Ritorno atteso quello dei Ministri che, dopo “Giuramenti” uscito in tempo di Covid, pubblicano l’ottavo album “Aurora Popolare” confermandosi una compatta band garage/indie- rock, inserendo aperture melodiche, omaggi al cantautorato ed una nuova maturità.
Ottimamente prodotto dal gruppo meneghino insieme a Ivan Antonio Rossi, questo nuovo lavoro risulta dirompente nei punti giusti, nelle tracce tiratissime ma ancor di più negli episodi introspettivi.

Una visione della situazione emozionale in cui viviamo estremamente diretta ed attuale, come solo loro riescono a fare da quasi vent’anni, unita al sound energico degli esordi per creare delle piccole istantanee di quotidianità e resistenza. La prospettiva è puntata sull’attualità, sul sociale, su relazioni e reazioni, principali protagoniste di queste dieci canzoni.
L’apertura con “Buuum”, deputata a primo singolo, appare subito lucida e decisa, trainata da un ritmo cadenzato alla Idles, rende benissimo la tensione che man mano sale, scagliandosi contro situazioni claustrofobiche che ci attanagliano e spazientiscono, sino ad esplodere.
Il ritmo rallenta, l’intromissione nei sentimenti quotidiani arriva spietata con “Piangere al Lavoro”, una malinconica chitarra ed un coerente lirismo cantautorale introducono una manciata di domande che sfociano nella descrizione di situazioni lavorative fin troppo conosciute che subiamo e ci inducono a dubitare di noi stessi.
Solo due canzoni ma sottrarsi dal vortice emotivo creato da Davide “Divi” Auteliano, Federico Dragogna e Michele Esposito diventa impossibile, “Spaventi” è una ballad grintosa, intensamente matura che riporta agli anni di “Tempi Bui”, conquistando con aperture vicine all’indie-pop ed un ritornello incisivo come una lama.
“Ci saranno altri salti
E altri spaventi
Ci sarà altra vernice sopra i monumenti
Vieni con me a vedere
Cosa ci aspetta avanti”
Impossibile non identificarsi, ogni brano sembra parlare ad ognuno di noi, diretto e senza nessuna retorica, un fil rouge che unisce ed accompagna sino a “Cattivi i Buoni”, intimistica disillusione in cui voce e chitarra sussurrano l’ultima conclusiva frase disarmante, innescando la speranza per una nuova aurora popolare.
“Hai visto come sono
cattivi i buoni
Credevi solo a loro
Ora non credi più”











