Tra le tante band che hanno deciso per una reunion forse l’unica band che vederla riunita poteva avere un senso erano proprio i Talking Heads, ma con il passare degli anni il caro David Byrne ogni qualvolta si vociferava di una reunion ha subito smorzato gli entusiasmi, dichiarando sempre con una certa decisione che la band non si sarebbe mai riunita.

Credit: Shervin Lainez

Anche quando gli altri componenti della band ( Jerry Harrison, Tina Weymouth e Chris Frantz) ci riprovarono nel lontano 1996 con la band The Heads, che prevedeva di far ripartire in qualche modo il progetto con una serie di album e concerti in giro per il mondo, ci penso’ il buon David a stroncare tutto con una bella causa che finì per distruggere tutto ( gli Head si limitarono ad un unico album “No Talking, Just Head” ).

Quindi non ci resta altro che aspettare che qualche suo nuovo album sia capace di riaccendere le scintille ed emozioni di una volta perché il buon David, lo sappiamo tutti, è uno capace di creare musica come fossero dipinti o sculture, brani che prendono forma e colore mentre li si ascolta.

Generalmente mi approccio così ai suoi lavori, aspettandomi almeno qualche brano che mi stupisca e mi faccia tornare in mente il geniale autore di tanti anni fa, lo dico subito con questo album non succede anche se per come è pensato sarà sicuramente parte del suo nuovo concerto spettacolo (che siamo sicuri sarà all’altezza del suo ultimo fantastico ultimo tour) che porterà in giro per il mondo.

Byrne in questo lavoro si fa accompagnare dalla Ghost Train Orchestra e mette in pista una serie di brani pop che, come anticipa la copertina, nell’intenzione vuole essere una serie giocosa e colorata di brani, se questa era l’intenzione il risultato e’ quello di trovarsi di fronte a troppo miele o meglio si finisce di sentirsi come fuori posto a una specie di festa nella quale dopo un po’ ci si annoia.

Anche quando ci troviamo di fronte a brani che ricordano vecchie composizioni tipo “A Door Called No”, che sembra un po’ “Heaven”, o “I’m An Outsider” che suona come un brano scartato di “Little Creatures” non si provano particolari emozioni forse anche per la scelta della Ghost Train Orchestra e degli arrangiamenti che danno questa sensazione di musical di Broadway.

Qualche pezzo si fa sicuramente apprezzare come “The Avant Garde” o la spagnoleggiante “What Is The Reason For It?”, con la confortevole presenza di Hayley Williams dei Paramore (sicuramente uno dei brani che fara’ live) e anche il singolo “Everybody Laughs” che apre l’album pur con un arrangiamento non mi fa impazzire.

“Who Is The Sky?” è un album che avrà un suo valore maggiore quando verrà cantato nei suoi formidabili live ma per quanto sembri il tentativo di mettere in fila una serie di brani pop coinvolgenti e da canticchiare riesce solo in parte nel suo scopo.