Chi lo avrebbe mai detto? Da Brescia arriva una delle uscite hard rock più interessanti dell’anno. E non si tratta di un hard rock qualunque, ma di una delle sue forme più nobili – per quanto dal sapore vintage. I lombardi Lancasters ci conducono in un viaggio sonoro denso e affascinante, intriso di atmosfere psichedeliche e progressive, che profuma di nastro analogico e anni Settanta.

I riferimenti del quartetto guardano tutti oltremanica. Li citiamo direttamente dal comunicato stampa che accompagna l’uscita di “The Word Of The Mistral”, il loro nuovo album: Jeff Beck Group, Donovan, Rolling Stones, Led Zeppelin, fino a “maestri della parola e del simbolo” come Greg Lake e Peter Sinfield. E io, uscendo un po’ fuori dai confini, aggiungerei alla lista anche i Motorpsycho, considerate le vistose somiglianze.
Seguendo le coordinate di questi giganti, i Lancasters danno vita a un sound caldo e autentico, debitore delle produzioni britanniche tra i ’60 e i ’70, ma capace di trovare una voce propria. Il loro talento compositivo e tecnico permette alla band di evitare l’effetto nostalgia, trasformando l’omaggio in una piccola rinascita creativa del genere.
Questo viaggio musicale si sviluppa in dieci brani fortemente connessi tra loro, perché “The Word Of The Mistral” è un concept album che racconta una leggenda epica ambientata tra le colline dell’Appennino emiliano, tra i fiumi Ceno e Arda: quattro cavalieri erranti si mettono in marcia alla ricerca di un’arca d’oro sacra e misteriosa.
Il racconto cresce minuto dopo minuto, sospeso tra atmosfere psichedeliche ed epiche, scolpite in un sound al tempo stesso melodico e robusto, dove convivono rock, psichedelia, progressive, power pop, funk e folk. Chitarre elettriche, basso, organo e batteria si intrecciano con equilibrio e potenza, costruendo un paesaggio sonoro coerente e pieno di sfumature.
Un ottimo disco di rock Made in Italy – anche se cantato in inglese – che conferma come la tradizione, se interpretata a dovere e senza scadere nei soliti cliché, possa ancora suonare viva e ispirata. Tra i brani migliori segnalo “Sons of the Sin”, “The One (Who Sees in the Dark)”, “Stone of Whims”, “Hildegarde” e “Girl in the Sun”.













