Avete presente quelle playlist di Spotify con brani strumentali per meditare, rilassarsi o concentrarsi mentre si legge o si studia? Bene, Rick Wakeman ha appena pubblicato un album che potrebbe tranquillamente rientrare in quella categoria. Si chiama “Melancholia” e, come suggerisce il titolo, è una raccolta di dodici composizioni malinconiche per solo pianoforte, sospese tra classica e new age, splendidamente interpretate dal leggendario musicista britannico.

Noto ai più per la lunga militanza negli Yes e per collaborazioni con giganti come i Black Sabbath o il David Bowie di “Hunky Dory”, Wakeman sfodera in quest’opera tutta la sensibilità e la classe del grande autore e interprete. Tuttavia, pur evocando atmosfere suggestive e curate, l’album fatica a toccare davvero le corde dell’anima: rimane un lavoro elegante e dignitoso, ma più vicino a un piacevole sottofondo che a un’esperienza emotiva profonda.
Un sottofondo raffinato, certo – privo degli eccessi e dei virtuosismi che un tempo contraddistinguevano le imprese di Wakeman e del suo progressive – ma pur sempre un sottofondo (dal tono mesto e nostalgico, seppur rilassante). “Melancholia” è, in definitiva, il disco ideale per una serata autunnale trascorsa in casa: lasciatevi cullare dalla dolcezza di “Dance of the Ghosts” mentre sorseggiate una tisana calda, o dalla melodia struggente di “Garo” con il gatto acciambellato sulle ginocchia.
Non aspettatevi però di più da questa lunga, “sospirosa” celebrazione del pianoforte, in cui un grandissimo artista – perché il passato non si dimentica, e l’aura di Rick Wakeman resta intatta – sembra limitarsi a stendere una carezza di malinconia e melassa su una quarantina di minuti di elegante muzak.













