Se c’è una cosa di cui noi di IFB andiamo fieri è la nostra rubrica chiamata “Brand New“. Il nostro impegno nell’andare a scovare ottime band “minori” o con scarsa visibilità spesso viene riconosciuto dai nostri lettori, che ci ringraziano per le segnalazioni e per aver fatto scoprire loro dei nuovi gruppi. Riconoscimento che, ovviamente, ci gratifica e ci spinge a continuare la nostra “ricerca” con ancora più impegno e attenzione.

Tanti sono stati i brani, gli album o gli EP che, nella nostra rubrica, in questo 2025, abbiamo portato alla ribalta. Ne scegliamo, riproponendoli, 25, tra i tanti, consapevoli che i nomi indicati potrebbero ripresentarsi alla ribalta, perché no, anche nel 2025, magari aumentando visibilità e considerazione. Se avete curiosità e volete vedere i 30 che segnalavamo l’anno scorso, beh, eccoli QUI.

Comunque, se avete voglia di conoscere oggi gli (si spera) eroi di domani, beh, tenete sempre gli occhi aperti su “Brand New“. Questa selezione targata 2025 (che non è in ordine d’importanza o modello classifica, attenzione) è stata cura da Fabrizio, Riccardo, Zacky, Valentina e Antonio.

I 5 BN di Zacky Appiani

EP: Radio Free Alice – Empty Words

I Radio Free Alice nascono nel 2020 dall’incontro scolastico a Sydney tra Jules Paradiso e Noah Learmonth. Il progetto prende davvero forma a Melbourne, dove si uniscono Michael Phillips e Lochie Dowd, e successivamente Maayan Barnatan, che introduce una dimensione elettronica al suono della band. Nel 2023 pubblicano l’EP omonimo, che ottiene una nomination agli AIR Awards. Tra tour e scrittura nomade tra Europa e Australia, la band consolida la propria identità, arrivando a raccogliere milioni di stream e a entrare nella lista dei Best Australian EPs of 2024 di Rolling Stone.
Il loro suono mescola post-punk anni ’80 e indie contemporaneo, con richiami a Parquet Courts e The Strokes. Hanno condiviso il palco con The Killers e suonato nei principali festival britannici, presentando anche l’EP “Empty Words” al Reading & Leeds.
Empty Words contiene quattro tracce — “Empty Words”, “Toyota Camry”, “Regret” e “Chinese Restaurant” — e conferma una scrittura che unisce riferimenti colti e immediatezza, sostenuta da un sound teso, pulsante e vissuto.

ALBUM: Pretty Rude – Ripe

I Pretty Rude arrivano da Brooklyn e nascono durante la pandemia come progetto online di James Palko, presto trasformato in band vera e propria grazie all’ingresso del batterista Matt Cook. Dopo un EP omonimo nel 2021, il gruppo debutta con “Ripe, primo album pubblicato per SideOneDummy.
Prodotto dalla band, mixato da Jake Sinclair e masterizzato da Zach Weeks, “Ripe mette in mostra un power-pop fresco e variegato, con evidenti richiami ai Weezer del “Blue Album e un’attitudine indie-rock anni ’90. Melodie immediate, chitarre distorte e riff energici convivono con una notevole versatilità stilistica. I singoli anticipano bene lo spirito del disco: “Debbie & Lynn”, ispirato a una poesia di Billy Collins, riflette sul peso del passato e sulle tendenze autodistruttive; “Call Me, Ishmael” esplora il conflitto tra ambizione creativa e vita quotidiana con sonorità lo-fi; “Things to Do” chiude il trittico con energia e leggerezza, fondendo power-pop e indie-rock.
Nel complesso, “Ripe è un esordio solido e convincente, ricco di buone melodie, arrangiamenti curati e una produzione efficace: una notizia decisamente positiva dalla scena di Brooklyn.


ALBUM: Water Margin – Gleaming Cursed

I canadesi, ispirati a band come Drive Like Jehu, Hot Snakes, Shotmaker e Unwound, pubblicano per Kingfisher Bluez un album intenso e stimolante. Le voci di Geordon Gaskill-Cadwallader e Jean-Michel Lacombe, entrambi autori dei testi, si alternano in un cantato spoken agitato e angosciante che amplifica il senso di disorientamento evocato da liriche criptiche e suggestive.
La band si distingue per strutture sperimentali e ritmi spesso veloci e inquieti, come in “Plague Runner”, “Two Eggs” e “Tiger Ward”, mentre brani come “Bad Jazz” richiamano le atmosfere dei Van Pelt. I testi, ispirati anche al romanzo cinese “Il margine dell’acqua, affrontano ingiustizie sociali e conflitti interiori.
Un disco non immediato, ma un debutto significativo che rivela una band di forte personalità e valore.


EP: Sandhouse – Circus

Anna Sutherland e Casper Holloway, attivi insieme dai tempi dell’università con il progetto soul/R&B Bamboo, reinventano il loro percorso come duo londinese Sandhouse. Dopo singoli ed EP iniziali, cambiano direzione sonora esplorando chitarre effettate e una ruvidezza grunge filtrata da grande sensibilità. L’EP, composto da tre brani, e l’ultimo singolo “Circus” confermano una scrittura matura, con influenze anni ’90 (Smashing Pumpkins, Radiohead, Garbage) e affinità più morbide alla Morcheeba. Senza clamore mediatico, i Sandhouse si distinguono per una “sporca delicatezza” che lascia ottime aspettative per il futuro.


TRACK: Lip Filler – Leeches

I Lip Filler sono un quintetto del sud-ovest dell’Inghilterra, amici di lunga data trasferitisi a Londra, dove hanno iniziato pubblicando i primi singoli vivendo e provando in un appartamento sopra un negozio di polli a Shepherds Bush. L’EP omonimo del 2023 e “witchescrew hanno rivelato una band eclettica e incline al rischio, più interessata a sperimentare che a restare in territori sonori sicuri. Questa attitudine li ha portati dai concerti improvvisati a palchi importanti e a passaggi radiofonici sulle principali emittenti alternative britanniche. Il brano “Leeches” mostra il loro lato più cupo e drammatico, fondendo tensioni alla primi Radiohead, chitarre alla Muse e accenti ritmici che richiamano i Rage Against The Machine. Tra indie rock e dance-punk, i Lip Filler rifiutano etichette precise e puntano a sorprendere, traccia dopo traccia.

I 5 BN di Fabrizio Siliquini

ALBUM: Irish Basement – Patterned Behavior

Dopo un Ep pubblicato nel 2024 il il cantautore e produttore Mike Toohey tornacon i suoi Irish Basement  con un album che, oltre a contenere i tre brani di cui già avevamo parlato in un altro brand new, ne presenta nuovi che ci danno una visione più precisa della sua produzione. Un lavoro che pesca dalla goth wave anni 80 ma che si sviluppa anche con varie influenze fino a toccare periodi musicali diversi arrivando a lambire Slowdive Bloc Party, una serie di brani sempre sostenuti da una sezione ritmica importante e linee melodiche riuscite.

ALBUM: The Light Drown – Manifesto

Primo album per i The Light Drown, giovane band romana che si muove in atmosfere ‘emo dark’ in stile My Chemical Romance accompagnato da liriche con tematiche esistenziali tra tipiche urgenze giovanili e ricerca di momenti di empatia e condivisione generazionale. Il nome della band nasce dall’unione del titolo di due brani, “There Is a Light That Never Goes Out” dei nostri tanto cari Smiths e “Drown” dei Citizen, brani che con emotività diversa parlano di inadeguatezza esistenziale e istinto suicida, tematiche che spesso ritroviamo in parecchie espressioni emo.

TRACK: Monobloc – Take Me

Nel loro singolo possiamo trovare una limpida chitarra dove si stende la voce del frontman Tim Waldron che, da come si muove nel brano, finisce per il ricordarci un novello Julian Casablancas che alimenta una suggestione capace di rimandarci ai nostri amati Strokes. Composta da cinque elementi sono riusciti a catturare subito l’attenzione di tutti e sicuramente li vedremo presto uscire con il loro primo album che si preannuncia già essere molto interessante.

ALBUM: The Boltons – Postcard From Home

Il nostro misterioso Caleb Carr, che seguiamo da tempo con i suoi The Boltons esce finalmente con il suo primo album che raccoglie vari singoli che il nostro eroe ha continuato a sfornare in questi pochi anni con una certa costanza. Si tratta di una raccolta che mette un punto su una produzione che si è contraddistinta per la capacità di creare una serie di brani jangle pop dove la chitarra di Caleb Carr traccia melodie romantiche e malinconiche ma sempre dotate di un certo brio.

TRACK: A Smog Museo – Crystal Forest

Il singolo “Crystal Forest”, estratto dall’album “The Poetic of Space and Time” di A Smog Museum, progetto di Nazario Graziano (fondatore e chitarrista negli anni 2000 della band post-rock Il Rumore del Fiore di Carta), intreccia elementi elettronici, ambient e sperimentali, che finiscono con trasmettere un certo contatto con la natura, sentimenti e sensazioni che lo accostano a produzioni quali quelle dei Modern Nature.

I 5 BN di Antonio Paolo Zucchelli

TRACK: Cardinals – Barbed Wire

Il prossimo 13 febbraio, via So Young Records, i Cardinals pubblicheranno il loro album d’esordio, “Masquerade”. È un disco che è allo stesso tempo grandioso e intimo, intriso di romanticismo e immagini sacre, ma soprattutto è l’inequivocabile realizzazione della promessa innata che la band ha mostrato sin dai suoi esordi. “Barbed Wire” è esplosiva, con fisarmonica e ovviamente chitarre, questa traccia trasporta con essa passione e una grande intensità per un risultato adrenalinico e ricco di spunti interessanti.

TRACK: Crazy Paving – Phonetap

Crazy Paving è il nuovo progetto di Robbie Carman, musicista di stanza a Londra. A novembre ha pubblicato il suo primo EP con questo moniker per la sempre deliziosa Sad Club Records. Uno dei singoli che hanno anticipato la sua uscita è “Phonetap”, in cui l’inglese esplora l’ansia, la sovraesposizione e il peso emotivo della vita moderna sotto costante sorveglianza, sia volontaria che involontaria. Energico e sincero come sempre, Carman non nasconde la sua malinconia della sua voce dietro alle fragorose chitarre indie-rock, lasciando comunque spazio per qualche assolo e per ottime melodie.

TRACK: Pynch – Microwave Rhapsody

Una delle nuove band che abbiamo seguito con più piacere sulla nostra rubrica “Brand New” in questo 2025 sono senza dubbio i Pynch, autori del loro secondo LP, “Beautiful Noise“, uscito a ottobre. Nel nuovo lavoro Pynch si sono concentrati meno sul dare un senso al mondo che li circonda rispetto al lavoro precedente e il loro sophomore sposta lo sguardo verso l’interno, intraprendendo un viaggio attraverso l’amore, la morte, la fede e la ricerca di un significato attraverso l’arte. “Microwave Rhapsody” è una delle nostre tracce preferite del disco: il pezzo funziona perfettamente grazie alle ottime melodie descritte dalla voce dai toni dolci-amari del frontman Spencer Enock e disegnate con riff fuzzy dal ritmo incalzante e da arpeggi chitarristici cristallini: pura delizia!

TRACK: Native Sun – Adam

Dopo la solita gavetta di EP e singoli, quest’anno anche per i Native Sun, altra band interessante uscita dalla sempre fertile scena di Brooklyn, è arrivato il momento del primo full-length, “Concrete Language“, uscito a settembre. Il disco è una lettera d’amore a una città in subbuglio. Grezzo, urgente e senza compromessi, cattura New York in tutte le sue contraddizioni: la brutalità e la bellezza, l’isolamento e il rumore. Nessuna nostalgia. Nessuno spettacolo. Solo canzoni che vivono nel caos e parlano in modo diretto. Uno dei suoi pezzi più rappresentativi è sicuramente “Adam”: costruito con energiche chitarre, contiene una notevole intensità esplosiva che parte da una base garage-rock per esplodere in qualcosa decisamente più folle e punk nella sua parte finale, senza mai dimenticare ottime sensazioni melodiche.

TRACK: Eliza McLamb – Every Year

Tra i nuovi songwriter più interessanti in ambito indie-rock che abbiamo ascoltato in questo 2025, Eliza McLamb è senza dubbio uno dei rappresentanti più interessanti. A ottobre la musicista del North Carolina ha pubblicato il suo sophomore “Good Story”: ad aggiungere prestigio al suo disco ci sono la sempre ottima indie-label canadese Royal Mountain Music, che lo ha pubblicato, e Sarah Tudzin degli Illuminati Hotties, che lo ha prodotto. Il nuovo LP la consacra come una delle migliori artiste rock emergenti, in grado di bilanciare brani strumentali ricchi di chitarra con testi intrisi di un arguto spirito osservatore. Con l’eccellente singolo “Every Year” Eliza adotta un tono riflessivo e malinconico nei suoi vocals, mentre ci porta su territori indie-rock dalle chitarre potenti, ricordandoci da vicino la sempre apprezzata Lucy Dacus.

I 5 BN di Valentina Natale

ALBUM:  Giulia Impache – IN: Titolo

Esordio all’insegna dell’elettronica per Giulia Impache che trova il giusto equilibrio tra influenze molto diverse, dall’improvvisazione alla più pura sperimentazione a melodie di stampo pop – rock. Un disco variegato e poliedrico, “IN: Titolo”, in cui la musica torna ad essere arte strettamente legata alla contemporaneità.

ALBUM: Unwade – Florilegium

Creatività e spontaneità sono le caratteristiche principali di “Florilegium” primo disco di Unwade, cantautrice nata in Nigeria e cresciuta in America. Nove brani tra R & B, indie pop e afrobeat segnati da un lutto, la morte del padre, che diventa una celebrazione della diversità, della complessità umana, delle radici e della vita grazie a un sound intimo e eclettico.

ALBUM: Mei Semones – Animaru

Decisamente brillante anche l’esordio di Mei Semones pubblicato da Bayonet Records. Indie pop, jazz, math rock, samba, bossa nova, arrangiamenti orchestrali, testi in inglese e giapponese per l’artista di Brooklyn (New York) con grande attenzione alle melodie e un gran lavoro di Charles Dahlike in fase di produzione in un album vivace e accattivante.

ALBUM: Annahstasia – Tether

Folk, R&B, soul, gospel, momenti orchestrali in “Tether” esordio di Annahstasia Enuke. Cresciuta ascoltando Bill Withers, Nina Simone e Janis Joplin, con una voce che ricorda la miglior Tracy Chapman si affida a produttori importanti come  Jason Lader (ANOHNI and The Johnsons, Frank Ocean,  Lana Del Rey) Andrew Lappin (Cassandra Jenkins) e Aaron Liao (Moses Sumney) in un disco ad alta intensità.

ALBUM: Phoebe Rings – Aseurai

Primo album all’insegna di dream pop e indie pop, alt folk, piano,  tastiere, sintetizzatori e archi per i neozelandesi Phoebe Rings  che grazie al produttore Jeremy Toy (Bic Runga, Aaradnha, Princess Chelsea) e al supporto della Carpark Records (etichetta dei Cloud Nothings, di Dean Wareham, dei Ducks LTD e degli Speedy Ortiz)  ottengono un sound maturo e accattivante, in netta crescita rispetto al già ben riuscito EP omonimo del 2024.

I 5 BN di Riccardo Cavrioli

ALBUM: Maria Somerville – Luster

Quando Maria si lascia andare ai suoi tratti più evocativi davvero sembra realmente che riesca a dare una colonna sonora adeguata e perfetta a quelle immagini suggestive che ci mostrano i luoghi in cui è nato il disco, con questi spazi aperti, il verde, le montagne e i laghi, magari avvolti dalla nebbia, ma c’è sempre in agguato anche un lato più “badalamentiano” (se mi passate il termine) che evoca oscure pulsioni, meno delicate di quanto si potrebbe pensare, forse anche sinistre, quasi gotiche. Un lato di Maria che appare, ad intermittenza, ma che, quando si mostra, ci conduce nella sua personale Loggia Nera, alla quale è impossibile resistere.

EP: she’s green – Chrysalis

Il tocco magico, delicato e ricco di armonia, questo è quello che caratterizza i she’s green e li eleva un gradino sopra le tante ottime formazioni che ora si muovono nel genere. La sapienza magistrale dei ragazzi di far confluire il dream-pop nello shoegaze e viceversa è qualcosa che sorprende, se fatta a questi livelli sonori ed emotivi, perché in fin dei conti non abbiamo un gruppo con chissà quale discografia alle spalle e invece questi sembrano dei veterani.

EP: Spielmann – Back By Popular Demand

Un vero e proprio trionfo POP quello che abbiamo tra le mani. 4 brani uno più bello e trascinante dell’altro. Spielmann mette tutto all’ennesima potenza: ritornelli, produzione scintillante, taglio epico, andamento travolgente. Impossibile non restare coinvolti e trascinati da questo tripudio pop che ti spinge a ballare e cantare come se non ci fosse un domani. E c’è ancora gente che spera di trovare questo nei Killers, ma per l’amor di Dio.

ALBUM: Sea Lemon – Diving For A Prize

Faccio realmente fatica a citare un pugno di brani, perché in realtà il disco non ha alcun punto debole, magicamente inserito in un contesto che a tratti pare quasi uno shoegaze fiabesco, come se Kevin Shields si fosse messo a fare musica con gli Air, con la benedizione dei Cocteau Twins (e occhio a certe linee di basso che sembrano uscire da casa Peter Hook!). In ogni brano c’è un lato melodico invitante, gentile e delicato che conquista fin dal primo ascolto.

ALBUM: Cyanide Sisters – Cyanide Sisters

Sono svedesi ma sembrano cresciuti negli anni ’60, sulla West Coast americana, baciati dal sole e dalle melodie, ma è come se poi qualcuno (uno tipo Phil Spector) li avesse poi messi in una macchina del tempo e trasportati negli anni ’90, a riempirsi le orecchie di suoni sporchi e dissonanti, forzati a dimenticare i giorni soleggiati. Figurati i nostri due ragazzi cosa ti tirano fuori, imbevuti di freddo nordico super recettivo al pop, ’60’s sound californiano e pseudo shoegaze anni ’90…una roba deliziosa come questo album omonimo, dai ritmi spesso bassi, avvolgenti e ipnotici. Perfetto per l’inverno.