessanta gradi quella di “ICU Run”, venticinque minuti di musica avventurosa che segnano l’ennesima metamorfosi di Barbara Lehnhoff coerente nel suo essere senza compromessi. C’è sempre un qualcosa di selvaggio nella sua musica che ricorda l’infanzia passata a Kenora, nei Grandi Laghi dell’Ontario canadese, stimolo alla creatività che Camilla Sparksss oggi rivendica.