Identità composita quella dei pôt-pot quintetto con radici in Irlanda e Portogallo e un sound che unisce alternative e kraut rock con chiare influenze psichedeliche. Mykle Oliver Smith (chitarra e voce) Mark Waldron-Hyden (batteria e voce) Elaine Malone (harmonium e voce) Joe Armitage (basso) e Sara Leslie non lasciano niente al caso nell’esordio “Warsaw 480km”.

Titolo ispirato dalla storia del singolo “WRSW”, una conversazione avuta da Mark Waldron-Hyden con l’autista che lo stava portando al funerale del padre e dal suo racconto di un rocambolesco viaggio dall’Irlanda a Varsavia e di quel segnale stradale (“Warsaw 480km” appunto) apparso dal nulla nella notte.
Un viaggio che in mano ai pôt-pot diventa psichedelico, vivido e allucinato, tra ricordi, oscurità e improvvisi momenti di leggerezza. Grinta e sonorità psych rock già evidenti in “22° Halo” e “Sextape” con un uso della sezione ritmica ispirato al funk di James Brown mentre “Fake Eyes” è un mantra melodico e riflessivo.
“I AM!” torna al rock puro tra Spacemen 3 e Spiritualized anche se tra gli ascolti dei pôt-pot devono esserci i Velvet Underground a giudicare dall’atmosfera di brani come “Can’t Handle It” e “The Lights Are On”. Il crescendo psichedelico di “Hot Scene” e “Change Your Life” regala un finale ricco di sfumature e suggestioni.
“Ho scritto la prima manciata di canzoni senza vivere stabilmente in nessun posto, quindi credo che abbiano uno spirito un po’ effimero, transitorio“
racconta Mark Waldron-Hyden ed ha fondamentalmente ragione. E’ proprio questa sensazione d’irrequietezza, di movimento continuo a essere uno dei pregi di “Warsaw 480km” che supera limiti e confini con buona personalità.













