credit: Chiara Mirelli

Ci sono città a cui è difficile voltare le spalle: ad esempio, la città in cui si è nati e cresciuti, a cui si resta legati tanto nei suoi lati belli quanto in quelli brutti, alla musica che la abita, alle band cittadine, quelle che segui da sempre, di cui sei un po’ geloso quando diventano popolari, e che ogni volta attendi di rivedere live, proprio dove tutto è cominciato

Questa è la sensazione che pervade la fila formatasi all’esterno dell’Alcatraz in un Martedì d’inizio Novembre, per la data meneghina dei Ministri, terza tappa dell’Aurora Popolare Tour 2025 iniziato il 24 Ottobre a Roncade.

Un live tanto atteso da entrambe le parti incappato purtroppo in alcune problematiche di tipo logistico-burocratico ( tanto care al nostro paese) provocando un ritardo di oltre un’ora sull’orario d’inizio.

Poche parole per gli opening act, i toscani Allerta! purtroppo ascoltati solo nelle battute finali, ma tantissima attesa per Davide “Divi” Autelitano, Federico Dragogna, Michele Esposito e Marco Ulcigrai (ottima spalla nei live) che non tardano oltre e dichiarano sin da subito, con “Avvicinarsi alle casse” quanto adrenalinica sarà la serata.

Finalmente ci siamo avvicinati tutti alle casse!!!

A sorpresa segue a ruota “Aurora Popolare”, con la bandiera che campeggia sulla copertina del disco, sventolata sul palco come simbolo di rinascita, un saluto a quel sole che indica la strada, in una città che spesso si fa buia, o forse lo è già da tempo, e che si riaccende solo in serate come questa.

La band in grandissima forma, non si risparmia, alterna brani storici, “La nostra buona stella”, “Comunque”,“Gli alberi” alle nuove tracce tratte dal recente “Aurora Popolare” fondendo perfettamente nel ritmo serrato del live le trascinati “Poveri noi” e “Squali nella nebbia”. Un equilibrio tra passato e presente, tra la rabbia degli esordi e la consapevolezza di oggi.

“Tempi bui”, “Sabotaggi” e “Spaventi” formano un trittico potente, tra pogo, introspezione e catarsi collettiva. “Spaventi”, dal vivo, è una scarica di brividi: conferma di essere già un classico, come si intuiva sin dal primo ascolto, quando era facile immaginare il pubblico gridare in coro “Ci saranno altri salti, altri spaventi, ci sarà altra vernice sopra i monumenti.”

Prima dei bis, un momento di intimità, Federico Dragogna accompagna Davide “Divi” Auteliano in una versione acustica di “Il bel canto” in unione con il pubblico seduto in cerchio, che intona ogni parola. È un momento sospeso, fragile e sincero.
Un flusso di coscienza scritto dal chitarrista quindici anni fa, che oggi suona ancora come un ritratto fedele di una generazione irrisolta .

Ci si avvicina alla parte finale tumultuosa e catartica, l’Alcatraz si compatta, sudore, chitarre distorte, quell’urgenza garage-punk /indie-rock da sempre marchio di fabbrica del gruppo, esplode in un pogo collettivo sulle note di “Diritto Al Tetto” (mai così attuale), “Bevo” e “Spingere” , un crescendo fisico ed emotivo che culmina nel crowd surfing di Divi sulla conclusiva ” Abituarsi alla fine”. Un’immagine perfetta: resa e rinascita insieme

Nonostante la situazione pre concerto complessa, i Ministri hanno saputo trasformare la rabbia in energia, la disillusione in comunità e il pubblico, uscendo nella notte milanese, è consapevole che della loro urgenza e del loro sprone, abbiamo ancora,decisamente, bisogno.