Bleeds è il successore spirituale di Rat Saw God, e penso che sia il disco quintessenziale del ‘Wednesday Creek Rock’. È così che dovrebbero suonare le canzoni dei Wednesday. Abbiamo dedicato una grande parte delle nostre vite a capirlo—e sento che ci siamo riusciti.”

Karly Hartzman
Credit: Bandcamp

È raro che un’affermazione del genere non suoni come autopromozione. Nel caso di Karly Hartzman, invece, suona come una constatazione lucida, quasi definitiva.
Originari di Asheville, North Carolina, i Wednesday arrivano con “Bleeds”, loro sesto album, al punto di massima definizione artistica: un disco che sintetizza e affina tutto ciò che la band ha costruito finora, rendendo finalmente compiuto il proprio linguaggio.

Registrato ai Drop of Sun Studios di Asheville e prodotto da Alex Farrar — ormai produttore di fiducia del gruppo sin dai tempi di “Twin Plagues” (2021) — “Bleeds” conferma una formazione affiatata e consapevole. Accanto alla Hartzman (voce e chitarra) troviamo Alan Miller (batteria), Xandy Chelmis (lap steel e pedal steel), Ethan Baechtold (basso e pianoforte) e M.J. Lenderman (chitarra).

Attivi dal 2017, i Wednesday fondono indie rock, shoegaze dalle chitarre distorte e avvolgenti e un marcato influsso alt-country, profondamente legato ai racconti e alle contraddizioni del Sud degli Stati Uniti. Una miscela che alcuni critici definiscono “creek rock”: un suono radicato nel territorio, fatto di paesaggi umidi, periferie, campi, parcheggi, chiese e bar di provincia. Non folk nostalgico, ma un Sud vissuto, concreto e spesso scomodo.

Nel caso dei Wednesday — che hanno coniato l’espressione “Wednesday Creek Rock” — questo suono si fa ruvido e irregolare: la voce della Hartzman assume talvolta i toni svagati dello slacker rock, le distorsioni fangose convivono con melodie quasi pop, mentre brani a forte impronta country fungono da collante tra i dodici episodi dell’album.

“Bleeds” esplora relazioni e separazioni, esperienze intense e macabre, la quotidianità del Sud rurale americano, il tutto attraverso immagini forti e racconti autobiografici filtrati da una scrittura narrativa e frammentata.

L’album si apre con due brani che catapultano immediatamente nel mondo di Hartzman: “Reality TV Argument Bleeds” è veloce, ruggente, sorretta da chitarre abrasive e un’energia grezza; “Townies” rallenta il passo ma resta incisiva, raccontando pettegolezzi, memorie e traumi di una piccola comunità del Sud.

Se “Wound Up Here” è una delle narrazioni più intense del disco — ispirata al recupero di un corpo in un fiume — “Elderberry Wine” mostra un lato più dolce e riflessivo, impreziosito dalla pedal steel e da ricordi estivi carichi di malinconia. “Phish Pepsi” funziona quasi da interludio spensierato, prima della potente e dinamica “Candy Breath”, mentre “The Way Love Goes” è una ballad intima e fragile sull’amore e sulle sue crepe.

Arriva poi uno dei momenti più sorprendenti del disco: “Pick Up That Knife” cresce lentamente fino a esplodere in un crescendo di tensione e rumore liberatorio. Il minuto e mezzo di “Wasp” è invece punk rock urlato e disperato, che introduce la parte finale dell’album.

“Bitter Everyday”, “Carolina Murder Suicide” e “Gary’s II” affrontano difficoltà quotidiane e storie dure, senza rinunciare a un taglio narrativo ironico e riflessivo.

“Bleeds” consacra i Wednesday come una delle band più interessanti e stimolanti dell’attuale panorama indie. È un racconto corale del quotidiano di una terra lontana, ma così vivida da permetterci di percepirne odori e umidità, lo scorrere dei fiumi, i silenzi, le paure, gli orrori, le frustrazioni, gli omicidi e i corpi perduti.

“Bleeds” sanguina perché non sa fare altrimenti: è rock radicato nella terra, sporco di vita reale e impermeabile a qualsiasi addomesticamento.