Lo dico prima di iniziare, personalmente ritengo i Sorry tra le band più interessanti in circolazione alla luce del loro primo album “925” e soprattutto del loro secondo “Anywhere But Here”, un piccolo capolavoro pieno di brani indimenticabili che ha dimostrato come fossero capaci di stupire l’ascoltatore in modo naturale ma ricercato allo stesso tempo.

Questa loro capacità di essere assolutamente alternativi e creatori di melodie mai scontate ma comunque capaci di essere potenziali hit li rende unici, anche se meno considerati anche nella cosiddetta “comunità indie” io li ho sempre trovati fuori da ogni facile e immediata collocazione, intelligenti a tratti malinconici senza mai perdere un punto di vista ironico e disperato allo stesso tempo, contraddistinti dalle figure di  Asha Lorenz e Louis O’Bryen magnetici, affascinanti e weird come devono essere le vere rockstar, capaci di impressionarmi cosa vi garantisco davvero difficile nel mio caso.

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Fatta questa premessa è facile capire come aspettassi con interesse questo lo nuovo album, il timore era quella di trovarmi di fronte un lavoro che potesse rappresentare un momento di arresto della loro crescita cosa che a volte (anzi spesso) capita per le band che seguo da tempo e invece con un certo stupore, ma anche soddisfazione, mi ritrovo un album bellissimo, che si muove sulle vibrazioni dei loro primi lavori senza snaturare il loro sound ma restando validissimo, di questi tempi ve lo garantisco è tanta roba.

I loro brani restano capaci di essere immediati senza essere mai banali grazie allo loro sapienza compositiva e abile costruzione, capace di arrangiamenti e scelte sempre sorprendenti e innovative e la cosa assume un valore ancora maggiore visto il titolo che hanno voluto dare all’album.

Essere un Cosplay vuol dire voler interpretare qualcun altro, vestirsi e omaggiare un personaggio della cultura pop ma i Sorry lo portano nella vita comune, quando non si è mai realmente se stessi ma si interpreta un ruolo cercando una mediazione con se stesso, cercando un ruolo e una dimensione che sia (almeno per i più fortunati) più simili a se stessi.

Finiscono così per sviluppare una serie di brani che anche musicalmente si muovono su territori ambigui, tra elettronica, chitarre intense e post punk, bassi a tratti dark e tanto altro per una costruzione sempre interessante ed estremamente coraggiosamente creativa.

Se il loro precedente “Anywhere But Here” era pieno di brani fantastici e immortali ( “Let The Lights On”, “There’s So Many People That Want To Be Loved,Closer”, “Screaming In The Rain” solo per citarne qualcuno ) anche “Cosplay” non scherza mantenendo alta la loro qualità compositiva unita ad arrangiamenti capaci di dare una dimensione weird ad ogni brano.

Il piacere dell’ascolto inizia a partire dal brano di apertura “Echoes”, tra riverberi e melodia pop con una malinconia di fondo per amori che si ripetono come un eco infinito, seguito da “Jetplane” ( dove utilizzano un sample dalla canzone “Hot Freaks” dei Guided By Voices ) elettronico e tirato che funziona alla perfezione in perfetto stile Sorry, ma devo citare almeno “Waxwing” un istant classic che riprende il “Mickey” di Toni Basil ma in questo caso il cosplay di Mickey Mouse si trasforma in qualcosa di strano e inquietante, “Today Might Be The Hit” che è assolutamente deliziosa mentre Asha Lorenz canta << ..Oggi potrebbe essere il successo O almeno non sarà una merda.. >> e infine anche la dolce “Life In This Body” dove posso sentire finalmente cantare anche Louis O’Bryen, cosa che decisamente mi piace in coppia con Asha.

Ultimo brano dell’album e’ “JIVE” un grande pezzo di elettronica oscura che chiude un lavoro brillante e potrei dire sorprendente se non fosse che ormai loro sono una garanzia, “Cosplay” è un lavoro stupendo pieno di creatività e sorprese in ogni brano, i Sorry continuano in un percorso luminoso e originale diventando a pieno titolo una vera e propria cult band.