Ormai sono ridotto ad aspettare l’home distribution anche per il film più attesi dell’anno, ma almeno ci arrivo.
In maniera anche piuttosto scanzonata, Paul Thomas Anderson ha messo in scena i nostri tempi nella maniera più pregnante possibile: stupidi e spaventosi. Perchè da una parte e dall’altra, tutti i personaggi sono caricaturali, esagerati, contraddittori, anche fessi. Partendo da un testo di Pynchon, “One Battle After Another” è puro post-modernismo che finisce col combaciare con l’era moderna.

Cinematograficamente, la sua decima pellicola vede il regista americano confrontarsi con due generi che o aveva solo lambito, la commedia, o mai sfiorato, l’action. In entrambi dimostra una classe e una dimestichezza che vanno oltre le più rosee aspettative – del resto parliamo del miglior regista americano della sua generazione o giù di lì. L’inseguimento tra le dune, per esempio, ha un epilogo geniale ed esaltante ed è girato da far venire il mal di mare.

Il tris d’assi Di Caprio, Del Toro, Penn funziona, eccome se funziona. Ciasuno di loro esagera che è una meraviglia e ci ricorderemo dei loro personaggi a lungo. A Penn Oscar d’ufficio, non ci piove.
Bella anche la reinvenzione di Greenwood alla colonna sonora, mai così massimalista, enfatico e multiforme.