Raph_PH, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Ormai da tempo in uscita libera dalle Savages, torna Jehnny Beth con un disco nuovo e non poteva non includere l’Italia da un giro di concerti europeo, leader carismatica del collettivo londinese, messo in pausa piuttosto velocemente con solo due raccolte all’attivo.

Divisa tra musica e cinema Camille Berthomier (questo il nome all’anagrafe), trasuda una certa personalità, oltre a vantare una sfilza di collaborazioni eccellenti.

Carriera solista che non ha ancora raggiunto apici così considerevoli in ottica di risposta di pubblico, ma questo “You Heartbreaker, You” potrebbe essere l’ago della bilancia per una giusta consacrazione.

Rimane l’istintività di un approccio libero, forse si evidenzia ancora l’assenza di quel paio di singoli carismatici e rompighiaccio o semplicemente più furbi, quel genere di brani capaci di catturare una certa attenzione e allargare il messaggio, anche se ritornelli mantra e ficcanti non mancano.

Il disco nuovo è un buon lavoro, di pura indole punk, come dice bene la nostra Valentina nella sua recensione, diretto senza fronzoli appunto e concordo con lei, nel sostenere che sia pensato, scritto e registrato per essere poi riproposto fedelmente nella dimensione live, habitat che si confà alla Beth, dove la sua attitudine raggiunte il climax migliore.

Unica data italiana , quella di questa sera all’Arci Bellezza, e se non c’è il tutto esaurito, poco ci manca, concerto che parte puntuale intono alle 21,45, per un’ora tutta d’un fiato, senza tregua, senza bis e senza pause, dove Jehnny dà tutto, folleggiando, come, a mio avviso, poche altre in circolazione, su uno stage, dove, davvero, riesce ad esprimere il meglio di se, in puro furore agonistico.

Francamente difficile davvero trovare, in giro, una performer di queste proporzioni. Potremmo stare ore a discutere sulla qualità dei brani, sulla scelta dei suoni, tematiche da chiacchiericcio sempre attuali quando si parla di un’artista, ma sulle performance di Jehnny Beth, c’è poco da aggiungere, comodamente tra le migliori, quindi un’ora tirata come quella di ieri, lascia il segno eccome: teatralità, carisma, preparazione atletica, coinvolgimento e tanta voglia di fare musica, divertendosi.

Il repertorio non è poi così scontato, qualcuno direbbe non essere all’altezza di quello delle Savages, ma una “Broken Rib” che apre il filotto, è una rasoiata sui denti, passando per “No Good For People” o l’incedere di “I’m the man” dall’esordio, “Out of my reach” si fa notare, la sassata punk di “How Could You” sempre dal primo disco dove c’è l’omologo Joe Talbot, non è da meno, per chiudere con l’ottima “I See Your Pain”.

Va ancora sottolineato, comunque, che non siano le canzoni stesse le protagoniste di questa sera, sebbene si parli di un concerto, qui è la performance, che va assolutamente oltre le aspettative e chi ha già avuto occasione di vedere Jehnny Beth dal vivo, sa benissimo di cosa sto parlando.

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